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Categoria: Il web (Pagina 4 di 6)

Da garage a scala urbana: il caso di una start-up che ha rinnovato l’ultimo miglio

Nel cuore delle città europee, dove traffico, limitazioni di accesso e aspettative dei consumatori si scontrano, una nuova generazione di start-up sta riscrivendo le regole della logistica dell’ultimo miglio. Questo articolo analizza il percorso di una realtà emergente — qui identificata come “ParcelUp” (startup fittizia basata su modelli reali del settore) — e il modo in cui innovazione tecnologica, micro-fulfilment e modelli operativi flessibili possono trasformare costi, tempi di consegna e sostenibilità urbana.

Negli ultimi cinque anni il mercato dell’e-commerce ha accelerato in modo esponenziale, creando pressione sulle reti di distribuzione urbane. Molte start-up hanno colto l’opportunità proponendo soluzioni che combinano magazzini di prossimità, automazione leggera e software di ottimizzazione delle rotte. ParcelUp è nata come progetto universitario nel 2019 e, dopo un primo anno di sperimentazione, ha brevettato un sistema di micro-fulfilment modulare pensato per quartieri ad alta densità. L’idea chiave: avvicinare i prodotti al cliente mantenendo un controllo granulare dei costi operativi.

Analisi — dati e risultati concreti

ParcelUp ha implementato un modello blended: micro-magazzini su superfici commerciali sottoutilizzate e una flotta di veicoli elettrici a bassa capacità per le consegne finali. Nei primi 24 mesi di operatività l’azienda ha registrato tassi di crescita annuali del 140% in volume di consegne, con una media di 12.000 consegne al mese al termine del secondo anno. Dopo un round di Series A di 18 milioni di euro, ParcelUp ha scalato la rete a 20 micro-fulfilment center entro l’area metropolitana, servendo 120 retailer locali e nazionali.

I numeri chiave che emergono dal caso sono illuminanti: il costo medio per consegna è calato del 32% rispetto ai tradizionali corrieri urbani, mentre il tempo medio di consegna è diminuito del 40% grazie alla prossimità del magazzino al cliente finale. L’adozione di algoritmi di ottimizzazione delle rotte e la gestione dinamica degli slot di ritiro hanno permesso di aumentare l’efficienza delle consegne: ogni veicolo elettrico effettua in media 6-8 fermate per ora, con un tasso di riempimento del 78%.

Oltre ai dati operativi, il caso mette in luce la centralità del unit economics: ParcelUp ha raggiunto il break-even operativo in determinate micro-aree con almeno 2.500 consegne mensili per magazzino. Questo threshold è utile per valutare dove la micro-logistica diventa sostenibile. La personalizzazione del servizio (con fasce orarie ultraflessibili e opzioni di ritiro in giornata) ha portato a un tasso di fidelizzazione del 35% tra i clienti consumer e del 60% tra i retailer partner.

Esempi pratici mostrano come l’integrazione con il tessuto urbano sia strategica: collaborazioni con supermercati di quartiere hanno permesso di usare spazi di backroom come nodi di stoccaggio temporaneo, riducendo i costi immobiliari e accelerando i tempi di rifornimento. In parallelo, la startup ha sperimentato micro-robot di consegna per tratte brevi pedonali, ottenendo riduzioni aggiuntive dei costi di consegna nei centri storici dove i veicoli tradizionali sono limitati.

Implicazioni future

Il caso ParcelUp suggerisce alcune implicazioni rilevanti per il panorama urbano e per gli investitori. Primo: la frammentazione della rete in micro-nodi è una strategia efficace nelle aree ad alta densità, ma richiede una gestione sofisticata dei flussi e un’analisi puntuale dei volumi. Secondo: la sostenibilità non è solo un valore etico ma anche economico — l’adozione di veicoli elettrici e rotte ottimizzate riduce costi operativi e impatto ambientale, migliorando l’accettabilità politica e sociale del servizio.

In termini di mercato, aspetti come regolamentazione di veicoli autonomi, infrastrutture di ricarica e normative sui micro-magazzini urbani modelleranno la velocità di diffusione di questo modello. Le start-up che sapranno combinare tecnologia software robusta, partnership locali e flessibilità immobiliare avranno un vantaggio competitivo. Infine, l’evoluzione verso soluzioni ibride — dove umano e robotica cooperano — appare la strada più praticabile nel breve-medio termine.

Conclusione

L’esperienza di ParcelUp mostra come innovazione e adattamento al contesto urbano possano generare vantaggi tangibili per consumatori, retailer e città. Per gli investitori e i manager di logistica, il messaggio è chiaro: micro-fulfilment e ottimizzazione dell’ultimo miglio non sono più sperimentazioni di nicchia, ma leve concrete per migliorare costi, velocità e sostenibilità. Il prossimo passo sarà industrializzare il modello mantenendo la flessibilità locale — una sfida che segnerà chi prospererà nella prossima fase del commercio urbano.

WhatsApp Web: con le chiamate dirette dal browser sfida Zoom 

Una novità che segna un cambiamento significativo per gli utenti, poiché permette di gestire le comunicazioni audio e video sul desktop senza dover necessariamente scaricare un’applicazione dedicata.
Dopo una lunga fase di sviluppo durata circa un anno, WhatsApp ha iniziato a distribuire il supporto alle chiamate vocali e video direttamente tramite il proprio client web.

Al momento, la funzione è disponibile per una platea selezionata di utenti e si concentra sulle chat individuali, ma rappresenta il primo passo di una strategia volta a rendere il browser uno strumento di comunicazione autosufficiente e completo.
In pratica, WhatsApp si pone in diretta concorrenza con piattaforme di video conferencing, come Zoom o Teams.

I medesimi standard presenti sulla versione mobile

Sotto il profilo tecnico e della sicurezza, le chiamate effettuate via web mantengono gli standard elevati già presenti sulle versioni mobile.
Tutte le comunicazioni sono protette dalla crittografia end-to-end basata sul protocollo Signal, garantendo che né Meta né terze parti possano intercettare o ascoltare il contenuto delle conversazioni.

Oltre alla stabilità del segnale, l’interfaccia integra ora la possibilità di condividere il proprio schermo in tempo reale durante le videochiamate.
Tale strumento, particolarmente utile per la presentazione di documenti o la collaborazione professionale, richiede comunque una gestione prudente dei dati sensibili, poiché ogni informazione visibile sul monitor viene trasmessa all’interlocutore.

A trarre più vantaggio è l’ecosistema Linux

L’estensione di queste capacità al web client risulta particolarmente vantaggiosa per l’ecosistema Linux, storicamente privo di un’applicazione ufficiale, nonché per gli utenti Windows che preferiscono non installare software aggiuntivi sul sistema operativo.

Sebbene la fase iniziale riguardi esclusivamente le conversazioni tra singoli contatti, la tabella di marcia prevede l’introduzione a breve termine delle chiamate di gruppo, capaci di ospitare fino a 32 partecipanti contemporaneamente, insieme a funzionalità accessorie come i link di invito e la programmazione delle chiamate.
La distribuzione, partita attraverso il programma beta, raggiungerà gradualmente l’intera base utenti nelle prossime settimane, riporta Adnkronos.

In competizione con le app dedicate alle riunioni online

Questa novità porrebbe quindi la piattaforma di messaggistica di Meta in più diretta competizione con app dedicate alle riunioni online, come Zoom, Google Meet e Microsoft Teams. Tutte permettono, infatti, di collegarsi a una chiamata anche seguendo un semplice link da computer senza scaricare app specifiche.

A oggi, invece, per una ‘call’ WhatsApp su pc Windows e Mac bisogna usare i software ufficiali, riferisce Ansa.
“Questa mossa fa probabilmente parte di una strategia ampia per rendere gli strumenti di comunicazione di WhatsApp più versatili – si legge su WabetaInfo -. Ciò garantirà agli utenti di rimanere connessi indipendentemente dalla piattaforma o dal dispositivo che usano”.

Shopping natalizio 2025: servizi streaming e crediti di gioco al top delle wishlist

Durante la corsa stagionale agli acquisti natalizi Kaspersky ha condotto un sondaggio per scoprire la popolarità dei regali digitali tra gli italiani.
Con la vita quotidiana sempre più digitale, anche il modo di fare i regali sta cambiando. I doni virtuali infatti, non sono più una novità, ma una scelta sempre più diffusa.

In Italia però il 41% degli intervistati preferisce i regali fisici, ma circa un quinto ha già acquistato regali digitali in passato, e il 32% pianifica di farlo anche quest’anno.
In particolare, durante le festività natalizie le prime posizioni nelle wishlist sono occupate dagli abbonamenti ai servizi streaming e dai crediti di gioco.

Oltre a Netflix sotto l’albero corsi online ed e-book

In Italia il 55% degli intervistati che considerato l’acquisto di regali digitali ha indicato i servizi e le piattaforme di streaming, come Netflix e Spotify, confermando l’intrattenimento come il regalo digitale per eccellenza.
Al secondo posto si collocano i crediti e gli abbonamenti per i giochi, che raccolgono il 38% delle preferenze degli italiani, seguiti da abbonamenti a e-book (32%) e iscrizioni a corsi online (22%).

Accanto agli abbonamenti per l’intrattenimento, sta registrando una crescente popolarità anche il benessere fisico, come abbonamenti alle palestre (29%), mentre i servizi dedicati al benessere mentale risultano meno diffusi, con solo l’11% degli intervistati che dichiara interesse per questa tipologia di offerta.

E perché no, anche un software di sicurezza

I saluti personalizzati in formato video o audio, provenienti da Babbo Natale o da personaggi famosi, e le cartoline digitali stanno diventando sempre più popolari. Questi regali innovativi offrono l’opportunità di creare messaggi unici e personali, distinguendosi dai doni più generici.

Tuttavia, gli esperti di Kaspersky ricordano che alcuni di questi servizi richiedono un’eccessiva quantità di dati personali, mettendo in discussione la loro affidabilità.
Tanto che il 24% dei consumatori in Italia vorrebbero regalare o ricevere un software di sicurezza.
In ogni caso, per rendere più sicuri gli acquisti, è sempre fondamentale utilizzare soluzioni di sicurezza dotate di un componente anti-phishing basato sull’AI, in grado di bloccare link dannosi e proteggere i pagamenti.

I cybercriminali sfruttano l’entusiasmo del momento

Nonostante la crescente diffusione dei regali digitali e i numerosi vantaggi dei doni virtuali, esistono infatti anche i rischi per la sicurezza, come la presenza di negozi online falsi o link di phishing.
Sebbene gli abbonamenti siano diventati l’opzione regalo digitale più popolare, il periodo degli acquisti natalizi comporta rischi significativi.

Con l’aumento delle persone che acquistano all’ultimo minuto servizi di streaming, crediti di gioco e corsi online, i criminali informatici ne approfittano con sofisticati schemi di phishing.
Sfruttando l’urgenza e l’entusiasmo tipici degli acquisti natalizi, grazie all’AI, i truffatori possono creare siti web falsi molto convincenti, e-mail fraudolente e pop-up ingannevoli che imitano servizi di abbonamento legittimi.

Giovani e fake news: qual è l’influenza dei social sulla percezione delle notizie?

Le nuove generazioni sono sempre più esposte alle notizie false che circolano in rete, in particolare attraverso i social media. Secondo l’indagine “Alfabetizzazione digitale & Fake News”, quasi un giovane su tre (31%) mette like su una notizia non verificata, mentre il 51% utilizza i social come fonte principale di informazione.

Uno studio per comprendere il fenomeno 

La ricerca, condotta da Ipsos, Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo e Parole O_Stili con il supporto di Fondazione Cariplo, ha coinvolto oltre 4.800 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado.

L’obiettivo era analizzare il rapporto tra i giovani e le fake news, esplorando anche le loro abitudini digitali, le piattaforme social più utilizzate e le competenze ritenute necessarie per navigare online. Lo studio ha inoltre approfondito il ruolo dei genitori nella mediazione e nel supporto alla vita digitale dei ragazzi.

Un approccio innovativo alla ricerca 

“Si tratta di un’indagine con una metodologia innovativa” – ha dichiarato Elena Marta, docente di Psicologia sociale e di Psicologia di Comunità all’Università Cattolica e membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo – “Non solo abbiamo analizzato l’autopercezione degli adolescenti riguardo alle loro competenze digitali, ma abbiamo anche testato la loro reazione in tempo reale alla visione di fake news certificate come tali”.

L’importanza della consapevolezza digitale 

Lo studio, presentato durante il Festival della Comunicazione Non Ostile organizzato da Parole O_Stili a Trieste, ha fornito un quadro dettagliato sul rapporto tra giovani e nuove tecnologie, evidenziando il livello di consapevolezza digitale degli studenti e la loro presenza sui social.

Il ruolo degli adulti 

“Ancora una volta emerge la scarsa consapevolezza degli adulti sul fatto che il virtuale è reale” – afferma Rosy Russo, presidente e fondatrice di Parole O_Stili. “I ragazzi si trovano spesso soli di fronte al problema delle fake news e ad altre insidie della rete. Gli adulti continuano a percepire il mondo digitale come un universo separato, mentre sarebbe essenziale un accompagnamento consapevole. Solo un genitore su tre affronta il tema di Internet in famiglia, lasciando molti giovani privi di una guida in un contesto che richiederebbe maggiore responsabilità condivisa”.

Amazon: dal 31 gennaio addio al servizio Prova Prima, Paga Poi

L’annuncio è stato pubblicato nella pagina dedicata all’e-commerce di Amazon: il servizio Prova Prima, Paga Poi verrà interrotto a fine mese, il 31 gennaio 2025.

L’opzione, riservata agli abbonati Prime di Amazon, in questi anni ha permesso agli utenti di ricevere a casa i capi di abbigliamento e di poterli indossare senza alcuna spesa, scegliendo in seguito quali acquistare e quali invece restituire. Il tutto, a costo zero. Trattandosi di una funzionalità Prime, il servizio non prevede costi legati alle spedizioni.

Prova Prima, Paga Poi è stato introdotto inizialmente negli Stati Uniti nel corso del 2018 con il nome Wardrobe. Tre anni più tardi, nel 2021, è stato ribattezzato Try Before You Buy, ed è arrivato con questo nome anche nel nostro Paese, dove è stato lanciato nel mese di ottobre.

Idoneo solo a un numero limitato di articoli. E la prova si fa con la realtà aumentata

Considerando che il servizio Prova Prima, Paga Poi funziona solo per un numero limitato di articoli, i clienti hanno iniziato a utilizzare sempre più le funzionalità potenziate dall’AI per scegliere cosa acquistare.
Quella che più di tutte sta prendendo piede è proprio la Virtual Try On, la ‘prova virtuale’.

Si tratta di una funzionalità lanciata nell’estate 2022 che attraverso l’impiego della realtà aumentata, e sfruttando la fotocamera dello smartphone, permette di vedere come calzano le scarpe o se gli occhiali da sole stanno bene.
Tra le altre  funzionalità rientrano le recensioni in evidenza, le tabelle delle taglie ottimizzate per poter assicurarsi di trovare la giusta vestibilità del capo, e i consigli personalizzati sulle taglie.

Cosa acquistare? Lo suggerisce l’algoritmo

Insomma, ancora una volta, ci sarebbe di mezzo lo zampino dell’Intelligenza artificiale.
Soprattutto quando si tratta del sistema di algoritmi che suggerisce quali prodotti acquistare sulla base delle recensioni scritte da ogni cliente.

In ogni caso, ancora fino al 31 gennaio 2025 Prova Prima, Paga Poi permetterà di scegliere e ricevere direttamente a casa, o presso un punto di ritiro, un massimo di sei capi di abbigliamento idonei e di tenerli fino a sette giorni, provandoli, restituendo quelli non desiderati, e pagando esclusivamente gli altri. Ovviamente, senza costi di spedizione, riporta Punto informatico.

“I clienti utilizzano sempre più le funzionalità AI”

A spiegare la ragione per cui la società ha deciso di abbandonare il programma è una portavoce, Maxine Tagay, attraverso una dichiarazione affidata al sito The Verge. 

“Considerato che la possibilità di provare prima di acquistare è solo per un numero limitato di articoli e l’utilizzo delle nostre nuove funzionalità basate sull’Intelligenza artificiale da parte dei clienti è sempre più frequente – spiega Tagay -, a partire dal 31 gennaio 2025 stiamo eliminando gradualmente l’opzione ‘Prova’ prima di acquistare. Naturalmente, i clienti continueranno a godere di spedizioni rapide e gratuite, con resi facili e gratuiti su tutta la nostra selezione di abbigliamento”, aggiunge la portavoce.

Dark web, crescono le compravendite di exploit nel mercato nero

Tra gennaio 2023 e settembre 2024, gli esperti di Kaspersky Digital Footprint Intelligence hanno monitorato attentamente il mercato nero del dark web, identificando 547 annunci relativi alla vendita di exploit per vulnerabilità software.

Questi exploit, strumenti utilizzati dai criminali informatici per sfruttare falle nei programmi, rappresentano una delle principali minacce per la sicurezza digitale. La metà degli annunci riguarda vulnerabilità zero-day e one-day, cioè exploit che mirano a falle non ancora corrette o a sistemi che non hanno installato le patch di sicurezza.

Il mercato degli exploit e i rischi associati

Le vulnerabilità zero-day, in particolare, sono altamente ricercate poiché colpiscono falle sconosciute, che i fornitori di software non hanno ancora identificato e risolto. Le vulnerabilità one-day, invece, si concentrano su sistemi che non hanno aggiornato le proprie patch di sicurezza, esponendosi a rischi nonostante le correzioni siano già disponibili.

Tuttavia, Kaspersky avverte che il mercato degli exploit è spesso infestato da truffe, e molti degli strumenti in vendita potrebbero non funzionare come promesso.

I prezzi degli exploit

Il costo degli exploit varia a seconda della gravità della vulnerabilità che sfruttano. In media, gli exploit per vulnerabilità di esecuzione di codice remoto (RCE) vengono venduti per circa 100.000 dollari, mentre quelli per l’elevazione dei privilegi locali (LPE) si aggirano sui 60.000 dollari.

Le vulnerabilità RCE sono considerate più pericolose poiché permettono ai criminali di ottenere il controllo completo di un sistema, inclusi i suoi dati e componenti, rendendole un’arma potente nelle mani degli aggressori.

Picchi di attività registrati a maggio 2024

Nel 2024, il mercato degli exploit ha registrato un picco significativo a maggio, con 50 annunci pubblicati, molto al di sopra della media mensile di 26. In questo periodo, uno degli exploit più costosi dell’anno, legato a una vulnerabilità zero-day di Microsoft Outlook, è stato venduto per quasi due milioni di dollari.

Nonostante le fluttuazioni dell’attività, la minaccia degli exploit resta costante, evidenziando l’importanza di adottare misure di sicurezza efficaci.

Le raccomandazioni degli esperti

Per proteggere le aziende da queste minacce, gli esperti di Kaspersky raccomanda l’uso di strumenti avanzati come Kaspersky Digital Footprint Intelligence, in grado di monitorare il dark web e individuare possibili minacce informatiche.

È inoltre fondamentale adottare soluzioni di sicurezza che forniscono protezione in tempo reale e analisi approfondite delle minacce. Infine, eseguire valutazioni periodiche della sicurezza aziendale e aggiornare regolarmente i sistemi con le patch disponibili è essenziale per prevenire attacchi basati su exploit.

Aldilà digitale: italiani preoccupati per l’eredità online del defunto

Secondo i dati del Digital 2024 Global Overview Report di Kepios oggi il 95% degli utenti di Internet utilizza i social media ogni mese, con 282 milioni di nuove identità create tra luglio 2023 e luglio 2024.
Ma con l’aumento delle interazioni online, e l’espansione delle presenze digitali, le preoccupazioni legate alla privacy, all’eredità digitale e all’uso etico delle identità diventano sempre più rilevanti.

Lo studio di Kaspersky dal titolo ‘Entusiasmo, superstizione e grande insicurezza. Come gli utenti di tutto il mondo si confrontano con l’universo digitale’, in Italia più della metà dei consumatori ritiene che le identità dei defunti siano vulnerabili al furto.
Di contro, se molti italiani ritengono accettabile ricreare la propria presenza online utilizzando l’AI, altri sono contrari, evidenziando le preoccupazioni legate alla privacy e al rispetto nel mondo digitale.

È giusto ricreare la “vita” online di chi non c’è più? 

La maggioranza dei consumatori italiani (55%) percepisce le identità dei defunti particolarmente a rischio di furto, soprattutto perché spesso non c’è più nessuno che monitori le informazioni pubblicate online.

La stessa percentuale di italiani, però, ritiene ammissibile ricreare la presenza online di persone decedute tramite l’AI, e il 28% degli intervistati considera accettabile creare un’identità digitale di una persona non più in vita attraverso foto, video o altri ricordi, mentre il 45% non è d’accordo.

La necessità di un testamento virtuale

È interessante notare che in Italia la maggior parte degli utenti (68%) crede che vedere immagini o storie di persone decedute possa turbare chi era vicino a loro. Tuttavia, il 29% pensa che non ci sia un limite di tempo per raccogliere tutte le immagini, i video o le registrazioni vocali mai pubblicate online relative a una persona specifica.

Considerando che probabilmente l’unico modo per controllare la propria ‘presenza digitale’ dopo la morte sarebbe quello di includere istruzioni nel testamento, il 66% degli italiani concorda sul fatto che chiunque abbia account online dovrebbe specificare cosa fare dei propri dati e profili social.

Identità rubate: meglio pensarci prima

“Il problema della gestione della propria presenza digitale è spesso trascurato nelle attività online quotidiane – commenta Anna Larkina, Web Content Analysis Expert di Kaspersky. -. Tuttavia, i risultati del sondaggio sottolineano un punto critico: un numero significativo di intervistati è consapevole del fatto che le identità rubate possono causare immensi problemi personali agli utenti o ai loro cari. Alla luce di questi rischi, è prudente adottare misure proattive per migliorare la privacy e salvaguardare le identità digitali. Così facendo, gli utenti possono assicurarsi che la loro presenza online rimanga sicura e rispettabile, in ogni caso”.

Perchè Meta non userà più i dati degli utenti europei per addestrare l’AI?

Una decisione che sembra arrivare come diretta conseguenza delle critiche e delle pressioni esercitate dagli enti per la tutela dei consumatori e della privacy nell’Unione Europea e nello Spazio Economico Europeo (SEE). Con una mossa inaspettata, Meta ha deciso di interrompere le operazioni per utilizzare i dati degli utenti europei di Facebook e Instagram per addestrare la sua Intelligenza artificiale

Meta aveva infatti progettato di implementare nuove funzionalità di Intelligenza artificiale nella UE, promettendo vantaggi come adesivi personalizzati per chat e storie, e un assistente virtuale avanzato in cambio dell’uso dei dati degli utenti.

Le preoccupazioni riguardo alla conformità con il GDPR

L’utilizzo dei dati era giustificato al fine di ‘riflettere’ e interpretare “le diverse culture e lingue delle comunità europee che utilizzeranno questi servizi”.
Tuttavia, il metodo proposto per il trattamento dei dati ha sollevato preoccupazioni significative riguardo alla conformità con il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR).

La controversia ha preso piede quando la Commissione irlandese per la protezione dei dati (DPC) e il Centro Europeo per i Diritti Digitali (Noyob, ‘None of your business’) hanno messo in discussione la legittimità degli ‘interessi legittimi’ invocati da Meta per il trattamento di tali dati.

L’accusa di raccogliere il maggior numero possibile di dati tramite “modelli oscuri”

Inizialmente, la DPC aveva approvato i piani di Meta, ma ha dovuto rapidamente fare marcia indietro dopo le numerose critiche.
In particolare, le critiche si sono concentrate sul tentativo di Meta di evitare la richiesta di consenso esplicito degli utenti, optando invece per un sistema di opt-out che sarebbe stato attivo solo fino al 26 giugno.

Tale approccio è stato visto come un tentativo di utilizzare ‘modelli oscuri’ per raccogliere il maggior numero possibile di dati prima dell’entrata in vigore della restrizione.

Non finisce qui: la battaglia di Noyb continuerà fino a che non ci saranno cambiamenti ufficiali e vincolanti

Max Schrems, presidente di Noyb, ha espresso soddisfazione per l’iniziativa di Meta ma ha sottolineato che la battaglia legale continuerà fino a quando non ci saranno cambiamenti ufficiali e vincolanti nella politica sulla privacy di Meta che riflettano questa sospensione, riporta Adnkronos.

“Restiamo fiduciosi che il nostro sia conforme alle leggi e ai regolamenti europei – ha precisato Meta in un post ufficiale, come scrive Ansa -. L’addestramento dell’Intelligenza artificiale non è un’esclusiva dei nostri servizi e siamo più trasparenti di molti dei nostri omologhi del settore. Continueremo la collaborazione con il DPC in modo che le persone in Europa abbiano accesso allo stesso livello di innovazione dell’AI del resto del mondo”.

Digital Markets Act: arriva una nuova era per il digitale in Europa

La legge sui servizi digitali (DSA) e la legge sul mercato digitale (DMA) costituiscono un unico insieme di norme che si applicano in tutta l’Unione Europea. I due obiettivi principali delle normative sono creare uno spazio digitale più sicuro, in cui siano tutelati i diritti fondamentali di tutti gli utenti dei servizi digitali, e creare condizioni di parità per promuovere l’innovazione, la crescita e la competitività, sia nel mercato unico europeo sia a livello globale.

Dal 7 marzo è attivo il Digital Markets Act (DMA), la regolamentazione volta a introdurre maggiori responsabilità per le grandi piattaforme online, come Apple, Google, Meta e Amazon. 

Una riforma complessiva del settore digitale

Il DMA mira a garantire maggiore trasparenza e interoperabilità, incidendo su come i consumatori scaricano applicazioni, cercano informazioni online e comunicano tra diverse applicazioni.

Insieme al Digital Service Act (DSA), il DMA forma una riforma complessiva del settore digitale in Europa, con l’obiettivo di prevenire la formazione di ecosistemi chiusi che limitano la concorrenza e i diritti dei consumatori.
In particolare, si vuole dare agli utenti la libertà di utilizzare i propri dispositivi, come gli smartphone, senza restrizioni imposte dai produttori.

Gli utenti non saranno più vincolati alle impostazioni predefinite

Questo cambiamento normativo promette una maggiore competizione nel mercato digitale, favorendo l’ingresso di nuovi operatori e offrendo agli utenti una maggiore varietà di servizi internet.

Diverse regole per l’uso di oltre 20 tra i principali servizi digitali cambieranno, influenzando sistemi operativi, app di messaggistica, piattaforme di social media e motori di ricerca. Gli utenti non saranno più vincolati alle impostazioni predefinite sui dispositivi.
Ad esempio, Apple consentirà agli utenti europei di scaricare app al di fuori dell’App Store e scegliere liberamente il motore di ricerca.
Analogamente, gli utenti Android potranno fare lo stesso, e Microsoft non imporrà l’uso del browser Edge.

I social non potranno più mostrare annunci personalizzati basati su dati sensibili

In termini di pubblicità e social media, il DMA proibirà alle aziende di favorire i propri servizi rispetto a quelli concorrenti, e limiterà la condivisione dei dati degli utenti per annunci pubblicitari mirati.

I social network non potranno più mostrare annunci personalizzati basati su dati sensibili o rivolti ai minori. Inoltre, Meta dovrà consentire agli utenti di separare gli account Facebook e Instagram.
Ultima novità, il DMA prevede che i sistemi di messaggistica siano interoperabili, permettendo lo scambio di messaggi di testo, video e immagini tra diverse applicazioni.

Internet raccoglie il 48% degli investimenti pubblicitari. Nel 2022 vale 4,5 miliardi

A fine 2022 il valore dell’Internet advertising ha raggiunto 4,5 miliardi di euro, +4% rispetto al 2021. E nel 2023 si assisterà a una crescita che potrebbe assestarsi attorno al +7%, pari a oltre 4,8 miliardi. Sempre a fine 2022, il mercato pubblicitario italiano totale ha raggiunto il valore di 9,4 miliardi di euro, in leggera crescita (+1%) rispetto al 2021. All’interno di questo panorama, con una quota del 48% Internet conferma la propria leadership, seguito da Tv (37% e -5%), Stampa (7% e -6), Radio (4% e +2%) e Out of Home (4% e +40%). È quanto emerge dall’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano.

I brand massimizzano i budget e investono nel Video

Nel 2022 aumenta però la concentrazione dell’Internet advertising nelle mani dei grandi player internazionali, che raccolgono l’81% degli investimenti pubblicitari. La situazione economica ha portato i brand a massimizzare i budget pubblicitari, investendo nei formati che permettono di aumentare i touchpoint con i clienti e le modalità di ingaggio. Non a caso, a trainare la crescita è il formato Video (+8%), che raggiunge quasi 1,6 miliardi e aumenta la sua incidenza sul totale Internet (35%). Tra i formati che lavorano nella creazione di nuovi touchpoint figura anche l’Audio advertising (+37%), comparto che nonostante le dimensioni ancora ridotte, in termini di raccolta complessiva (27 milioni) sta attirando il crescente interesse degli investitori.

Il trend positivo del Digital Out of Home: +72% in un anno

Nel 2022 gli investimenti pubblicitari Digital Out of Home valgono 108 milioni, +72% rispetto al 2021. Un trend positivo che proseguirà anche nel 2023 portando il Digital Out of Home a raggiungere 134 milioni (+25%). La componente digitale pesa per il 27% del totale Out of Home (+5%), e traina il mercato grazie a una diffusione sempre più elevata di impianti e una raccolta in salita, con tassi importanti anche nei formati Transit (schermi posizionati in aeroporti, stazioni, metropolitane, o mezzi di trasporto). Una delle sfide più rilevanti riguarda la misurazione ex-post dell’efficacia delle campagne. Soprattutto per le preoccupazioni da parte degli advertiser in merito alla privacy e al tracciamento degli utenti, e il calcolo della reach totale che passerebbe attraverso lo sviluppo di metriche condivise tra gli attori dell’offerta.

Tv 2.0: una “puntata” da circa 470 milioni di euro

Nel 2022 gli investimenti pubblicitari destinati alle Tv connesse valgono 361 milioni (+55%), che nel 2023 saliranno a circa 470 milioni (+29%).
Un trend frutto di diverse dinamiche: un’importante raccolta legata agli eventi sportivi trasmessi su piattaforme OTT, e fruiti largamente sul grande schermo, un costante e repentino aumento della fruizione di applicazioni web, sempre più utilizzate su questi device, e una crescita della componente Addressable, legata al palinsesto lineare e ai servizi interattivi di HbbTv dei broadcaster.
Nel 2022 è ancora contenuta la raccolta dei nuovi player Advertising Video on Demand, servizi di streaming basati sulla pubblicità, le cui offerte saranno da monitorare per capire se attireranno nuovi budget pubblicitari o andranno a erodere le quote di Tv o Internet.

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