Info, statistiche e referenze

Autore: Rosanna Lamberti (Pagina 1 di 9)

Rendere omaggio a Sua Maestà: attenzione alle truffe online

Gli esperti di Kaspersky hanno scoperto diversi progetti di investimento che offrono crypto token e NFT con il nome della Regina Elisabetta II, ‘rendendo omaggio a Sua Maestà’. Si tratta di numerosi progetti che offrono alle persone la possibilità di investire il proprio denaro in token, o acquistare cimeli legati alla monarca deceduta di recente.  Con la morte di Sua Maestà la Regina Elisabetta II, molti vogliono onorare la sua memoria. Ma rendere omaggio alla Regina può esporre a truffe online, e i ricercatori di Kaspersky invitano alla prudenza, consigliando di proteggere i propri dati durante gli acquisti sui siti web.

Attenzione a inserire i dati dei portafogli di criptovalute

Gli eventi di rilevanza mondiale sono spesso utilizzati come richiamo per molte iniziative di investimento in criptovalute, e la scomparsa della Regina non costituisce un’eccezione. Questi siti sono piuttosto recenti e potrebbero non essere sicuri, quindi i dati dei portafogli di criptovalute inseriti dagli utenti potrebbero essere a rischio in caso di violazione del database del sito. In memoria della regina più longeva del mondo, agli utenti sono state offerte anche monete commemorative o magliette raffiguranti Sua Maestà. La maggior parte dei siti in cui vengono offerti tali prodotti sono piuttosto nuovi: non sono in alcun modo protetti e durante il pagamento l’utente non viene trasferito su una pagina sicura.

Cimeli online: meglio acquistarli solo su store affidabili

Di conseguenza, i dati delle carte, gli indirizzi o i nomi degli utenti potrebbero non essere protetti, il che significa che queste informazioni possono essere rubate da intrusi se il database del sito viene compromesso. Di conseguenza, quando si acquistano cimeli online, è importante scegliere solo negozi affidabili, senza dimenticare di controllare l’indirizzo del sito del negozio. Spesso, infatti, i truffatori creano pagine di phishing, simili a quelle di brand famosi. Inoltre, occorre diffidare da offerte eccessivamente vantaggiose e sconti notevoli, perché molto spesso i criminali informatici usano prezzi bassi rispetto ad altri negozi come esca per ottenere le credenziali degli utenti e i dati delle carte di credito.

Siti creati frettolosamente e poco sicuri

“La morte della Regina Elisabetta II ha sconvolto il mondo, commuovendo milioni di persone – ha commentato Olga Svistunova, Security Expert di Kaspersky -. Per rendere omaggio a Sua Maestà, molti utenti cercano di acquistare un prodotto commemorativo o un token con la sua immagine. Tuttavia, i siti in cui vengono offerti tali prodotti sono stati per lo più creati frettolosamente da persone che non si sono preoccupate di assicurare la loro sicurezza. Quando acquistate da questi siti – aggiunge Olga Svistunova -, ricordate che molti di essi non sono sicuri e che i dati inseriti in queste pagine sono a rischio di furto, quindi ricordate di utilizzare una soluzione sicura e affidabile per proteggervi. Scegliete inoltre di acquistare solo da negozi affidabili e diffidate dei prezzi eccessivamente ribassati dei prodotti: possono essere usati dai criminali informatici come esca per ottenere i vostri dati di pagamento”.  

Come migliorare gli effetti di una seduta di massoterapia

Dopo una sessione di massoterapia, ci sono alcune cose che è possibile fare per migliorare il risultato di questa seduta e godere più a lungo dei suoi benefici.

Si tratta di pratiche che tutti possono effettuare autonomamente e che consentono di ottenere risultati veramente interessanti.

Vediamo di seguito di cosa si tratta, e cominciamo a metterne in pratica quante più è possibile per un effetto benefico assicurato.

Fare una passeggiata

Quella di fare una passeggiata dopo una seduta di massoterapia è certamente un’ottima idea. Prova a camminare per una decina di minuti circa a passo lento, ciò aiuterà certamente il tuo corpo ad abituarsi al meglio al nuovo stato di equilibrio.

Sarà inoltre un’ottima idea anche per velocizzare il metabolismo e migliorare la circolazione del sangue, soprattutto in quelle persone che hanno gambe e caviglie gonfie.

Bere molta acqua

Bere molta acqua è certamente indicato quale buona abitudine quotidiana, e lo è in particolar modo dopo una seduta di massoterapia.

Grazie all’acqua infatti è possibile eliminare tutte quelle tossine che si erano accumulate nel sangue nei mesi precedenti alla seduta, ovvero quando i tessuti erano bloccati o tesi.

In questa maniera si andrà inoltre a ridurre le possibilità di qualsiasi tipo di reazione successiva al trattamento, come ad esempio la sensazione generica di stanchezza.

È bene dunque ricordare di bere parecchia acqua per i due o tre giorni successivi alla seduta di massoterapia.

Concediti del riposo

Anche se a seguito della tua seduta di massoterapia ti senti molto meglio, evita di stressare il tuo corpo sottoponendolo ad esempio a sessioni di palestra o attività sportiva di un certo tipo per i primi quattro o cinque giorni dopo la seduta.

Il corpo ha Infatti ugualmente bisogno di qualche giorno di tempo per trovare il nuovo equilibrio e guarire, per questo motivo fai bene a prenderti il giusto riposo dopo la tua sessione di massoterapia.

Evita altri tipi di trattamento

Per i due o tre giorni che seguono la tua seduta di massoterapia, evita qualsiasi altro tipo di trattamento terapeutico. Niente massaggi dunque, così come niente agopuntura o qualsiasi altro tipo di trattamento fisico che possa andare a stressare il tuo corpo.

Un altro tipo di trattamento potrebbe andare infatti andare ad influire sul riassetto dell’equilibrio che l’organismo in quel momento sta cercando di raggiungere, per questo motivo meglio non effettuare altro tipo di trattamento nei giorni successivi alla seduta di massoterapia.

Considera che il recupero è individuale

Dopo che ci si sottopone ad una seduta di massoterapia, considera sempre che i tempi di recupero variano di persona in persona. Un organismo potrebbe guarire e recuperare nell’arco di un giorno, mentre un altro potrebbe avere bisogno di 2-3 giorni o qualcosa di più.

Ad influire sono anche lo stato emotivo e mentale di una persona, oltre quello fisico, e per questo motivo le variabili in gioco da considerare sono tante.

In alcuni casi potrebbero essere necessarie anche più sedute per arrivare alla guarigione completa, per questo motivo devi essere paziente e ascoltare il tuo fisico per capire quando effettivamente il tuo problema sarà stato del tutto risolto.

Fidati del tuo massoterapista

Qualsiasi dubbio o particolare sensazione tu possa avere a seguito della seduta di massoterapia, fidati del tuo massoterapista e segui i suoi consigli per massimizzare gli effetti del trattamento.

Questi professionisti hanno una notevole formazione e seguono periodici corsi massoterapia che servono loro ad individuare nuove e più efficaci tecniche di trattamento o semplicemente migliorare quelle che si adoperano già, nell’ottica di offrire al paziente un servizio migliore e certamente tempi di guarigione più rapidi.

Twitter: al via i test per la funzione “modifica tweet”

Una misura per combattere chi fa disinformazione: è l’implementazione da parte di Twitter del pulsante per modificare i cinguettii. La piattaforma di microblogging co-fondata nel 2006 da Jack Dorsey, sta infatti testando la possibilità di modificare i post.
“Speriamo che con la disponibilità di ‘modifica tweet’, twittare diventi più accessibile e meno stressante”, ha comunicato la società dal proprio blog. Ogni utente, si legge ancora, dovrebbe “essere in grado di partecipare alla conversazione in un modo che abbia più senso”. Il pulsante di modifica verrà concesso prima ai dipendenti di Twitter per effettuare test interni, ed entro la fine del mese agli utenti del servizio di abbonamento Twitter Blue. Anche se Twitter non ha ancora specificato quando sarà possibile modificare i tweet, prevede di dare a tutti questa possibilità.

Combattere chi diffonde disinformazione

 “Il test sarà inizialmente localizzato in un singolo paese, e si espanderà man mano che osserviamo come le persone utilizzano la funzione – spiega la società -. Presteremo inoltre molta attenzione all’impatto della funzione sul modo in cui le persone leggono, scrivono e interagiscono con i Tweet”.
Per evitare che il pulsante ‘modifica tweet’ diventi uno dei preferiti tra chi diffonde fake news, Twitter ha aggiunto misure di sicurezza. Gli utenti potranno apportare modifiche solo entro 30 minuti dopo la pubblicazione del tweet originale.
Dopo una modifica, il tweet riporterà un’etichetta per mostrare che è stato modificato. Facendo clic sull’etichetta, gli utenti potranno vedere la cronologia delle modifiche.

Il più grande cambiamento dal 2017

Da quando Twitter è stato lanciato, nel 2006, le basi per utilizzarlo sono state semplici e sempre uguali: si scrive un tweet, si pubblica e si affrontano le conseguenze di errori di battitura e grammaticali. Il pulsante di modifica è quindi forse il più grande cambiamento nel servizio di social media dal 2017, ovvero da quando Twitter ha aumentato il limite di caratteri per i messaggi da 80 a 140 caratteri. Man mano che da servizio di nicchia Twitter è divenuto una piattaforma globale, sempre più utenti hanno iniziato a chiedere di poter modificare i propri post. Ebbene, dopo 15 anni, nove mesi e 22 giorni, il pulsante modifica potrebbe diventare realtà.

Da Fleets a Circles

Nel 2020, Twitter ha lanciato Fleets, una funzionalità che eliminava i post degli utenti dopo 24 ore, che però non ha preso piede. Recentemente, l’azienda ha introdotto Circles, una funzionalità che consente di pubblicare messaggi a un sottoinsieme più piccolo di 150 follower. La società, riporta Agi, ha sempre sostenuto che c’era qualcosa di nobile nel lasciare gli errori in mostra. Un utente potrebbe modificare un tweet dopo che è già stato ampiamente condiviso, scambiando un messaggio benevolo con uno fuorviante. Più recentemente, però, ha iniziato a riconsiderare un pulsante di modifica, proprio perché cercava di far crescere il suo servizio e di attirare persone che potrebbero essere più attente alle loro parole. 

Bere acqua, l’idratazione “lava via” lo stress

Il ritorno dalle vacanze e la ripresa della normale vita quotidiana sono momenti impegnativi per il fisico e soprattutto per la mente.  In questi giorni è facile sentirsi stanchi, spossati e addirittura un po’ tristi. Che fare dunque per iniziare settembre nel miglior modo possibile? Oltre a imparare ad avere una visione positiva sulle cose e a lasciarsi del tempo per le attività preferite, una della “cure” più efficaci è l’acqua.

Correlazione tra disidratazione e stress  

Assumere la giusta quantità di liquidi può contribuire al nostro benessere psicologico, aiutando il nostro organismo a superare i momenti di tensione e spossatezza. Tutti gli organi del nostro corpo, compreso il cervello, per funzionare correttamente hanno bisogno di acqua. Quando siamo disidratati il nostro corpo produce eccessivi livelli di cortisolo, notoriamente conosciuto come l’ormone dello stress. Assumere la giusta quantità di liquidi, durante tutto l’arco della giornata, aiuterà a mantenere l’organismo correttamente idratato, a tenere sotto controllo i livelli di produzione di questo ormone e ad essere, di conseguenza, meno stressati e affrontare al meglio i problemi di tutti i giorni. La corretta idratazione è una preziosa alleata nel mantenimento del nostro equilibrio psico-fisico. I differenti minerali presenti nell’acqua aiutano a conciliare il sonno e a combattere la fatica e lo stress accumulato nell’arco della giornata. Numerosi studi dimostrano che il giusto apporto di sodio e magnesio contribuisce a rispondere in maniera efficace alla pressione giornaliera a cui siamo soggetti.

Più energie e più efficienza

Come spiega ad Adnkronos il Professor Alessandro Zanasi, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e membro della International Stockholm Water Foundation, “Un’adeguata idratazione, con l’assunzione di acque a base di minerali quali magnesio e sodio, può aiutarci ad affrontare al meglio lo stress e i suoi effetti sul sistema emotivo e sul nostro corpo, come il calo di energia e di efficienza. Questi minerali sono, infatti, micronutrienti con un ruolo chiave per la regolazione dell’umore e agiscono in maniera significativa nel ridurre i livelli stress. Bere acqua nelle giuste quantità contribuisce a migliorare il nostro umore. Condurre uno stile di vita sano, proprio a partire da una corretta idratazione e da una buona alimentazione, è fondamentale per star bene e aiutarci a gestire la nostra emotività e la pressione quotidiana”.

Rincari degli alimentari, quanto costano agli italiani?

All’incirca 9 miliardi. A tanto ammonta la stangata che le famiglie italiane dovranno sostenere per le spesa alimentare a seguito dell’aumento dei prezzi. Prezzi cresciuti, e di molto, a causa della guerra in Ucraina e dell’effetto dell’inflazione che colpisce soprattutto le categorie più deboli. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat sui consumi degli italiani e dell’andamento dell’inflazione nei primi sei mesi dell’anno.

I maggiori aumenti riguardano la verdura 

In cima alla classifica dei rincari c’è la verdura che quest’anno costerà complessivamente alle famiglie dello Stivale 1,97 miliardi in più – sottolinea Coldiretti -, e precede sul podio pane, pasta e riso, con un aggravio di 1,65 miliardi, e carne e salumi, per i quali si stima una spesa superiore di 1,54 miliardi rispetto al 2021. Al quarto posto la frutta – continua Coldiretti -, con 0,92 miliardi, precede latte, formaggi e uova (0,78 miliardi), pesce (0,77 miliardi) e olio, burro e grassi (0,59 miliardi) che è però la categoria che nei primi sei mesi del 2022 ha visto correre maggiormente i prezzi. Seguono con esborsi aggiuntivi più ridotti le categorie “acque minerali, bevande analcoliche e succhi”, “zucchero, confetture, miele, cioccolato e dolci”, “caffè, tè e cacao” e “sale, condimenti e alimenti per bambini”. 
Una situazione che aumento l’inflazione e con essa l’area dell’indigenza alimentare la cui punta dell’iceberg in Italia sono 2,6 milioni di persone costrette addirittura a chiedere aiuto per mangiare, che sono peraltro in aumento nel 2022 a causa della crisi scatenata dalla guerra in Ucraina con l’aumento dell’inflazione, dei prezzi alimentari e i rincari delle bollette energetiche.

Cosa spinge i prezzi verso l’alto

A spingere i rincari e l’aumento della dipendenza alimentare dall’estero è il fatto che nel 2022 le importazioni di prodotti agroalimentari dell’estero, dal grano per il pane al mais per l’alimentazione degli animali, sono cresciute in valore di quasi un terzo (+29%), aprendo la strada al rischio di un pericoloso abbassamento degli standard di qualità e di sicurezza alimentare, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi cinque mesi dell’anno.
La situazione è pesante soprattutto sul fronte dei cereali a causa – spiega Coldiretti – dei contraccolpi della crisi globale scatenate dal conflitto in Ucraina con le importazioni di mais che sono aumentate in valore addirittura del 66%, spinte dai rincari e dalle speculazioni, e quelle di grano tenero per il pane sono cresciute della stessa percentuale – sottolinea Coldiretti -, mentre per l’olio di girasole si arriva al +83%. Ma crescono anche le importazioni di olio di palma (+35%), favorite dal fatto che in Italia viene ora consentito di non indicare nelle etichette degli alimenti la provenienza degli olii di semi indicati, mettendo a rischio la trasparenza dell’informazione ai consumatori.

Come difendersi dai cyber attacchi più comuni? 

Oggi la sicurezza informatica è cruciale per ogni azienda e per tutti i processi aziendali che prevedono la condivisione di dati e documenti. L’utilizzo sempre più elevato di archiviazione cloud di dati, un tempo soltanto cartacei, espone però a minacce e cyber attacchi. Difendere dati sensibili e documenti diventa allora fondamentale: Kyocera Document Solutions, punto di riferimento nel campo della collaboration aziendale, ha stilato un elenco di consigli per proteggere i dati aziendali. Innanzitutto, è necessario gestire al meglio la sicurezza dei dispositivi di copia e stampa. L’adozione di una politica di sicurezza che permetta di gestire al meglio tutta l’infrastruttura documentale e IT è infatti fondamentale.

Cliccare solo su link sicuri e fidarsi del cloud

Gli hacker stanno raffinando le tecniche di frode. È fondamentale quindi fare attenzione a cliccare soltanto su link sicuri. In caso di dubbio sull’autenticità del link, è consigliabile aprire una nuova finestra del browser e digitare l’URL nella barra di ricerca. Si può anche installare un filtro antispam collegandolo alla posta elettronica. Ma soprattutto, mai rivelare online informazioni riservate. Nessuna azienda richiederà dati sensibili senza un valido motivo e senza adeguate misure di sicurezza.
Quanto ai cloud, consentono la crittografia dei file e sono in realtà molto sicuri, perché non possono essere aperti da criminali informatici ma solo da chi è autorizzato all’accesso. Inoltre, queste piattaforme garantiscono un backup automatico, quindi, nessun dato andrà perso o danneggiato. Un ulteriore vantaggio rispetto al file cartaceo, che rischia il deterioramento.

Meglio l’hotspot del cellulare che una rete wi-fi non protetta

Importante, mai riutilizzare vecchie password, né utilizzare la stessa per più account, perché questo le rende deboli e facilmente decifrabili. E attenzione alla navigazione: è necessario dotare i pc aziendali di antivirus, come quelli in grado di scansionare le mail. Se i pc dell’azienda necessitano di una protezione extra, potrebbe risultare utile installare firewall sui vari laptop. Quando si naviga, poi, assicurarsi di essere su un sito web sicuro: per farlo, verificare la presenza dell’icona di sicurezza ‘lock’ nella barra del browser. E mai utilizzare una rete wi-fi non protetta se si lavora da remoto. In caso di connessione dalla dubbia sicurezza, meglio ricorrere all’hotspot del cellulare.

Prestare attenzione a cosa si scarica e informare i dipendenti

Prestare sempre massima attenzione ai download: non installare software sconosciuti o di cui non si conosce la provenienza ed evitare anche i file compressi, perché potrebbero nascondere dei virus macro o dei malware. Inoltre, aggiornare i software: le vecchie versioni risultano infatti molto più deboli e prive dei nuovi sistemi di difesa. Dopo aver valutato tutte le possibili minacce, è fondamentale individuare i punti deboli dell’azienda e stabilire un ordine di priorità su cui agire. È poi essenziale informare bene i dipendenti a proposito della policy e dei protocolli da seguire, educandoli ai possibili rischi.

Instagram userà l’AI per verificare l’età degli utenti?

Il social network delle immagini di proprietà di Meta propone contenuti e modalità di approccio che nelle intenzioni vogliono essere adatte a un pubblico di minori fino a 18 anni. Per un account Instagram occorre avere 13 anni, ma per certificare che l’età sia quella giusta e che un utente di 18 anni abbia effettivamente 18 anni, Instagram sta testando negli Stati Uniti alcune modalità Innanzitutto, la possibilità di caricare un documento d’identità con foto o chiedere conferma ad almeno tre amici comuni e validare così la propria età (il cosiddetto “social vouching). Oppure, ha annunciato Meta di recente, sarà possibile registrare un video selfie. In questo caso a dare il semaforo verde ci penserà l’Intelligenza Artificiale dopo una scansione del viso.

“Forniamo esperienze adeguate a chi ha tra 13 e 17 anni”

“Quando sappiamo che qualcuno è un adolescente e ha un’età compresa fra i 13 e i 17 anni forniamo esperienze adeguate all’età, come inserirlo automaticamente in account privati, prevenire contatti indesiderati da parte di adulti che non lo conoscono e limitare le opzioni che gli inserzionisti hanno per raggiungerli con gli annunci”, ha spiegato in un post sul blog della società Meta Erica Finkle, direttore della governance dei dati presso Meta.

Stabilire standard chiari per la verifica

Già dal 2019 Instagram aveva reso più severe le regole di accesso con l’introduzione del Family Center, ma nel 2020 il progetto Instagram Kids è stato abbandonato. Ebbene, la decisione di chiedere conferma dell’età agli utenti si è resa necessaria anche dopo che una serie di studi ha collegato l’uso di Instagram alla salute mentale dei giovani utilizzatori della piattaforma, con le conseguenti preoccupazioni anche da parte delle istituzioni.
“Capire l’età di qualcuno online è una sfida complessa – ha spiegato la società – vogliamo lavorare con altri nel nostro settore e con i governi per stabilire standard chiari per la verifica dell’età online”.
E il nodo è appunto quello di verificare l’età di chi non ha un documento d’identità.

“La tecnologia non può riconoscere la tua identità, solo quanti anni hai”

Se non hai un documento d’identità a verificare la tua età, riferisce Agi, ci pensa l’Intelligenza Artificiale o al massimo tre amici utenti, dunque. Nel primo caso Instagram utilizza gli strumenti di Yoti, una società con sede a Londra che utilizza l’Intelligenza Artificiale per stimare l’età in base alle caratteristiche del viso. “La tecnologia di Yoti stima la tua età in base alle caratteristiche del viso e condivide questa stima con noi – ha sottolineato la compagnia -. Meta e Yoti poi eliminano l’immagine. La tecnologia non può riconoscere la tua identità, solo la tua età”.

Investimenti esteri in Italia: aumentati dell’83% nel 2021

Il 2021 è stato un anno d’oro per gli investimenti esteri in Italia, che hanno registrato una sensibile crescita: addirittura dell’83%, con 207 progetti di investimenti diretti esteri (Ide) . A dirlo è l’EY Europe Attractiveness Survey 2022, ricerca annuale che analizza l’andamento degli investimenti diretti esteri in Europa e le percezioni dei player internazionali con l’obiettivo di indagare il livello di attrattività di ciascun Paese e individuare i principali driver d’investimento futuri. Tuttavia, nonostante queste ottime performance, con una quota di mercato del 3,5% – in aumento rispetto al 2% del 2020 –  il nostro paese si posiziona ancora a distanza dai principali attrattori di Ide in Europa, ovvero Francia (21%), Regno Unito (17%) e Germania (14%). 

I comparti che “attirano” di più

Ad attrarre la maggior parte degli investimenti esteri in Italia nel 2021 sono stati il settore software e servizi IT (con il 15% degli Ide totali dell’anno), i trasporti e la logistica (14%) e i servizi B2B (12%). In crescita rispetto al 2020 soprattutto gli investimenti nel comparto agroalimentare e beni di consumo (+214% di numero di Ide) e macchinari e attrezzature (+233%). In calo l’attrattività del settore elettronica (-25% del numero di Ide rispetto al 2020) e telecomunicazioni (-57% del numero di Ide rispetto al 2020). Si conferma anche nel 2021 il trend dell’anno precedente che vede gli investimenti in Italia arrivare principalmente dagli Stati Uniti (28% del totale annuo), seguiti dalla Germania (17%), la cui relazione con il nostro Paese si rafforza superando la Francia (12%) e il Regno Unito (7%), anch’essi storici partner commerciali dell’Italia. Si registra invece una flessione del 50% rispetto al 2020 degli investimenti provenienti dalla Cina. Per quanto riguarda la distribuzione delle risorse sul territorio nazionale, si conferma una sostanziale disomogeneità, con una quota prevalente nel Nord-Ovest del Paese (54%) e nel Nord-Est (21%), che nel 2021 supera il Centro Italia, passato dal 24% dei progetti nel 2020 al 15% nell’ultimo anno. Positiva la crescita degli investimenti destinati al Meridione (dal 4% al 10%), nonostante rimanga ancora un consistente divario rispetto al resto del Paese.

Le criticità italiane

Seppur registrando una crescita significativa degli investimenti internazionali, l’Italia continua a presentare criticità rilevanti che ne limitano l’attrattività. Il principale ostacolo, rilevato dal 69% degli intervistati, è l’incertezza regolatoria (+11% rispetto al 2020), seguita per il 65% del campione da un eccessivo rischio di contenzioso per le imprese (+23% rispetto al 2020) e da un eccessivo carico burocratico per il business, avvertito dal 56% degli stessi (in linea con quanto registrato nel 2020). Tra i desiderata segnalati dai manager che investono in Italia emerge la priorità del taglio del cuneo fiscale (70%); a seguire la riduzione del costo del lavoro (32%), incentivi all’innovazione (22%), aiuti ai settori in difficoltà (21%) e sostegno alle PMI (20%).

Estate 2022: più del 75% degli italiani sceglie il Bel Paese

Tra mare, montagna, città d’arte, borghi storici, park per appassionati di sport e ottimo cibo, il nostro Paese è in grado di rispondere alle esigenze di ogni tipo di turista. Lo confermano le preferenze degli italiani per l’estate 2022. Quest’anno infatti il 75,7% di chi ha già prenotato le vacanze non si allontanerà dall’Italia, così come il 66,8% di chi non ha ancora prenotato, che sembra avere intenzione di rimanere all’interno dei confini nazionali. Cresce però la percentuale di italiani che chiederà un prestito per le vacanze: dal 5,5% che lo ha fatto negli ultimi 3 anni al 16% che lo farà quest’anno.
È quanto emerge dall’ultima survey svolta da Younited, fintech del credito istantaneo in Europa, su un campione di oltre 4.300 partecipanti.

Più vacanze italiane, molto meno all’estero

Dopo l’Italia le più sognate sono le mete europee, scelte dal 17,3% di chi ha già prenotato e dal 20,9% di chi non l’ha ancora fatto, mentre le nazioni extra-europee sono state scelte dal 7% di chi ha già prenotato e dal 12,3% di chi non ha ancora effettuato una prenotazione. La vacanza tanto sognata per un anno rappresenta però una spesa importante per il bilancio di molti italiani, e per questo richiede un’attenta pianificazione del budget. Più di un quarto degli intervistati (34,3%) prevede una spesa di oltre 1.000 euro, in crescita rispetto al 27,2% dell’anno scorso, e un ulteriore 23,7% fra i 750 e i 1.000, in leggero calo rispetto al 25,8% del 2021.

Il 16,4% afferma di prevedere una spesa inferiore

Sono solo il 10% coloro che affermano che spenderanno meno di 250 euro e 15,3% quelli che ne spenderanno fra 250 e 500, mentre il 16,7% dichiara di prevedere una spesa fra 500 e 700 euro. Rispetto al 2021, le percentuali di chi dichiara che spenderà all’incirca quanto l’anno scorso e di chi invece spenderà di più, sono più o meno equivalenti: 43,6% nel primo caso e 40,1% nel secondo. Solo il 16,4% afferma di prevedere una spesa inferiore.

Cresce la percentuale di chi chiederà un prestito

I pochi risparmi sono la motivazione della scelta di richiedere un prestito per più della metà (63,4%) di coloro che ricorreranno a questa soluzione nel 2022, mentre il 17,6% sostiene di voler fare una vacanza più lunga, e l’8,9% di aver scelto mete più costose. Per il 5,3% la scelta è dettata da un ampliamento del nucleo familiare e per il 4,9% da una diminuzione del salario. La possibilità di dilazionare il pagamento, che permette di non rinunciare a un momento di spensieratezza distribuendo l’impatto economico su diversi mesi, è il vantaggio più apprezzato dagli intervistati (47,5%), seguito dall’opportunità di soddisfare le esigenze della famiglia (37,5%).

Le preoccupazioni di Millennial e GenZ: clima, carovita e lavoro 

Secondo la Millennial e GenZ Survey 2022 di Deloitte, cambiamento climatico, costo della vita e lavoro sono le tre principali preoccupazioni dei Millennial e della GenZ italiani.
“Il dato, in continuità rispetto all’edizione precedente, fa emergere una sensibilità che istituzioni e imprese italiane devono recepire e trasformare in proposte di sostenibilità concrete e credibili. Un altro dato molto interessante – afferma il ceo di Deloitte Italia, Fabio Pompei -, è la preoccupazione crescente dei giovani sul carovita: una tendenza inevitabilmente legata alla ondata inflazionistica che stiamo vivendo a causa della pandemia e della guerra in corso in Ucraina. I giovani sono i primi a risentire dell’aumento dei prezzi e, non a caso, anche quest’anno la paura di rimanere disoccupati è tra le tre prime preoccupazioni”.

Cambiamento climatico: la sfida numero uno

Insomma, i giovani del nostro Paese si confermano particolarmente sensibili al tema del cambiamento climatico. Per il 42% dei GenZ e il 37% dei Millennial il cambiamento climatico è la sfida numero uno da affrontare, e l’80% dei GenZ e il 76% dei Millennial pensano che siamo vicini al ‘punto di non ritorno’ nella risposta al cambiamento climatico. Non solo: il 72% della GenZ e il 77% dei Millennial afferma di aver sperimentato di persona almeno un evento meteorologico grave negli ultimi 12 mesi. Ma per ridurre il proprio impatto ambientale il 95% dei Millennial e il 96% della GenZ affermano di ‘fare uno sforzo per proteggere l’ambiente’.

Sempre più preoccupati dal costo della vita

Le ragazze e i ragazzi sono sempre più preoccupati dal costo della vita: solo il 25% della GenZ e il 21% dei Millennial afferma di poter pagare senza problemi le proprie spese, e quasi la metà vive con i soldi contati di mese in mese. Queste dinamiche incidono sulla capacità di risparmio dei giovani, sempre meno ottimisti sulla probabilità di arrivare alla pensione con tranquillità. A livello globale, solo il 41% della GenZ e dei Millennial è convinto che riuscirà ad andare in pensione e a essere tranquillo finanziariamente. In Italia i numeri sono anche più critici: solo il 28% della GenZ e il 30% dei Millennial è ottimista sulle proprie prospettive previdenziali.

Lavoro: work life balance e opportunità di crescita i fattori premianti

Dopo due anni di sperimentazione di lavoro da remoto, GenZ e Millennial hanno le idee chiare su cosa si aspettano dal mondo del lavoro. I fattori che contano di più per Millennial e GenZ sono il work life balance e le opportunità di apprendimento e crescita. Il work life balance è il primo fattore di scelta soprattutto per i Millennial (36%) che cercano un nuovo impiego. Significativi anche i numeri sul lavoro da remoto, riporta Adnkronos. Quasi la metà della GenZ e dei Millennial italiani lavora quasi sempre in ufficio, ma la maggior parte (67% GenZ e 63% Millennial) preferirebbe un modello di lavoro ibrido, in cui si garantisca maggiore flessibilità.

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