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La casa è il sogno degli italiani, ma i conti non tornano

Il mercato immobiliare italiano è un settore particolare. Sembra sempre molto dinamico – ed è così – ma sotto sotto si scopre che una larghissima fetta di popolazione una casa… se la sogna.

Secondo l’ultima analisi diffusa da Nomisma, il comparto residenziale continua a muoversi con buona energia, ma sotto la superficie si allarga una distanza sempre più evidente tra il ritmo del mercato e quello dei bilanci familiari.

Poco più del 35% degli italiani ha redditi adeguati a coprire le spese essenziali

Il numero che racconta meglio la situazione è quasi disarmante nella sua semplicità: solo il 35,8% delle famiglie ritiene il proprio reddito adeguato a coprire le spese essenziali. Non stiamo parlando di lussi o investimenti, ma di bollette, alimentari, spese quotidiane.

Parallelamente cresce la quota di chi definisce le proprie entrate appena sufficienti o del tutto insufficienti. In questo clima, pensare all’acquisto di un’abitazione diventa più un esercizio di speranza che un progetto concreto.

Chi sente di più la pressione

Le difficoltà economiche non colpiscono tutti allo stesso modo. I nuclei numerosi, i single nella fascia centrale della vita e molti anziani soli sono tra quelli che avvertono con maggiore intensità l’aumento dei costi.

Più di un quarto delle famiglie dichiara di non riuscire a risparmiare nulla, mentre circa un terzo segnala un ulteriore calo della propria capacità di accumulo rispetto all’anno precedente. Segnali diversi, stessa direzione: margini sempre più stretti.

Il mercato resta dinamico 

Eppure, osservando i dati immobiliari, il settore sembra tutt’altro che fermo. Nel 2025 le compravendite hanno raggiunto circa 770 mila operazioni, un livello superiore a quello registrato prima della pandemia. Anche il credito ha dato segnali di ripresa, con un forte incremento dei nuovi mutui concessi.

Ma c’è un dettaglio che cambia prospettiva: la platea di famiglie che riesce davvero ad accedere a un finanziamento resta più ridotta rispetto al recente passato, segno che le banche continuano a selezionare con attenzione.

Affitto più per necessità che per scelta

Quando acquistare diventa complicato, la locazione diventa un ripiego obbligato. Oggi oltre la metà degli affittuari vive questa condizione per necessità più che per scelta.
Nell’ultimo anno è aumentata anche la quota di chi resta in affitto per periodi superiori ai sei mesi, soprattutto tra giovani e lavoratori autonomi.

Come cambia la domanda

A cambiare è anche la struttura sociale: più famiglie unipersonali, popolazione che invecchia, meno nuclei con figli. Tutto questo orienta la domanda verso case più piccole e formule abitative flessibili, come co-living o residenze dedicate a studenti e senior. L’offerta, però, fatica a stare al passo, frenata da nuovi cantieri limitati e procedure lente.

Come osserva Chiara Pelizzoni, il vero nodo è lo scarto crescente tra vitalità del mercato e possibilità reali delle famiglie. La casa continua a rappresentare sicurezza e stabilità, ma per molti italiani sta diventando un traguardo sempre più lontano, quasi come se il mercato corresse mentre loro restano fermi al semaforo.

Shopping tourism: Firenze al top, Milano regina dello scontrino

Qual è l’impatto dei flussi turistici sull’andamento dei saldi? Lo rivela il focus Confcommercio – Format Research sullo sullo shopping tourism in Italia durante il periodo dei saldi. A spingere gli acquisti degli stranieri è soprattutto il Made in Italy: i grandi marchi dell’alta moda italiana restano la prima scelta per il 57,7% dei turisti, in crescita del 2,1% rispetto al 2025. In aumento anche l’interesse per i prodotti artigianali locali, scelti dal 23,8% degli acquirenti, segnale di una domanda sempre più orientata verso identità, autenticità e qualità del territorio.

Ed è Firenze a dominare lo shopping turistico, con il 42% dei visitatori attratti dai negozi della città. Ma quando si guarda allo scontrino medio, il primato passa a Milano, dove ogni turista spende in media 184 euro.

Roma è sempre la meta più attrattiva per i clienti internazionali

Sono dati che evidenziano un’alta propensione all’acquisto lungo le direttrici centrali e nei distretti moda della città, sostenuti da un mix di boutique, marchi internazionali e offerta locale.
Milano infatti è seconda per il turismo dello shopping (38%), Napoli terza (35,8%) e Roma quarta (33,8%).

Per quanto riguarda lo scontrino medio, a Milano seguono Firenze, con 168 euro, Roma, con 162, e Napoli, che chiude la classifica con una spesa più contenuta, pari a 110 euro.
Roma si conferma, invece, la meta più attrattiva per la clientela internazionale. Il 34% dei turisti nei negozi arriva infatti dall’estero, seguita da Milano (32%), Napoli (21%) e Firenze (19%).

Turismo e saldi, un binomio vincente

“Per quasi sei negozi su dieci le vendite sono in linea o migliori rispetto allo stesso periodo del 2025 – commenta Giulio Felloni, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio -. I risultati più performanti si concentrano nelle città e nelle aree a forte vocazione turistica, dove l’effetto shopping tourism si è fatto sentire in modo evidente. Turismo e saldi si confermano un binomio vincente, ulteriormente rafforzato dal turismo business legato alle grandi fiere e agli eventi internazionali della moda, come Pitti, Milano Unica e la fashion week milanese. Un turismo, quindi, che evolve da quello leisure d’inizio anno a quello ‘bleisure’, capace di coniugare lavoro e svago, che continua a sostenere i consumi nei negozi fisici”, riporta Ansa.

Un moltiplicatore dei consumi

Il baricentro resta comunque il turista domestico ed europeo di prossimità, con ricadute diffuse su vie commerciali e negozi fisici.
Lo shopping tourism agisce quindi da moltiplicatore dei consumi, con risultati più evidenti nelle aree ad alta densità turistica, dove la frequenza d’ingresso si traduce in volumi costanti per la rete retail.

Inoltre, il posizionamento dell’offerta, il peso dei brand di fascia alta e il calendario di fiere ed eventi internazionali sostengono il ticket medio, anche in periodo di saldi.
Il binomio tra griffe e manifattura autoctona, riferisce Assodigitale.it, alimenta poi una domanda ibrida, dove lusso internazionale e autenticità locale convivono sostenendo i saldi e stabilizzando i flussi in città a forte vocazione turistica.

Bike Economy: si comprano meno bici, ma si pedala di più

La bici è un mezzo di trasporto e un’attività ricreativa che rappresenta la risposta concreta alla domanda di esperienze slow, benessere e attività all’aria aperta, e alle sfide del turismo moderno, sostenibile, inclusivo e rigenerativo.

Nel 2024 il numero di cicloturisti è cresciuto del 54% rispetto al 2023, confermando il cicloturismo come uno dei settori più dinamici del turismo. Inoltre, sono state registrate 89 milioni di presenze cicloturistiche, con un impatto economico stimato di 9,8 miliardi di euro (dati Insart – Unioncamere).
Ma non solo. Il 59° Rapporto Censis mette in evidenza un cambio culturale da parte degli italiani, che oggi tendono a una maggiore ricerca di momenti di benessere e ‘pause rigenerative’.

Aumenta l’interessa per le due ruote

A fronte di un mercato delle biciclette poco dinamico in gran parte dei Paesi europei, l’interesse verso la bici è aumentato, a testimonianza sia del cambiamento strutturale della domanda sia del “salto” culturale: si compra meno, ma si usa di più.

L’ultimo rapporto ISFORT sulla mobilità ha certificato un aumento dell’uso della bicicletta del 27% in un solo anno, un dato superato solo da quello del cicloturismo. E dai dati dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio, emerge che nel 2024 la vacanza attiva ha motivato oltre 1 turista su 4 tra quanti hanno trascorso una vacanza in Italia. 
Tanto che tra le attività outdoor preferite, dopo quelle di montagna e il trekking, oggi si posiziona il cicloturismo.

Valore economico e capacità di generare turismo

Il cicloturismo rappresenta oltre il 10% del totale delle presenze turistiche nel Paese. Nel 2023, si contavano oltre 56 milioni di cicloturisti, con un valore economico superiore a 5,5 miliardi di euro, in crescita costante.
Il cicloturista poi spende mediamente più della media turistica italiana per beni e servizi, rafforzando l’economia locale e le filiere del turismo sostenibile.

In sintesi, il valore economico non risiede più tanto nella produzione della bicicletta, quanto nel suo uso e nella capacità di generare turismo, servizi e indotto locale attraverso nuovi business in continua evoluzione.
Ma il cicloturismo continua a crescere anche perché intercetta opportunità generate da crisi o trasformazioni di altri settori.

Nuovi modelli di business

Nell’estate 2025, ad esempio, la Ciclabile dei Fiori lungo la costa ligure, tra Sanremo e Imperia, ha registrato un aumento dei passaggi e delle presenze con effetti positivi su bar, hotel e servizi locali. Così come le strutture termali e l’Anello dei Colli Euganei (Padova), dove la bicicletta diventa parte dell’offerta di salute, tempo libero e prevenzione.

Nonostante non sia possibile stabilire un nesso diretto di causa-effetto, questo scenario suggerisce come l’introduzione di offerte legate alla bicicletta possa rappresentare un’opportunità anche per settori come quello balneare o termale.
Questi esempi mostrano come la bici non sia soltanto un mezzo di trasporto o un’attività ricreativa, ma possa diventare un elemento strategico in diversi modelli di business, capaci di generare nuovi flussi turistici e valorizzare i territori.

Amazon: dai bitcoin all’uovo sodo tutte le domande degli italiani ad Alexa nel 2025

“Quanto dista la Luna dalla Terra?”, “Per quanto tempo cuocere un uovo sodo?”, “Qual è il valore di Bitcoin?”. O ancora, “Quanto è alto Carlo Conti?”: sono alcune domande che gli utenti italiani hanno posto ad Alexa, l’assistente vocale di Amazon, nel corso del 2025.

Alexa infatti è sempre pronta ad aiutare, e anche quest’anno è stata a fianco dei milioni di utenti italiani che ogni giorno le rivolgono le domande più disparate, dallo spazio ai fornelli, dal gossip allo sport fino alla musica.
Amazon svela quelle più frequenti nel 2025, fotografando un’ampia varietà di argomenti di tendenza che in Italia hanno caratterizzato l’anno. Richieste che hanno alternato grandi domande a bisogni quotidiani. 

Curiosità spaziali e natalizie

Da un lato, lo sguardo si è alzato verso il cielo e la curiosità si è posata sulle misure che raccontano il mondo: “Quanto dista la Luna dalla Terra?”, “Quanto è alta la Torre Eiffel?” e “Quante persone popolano la Terra?”. Dall’altro, l’attenzione si è spostata sulla vita di tutti i giorni, con domande come “Per quanto tempo cuocere un uovo sodo?”

Sul fronte dell’attualità economica, gli italiani hanno chiesto “Qual è il valore di Bitcoin?”, e a completare il quadro, l’immaginario magico tipico della stagione invernale: “Dove vive Babbo Natale?”.

Big di casa nostra e protagonisti della cronaca tech

In cima alla classifica delle domande più ricorrenti sui personaggi famosi, sull’onda della conduzione dell’ultima edizione del Festival della canzone italiana spicca “Quanto è alto Carlo Conti?”, o “Con chi è sposato Jeff Bezos?” per il matrimonio celebrato proprio quest’anno in Italia, o ancora, “Qual è il patrimonio netto di Elon Musk?”, protagonista abituale delle cronache tra tecnologia e finanza.

Le celebrità sono sempre al centro dell’attenzione, cantanti come Marcella Bella, dopo il grande ritorno sul palco di Sanremo, attrici e attori come Eleonora Giorgi e Roberto Benigni, e volti noti della TV come Michelle Hunziker rientrano tra i protagonisti delle domande più richiesti.

Brani musicali, podcast, sport e calciatori

Sul fronte musicale, Olly debutta direttamente al primo posto come artista più ascoltato tramite Alexa e Amazon Music, mentre Cuoricini, dell’ormai ex duo Coma Cose, è il brano più richiesto dell’anno, non a caso uno dei tormentoni più amati del 2025.
Chiude il quadro il mondo dei podcast. A guidare è La Zanzara, appuntamento quotidiano che intercetta dibattiti e attualità.

Passando dalla musica allo sport, le domande sul calcio sono le più gettonate, seguite da quelle che riguardano la Formula 1 e il tennis.
L’attenzione degli utenti si è inoltre concentrata su alcuni dei grandi protagonisti della scena calcistica, alla ricerca di curiosità e informazioni, con Cristiano Ronaldo e Lionel Messi in testa.

Italiani, mai senza albero di Natale: così si accende la magia  

Per molti di noi, il Natale comincia davvero solo quando in salotto compare l’albero. Non importa quanto sia grande o ricco di decorazioni: è quel gesto lì, quel momento in cui si apre la scatola degli addobbi, che segna l’inizio dell’atmosfera natalizia.

Lo conferma anche un’indagine di AstraRicerche realizzata per il Magico Paese di Natale, la grande festa diffusa tra Langhe, Roero e Monferrato: il 92% delle famiglie italiane ha un albero in casa, e quattro italiani su cinque lo considerano un simbolo irrinunciabile.

Il giorno perfetto? Per molti l’8 dicembre, ma c’è chi non resiste

La maggior parte degli italiani aspetta l’Immacolata per mettersi all’opera. È il 74% a seguire la tradizione “ufficiale”. Poi ci sono i ritardatari, quel 6% che si organizza solo a ridosso della Vigilia.

E infine c’è un gruppo che vive il Natale con largo anticipo e senza sensi di colpa: il 14% che inizia già a novembre, qualcuno addirittura a fine ottobre, forse per scaldarsi l’inverno un po’ prima.

Una tradizione che batte anche il pranzo di Natale

Quello dell’albero è un rito che ci portiamo dietro dall’infanzia: per l’85% degli italiani è un’eredità dei genitori, e in parte anche dei nonni. È talmente radicato che supera persino il pranzo di Natale in termini di importanza emotiva.
Prepararlo è diventato un appuntamento che sa di casa, di famiglia, di ricordi che tornano.

Decorazioni: tra classici intramontabili e qualche tocco creativo

Quando si tratta di stile, gli italiani restano abitudinari: il 61% continua a preferire i colori classici, il rosso e l’oro, con palline e ghirlande che sembrano uscire da una cartolina.

Ma le generazioni più giovani – soprattutto Gen Z e Millennials – iniziano a osare con decorazioni colorate, glitterate o vintage. Niente sprechi, però: l’82% conserva tutto per l’anno dopo, e la spesa rimane contenuta per la metà degli intervistati, che non supera i 50 euro.

Un momento che unisce e fa respirare un’aria diversa

Sette italiani su dieci lo vivono come un piccolo rito che riunisce la famiglia. Per molti è una parentesi serena, quasi terapeutica: il 77% associa all’albero emozioni positive. Certo, c’è anche chi lo vive con un filo di stress, ma restano pochi.

Altri addobbi contribuiscono a creare la magia: luci sul balcone, ghirlande alla porta… piccoli dettagli che fanno atmosfera.

Il simbolo che fa tornare bambini

Anche nei mercatini di Natale l’albero resta il re incontrastato: l’87% lo vede come il simbolo più rappresentativo.

E alla fine, dentro le nostre case, l’albero fa molto più che decorare. Trasforma l’ambiente, porta buonumore, tiene compagnia. Per qualcuno è un tuffo nei ricordi, per altri un piccolo spazio dove appendere i desideri per il nuovo anno. Un gesto semplice, sì, ma capace ogni anno di farci sentire un po’ più vicini e un po’ più bambini.

Natale 2025: gli italiani hanno fretta di fare l’albero e comprare i regali

Lo conferma l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research: per molte famiglie la scelta di iniziare lo shopping natalizio prima possibile è un’esigenza guidata dalla volontà di risparmiare, magari approfittando di sconti e offerte (48%). Ma c’è anche chi lo fa per evitare la folla degli ultimi giorni (21%) o rischiare di non trovare il regalo giusto all’ultimo momento (8,9%).

Di fatto, sono 6 milioni gli italiani che hanno già comprato i regali di Natale e 5,2 milioni quelli che hanno iniziato ad acquistare prodotti alimentari per le festività.
Oltre 1,7 milioni, invece, hanno addirittura già addobbato l’albero e circa 3 milioni lo faranno entro la fine di ottobre.
Non è tutto: 4,2 milioni di italiani stanno già ‘consumando’ le classiche hit natalizie.

Donne e giovani le categorie più frettolose

“Tra regali, addobbi, cenoni e festeggiamenti il Natale porta con sé un carico di spese straordinarie che se non gestite correttamente possono mettere in difficoltà le famiglie – spiegano gli esperti di Facile.it -. Muoversi con anticipo, spalmando i costi su più mensilità, può essere una strategia semplice, ma efficace, per ridurre l’impatto di queste uscite sul budget familiare”. 

Di fatto, se il 15,5% degli intervistati ha già comprato i regali di Natale (17% donne, oltre 23% 25-34enni) un altro 60% ha intenzione di chiudere la “pratica regali” a novembre.
Di quanti doni parliamo? Quest’anno gli italiani puntano ad acquistare, in media, 7 regali. Ma circa 800.000 intervistati ne acquisteranno più di 20. 

Come si paga lo shopping natalizio?

Il 76% degli intervistati comprerà un numero di regali in linea con lo scorso anno, mentre il 12% (quasi 5 milioni) ha intenzione di acquistarne di più.

Ma se sono 5,5 milioni gli italiani che dovranno aspettare dicembre per l’arrivo della tredicesima, e quindi poter affrontare le spese natalizie, tra chi ha già comprato i regali il 73% ha utilizzato una carta elettronica, il 20% un’app di pagamento digitale, il 7,7% ha optato per la formula Buy-now-Pay-later e il 47% ha pagato con denaro contante.
E se in 9 casi su 10 i soldi provengono dai risparmi, in poco più di un caso su 10 si è fatto ricorso a una società di credito (12%).

Addobbi, luminarie, presepe: i segnali che le Feste si avvicinano 

Per il 51% degli intervistati il Natale è alle porte quando si fa l’albero e si addobba la casa, per il 17% quando vengono accese le luminarie nelle vie della città (più del 20% fra i residenti al Nord) e per l’8,6% preparare il presepe (al Sud e Isole quasi il 10%).

Fra gli altri “sintomi” le pubblicità natalizie in televisione, il primo panettone o pandoro messo in tavola, e appunto, la ricerca dei regali.

I Giochi Olimpici Milano Cortina 2026 tra attese e preoccupazioni

L’ultima edizione dell’Osservatorio Ipsos Doxa TopOlimpiadi2026 mostra come l’intenzione di seguire i Giochi si confermi solida: il 68% degli italiani seguirà le Olimpiadi e il 60% le Paralimpiadi. Inoltre, il 62% consiglierebbe di candidarsi come volontario. L’evento coinvolgerà infatti circa 18.000 volontari che aiuteranno nella gestione e nell’organizzazione dei Giochi. 

Gli effetti positivi più attesi per le Olimpiadi (6-22 febbraio 2026) e Paralimpiadi (6-15 marzo) invernali di Milano Cortina 2026 comprendono una maggiore visibilità internazionale per le regioni coinvolte (Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige), lo sviluppo di strutture sportive di alta qualità, il miglioramento delle infrastrutture e dell’attenzione allo sport e ai suoi valori.

Cosa preoccupa di più i residenti?

Tuttavia, emergono preoccupazioni riguardanti la possibilità di strutture abbandonate e l’aumento dei prezzi delle abitazioni e del costo della vita.
I Giochi si terranno nei luoghi più iconici di Milano, Verona e Cortina d’Ampezzo, ma anche a Bormio e Livigno in Valtellina, Predazzo e Tesero in Val di Fiemme e ad Anterselva/Antholz.
I residenti all’interno della regione ospitante esprimono una leggera maggior preoccupazione riguardo alla gestione delle strutture post-giochi rispetto a quelli al di fuori della regione.

Il 36% degli intervistati si attende maggior attenzione, rispetto alle precedenti edizioni, sul fronte della sostenibilità da parte di organizzatori e territori coinvolti. Soltanto il 19% teme una minor attenzione, ma per il 45% l’impegno rimarrà analogo. 

Sostenibilità: gli aspetti critici

Quanto alle comunità locali, la percezione è divisa. Il 53% ritiene che saranno attente alla sostenibilità, mentre il 47% crede non sia una priorità. 
Nel dettaglio, solo il 10% si aspetta un’attenzione prevalente alla tutela di persone e territori, il 37% prevede un equilibrio tra sostenibilità e vantaggio economico, il 39% stima che prevarrà la ricerca del guadagno e un ulteriore 14% non si attende attenzione né alla sostenibilità né ai benefici economici. 

Gli aspetti ritenuti più critici in tema di sostenibilità legati alle Olimpiadi e Paralimpiadi sono gestione delle strutture dopo i Giochi (29%), uso di materie plastiche e non naturali (24%), raccolta differenziata durante gli eventi, nei palazzetti e sulle piste (24%), costruzione degli impianti sportivi /24%),  consumo di energia elettrica (24%), spostamenti del pubblico/sovraffollamento (23%), innevamento artificiale/raffreddamento dei palazzetti (23%).

Valori olimpici e discipline più attese

Spirito di squadra, uguaglianza, inclusività sono i valori chiave più associati ai Giochi, seguiti da amicizia, rispetto per gli altri, determinazione e fratellanza. 
Tra chi dichiara di seguire le Olimpiadi lo sci si posiziona come la disciplina più attesa (76%) poiché comprensiva di molte tipologie, come il salto con gli sci, lo sci acrobatico, lo sci alpino e lo sci di fondo.

Il pattinaggio segue da vicino, con il 54% di preferenze, includendo sia il pattinaggio artistico sia quello di velocità. Per chi dichiara di seguire le Paralimpiadi, lo sci alpino guida la classifica delle discipline più attese (45%), seguito dallo sci di fondo (38%) e dallo snowboard (35%).

Lavoro: a settembre previste 569mila assunzioni, oltre 1,5 milioni entro novembre

Secondo le previsioni occupazionali per il mese di settembre sono quasi 569mila le opportunità lavorative offerte dalle imprese, e salgono a oltre 1,5 milioni nel trimestre settembre-novembre.
Le previsioni evidenziano una flessione di -15mila ingressi programmati (-2,6%) rispetto a settembre 2024, e -30mila (-1,9%) nel confronto con il trimestre settembre-novembre 2024.

In leggera flessione rispetto allo scorso anno la difficoltà di reperimento dei profili ricercati dalle imprese (45,6%).
A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Previste dall’industria 147mila entrate 

Il settore primario programma circa 44mila contratti nel mese e poco meno di 114mila nel trimestre. A ricercare maggiormente manodopera sono le imprese del comparto coltivazioni ad albero (quasi 20mila, circa 47mila) e delle coltivazioni di campo (circa 12mila, 33mila). 
L’industria nel suo complesso programma 147mila entrate a settembre e 404mila nel trimestre. Le imprese del manifatturiero ne ricercano circa 91mila lavoratori nel mese e 251mila tra settembre-novembre, mentre le costruzioni 56mila a settembre e 154mila nel trimestre.

Sono invece 377mila i contratti previsti dal settore dei servizi nel mese in corso e circa 1 milione nel trimestre. A offrire le maggiori opportunità sono servizi alle persone (97mila, 210mila), turismo (96mila, 255mila) e commercio (65mila e 207mila).

Difficoltà di reperimento per 259mila assunzioni

Sotto l’aspetto dimensionale, positive le aspettative delle imprese fino a 9 dipendenti (+5mila nel mese, +27mila nel trimestre), mentre risultano in flessione le previsioni nelle restanti fasce dimensionali, con una maggiore intensità nelle imprese tra 50 e 250 dipendenti (-8,6%, -7,7%).

Il tempo determinato si conferma la forma contrattuale maggiormente proposta con circa 341mila unità, il 60,0% del totale, seguiti dai contratti a tempo indeterminato (97mila, 17,0%) e da quelli di somministrazione (50mila, 8,8%). 
A settembre, le imprese dichiarano difficoltà di reperimento per 259mila assunzioni programmate (45,6%), confermando come causa prevalente la “mancanza di candidati” (29,2%), mentre la “preparazione inadeguata” si attesta al 12,9%. 

Cercasi 75mila lavoratori immigrati

A risentire maggiormente del mismatch sono le industrie metallurgiche e metallifere (67,0%), le imprese delle costruzioni (63,5%) e le industrie del tessile, abbigliamento e calzature (56,4%).
Le imprese sono quindi alla ricerca di lavoratori immigrati per coprire circa 75mila ingressi programmati, pari al 19,3% del totale contratti.

Tra i settori che ricorrono maggiormente alla manodopera straniera, agricoltura, silvicoltura, caccia e pesca (37,0%), servizi operativi di supporto a imprese e persone (31,5%), servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (26,1%), turismo (21,3%), industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (20,6%).

La leadership del futuro è adattabile e purpose driven

Rome Business School e Buono & Partners presentano il white paper Better Leaders of Tomorrow. Lo studio analizza le traiettorie evolutive della leadership per accompagnare organizzazioni e imprese verso una nuova cultura manageriale basata su tre aree tematiche, Purpose Driven Networking, Navigare l’incertezza, Gestione della workforce ibrida.

Il 100% dei manager identifica la capacità di gestire situazioni impreviste come la priorità assoluta per i leader di domani, mentre il 91% degli studenti riconosce che la sfida più urgente sarà costruire un equilibrio sostenibile tra automazione e relazioni umane.
Navigare l’incertezza, infatti, non significa solo saper gestire le crisi, ma prendere decisioni anche in assenza di punti di riferimento stabili, integrando dati, intuito e capacità di lettura del contesto.

Le reti professionali fondate sulla fiducia generano appartenenza

In parallelo, il Purpose Driven Networking raccoglie un consenso trasversale (4,75 manager, 4,66 studenti), confermando che le reti professionali fondate su senso condiviso e fiducia sono considerate un pilastro della leadership capace di generare appartenenza.

Quando il purpose è formalizzato e vissuto all’interno dell’organizzazione diventa un riferimento stabile che allinea leadership e collaboratori, facilita le scelte strategiche e consolida la fiducia.
Ma il principio alla base di una leadership guidata da profitto ed etica è il People First. Essere CEO significa anche questo, custodire i valori in cui si crede, dare continuità al purpose e renderlo concreto ogni giorno.

Un cambiamento profondo di prospettiva

La leadership di oggi viene percepita come una combinazione di curiosità e agilità, spirito imprenditoriale e attenzione al benessere psicologico, un insieme di qualità ritenute indispensabili per affrontare un mondo in cui la tecnologia emerge come terreno di tensione e opportunità.
“Oggi non basta più ‘essere’ leader, ma serve ‘diventarlo’ ogni giorno, adattandosi ai cambiamenti con consapevolezza, empatia e visione sistemica”, afferma Benedetto Buono di Buono & Partners.

L’adattabilità diventa il valore guida: imparare a imparare, investire in upskilling e reskilling saranno elementi decisivi per interpretare un mondo in rapido cambiamento. Al tempo stesso, servono leader capaci di integrare tecnologia e sensibilità umana, ripensando processi, relazioni e modelli organizzativi per valorizzare la coesistenza tra persone e innovazione.

La centralità della workforce ibrida

Non solo, la gestione della workforce ibrida si è distinta come un tema centrale, ma se i manager le hanno attribuito una media di 4,5, evidenziando una maggiore varietà di punti di vista, per gli studenti è risultata l’area più rilevante in assoluto, con un punteggio medio più alto (4,72).

Il lavoro ibrido, infatti, è oggi preferito da oltre l’83% dei lavoratori a livello globale e già adottato in forma strutturata dal 44% dei lavoratori dell’Unione Europea.
In parallelo, l’AI non si limita più a supportare processi, diventa un vero e proprio co-attore nei contesti lavorativi, capace di aumentare la produttività e amplificare il potenziale umano. Anche nei ruoli tradizionalmente più esposti all’automazione.

PMI: quanto costa la burocrazia? 80 miliardi l’anno

La burocrazia è un fardello che ‘schiaccia’ le Pmi e soprattutto le microimprese, costrette a destreggiarsi tra moduli da compilare, documenti da produrre, timbri da apporre, e file interminabili agli sportelli pubblici per ottenere una semplice informazione.

Secondo l’Ufficio studi della CGIA la complessità delle norme, e spesso, l’impossibilità pratica di applicarle, rappresentano un ‘dramma’ insopportabile, che costa alle Pmi 80 miliardi l’anno.
Senza contare che i tempi medi per il rilascio di permessi e autorizzazioni da parte della PA restano tra i più elevati d’Europa.

Un risultato riconducibile, in particolare, a un livello di digitalizzazione dei servizi pubblici ancora troppo basso.
Di conseguenza, a pagare il conto sono le aziende. Che sottraggono tempo e risorse economiche all’attività produttiva. 

Previsto un taglio di 30.700 norme

Nonostante la nostra PA presenti punte di eccellenza, la macchina dello Stato nel suo complesso funziona mediamente con difficoltà, soprattutto in molte regioni del Mezzogiorno, dove l’inefficienza costituisce un tratto caratteristico. 
Non solo. A preoccupare cittadini e imprese sono i tempi di risposta e i costi della burocrazia, diventati una patologia non più sopportabile. 

La semplificazione del quadro normativo è un’operazione necessaria da perseguire per alleggerire il peso della burocrazia normativa. All’inizio del mese di aprile è stato approvato un disegno di legge che prevede l’abrogazione di oltre 30.700 norme emanate tra il 1861 e il 1946.
Una volta approvata definitivamente, questa misura ridurrà del 28% lo stock di norme vigenti.

Siamo tra i peggiori in Europa

Anche dal confronto con gli altri Paesi europei emerge che la nostra PA sconta differenziali di inefficienza.
Secondo un’indagine condotta dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI), il 90% delle imprese italiane impiega personale per adempiere agli obblighi normativi. In Francia il dato è all’87%, in Germania all’ 84% e in Spagna all’ 82%. La media UE si è stabilizzata all’86%.

Tuttavia, il dato più preoccupante è riconducibile al fatto che in Italia il 24% degli imprenditori impiega oltre il 10% del personale per espletare le formalità richieste dalla legge. Un dato che scende al 14% in Francia e in Spagna e all’11% in Germania. Per una media UE pari al 17%.  

Situazione drammatica tra gli Enti locali del Sud

Secondo la periodica indagine condotta nel 2024 dall’Università di Göteborg sulla qualità istituzionale delle Pubbliche Amministrazioni presenti nelle 210 regioni dell’Unione Europea, i risultati delle realtà territoriali italiane sono state molto modeste.

La CGIA segnala che la prima regione d’Italia è il Friuli Venezia Giulia, al 63° posto a livello europeo. Seguono la provincia Autonoma di Trento (81°), la Liguria (95°) e la Provincia Autonoma di Bolzano (96°).
Male le regioni del Sud: Puglia al 195° posto, Calabria al 197°, Molise al 207° e Sicilia al 208°.
Nella UE la regione più efficiente è la finlandese Åland. Maglia nera, la realtà bulgara di Severozapaden.

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