Tra il 2019 e il 2024 l’occupazione in Italia ha registrato una crescita significativa, trainata dall’espansione dei servizi tecnologici e professionali, in particolare, nei settori legati all’Intelligenza artificiale e all’ICT.
Le imprese che impiegano sistemi di Intelligenza artificiale, infatti, non solo offrono condizioni salariali più favorevoli, ma tendono anche ad assumere un numero maggiore di lavoratori in ruoli che beneficiano della complementarietà con queste tecnologie.
In pratica, si sfata il mito della sostituzione tecnologica: è quanto emerge da uno studio pubblicato dalla Banca d’Italia nel settembre 2025, dedicato al tema “L’occupazione in Italia dopo la pandemia”.
I fattori che sostengono l’occupazione
Negli ultimi anni l’adozione di tecnologie avanzate, tra cui l’AI, non ha quindi comportato una riduzione dell’occupazione. Al contrario, ha favorito la creazione di nuovi posti di lavoro e l’aumento delle retribuzioni nei comparti più innovativi.
“Le tecnologie di AI svolgono compiti che potrebbero, in linea di principio, sostituire le attività dei lavoratori coinvolti in attività di tipo cognitivo. Tuttavia, nell’ultimo decennio le imprese che le utilizzano hanno mostrato una maggiore espansione della forza lavoro”, si legge nel report di Bankitalia.
Tra i fattori che hanno sostenuto l’occupazione rientrano l’aumento dell’offerta di lavoro, la ripresa delle assunzioni, una maggiore partecipazione dei lavoratori anziani e la crescita dei servizi avanzati.
I trend occupazionali nel post-pandemia
In particolare, il comparto dei servizi informatici e del software ha contribuito per il 45% all’incremento occupazionale dei settori tecnologici, segnando la performance più positiva nel panorama post-pandemico.
Lo studio sottolinea inoltre un dato controintuitivo: non sono le imprese con i salari mediamente più alti a trainare la crescita occupazionale, bensì quelle che hanno investito in capitale e innovazione tecnologica, come appunto i servizi professionali e ICT.
Lo smartworking come leva di reclutamento
Un altro aspetto rilevante emerso dallo studio riguarda il ruolo del lavoro da remoto, che si conferma una leva strategica per superare le difficoltà di reperimento del personale, soprattutto nei settori ad alta intensità di conoscenza e tecnologia.
La possibilità di assumere personale al di fuori del contesto territoriale di riferimento consente infatti alle imprese di ampliare il bacino di candidati qualificati.
Nel complesso, il quadro delineato da Bankitalia suggerisce che l’innovazione tecnologica, lungi dal rappresentare una minaccia per il lavoro, può costituire un volano per lo sviluppo occupazionale e il miglioramento delle condizioni retributive, a patto di accompagnare i cambiamenti con adeguate politiche di formazione e adattamento delle competenze.