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Bollette luce e gas: in Italia tra le più care d’Europa

L’Italia è al quarto posto nella classifica dei Paesi europei con i prezzi dell’energia elettrica più elevati.
Considerando i consumi di una famiglia tipo (2.700 kWh, tariffa media 0,33 euro/kWh), bei primi sei mesi del 2025 gli italiani hanno speso circa 444 euro. La tariffa media applicata in Italia è il 15% più alta rispetto alla media europea.

Tra bollette della luce e del gas nel primo semestre dell’anno gli italiani hanno speso, in media, 1.372 euro, circa 130 euro in più rispetto alla media UE.
A quanto emerge dall’analisi di Facile.it, per il gas va un poco meglio, solo l’8% in più rispetto alla media europea, con l’Italia settima nella classifica delle tariffe più care della UE. 

A metà tra Germania e Ungheria

A livello europeo va peggio in Germania, dove, a parità di consumi, le bollette dell’elettricità sono arrivate a 518 euro (+16% vs Italia), Belgio (482 euro) e Danimarca (470 euro).
Tutti gli altri Paesi fanno meglio di noi.

In Austria, ad esempio, la spesa media è stata pari a 392 euro, in Francia 360 euro, mentre in Grecia poco più di 300 euro.
Guardando in fondo alla classifica europea si scopre che in Norvegia le famiglie hanno speso, in sei mesi, meno di 250 euro, mentre in Ungheria il conto si è fermato ad appena 130 euro, il 71% in meno rispetto all’Italia.

Luce: oneri e tasse incidono per circa il 25%

A pesare sulla tariffa dell’energia elettrica sono tasse e oneri, ma se fino a qualche anno fa l’Italia era uno dei Paesi d’Europa dove queste voci pesavano di più (rappresentavano il 38% della tariffa elettrica nel 2019), la situazione è migliorata. Tanto è vero che nel primo semestre dell’anno hanno inciso per circa il 25% della tariffa, un valore inferiore alla media europea del 28%.

Quanto al resto d’Europa, in Polonia e Danimarca il peso di queste voci supera addirittura il 40% del totale della bolletta.
Di contro, in alcuni Paesi sono in vigore sussidi e indennità a sostegno delle famiglie che portano il peso di tasse e oneri in negativo (ad esempio, -14% nei Paesi Bassi e -7% in Irlanda).

… e per il gas il 29%

La situazione migliora leggermente se si analizzano le bollette del gas, dove una famiglia tipo (1.400 smc) ha speso mediamente 928 euro in sei mesi.
Nel resto d’Europa, va peggio ai residenti in Danimarca (977 euro), Paesi Bassi (1.210 euro), Svezia (quasi 1.600 euro).
Romania (418 euro) e Ungheria (230 euro) sono i Paesi con le tariffe del gas più competitive.

Sulla tariffa del gas il peso di tasse e oneri è ancor più elevato. A livello europeo, in media incidono per il 31% (Italia 29%). In vetta alla classifica i Paesi Bassi, dove queste voci pesano il 54% della bolletta totale, e la Danimarca (48%). Di contro, in Grecia e Croazia il carico di oneri e tasse è pari all’8% e al 5%.

I complimenti fanno bene alla salute: la scienza spiega perché

Un semplice, piccolo complimento ha una grande potere nascosto. Non si tratta soltanto di una parola gentile, ma di un gesto capace di trasformare la giornata di chi lo riceve. Nonostante questa consapevolezza, oggi “regalare” un complimento sembra sia una pratica quasi dimenticata.

Eppure la ricerca dimostra che questi piccoli atti di gentilezza hanno un impatto sorprendente sul benessere psicologico e sulle relazioni sociali.

La ricerca della Cornell University

Uno studio pubblicato sul Personality and Social Psychology Bulletin e condotto dai ricercatori della Cornell University ha portato alla luce un risultato interessante: chi riceve un complimento prova più gioia di quanto immaginino coloro che lo fanno.

Nell’esperimento, alcuni studenti hanno dovuto rivolgere un complimento a uno sconosciuto incontrato nel campus. I risultati hanno mostrato che chi faceva il gesto tendeva a sottovalutare l’effetto positivo sulle emozioni dell’altro individuo. Anche un semplice commento, come “Mi piace la tua maglietta”, è stato sufficiente a generare un sorriso autentico.

Perché fare i complimenti ci costa fatica? 

Nonostante i benefici, molte persone evitano di fare complimenti per paura di sembrare invadenti o imbarazzanti. Un secondo studio ha dimostrato che spesso si teme di provocare disagio nell’interlocutore.

In realtà, i destinatari apprezzano molto di più di quanto si pensi. I ricercatori hanno evidenziato che l’ansia di rivolgersi a sconosciuti aumenta questa esitazione, inducendo a immaginare reazioni negative che, nella maggior parte dei casi, non si verificano.

Il beneficio è reciproco

I complimenti non fanno bene soltanto a chi li riceve. Anche chi li pronuncia sperimenta una sensazione di benessere e soddisfazione, tanto da essere motivato a ripetere il comportamento. Questo meccanismo virtuoso rafforza le relazioni e contribuisce a creare un ambiente più positivo.

Come conferma l’esperienza quotidiana, far sorridere qualcuno regala una gioia immediata anche a chi compie il gesto.

Un gesto prezioso nella vita quotidiana

Alla fine, fare un complimento è facile ed economico. Non richiede tempo né grandi sforzi. Basta notare un dettaglio piacevole, come lo stile di un collega, l’impegno di un amico o il sorriso di una persona incontrata per caso. Anche complimenti rivolti a estranei, come qualcuno incontrato in autobus, possono avere un effetto sorprendente. L’importante è che siano autentici, anche se formulati in modo semplice o addirittura goffo.

Nell’epoca delle comunicazioni digitali e della frenesia costante, i gesti spontanei di gentilezza assumono un valore ancora maggiore. Come sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un complimento può illuminare la giornata di chi lo riceve e di chi lo fa. 

Pensioni e cure sanitarie: al welfare del futuro ci penserà il datore di lavoro

Oggi il traguardo della pensione al termine del percorso professionale sembra un miraggio. Secondo la V edizione dell’Osservatorio Change Lab, Italia 2030 dedicato al tema del Welfare svolto da Groupama Assicurazioni in collaborazione con BVA Doxa oltre 6 italiani su 10 sono convinti che la pensione futura sarà insufficiente, al punto di dover fare affidamento su altre fonti di reddito (63%) oppure non poter smettere di lavorare (17%).

A fronte dell’aspettativa per un sistema sanitario accessibile, efficiente e rapido (69%), pensioni adeguate (47%) e servizi di welfare di prossimità (36%), emergono forti attriti tra desideri e realtà. 
Gli under35 (15%) pensano che in pensione non ci andranno mai. E quasi la metà degli italiani (44%) boccia i servizi statali.

Pagella nera per il settore pubblico

Questa sfiducia trova eco in uno Stato sempre meno di prossimità, in cui la sanità pubblica sarebbe al primo posto tra i servizi che gli italiani si aspettano, ma è la più disattesa.
Pagelle nere, dunque, per il settore pubblico, a cui fanno da contraltare ottime prospettive per il welfare privato.

Circa 4 italiani su 10 godono di copertura sanitaria (41%) e pensioni integrative (38%) come parte dell’offerta fornita dal datore di lavoro.
Il risultato? Grande soddisfazione nei lavoratori dipendenti che hanno un pacchetto welfare aziendale (46%), tanto che 8 su 10 (82%) lo ritengono un fattore importante nella scelta di un nuovo lavoro.

Spetterà alle aziende colmare le lacune statali

Anche guardando ai prossimi 10 anni lo scenario non si discosta dalla fotografia attuale. Solo il 9% degli italiani pensa che lo Stato riuscirà a garantire tutti i servizi essenziali.
La maggior parte ritiene che solo una parte dei servizi sarà garantita (55%) e che sarà necessaria una collaborazione con il settore privato (27%), o che lo Stato non avrà le risorse necessarie.

Pertanto saranno le aziende a colmare le lacune tramite welfare aziendale (30%), o si dovrà fare affidamento su risorse individuali (25%).
“In un contesto socioeconomico come quello attuale, in cui si abbassa il valore delle pensioni, aumenta l’invecchiamento della popolazione e cala la copertura del sistema sanitario nazionale, le imprese sono chiamate a svolgere un ruolo sociale “, commenta Pierre Cordier, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Groupama Assicurazioni.

Evoluzione sociale e sistema integrato di garanzie

“In questo scenario – prosegue Cordier -, il welfare aziendale si configura per i dipendenti come la risposta ai bisogni a cui lo Stato non riesce a far fronte, e per le aziende, come una leva strategica per attrarre e fidelizzare i talenti, attraverso uno strumento in grado di rispondere alle necessità emergenti dei lavoratori.
In qualità di assicuratori, il nostro impegno è quello di accompagnare questa evoluzione sociale, facilitando la transizione verso un sistema integrato che sappia rispondere con efficacia alle nuove esigenze di tutela e benessere dei cittadini italiani”.

Estate 2025: tra afa e rincari, sarà una stagione “calda” sul fronte dei costi 

Non solo dovremo fare i conti con le temperature elevate: i mesi estivi saranno impegnativi anche per il portafoglio degli italiani. Ecco cosa emerge dall’indagine realizzata da Facile.it in collaborazione con Consumerismo No Profit.

Climatizzatori e consumi: e le bollette crescono

L’energia elettrica costa leggermente meno rispetto allo scorso anno: le tariffe a prezzo fisso di giugno sono scese del 2%. Ma l’effetto del condizionatore acceso per diverse ore al giorno si farà sentire: per una casa con un solo dispositivo in classe B, si stima una spesa aggiuntiva di circa 140 euro per i mesi estivi.

Riparazioni, acqua e piccoli extra

Ventilatori, tende oscuranti, zanzariere: durante l’estate, anche la manutenzione domestica aumenta. Tra riparazioni e controlli, si possono spendere fino a 300 euro. A crescere è anche l’uso dell’acqua: più docce e irrigazione significano 30 euro in più al mese, in media.

Viaggi e spostamenti: tariffe in aumento

Vacanze sempre più care. I biglietti dei traghetti registrano un incremento di quasi il 10%, e i voli nazionali salgono fino al 21% nelle settimane centrali di agosto. Per chi punta all’estero, i voli europei aumentano del 7%.

Le offerte sui treni restano stabili, ma i prezzi più bassi spariscono in fretta.

Polizze e prestiti per partire

Sempre più viaggiatori decidono di tutelarsi con un’assicurazione: le ricerche online di polizze viaggio sono aumentate del 7% rispetto al 2024. Il costo? Da 36 euro in media per due settimane in Europa, a 55 euro per mete più lontane come USA o Caraibi.

Cresce anche il ricorso a finanziamenti per le ferie: nel 2025 sono stati erogati oltre 220 milioni di euro in prestiti dedicati.

Auto, carburanti e pedaggi: cosa sale e cosa scende 

Se da un lato i prezzi di benzina e diesel sono scesi (rispettivamente del 9% e del 6%), dall’altro i pedaggi autostradali aumentano: +1,8% rispetto al 2024.

Un viaggio andata e ritorno Milano-Bari, ad esempio, costa circa 195 euro in benzina, 20 euro in meno dello scorso anno.

Estate in città? Le spese non mancano

Anche chi resta a casa affronta costi extra. Tra centri estivi (fino a 700 euro/mese per figlio), baby-sitter, abiti leggeri e attività all’aperto, le spese estive possono toccare i 3.000 euro. I gelati? Salgono del 9% in media, complici i rincari di panna, zucchero e cacao.

Conclusione: Per evitare brutte sorprese, meglio pianificare ogni voce di spesa. L’estate può essere godibile anche senza esagerare, ma solo con attenzione e un po’ di anticipo.

Italiani più sicuri con le lingue straniere grazie l’AI

Quasi un lavoratore italiano su tre (29%) utilizza una lingua straniera sul posto di lavoro almeno una volta al mese. L’inglese è la lingua più utilizzata (92%), seguita da francese (18%), spagnolo (14%) e tedesco (5%).

Gli strumenti di traduzione basati sull’AI stanno emergendo come fattori abilitanti fondamentali in ambito aziendale. Tra chi li utilizza l’impatto è evidente: sei professionisti su dieci affermano di sentirsi più sicuri nel comunicare in una lingua straniera, il 31% segnala un miglioramento della comunicazione interna, e il 19% attribuisce a questi strumenti un ruolo nel supportare l’espansione verso nuovi mercati.
Emerge da una ricerca condotta DeepL a livello nazionale e realizzata da YouGov.

Un divario di ruoli

Per molti professionisti poter comunicare in altre lingue non è solo una competenza, ma una chiave d’accesso a diverse opportunità. Per oltre il 72% degli intervistati la conoscenza delle lingue straniere influenza la crescita professionale e per il 34,5% è determinante per accedere a ruoli specifici.
Ma se il 49% dei manager usa regolarmente sul lavoro una lingua straniera, la percentuale scende al 26% tra gli altri dipendenti, il che indica un’importanza crescente delle competenze linguistiche con l’aumentare del livello gerarchico.

Le barriere, però, restano una sfida: il 34% ha difficoltà a comunicare con precisione a causa di limiti linguistici, e per il 35% questi limiti ostacolano la capacità di lavorare in modo efficace. 
Tra i manager, la percentuale sale al 46%. Anche la complessità linguistica, quindi, cresce con il livello di responsabilità.

La consapevolezza cresce con l’esperienza

Il divario nelle competenze linguistiche non è solo un problema di comunicazione, ma viene considerato un vero e proprio rischio per il business. Per il 46% dei professionisti (63% manager) una comunicazione di scarsa qualità nei mercati esteri limita la competitività del business.
Anche i professionisti più giovani esprimono maggiore sensibilità alla questione: il 49% degli under45 afferma che le difficoltà linguistiche limitano il potenziale globale delle loro aziende (44% over45).

Nonostante la consapevolezza, l’uso dell’AI linguistica sul lavoro è ancora limitato. Più della metà (52%) non ha mai utilizzato strumenti di traduzione basati su AI e solo uno su dieci afferma che la propria azienda offre accesso a strumenti di traduzione AI a pagamento.

Fiducia, prossima frontiera da conquistare

Persiste infatti un po’ di scetticismo e le resistenze riguardano soprattutto l’accuratezza (37%), la fiducia nei risultati (44%) e la privacy dei dati (21%).
In altre parole, la fiducia è la prossima frontiera da conquistare, soprattutto tra i più giovani e le donne.
Guardando al futuro, riporta Askanews, i lavoratori italiani dimostrano ottimismo, riflettendo una tendenza globale più ampia. L’IA linguistica sta generando crescita ed efficienza sostanziali, trasformando le risorse linguistiche in una risorsa strategica.

Le aziende stanno sfruttando questi strumenti anche per costruire connessioni interculturali più forti ed estendere la portata globale.
Insomma, l’accesso multilingue non è solo una questione lavorativa, ma un imperativo aziendale.

Risparmi: il 65% degli italiani che “mette da parte” poi investe

È quanto è emerso dall’analisi sul risparmio degli italiani condotta dall’Osservatorio mensile Findomestic, del Gruppo Bnp, anticipata dall’Adnkronos: il 65% degli italiani che ha risparmiato tende a investire i soldi accantonati. 

Il 55% di questi predilige i prodotti finanziari classici, come fondi o titoli di Stato, mentre il 45% opta per libretti di risparmio e conti deposito.
C’è, inoltre, una quota rilevante di risparmiatori, il 35%, soprattutto donne e giovani, che lascia i propri risparmi sul conto corrente rinunciando a farli fruttare: Il motivo? Molto spesso si tratta di diffidenza e timore. 

La rinuncia o il rinvio degli acquisti importanti

Oltre la metà (55%) di chi ha risparmi investiti ha rinunciato ad acquisti importanti, oppure li ha rinviati per tenere bloccati i propri risparmi e beneficiare così dei rendimenti elevati garantiti dai prodotti finanziari negli ultimi tempi.

Si tratta del 23% del campione complessivo, la cui tendenza al rinvio degli acquisti importanti è dovuta anche al perdurante clima di grande incertezza e preoccupazione rilevato oramai da anni dall’Osservatorio Findomestic.

Una riserva per emergenze e imprevisti

“Il risparmio accantonato – spiega Claudio Bardazzi, responsabile dell’osservatorio – ha principalmente uno scopo difensivo: quasi il 70% degli intervistati lo destina alla creazione di una riserva per le emergenze e gli imprevisti. Ma c’è anche un 55% che risparmia per permettersi acquisti significativi in futuro, come un immobile (13%), un’auto o altri beni per la famiglia (19%), o per sostenere spese importanti per i figli (18%). Altri risparmiano per mantenere in pensione il tenore di vita acquisito in età lavorativa (23%) o per lasciare un’eredità importante ai propri familiari (11%), a dimostrazione di come gli italiani continuino a considerare il risparmio uno strumento essenziale per affrontare il futuro con maggiore sicurezza”.

Nell’ultimo anno difficile accantonare denaro

Negli ultimi mesi solo il 33% degli italiani però è riuscito a risparmiare qualcosa del reddito guadagnato, ma quasi 7 su 10 dichiarano di avere comunque soldi da parte. Oltre la metà (56%) non riesce, l’11% non ne ha percezione.

Se da un lato la capacità di accantonare regolarmente una parte di quanto si guadagna è una prerogativa di pochi, dall’altro la tendenza a costruire un risparmio nel tempo appartiene a una larga maggioranza della popolazione.
Quasi la metà di chi ha soldi da parte risparmia senza un metodo e un programma specifico, solo il 22% fissa degli obiettivi e li raggiunge, mentre il 30%, pur ponendosi degli obiettivi, non riesce a centrarli.

Rc auto sempre più cara, non solo per gli automobilisti “colpevoli” 

Sono oltre 585.000 automobilisti italiani gli assicurati che a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2024, quest’anno vedranno peggiorare la propria classe di merito, con relativo aumento del costo dell’Rc auto.

Secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it, a dicembre 2024 per assicurare un veicolo a quattro ruote in Italia occorrevano, in media, 643,95 euro, vale a dire il 6,19% in più rispetto a dodici mesi prima.
Ma il nuovo anno si apre con brutte notizie per gli automobilisti italiani. Considerando i premi medi calcolati sul comparatore, emerge che le tariffe Rc auto continuano a crescere, con effetti negativi anche sui guidatori virtuosi.

Più sinistri con colpa in Toscana, Sardegna e Liguria

Dall’analisi del comparatore, realizzata su un campione di oltre 955mila preventivi raccolti su Facile.it tra novembre e dicembre 2024, emerge che la quota di guidatori colpiti dai rincari a causa di un sinistro con colpa è pari all’1,78% del totale.

Se, come detto, a livello nazionale la percentuale di automobilisti che nel 2024 hanno dichiarato un sinistro con colpa è pari all’1,78%, considerando il campione su base regionale emergono differenze significative.
Scorrendo la graduatoria delle aree in cui in percentuale si registra il maggior numero di denunce di incidenti con colpa, al primo posto si posiziona la Toscana, dove il 2,34% degli automobilisti quest’anno vedrà aumentare il premio dell’Rc auto. Seguono i guidatori di Sardegna (2,29%) e Liguria (2,15%).

Classe di merito peggiora per le donne

Le percentuali più basse di incidenti con colpa, invece, sono state rilevate in Basilicata (1,26%), Calabria (1,30%) e Trentino-Alto Adige (1,40%).
Se si limita l’analisi alle province italiane, quella con la percentuale più alta di automobilisti che nel 2025 cambieranno classe di merito a causa di un sinistro con colpa è la provincia di Prato (3,35%), seguita da quella di Cagliari (2,85%) e Grosseto (2,64%).

Le ultime nella graduatoria nazionale, con percentuali pari o inferiori all’1%, sono invece le province di Crotone, Ferrara e Rovigo
Dati interessanti emergono poi analizzando il profilo di chi vedrà peggiorare la propria classe di merito a seguito di un sinistro con colpa. E la percentuale è più altra tra le donne (1,99%) rispetto al campione maschile (1,65%).

Ma il trend di crescita rallenta

“Il rallentamento dell’inflazione e la stabilizzazione dei tassi di sinistrosità stanno sicuramente iniziando ad avere i primi effetti positivi sul fronte dei prezzi RC auto, che nel corso 2024, pur rimanendo elevati, hanno visto rallentare il loro trend di crescita – spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it – . Se il contesto economico rimarrà stabile, ci aspettiamo che gli effetti positivi si trasmettano integralmente sul mercato RC auto e che la curva di prezzi possa tornare a stabilizzarsi. In un contesto come questo, confrontare le offerte di diverse compagnie può rivelarsi fondamentale per individuare il prodotto più adatto alle proprie esigenze e risparmiare’’.

Retail: la GenZ ridefinisce il mondo dello shopping

Lo ha scoperto lo studio ‘La GenZ e i Retailer’, condotto da Ipsos in collaborazione con il Retail Institute Italy per fare luce su desideri, sfide, aspettative dei i giovani dai 14 ai 29 anni, una generazione sfuggente e mutevole, che con le sue caratteristiche uniche sta ridefinendo il panorama dello shopping.

Anzitutto, per i GenZ il punto vendita fisico ha ancora un ruolo cruciale: rappresenta un luogo di ispirazione ed esperienza e deve far ‘respirare’ un’aria di tecnologia e innovazione. Inoltre, per i giovani la forte attenzione a ottimizzare le risorse finanziarie non ha tanto il significato di scegliere i prodotti più economici, ma quello di investire al meglio il proprio denaro.

In cerca di una bussola per navigare tra opzioni infinite 

L’atteggiamento nei confronti dei retailer è influenzato da tre bisogni legati a elementi di contesto: la grande mole di informazioni a cui i giovani accede, il progressivo diminuire del potenziale di spesa, la possibilità di essere creatori di contenuti.
Tutto questo si riflette in un fondamentale bisogno di essere sopresi e ingaggiati.

In un mondo ricco di informazioni, la GenZ cerca una bussola per navigare tra le infinite opzioni a disposizione. Passaparola e influencer giocano un ruolo chiave in questo senso, con il 36% che condivide opinioni con amici e familiari. 
Tuttavia, è nel negozio fisico che il 57% cerca informazioni e acquista prodotti per la cura personale, mentre il 49% si lascia guidare dall’istinto, esplorando gli spazi, e mosso dalla pura curiosità. 

Gli acquisti si pianificano per ottimizzare il budget

Nei negozi la GenZ cerca competenze specifiche e un approccio personalizzato con una preferenza per il personale giovane, ritenuto più aggiornato sulle ultime novità. Ciò dimostra l’importanza del rapporto umano nel guidare le scelte di acquisto.

Inoltre, la GenZ pianifica gli acquisti: la ricerca di informazioni ha infatti anche l’obiettivo di trovare le modalità per ottimizzare il budget. La pianificazione diventa, quindi, cruciale. Tanto che l’88% consulta i volantini promozionali prima di fare la spesa, e il 55% sceglie il negozio proprio in base a queste informazioni. 
Questa attenzione al risparmio si traduce anche in comportamenti volti a ridurre gli sprechi, come la preferenza per frutta e verdura sfusa (58%) o l’acquisto di prodotti freschi ai banchi serviti (50%).

Unire unicità e sostenibilità grazie al Second Hand 

Nel settore tecnologico, cresce l’interesse per i prodotti ricondizionati, ma il 36% dei GenZ ritiene che l’area dedicata a questi prodotti sia sottodimensionata. Nell’abbigliamento, invece, è il second hand a guadagnare popolarità, apprezzato sempre dal 36% per l’unicità e la sostenibilità.
Quanto ai brand, i giovani consumatori si aspettano che offrano esperienze di acquisto su misura poiché desiderano essere ‘conosciuti’ a fondo. 

Nel settore alimentare, ad esempio, cercano programmi fedeltà personalizzati e offerte calibrate su esigenze specifiche. Nell’ambito dell’abbigliamento e della cura personale, più di un giovane su tre desidera un’offerta più ampia dedicata all’uomo. Anche le catene di ristorazione sono chiamate a rispondere a questa esigenza, proponendo menu inclusivi che tengano conto delle diverse scelte etiche e culturali.

Rc Auto: in due anni stangata da oltre 2 miliardi di euro

In due anni i rincari sulle polizze assicurative per l’automobile complessivamente hanno superato i 2 miliardi di euro.  Lo afferma il Codacons commentando i dati dell’Ivass, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni. “Le tariffe Rc auto continuano a salire in modo del tutto ingiustificato – afferma l’associazione -, realizzando una stangata complessiva da oltre 2 miliardi di euro in capo agli automobilisti italiani”.

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Ivass, a partire dalla seconda metà del 2022 i prezzi delle polizze hanno cominciato a crescere, portando ad agosto 2024 il premio medio assicurativo a quota 418 euro.
“Questo significa che in due anni e mezzo le tariffe Rc Auto hanno subito un rincaro complessivo del 18,4% – aggiunge il Codacons -, passando da una media di 353 euro di gennaio 2022 ai 418 euro attuali, con un aumento di 65 euro a polizza”.

“I rincari cozzano con la situazione economica delle compagnie”

Si tratta di incrementi, aggiunge il Codacons, “che non appaiono giustificati dall’aumento della incidentalità in Italia, e che cozzano con la situazione economica delle compagnie di assicurazioni. Rincari che considerate le 32,9 milioni di auto assicurate in Italia, hanno determinato nell’ultimo biennio una stangata complessiva da 2,14 miliardi di euro”.

Ad agosto 2024 il prezzo medio dell’Rc Auto ha segnato un aumento su base annua del +6,7% in termini nominali e del +5,6% in termini reali.
A titolo di confronto, a luglio 2024 il prezzo medio era di 416 euro, a giugno, 403 euro.

Dal +2,6% di Foggia al +12,0% di Roma

A quanto rileva l’indagine dell’Ivass, tutte le province italiane hanno registrato incrementi di prezzo, compresi tra il +2,6% di Foggia e il +12,0% di Roma. 
Il differenziale di premio tra Napoli e Aosta, ad esempio, è di 272 euro, in aumento del +9,7% su base annua e in riduzione del 42,4% rispetto allo stesso mese del 2014.

Per gli assicurati appartenenti a classi di merito superiori alla prima, l’incremento di prezzo medio è del +10,4%, a fronte di un aumento del +6,1% per gli assicurati in prima classe, riporta AGI.

Brutte notizie per gli italiani già alle prese con tanti altri aumenti

Dopo un picco di quasi 500 euro nel 2014, i prezzi medi dell’RC Auto erano scesi a un minimo di 363 euro nel 2022. Successivamente, i prezzi sono tornati ad aumentare, spinti soprattutto dall’inflazione. Adesso, il prezzo medio è sostanzialmente tornato ai livelli pre-pandemia.

Il Governo sta valutando contromisure per tentare di arrivare a bloccare questi continui aumenti di prezzo. Per questo, ha promesso una riforma del settore delle assicurazioni.
Nel frattempo, riferisce HDmotori, per tentare di aumentare la concorrenza, è stata introdotta la ‘portabilità’ della scatola nera. In breve, un assicurato potrà trasferire i dati che dimostrano la sua guida virtuosa a un’altra compagnia assicurativa per poter godere di ulteriori bonus e vantaggi al fine di ottenere un prezzo inferiore.

Tipi di naso e soluzioni chirurgiche per correggerli

Il naso, elemento centrale del viso, è uno dei primi punti in cui si posano gli occhi di chi ci osserva e riveste per questo un ruolo significativo nell’estetica facciale.

La varietà morfologica dei nasi umani è considerevole ed in grado di riflettere la diversità genetica ed etnica della popolazione mondiale.

Per fornire un quadro completo andremo adesso ad evidenziare i principali tipi di naso e le relative opzioni chirurgiche disponibili per modificarne la forma, così da risolvere anche eventuali dubbi in quanti stanno pensando di rivolgersi ad un chirurgo estetico.

Anatomia del naso e variazioni morfologiche

Il naso è composto da una struttura ossea e cartilaginea ricoperta da tessuti molli.

La sua forma è determinata da vari elementi anatomici tra cui l’osso nasale, la cartilagine settale, le cartilagini alari e la punta nasale.

Le variazioni di questi componenti danno origine ai diversi tipi di naso osservabili nella popolazione.

Anche fattori genetici, etnici e ambientali contribuiscono alla determinazione della morfologia nasale.

Classificazione dei tipi di naso

Esistono diverse classificazioni dei tipi di naso, basate su caratteristiche come la forma del dorso, la larghezza della base, la proiezione della punta e l’angolo naso-labiale.

Di norma i tipi di naso più comuni sono:

  1. Naso retto
  2. Naso aquilino
  3. Naso a patata
  4. Naso a sella
  5. Naso afro-caraibico
  6. Naso asiatico
  7. Naso lungo

Ogni tipologia presenta peculiarità anatomiche che possono influenzare l’approccio chirurgico in caso di interventi correttivi.

Tecniche di rinoplastica: panoramica generale

La rinoplastica è la procedura chirurgica volta a modificare la forma del naso. Può essere eseguita per ragioni estetiche o funzionali. Le tecniche principali si dividono in:

  1. Rinoplastica chiusa: intervento meno invasivo con incisioni interne.
  2. Rinoplastica aperta: offre maggiore visibilità delle strutture nasali.
  3. Rinoplastica non chirurgica: utilizza filler per modifiche temporanee.

La scelta della tecnica dipende dal tipo di naso del paziente e dal risultato che si desidera ottenere.

È bene per questo parlare con uno specialista, per comprendere la soluzione più adatta alla propria situazione.

Il Dott. Palomba è un chirurgo specializzato in rinoplastica a Napoli, un professionista che può sciogliere ogni dubbio in merito.

Soluzioni chirurgiche per nasi prominenti

I nasi prominenti, come quello aquilino, sono caratterizzati da un dorso pronunciato. Le soluzioni chirurgiche in questo caso prevedono la riduzione della gobba ossea e cartilaginea, l’osteotomia per restringere la base ossea ed il raffinamento della punta nasale.

Questi interventi mirano a creare un profilo più armonioso e proporzionato al viso.

Correzione di nasi larghi o bulbosi

Per i nasi larghi o bulbosi, come il naso a patata, le soluzioni chirurgiche classiche sono la riduzione delle cartilagini alari, l’affinamento della punta nasale ed il restringimento della base nasale.

L’obiettivo è ottenere un naso più definito e proporzionato, rispettando le caratteristiche etniche del paziente.

Interventi su nasi piccoli o piatti

I nasi piccoli o piatti, comuni in alcune etnie asiatiche o nei casi di naso a sella, sono generalmente oggetto di innesti cartilaginei per aumentare la proiezione, aumento del dorso e definizione della punta nasale.

Questi interventi mirano ad aumentare la prominenza del naso mantenendo un aspetto naturale.

Considerazioni etniche nella rinoplastica

La chirurgia nasale deve sempre tenere conto delle differenze etniche nella morfologia nasale. Ad esempio:

  • Nasi afro-caraibici: spesso richiedono tecniche di aumento e definizione.
  • Nasi asiatici: possono necessitare di aumento del dorso e definizione della punta.
  • Nasi caucasici: frequentemente richiedono riduzione e raffinamento.

L’approccio chirurgico deve rispettare le caratteristiche etniche preservando l’identità del paziente. È importante sottolineare che ogni intervento di rinoplastica deve essere personalizzato in base alle caratteristiche anatomiche del paziente, sempre nel rispetto dei canoni di armonia e proporzione facciale.

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