Il comparto biotecnologico italiano è destinato a vivere una fase di forte espansione occupazionale nei prossimi dieci anni. Secondo un’indagine condotta da EY in collaborazione con Assobiotec – Federchimica, il 61% dei profili professionali legati al biotech vedrà un incremento della domanda, mentre solo una minima parte (22%) registrerà un calo.
Un dato che conferma la centralità del biotech nella trasformazione economica e sociale del Paese.
Biotech: un bacino di nuove opportunità lavorative
Lo studio, basato su una sofisticata analisi predittiva alimentata da intelligenza artificiale, ha mappato 122 ruoli professionali, evidenziando le tendenze occupazionali del settore.
Le figure più richieste saranno quelle con una preparazione tecnico-scientifica elevata, capaci di lavorare con dati, sviluppare soluzioni digitali e gestire processi innovativi: bioinformatici, ingegneri del software, specialisti in AI e sicurezza informatica.
Competenze richieste e nuove sfide formative
La continua innovazione tecnologica sta trasformando profondamente le competenze richieste. Non bastano più le conoscenze tradizionali: oggi sono fondamentali anche le soft skills (comunicazione, leadership, pensiero critico), le competenze digitali avanzate e le green skills.
Il rischio, però, è che, questa evoluzione accentui il divario tra i percorsi formativi e le reali necessità del mercato del lavoro.
Il mismatch tra domanda e offerta
Una delle principali criticità emerse dallo studio è l’aumento del cosiddetto mismatch formativo. Entro il 2035, si prevede un disallineamento crescente tra ciò che viene insegnato nei corsi universitari e ITS e le competenze ricercate dalle aziende.
Oltre il 60% delle professioni in crescita sarà interessato da difficoltà di reperimento dei profili adeguati, a causa della rapida obsolescenza delle skill attuali.
Collaborare per costruire il futuro del lavoro
Per rispondere a queste sfide, è cruciale rafforzare il dialogo tra imprese, università e istituti tecnici superiori, con l’obiettivo di aggiornare i percorsi di studio e renderli aderenti ai cambiamenti del settore.
Come sottolineato da Federico Viganò (Assobiotec), la collaborazione tra pubblico e privato sarà determinante per formare professionisti pronti ad affrontare le trasformazioni in atto.
Tecnologia e automazione: rischi e nuove figure professionali
Se da un lato l’automazione ridurrà la domanda di lavoratori poco qualificati, dall’altro alimenterà la richiesta di talenti digitali, in grado di guidare la transizione tecnologica in ambiti come la ricerca farmaceutica, l’agricoltura sostenibile e l’industria ambientale.
Un cambiamento che ridisegna i confini dell’occupazione nel biotech, con un impatto positivo sulla qualità del lavoro e sulle prospettive di carriera.