Info, statistiche e referenze

Autore: Rosanna Lamberti (Pagina 4 di 23)

Micro-momenti e magie invisibili: come il web modella attenzione e decisioni

Viviamo in un ecosistema digitale fatto di scatti rapidi: notifiche che interrompono, ricerche lampo, scroll fulminei. Questi “micro-momenti” — frammenti di attenzione che durano secondi o decimi di secondo — sono diventati la valuta più preziosa del web moderno. Per aziende, editori e professionisti del marketing capire come catturare e guidare quei pochi istanti significa trasformare un’occasione fugace in una relazione duratura o in una conversione.

Negli ultimi anni la competizione per l’attenzione si è intensificata: l’uso diffuso dello smartphone, interfacce progettate per intrattenere e algoritmi che personalizzano i flussi hanno accorciato la finestra operativa degli utenti. Google ha mostrato come anche pochi secondi di ritardo nel caricamento mobile aumentino sensibilmente l’abbandono; allo stesso tempo, i modelli di raccomandazione di piattaforme come TikTok e Instagram amplificano la tendenza a consumare contenuti in micro-sessioni. In pratica, non è più sufficiente avere un buon prodotto o contenuto: bisogna essere presenti nel punto esatto in cui l’utente esprime un bisogno e farlo nel modo più rapido e pertinente possibile.

Analisi: tecniche, dati ed esempi concreti

I micro-momenti si declinano in categorie chiare: “voglio sapere”, “voglio andare”, “voglio fare” e “voglio comprare”. I brand che segmentano i propri touchpoint in funzione di queste intenzioni ottengono risultati misurabili. Ad esempio, un retailer che ottimizza le pagine prodotto per caricamento istantaneo e snippet informativi (prezzo, spedizione, disponibilità) riduce la frizione nella fase “voglio comprare” e incrementa le micro-conversioni.

Altri strumenti che sfruttano i micro-momenti includono microcopy persuasiva (testi brevi e contestuali), skeleton screens per dare feedback istantaneo durante il caricamento, notifiche mirate e sistemi di raccomandazione che propongono l’articolo giusto nel momento giusto. Piattaforme emergenti usano modelli di machine learning on-device per personalizzare l’esperienza senza inviare dati sensibili al cloud, riducendo latenza e problemi di privacy.

Un caso pratico: una catena di caffetterie che ha integrato una funzione “ordina ora” nella homepage mobile ha visto aumentare gli ordini in-app semplicemente riducendo il numero di tap necessari per completare l’acquisto. Un altro esempio è una testata che, analizzando i micro-momenti dei lettori, ha ottimizzato i titoli e i sommari per chi arriva da social: il risultato è stato un aumento della lettura completa degli articoli e del tempo medio per visita.

Dal lato tecnico, il rapporto fra velocità e comportamento utente è ormai consolidato: migliorare il tempo di risposta e offrire segnali contestuali in tempo reale aumenta la probabilità che l’utente compia un’azione desiderata. Allo stesso tempo, l’evoluzione normativa e le modifiche ai browser (deprecazione dei cookie di terze parti, nuove API per la privacy) forzano le aziende a ripensare le loro strategie di personalizzazione, puntando su dati first-party e soluzioni privacy-first.

Implicazioni future: cosa aspettarsi e come prepararsi

Nei prossimi anni i micro-momenti diventeranno ancora più granulari grazie all’AI che predice intenzioni in tempo reale e alle interfacce conversazionali che riducono ulteriormente la distanza tra bisogno e risposta. Ciò apre opportunità rilevanti ma impone scelte etiche: personalizzazione estrema senza trasparenza rischia di generare sfiducia. Regolatori e consumatori chiedono maggiore controllo sui dati; le imprese che sapranno coniugare velocità, rilevanza e trasparenza avranno un vantaggio competitivo duraturo.

Per le PMI e i professionisti del digitale la checklist pratica è semplice: ottimizzare la velocità mobile; mappare i micro-momenti dei propri utenti; misurare micro-conversioni (click chiave, completamento di moduli, inizio di un acquisto) oltre alle metriche classiche; sperimentare microcopy e layout contestuali; e adottare soluzioni di personalizzazione che rispettino la privacy. Investire in test A/B continui e in modelli di attribuzione che riconoscano il valore delle micro-interazioni trasformerà le performance.

In sintesi, i micro-momenti non sono un fenomeno passeggero, ma il nucleo operativo del web contemporaneo. Capirli e ottimizzarli significa essere presenti quando conta davvero, convertendo attenzione in valore con rispetto e precisione.

Modelli multimodali open-source: l’opportunità pratica per le PMI italiane

Negli ultimi mesi i modelli multimodali — sistemi di intelligenza artificiale capaci di comprendere e generare testo, immagini, audio e talvolta video — sono passati dall’essere curiosità tecnologiche a strumenti concreti per l’impresa. Per le piccole e medie imprese (PMI), spesso frenate dal costo e dalla complessità delle soluzioni proprietarie, l’emergere di alternative open-source rappresenta un punto di svolta: accessibilità, personalizzazione e controllo dei dati diventano elementi strategici per la competitività.

Contestualizzare: cosa sono e perché ora. I modelli multimodali combinano reti neurali specializzate per diversi tipi di input e li integrano per offrire risposte contestuali più ricche. Grazie alla disponibilità di grandi modelli open-source e a strumenti di inferenza più efficienti, le barriere tecniche si sono abbassate. Non si tratta più soltanto di generare immagini o riassunti, ma di costruire flussi di lavoro che trasformino dati non strutturati in insight subito utilizzabili: catalogazione automatica di foto prodotto, analisi di interazioni vocali con clienti, estrazione di informazioni da documenti scansionati.

Analisi: dati, costi e casi pratici. Secondo stime diffuse nel settore, l’adozione di modelli AI da parte delle PMI registra una crescita sostenuta: molte imprese segnalano riduzioni operative tra il 10% e il 30% nei tempi di gestione delle pratiche che integrano automazione multimodale. Il vantaggio economico deriva da due leve principali: il costo inferiore di licensing quando si utilizza software open-source e la possibilità di eseguire inferenza su hardware locale o su cloud economico grazie a ottimizzazioni per edge/CPU.

Un esempio pratico: una catena di negozi di arredamento di medie dimensioni ha implementato un sistema multimodale per la gestione dei resi. Il processo combina l’analisi fotografica del prodotto (stato, difetti visibili), il riconoscimento di testo dalle etichette di trasporto e un modulo conversazionale per guidare il cliente. Il risultato è stato una diminuzione significativa dei tempi di validazione resi e una riduzione dell’errore umano nelle decisioni di rimborso. Altro caso: studi legali e agenzie assicurative stanno sperimentando pipeline che estraggono clausole da immagini di documenti, abbinandole a sintetici verbali audio per accelerare le pratiche.

Come le PMI possono approcciare l’adozione. Primo: partire da un caso d’uso concreto e misurabile (supporto clienti, controllo qualità visuale, automazione fatturazione). Secondo: valutare modelli open-source già maturi e comunità attive che offrono sicurezza e aggiornamenti. Terzo: optare per architetture ibride: inferenza locale per dati sensibili e cloud per carichi episodici. Quarto: costruire competenze interne minime ma efficaci — un data engineer e un product owner possono già fare la differenza integrando modelli con i sistemi esistenti.

Rischi e considerazioni etiche. L’adozione non è priva di criticità: la governance dei dati resta centrale. Lavorare con dati clienti richiede misure di protezione, anonimizzazione e audit dei modelli per evitare bias. Altri aspetti da valutare sono la sicurezza del modello (protezione contro prompt injection) e la qualità dei risultati multimodali: immagini generate o interpretazioni errate possono avere impatti reputazionali o operativi.

Implicazioni future: economia, competenze e mercato. A breve-medio termine, la diffusione di modelli multimodali open-source abbasserà ulteriormente il costo di ingresso per servizi intelligenti, creando un terreno fertile per soluzioni verticali rivolte a settori come retail, manifattura, turismo e sanità. Le PMI che investiranno ora in competenze digitali e in infrastrutture leggere per l’AI potranno non solo migliorare efficienza e servizio, ma anche sviluppare prodotti differenzianti. Sul piano del mercato del lavoro, crescerà la domanda di figure ibride: professionisti capaci di interpretare output multimodali e tradurli in processi aziendali.

In conclusione, i modelli multimodali open-source offrono alle PMI italiane un’opportunità concreta per digitalizzare funzioni chiave con costi sostenibili e maggiore controllo sui dati. La sfida non è soltanto tecnologica, ma organizzativa: scegliere casi d’uso ad alto impatto, proteggere i dati e costruire competenze interne. Chi riuscirà a farlo in modo rapido e responsabile potrà trasformare questi strumenti in vantaggio competitivo, non solo in efficienza operativa ma anche in capacità di innovare l’offerta verso clienti più esigenti.

Da garage a scala urbana: il caso di una start-up che ha rinnovato l’ultimo miglio

Nel cuore delle città europee, dove traffico, limitazioni di accesso e aspettative dei consumatori si scontrano, una nuova generazione di start-up sta riscrivendo le regole della logistica dell’ultimo miglio. Questo articolo analizza il percorso di una realtà emergente — qui identificata come “ParcelUp” (startup fittizia basata su modelli reali del settore) — e il modo in cui innovazione tecnologica, micro-fulfilment e modelli operativi flessibili possono trasformare costi, tempi di consegna e sostenibilità urbana.

Negli ultimi cinque anni il mercato dell’e-commerce ha accelerato in modo esponenziale, creando pressione sulle reti di distribuzione urbane. Molte start-up hanno colto l’opportunità proponendo soluzioni che combinano magazzini di prossimità, automazione leggera e software di ottimizzazione delle rotte. ParcelUp è nata come progetto universitario nel 2019 e, dopo un primo anno di sperimentazione, ha brevettato un sistema di micro-fulfilment modulare pensato per quartieri ad alta densità. L’idea chiave: avvicinare i prodotti al cliente mantenendo un controllo granulare dei costi operativi.

Analisi — dati e risultati concreti

ParcelUp ha implementato un modello blended: micro-magazzini su superfici commerciali sottoutilizzate e una flotta di veicoli elettrici a bassa capacità per le consegne finali. Nei primi 24 mesi di operatività l’azienda ha registrato tassi di crescita annuali del 140% in volume di consegne, con una media di 12.000 consegne al mese al termine del secondo anno. Dopo un round di Series A di 18 milioni di euro, ParcelUp ha scalato la rete a 20 micro-fulfilment center entro l’area metropolitana, servendo 120 retailer locali e nazionali.

I numeri chiave che emergono dal caso sono illuminanti: il costo medio per consegna è calato del 32% rispetto ai tradizionali corrieri urbani, mentre il tempo medio di consegna è diminuito del 40% grazie alla prossimità del magazzino al cliente finale. L’adozione di algoritmi di ottimizzazione delle rotte e la gestione dinamica degli slot di ritiro hanno permesso di aumentare l’efficienza delle consegne: ogni veicolo elettrico effettua in media 6-8 fermate per ora, con un tasso di riempimento del 78%.

Oltre ai dati operativi, il caso mette in luce la centralità del unit economics: ParcelUp ha raggiunto il break-even operativo in determinate micro-aree con almeno 2.500 consegne mensili per magazzino. Questo threshold è utile per valutare dove la micro-logistica diventa sostenibile. La personalizzazione del servizio (con fasce orarie ultraflessibili e opzioni di ritiro in giornata) ha portato a un tasso di fidelizzazione del 35% tra i clienti consumer e del 60% tra i retailer partner.

Esempi pratici mostrano come l’integrazione con il tessuto urbano sia strategica: collaborazioni con supermercati di quartiere hanno permesso di usare spazi di backroom come nodi di stoccaggio temporaneo, riducendo i costi immobiliari e accelerando i tempi di rifornimento. In parallelo, la startup ha sperimentato micro-robot di consegna per tratte brevi pedonali, ottenendo riduzioni aggiuntive dei costi di consegna nei centri storici dove i veicoli tradizionali sono limitati.

Implicazioni future

Il caso ParcelUp suggerisce alcune implicazioni rilevanti per il panorama urbano e per gli investitori. Primo: la frammentazione della rete in micro-nodi è una strategia efficace nelle aree ad alta densità, ma richiede una gestione sofisticata dei flussi e un’analisi puntuale dei volumi. Secondo: la sostenibilità non è solo un valore etico ma anche economico — l’adozione di veicoli elettrici e rotte ottimizzate riduce costi operativi e impatto ambientale, migliorando l’accettabilità politica e sociale del servizio.

In termini di mercato, aspetti come regolamentazione di veicoli autonomi, infrastrutture di ricarica e normative sui micro-magazzini urbani modelleranno la velocità di diffusione di questo modello. Le start-up che sapranno combinare tecnologia software robusta, partnership locali e flessibilità immobiliare avranno un vantaggio competitivo. Infine, l’evoluzione verso soluzioni ibride — dove umano e robotica cooperano — appare la strada più praticabile nel breve-medio termine.

Conclusione

L’esperienza di ParcelUp mostra come innovazione e adattamento al contesto urbano possano generare vantaggi tangibili per consumatori, retailer e città. Per gli investitori e i manager di logistica, il messaggio è chiaro: micro-fulfilment e ottimizzazione dell’ultimo miglio non sono più sperimentazioni di nicchia, ma leve concrete per migliorare costi, velocità e sostenibilità. Il prossimo passo sarà industrializzare il modello mantenendo la flessibilità locale — una sfida che segnerà chi prospererà nella prossima fase del commercio urbano.

La casa è il sogno degli italiani, ma i conti non tornano

Il mercato immobiliare italiano è un settore particolare. Sembra sempre molto dinamico – ed è così – ma sotto sotto si scopre che una larghissima fetta di popolazione una casa… se la sogna.

Secondo l’ultima analisi diffusa da Nomisma, il comparto residenziale continua a muoversi con buona energia, ma sotto la superficie si allarga una distanza sempre più evidente tra il ritmo del mercato e quello dei bilanci familiari.

Poco più del 35% degli italiani ha redditi adeguati a coprire le spese essenziali

Il numero che racconta meglio la situazione è quasi disarmante nella sua semplicità: solo il 35,8% delle famiglie ritiene il proprio reddito adeguato a coprire le spese essenziali. Non stiamo parlando di lussi o investimenti, ma di bollette, alimentari, spese quotidiane.

Parallelamente cresce la quota di chi definisce le proprie entrate appena sufficienti o del tutto insufficienti. In questo clima, pensare all’acquisto di un’abitazione diventa più un esercizio di speranza che un progetto concreto.

Chi sente di più la pressione

Le difficoltà economiche non colpiscono tutti allo stesso modo. I nuclei numerosi, i single nella fascia centrale della vita e molti anziani soli sono tra quelli che avvertono con maggiore intensità l’aumento dei costi.

Più di un quarto delle famiglie dichiara di non riuscire a risparmiare nulla, mentre circa un terzo segnala un ulteriore calo della propria capacità di accumulo rispetto all’anno precedente. Segnali diversi, stessa direzione: margini sempre più stretti.

Il mercato resta dinamico 

Eppure, osservando i dati immobiliari, il settore sembra tutt’altro che fermo. Nel 2025 le compravendite hanno raggiunto circa 770 mila operazioni, un livello superiore a quello registrato prima della pandemia. Anche il credito ha dato segnali di ripresa, con un forte incremento dei nuovi mutui concessi.

Ma c’è un dettaglio che cambia prospettiva: la platea di famiglie che riesce davvero ad accedere a un finanziamento resta più ridotta rispetto al recente passato, segno che le banche continuano a selezionare con attenzione.

Affitto più per necessità che per scelta

Quando acquistare diventa complicato, la locazione diventa un ripiego obbligato. Oggi oltre la metà degli affittuari vive questa condizione per necessità più che per scelta.
Nell’ultimo anno è aumentata anche la quota di chi resta in affitto per periodi superiori ai sei mesi, soprattutto tra giovani e lavoratori autonomi.

Come cambia la domanda

A cambiare è anche la struttura sociale: più famiglie unipersonali, popolazione che invecchia, meno nuclei con figli. Tutto questo orienta la domanda verso case più piccole e formule abitative flessibili, come co-living o residenze dedicate a studenti e senior. L’offerta, però, fatica a stare al passo, frenata da nuovi cantieri limitati e procedure lente.

Come osserva Chiara Pelizzoni, il vero nodo è lo scarto crescente tra vitalità del mercato e possibilità reali delle famiglie. La casa continua a rappresentare sicurezza e stabilità, ma per molti italiani sta diventando un traguardo sempre più lontano, quasi come se il mercato corresse mentre loro restano fermi al semaforo.

WhatsApp Web: con le chiamate dirette dal browser sfida Zoom 

Una novità che segna un cambiamento significativo per gli utenti, poiché permette di gestire le comunicazioni audio e video sul desktop senza dover necessariamente scaricare un’applicazione dedicata.
Dopo una lunga fase di sviluppo durata circa un anno, WhatsApp ha iniziato a distribuire il supporto alle chiamate vocali e video direttamente tramite il proprio client web.

Al momento, la funzione è disponibile per una platea selezionata di utenti e si concentra sulle chat individuali, ma rappresenta il primo passo di una strategia volta a rendere il browser uno strumento di comunicazione autosufficiente e completo.
In pratica, WhatsApp si pone in diretta concorrenza con piattaforme di video conferencing, come Zoom o Teams.

I medesimi standard presenti sulla versione mobile

Sotto il profilo tecnico e della sicurezza, le chiamate effettuate via web mantengono gli standard elevati già presenti sulle versioni mobile.
Tutte le comunicazioni sono protette dalla crittografia end-to-end basata sul protocollo Signal, garantendo che né Meta né terze parti possano intercettare o ascoltare il contenuto delle conversazioni.

Oltre alla stabilità del segnale, l’interfaccia integra ora la possibilità di condividere il proprio schermo in tempo reale durante le videochiamate.
Tale strumento, particolarmente utile per la presentazione di documenti o la collaborazione professionale, richiede comunque una gestione prudente dei dati sensibili, poiché ogni informazione visibile sul monitor viene trasmessa all’interlocutore.

A trarre più vantaggio è l’ecosistema Linux

L’estensione di queste capacità al web client risulta particolarmente vantaggiosa per l’ecosistema Linux, storicamente privo di un’applicazione ufficiale, nonché per gli utenti Windows che preferiscono non installare software aggiuntivi sul sistema operativo.

Sebbene la fase iniziale riguardi esclusivamente le conversazioni tra singoli contatti, la tabella di marcia prevede l’introduzione a breve termine delle chiamate di gruppo, capaci di ospitare fino a 32 partecipanti contemporaneamente, insieme a funzionalità accessorie come i link di invito e la programmazione delle chiamate.
La distribuzione, partita attraverso il programma beta, raggiungerà gradualmente l’intera base utenti nelle prossime settimane, riporta Adnkronos.

In competizione con le app dedicate alle riunioni online

Questa novità porrebbe quindi la piattaforma di messaggistica di Meta in più diretta competizione con app dedicate alle riunioni online, come Zoom, Google Meet e Microsoft Teams. Tutte permettono, infatti, di collegarsi a una chiamata anche seguendo un semplice link da computer senza scaricare app specifiche.

A oggi, invece, per una ‘call’ WhatsApp su pc Windows e Mac bisogna usare i software ufficiali, riferisce Ansa.
“Questa mossa fa probabilmente parte di una strategia ampia per rendere gli strumenti di comunicazione di WhatsApp più versatili – si legge su WabetaInfo -. Ciò garantirà agli utenti di rimanere connessi indipendentemente dalla piattaforma o dal dispositivo che usano”.

Istat: come è cambiato il quadro linguistico del Paese in 40 anni?

Lo rileva l’Istat: dal 1988 al 2024, quasi quarant’anni, l’uso esclusivo o prevalente del dialetto in famiglia si è ridotto di oltre due terzi (dal 32% al 9,6%).
Il quadro linguistico dell’Italia nel corso dei decenni si è evoluto nella direzione di un uso crescente della lingua italiana a scapito dei dialetti e un progressivo ampliamento della diffusione delle lingue straniere.

Le tendenze osservate dall’Istat sull’insieme della popolazione residente confermano, inoltre, come negli ultimi 10 anni la crescita della popolazione straniera, che nei diversi contesti relazionali mostra abitudini differenti, non ha alterato i comportamenti linguistici osservati sul totale della popolazione residente.

Oggi l’italiano si parla anche in famiglia

Se in quasi trent’anni, tra il 1987/88 e il 2015, l’uso prevalente dell’italiano in famiglia e con gli amici si è mantenuto a livelli pressoché stabili, nell’ultimo decennio si osserva un aumento significativo. La quota di persone di 6 anni e più che utilizzano principalmente l’italiano è passata dal 45,9% nel 2015 al 53,6% nel 2024 nelle relazioni familiari e dal 49,6% al 58,7% in quelle amicali.

Nella comunicazione con gli estranei l’incremento già evidente nel 2015 prosegue fino al 2024, raggiungendo l’82,6% rispetto al 79,5% di nove anni prima.
Nel 2024 quasi la metà della popolazione di 6 anni e più (48,4%) parla solo o prevalentemente italiano in tutti i contesti relazionali, con forti differenze tra i contesti relazionali di prossimità e quelli sociali più ampi.
Il 53,6% parla prevalentemente italiano in famiglia, il 58,7% con gli amici e l’82,6% con gli estranei.

…mentre il dialetto sparisce dalla quotidianità

L’uso esclusivo o prevalente del dialetto, in linea con la tendenza osservata negli ultimi decenni, continua invece a ridursi.
Circa quattro persone su 10 (42%) utilizzano il dialetto in almeno un ambito relazionale, in forma esclusiva o alternata all’italiano. Il suo uso è più frequente nelle relazioni più strette, mentre solo il 13% lo utilizza nei rapporti con gli estranei.

Tra il 1988 e il 2024 la quota di persone di oltre 6 anni che lo utilizzano nel contesto amicale si è ridotta dal 26,6% all’8%, e nella comunicazione con gli estranei dal 13,9% al 2,6%. Molto contenuta la quota di chi parla solo o prevalentemente dialetto in tutti gli ambiti relazionali (2,3%).
Nell’ultimo decennio si evidenzia, inoltre, una flessione anche dell’uso misto di italiano e dialetto nei contesti più intimi, segnale di un progressivo consolidamento dell’italiano come lingua di riferimento quotidiano.

Si diffondono le lingue straniere, ma pochi le parlano “bene”

Parallelamente, aumenta l’utilizzo di un’altra lingua, che passa dal 2,2% del 2015 al 3,5% del 2024. Una persona su 10 (10,1%) parla un’altra lingua in almeno un contesto relazionale, quota che varia in base alla lingua madre posseduta (3,1% madrelingua italiani, 69,1% madrelingua stranieri).

L’inglese si conferma la lingua straniera più diffusa (58,6%), seguita dal francese (33,7%) e dallo spagnolo (16,9%).
I livelli di conoscenza delle lingue straniere restano comunque bassi: oltre la metà della popolazione (56,2%) dichiara un livello massimo sufficiente della lingua straniera che conosce meglio.

Shopping tourism: Firenze al top, Milano regina dello scontrino

Qual è l’impatto dei flussi turistici sull’andamento dei saldi? Lo rivela il focus Confcommercio – Format Research sullo sullo shopping tourism in Italia durante il periodo dei saldi. A spingere gli acquisti degli stranieri è soprattutto il Made in Italy: i grandi marchi dell’alta moda italiana restano la prima scelta per il 57,7% dei turisti, in crescita del 2,1% rispetto al 2025. In aumento anche l’interesse per i prodotti artigianali locali, scelti dal 23,8% degli acquirenti, segnale di una domanda sempre più orientata verso identità, autenticità e qualità del territorio.

Ed è Firenze a dominare lo shopping turistico, con il 42% dei visitatori attratti dai negozi della città. Ma quando si guarda allo scontrino medio, il primato passa a Milano, dove ogni turista spende in media 184 euro.

Roma è sempre la meta più attrattiva per i clienti internazionali

Sono dati che evidenziano un’alta propensione all’acquisto lungo le direttrici centrali e nei distretti moda della città, sostenuti da un mix di boutique, marchi internazionali e offerta locale.
Milano infatti è seconda per il turismo dello shopping (38%), Napoli terza (35,8%) e Roma quarta (33,8%).

Per quanto riguarda lo scontrino medio, a Milano seguono Firenze, con 168 euro, Roma, con 162, e Napoli, che chiude la classifica con una spesa più contenuta, pari a 110 euro.
Roma si conferma, invece, la meta più attrattiva per la clientela internazionale. Il 34% dei turisti nei negozi arriva infatti dall’estero, seguita da Milano (32%), Napoli (21%) e Firenze (19%).

Turismo e saldi, un binomio vincente

“Per quasi sei negozi su dieci le vendite sono in linea o migliori rispetto allo stesso periodo del 2025 – commenta Giulio Felloni, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio -. I risultati più performanti si concentrano nelle città e nelle aree a forte vocazione turistica, dove l’effetto shopping tourism si è fatto sentire in modo evidente. Turismo e saldi si confermano un binomio vincente, ulteriormente rafforzato dal turismo business legato alle grandi fiere e agli eventi internazionali della moda, come Pitti, Milano Unica e la fashion week milanese. Un turismo, quindi, che evolve da quello leisure d’inizio anno a quello ‘bleisure’, capace di coniugare lavoro e svago, che continua a sostenere i consumi nei negozi fisici”, riporta Ansa.

Un moltiplicatore dei consumi

Il baricentro resta comunque il turista domestico ed europeo di prossimità, con ricadute diffuse su vie commerciali e negozi fisici.
Lo shopping tourism agisce quindi da moltiplicatore dei consumi, con risultati più evidenti nelle aree ad alta densità turistica, dove la frequenza d’ingresso si traduce in volumi costanti per la rete retail.

Inoltre, il posizionamento dell’offerta, il peso dei brand di fascia alta e il calendario di fiere ed eventi internazionali sostengono il ticket medio, anche in periodo di saldi.
Il binomio tra griffe e manifattura autoctona, riferisce Assodigitale.it, alimenta poi una domanda ibrida, dove lusso internazionale e autenticità locale convivono sostenendo i saldi e stabilizzando i flussi in città a forte vocazione turistica.

Bike Economy: si comprano meno bici, ma si pedala di più

La bici è un mezzo di trasporto e un’attività ricreativa che rappresenta la risposta concreta alla domanda di esperienze slow, benessere e attività all’aria aperta, e alle sfide del turismo moderno, sostenibile, inclusivo e rigenerativo.

Nel 2024 il numero di cicloturisti è cresciuto del 54% rispetto al 2023, confermando il cicloturismo come uno dei settori più dinamici del turismo. Inoltre, sono state registrate 89 milioni di presenze cicloturistiche, con un impatto economico stimato di 9,8 miliardi di euro (dati Insart – Unioncamere).
Ma non solo. Il 59° Rapporto Censis mette in evidenza un cambio culturale da parte degli italiani, che oggi tendono a una maggiore ricerca di momenti di benessere e ‘pause rigenerative’.

Aumenta l’interessa per le due ruote

A fronte di un mercato delle biciclette poco dinamico in gran parte dei Paesi europei, l’interesse verso la bici è aumentato, a testimonianza sia del cambiamento strutturale della domanda sia del “salto” culturale: si compra meno, ma si usa di più.

L’ultimo rapporto ISFORT sulla mobilità ha certificato un aumento dell’uso della bicicletta del 27% in un solo anno, un dato superato solo da quello del cicloturismo. E dai dati dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio, emerge che nel 2024 la vacanza attiva ha motivato oltre 1 turista su 4 tra quanti hanno trascorso una vacanza in Italia. 
Tanto che tra le attività outdoor preferite, dopo quelle di montagna e il trekking, oggi si posiziona il cicloturismo.

Valore economico e capacità di generare turismo

Il cicloturismo rappresenta oltre il 10% del totale delle presenze turistiche nel Paese. Nel 2023, si contavano oltre 56 milioni di cicloturisti, con un valore economico superiore a 5,5 miliardi di euro, in crescita costante.
Il cicloturista poi spende mediamente più della media turistica italiana per beni e servizi, rafforzando l’economia locale e le filiere del turismo sostenibile.

In sintesi, il valore economico non risiede più tanto nella produzione della bicicletta, quanto nel suo uso e nella capacità di generare turismo, servizi e indotto locale attraverso nuovi business in continua evoluzione.
Ma il cicloturismo continua a crescere anche perché intercetta opportunità generate da crisi o trasformazioni di altri settori.

Nuovi modelli di business

Nell’estate 2025, ad esempio, la Ciclabile dei Fiori lungo la costa ligure, tra Sanremo e Imperia, ha registrato un aumento dei passaggi e delle presenze con effetti positivi su bar, hotel e servizi locali. Così come le strutture termali e l’Anello dei Colli Euganei (Padova), dove la bicicletta diventa parte dell’offerta di salute, tempo libero e prevenzione.

Nonostante non sia possibile stabilire un nesso diretto di causa-effetto, questo scenario suggerisce come l’introduzione di offerte legate alla bicicletta possa rappresentare un’opportunità anche per settori come quello balneare o termale.
Questi esempi mostrano come la bici non sia soltanto un mezzo di trasporto o un’attività ricreativa, ma possa diventare un elemento strategico in diversi modelli di business, capaci di generare nuovi flussi turistici e valorizzare i territori.

Shopping natalizio 2025: servizi streaming e crediti di gioco al top delle wishlist

Durante la corsa stagionale agli acquisti natalizi Kaspersky ha condotto un sondaggio per scoprire la popolarità dei regali digitali tra gli italiani.
Con la vita quotidiana sempre più digitale, anche il modo di fare i regali sta cambiando. I doni virtuali infatti, non sono più una novità, ma una scelta sempre più diffusa.

In Italia però il 41% degli intervistati preferisce i regali fisici, ma circa un quinto ha già acquistato regali digitali in passato, e il 32% pianifica di farlo anche quest’anno.
In particolare, durante le festività natalizie le prime posizioni nelle wishlist sono occupate dagli abbonamenti ai servizi streaming e dai crediti di gioco.

Oltre a Netflix sotto l’albero corsi online ed e-book

In Italia il 55% degli intervistati che considerato l’acquisto di regali digitali ha indicato i servizi e le piattaforme di streaming, come Netflix e Spotify, confermando l’intrattenimento come il regalo digitale per eccellenza.
Al secondo posto si collocano i crediti e gli abbonamenti per i giochi, che raccolgono il 38% delle preferenze degli italiani, seguiti da abbonamenti a e-book (32%) e iscrizioni a corsi online (22%).

Accanto agli abbonamenti per l’intrattenimento, sta registrando una crescente popolarità anche il benessere fisico, come abbonamenti alle palestre (29%), mentre i servizi dedicati al benessere mentale risultano meno diffusi, con solo l’11% degli intervistati che dichiara interesse per questa tipologia di offerta.

E perché no, anche un software di sicurezza

I saluti personalizzati in formato video o audio, provenienti da Babbo Natale o da personaggi famosi, e le cartoline digitali stanno diventando sempre più popolari. Questi regali innovativi offrono l’opportunità di creare messaggi unici e personali, distinguendosi dai doni più generici.

Tuttavia, gli esperti di Kaspersky ricordano che alcuni di questi servizi richiedono un’eccessiva quantità di dati personali, mettendo in discussione la loro affidabilità.
Tanto che il 24% dei consumatori in Italia vorrebbero regalare o ricevere un software di sicurezza.
In ogni caso, per rendere più sicuri gli acquisti, è sempre fondamentale utilizzare soluzioni di sicurezza dotate di un componente anti-phishing basato sull’AI, in grado di bloccare link dannosi e proteggere i pagamenti.

I cybercriminali sfruttano l’entusiasmo del momento

Nonostante la crescente diffusione dei regali digitali e i numerosi vantaggi dei doni virtuali, esistono infatti anche i rischi per la sicurezza, come la presenza di negozi online falsi o link di phishing.
Sebbene gli abbonamenti siano diventati l’opzione regalo digitale più popolare, il periodo degli acquisti natalizi comporta rischi significativi.

Con l’aumento delle persone che acquistano all’ultimo minuto servizi di streaming, crediti di gioco e corsi online, i criminali informatici ne approfittano con sofisticati schemi di phishing.
Sfruttando l’urgenza e l’entusiasmo tipici degli acquisti natalizi, grazie all’AI, i truffatori possono creare siti web falsi molto convincenti, e-mail fraudolente e pop-up ingannevoli che imitano servizi di abbonamento legittimi.

Amazon: dai bitcoin all’uovo sodo tutte le domande degli italiani ad Alexa nel 2025

“Quanto dista la Luna dalla Terra?”, “Per quanto tempo cuocere un uovo sodo?”, “Qual è il valore di Bitcoin?”. O ancora, “Quanto è alto Carlo Conti?”: sono alcune domande che gli utenti italiani hanno posto ad Alexa, l’assistente vocale di Amazon, nel corso del 2025.

Alexa infatti è sempre pronta ad aiutare, e anche quest’anno è stata a fianco dei milioni di utenti italiani che ogni giorno le rivolgono le domande più disparate, dallo spazio ai fornelli, dal gossip allo sport fino alla musica.
Amazon svela quelle più frequenti nel 2025, fotografando un’ampia varietà di argomenti di tendenza che in Italia hanno caratterizzato l’anno. Richieste che hanno alternato grandi domande a bisogni quotidiani. 

Curiosità spaziali e natalizie

Da un lato, lo sguardo si è alzato verso il cielo e la curiosità si è posata sulle misure che raccontano il mondo: “Quanto dista la Luna dalla Terra?”, “Quanto è alta la Torre Eiffel?” e “Quante persone popolano la Terra?”. Dall’altro, l’attenzione si è spostata sulla vita di tutti i giorni, con domande come “Per quanto tempo cuocere un uovo sodo?”

Sul fronte dell’attualità economica, gli italiani hanno chiesto “Qual è il valore di Bitcoin?”, e a completare il quadro, l’immaginario magico tipico della stagione invernale: “Dove vive Babbo Natale?”.

Big di casa nostra e protagonisti della cronaca tech

In cima alla classifica delle domande più ricorrenti sui personaggi famosi, sull’onda della conduzione dell’ultima edizione del Festival della canzone italiana spicca “Quanto è alto Carlo Conti?”, o “Con chi è sposato Jeff Bezos?” per il matrimonio celebrato proprio quest’anno in Italia, o ancora, “Qual è il patrimonio netto di Elon Musk?”, protagonista abituale delle cronache tra tecnologia e finanza.

Le celebrità sono sempre al centro dell’attenzione, cantanti come Marcella Bella, dopo il grande ritorno sul palco di Sanremo, attrici e attori come Eleonora Giorgi e Roberto Benigni, e volti noti della TV come Michelle Hunziker rientrano tra i protagonisti delle domande più richiesti.

Brani musicali, podcast, sport e calciatori

Sul fronte musicale, Olly debutta direttamente al primo posto come artista più ascoltato tramite Alexa e Amazon Music, mentre Cuoricini, dell’ormai ex duo Coma Cose, è il brano più richiesto dell’anno, non a caso uno dei tormentoni più amati del 2025.
Chiude il quadro il mondo dei podcast. A guidare è La Zanzara, appuntamento quotidiano che intercetta dibattiti e attualità.

Passando dalla musica allo sport, le domande sul calcio sono le più gettonate, seguite da quelle che riguardano la Formula 1 e il tennis.
L’attenzione degli utenti si è inoltre concentrata su alcuni dei grandi protagonisti della scena calcistica, alla ricerca di curiosità e informazioni, con Cristiano Ronaldo e Lionel Messi in testa.

« Articoli meno recenti Articoli più recenti »