Info, statistiche e referenze

Autore: Rosanna Lamberti (Pagina 5 di 23)

Italiani, mai senza albero di Natale: così si accende la magia  

Per molti di noi, il Natale comincia davvero solo quando in salotto compare l’albero. Non importa quanto sia grande o ricco di decorazioni: è quel gesto lì, quel momento in cui si apre la scatola degli addobbi, che segna l’inizio dell’atmosfera natalizia.

Lo conferma anche un’indagine di AstraRicerche realizzata per il Magico Paese di Natale, la grande festa diffusa tra Langhe, Roero e Monferrato: il 92% delle famiglie italiane ha un albero in casa, e quattro italiani su cinque lo considerano un simbolo irrinunciabile.

Il giorno perfetto? Per molti l’8 dicembre, ma c’è chi non resiste

La maggior parte degli italiani aspetta l’Immacolata per mettersi all’opera. È il 74% a seguire la tradizione “ufficiale”. Poi ci sono i ritardatari, quel 6% che si organizza solo a ridosso della Vigilia.

E infine c’è un gruppo che vive il Natale con largo anticipo e senza sensi di colpa: il 14% che inizia già a novembre, qualcuno addirittura a fine ottobre, forse per scaldarsi l’inverno un po’ prima.

Una tradizione che batte anche il pranzo di Natale

Quello dell’albero è un rito che ci portiamo dietro dall’infanzia: per l’85% degli italiani è un’eredità dei genitori, e in parte anche dei nonni. È talmente radicato che supera persino il pranzo di Natale in termini di importanza emotiva.
Prepararlo è diventato un appuntamento che sa di casa, di famiglia, di ricordi che tornano.

Decorazioni: tra classici intramontabili e qualche tocco creativo

Quando si tratta di stile, gli italiani restano abitudinari: il 61% continua a preferire i colori classici, il rosso e l’oro, con palline e ghirlande che sembrano uscire da una cartolina.

Ma le generazioni più giovani – soprattutto Gen Z e Millennials – iniziano a osare con decorazioni colorate, glitterate o vintage. Niente sprechi, però: l’82% conserva tutto per l’anno dopo, e la spesa rimane contenuta per la metà degli intervistati, che non supera i 50 euro.

Un momento che unisce e fa respirare un’aria diversa

Sette italiani su dieci lo vivono come un piccolo rito che riunisce la famiglia. Per molti è una parentesi serena, quasi terapeutica: il 77% associa all’albero emozioni positive. Certo, c’è anche chi lo vive con un filo di stress, ma restano pochi.

Altri addobbi contribuiscono a creare la magia: luci sul balcone, ghirlande alla porta… piccoli dettagli che fanno atmosfera.

Il simbolo che fa tornare bambini

Anche nei mercatini di Natale l’albero resta il re incontrastato: l’87% lo vede come il simbolo più rappresentativo.

E alla fine, dentro le nostre case, l’albero fa molto più che decorare. Trasforma l’ambiente, porta buonumore, tiene compagnia. Per qualcuno è un tuffo nei ricordi, per altri un piccolo spazio dove appendere i desideri per il nuovo anno. Un gesto semplice, sì, ma capace ogni anno di farci sentire un po’ più vicini e un po’ più bambini.

Bollette luce e gas: in Italia tra le più care d’Europa

L’Italia è al quarto posto nella classifica dei Paesi europei con i prezzi dell’energia elettrica più elevati.
Considerando i consumi di una famiglia tipo (2.700 kWh, tariffa media 0,33 euro/kWh), bei primi sei mesi del 2025 gli italiani hanno speso circa 444 euro. La tariffa media applicata in Italia è il 15% più alta rispetto alla media europea.

Tra bollette della luce e del gas nel primo semestre dell’anno gli italiani hanno speso, in media, 1.372 euro, circa 130 euro in più rispetto alla media UE.
A quanto emerge dall’analisi di Facile.it, per il gas va un poco meglio, solo l’8% in più rispetto alla media europea, con l’Italia settima nella classifica delle tariffe più care della UE. 

A metà tra Germania e Ungheria

A livello europeo va peggio in Germania, dove, a parità di consumi, le bollette dell’elettricità sono arrivate a 518 euro (+16% vs Italia), Belgio (482 euro) e Danimarca (470 euro).
Tutti gli altri Paesi fanno meglio di noi.

In Austria, ad esempio, la spesa media è stata pari a 392 euro, in Francia 360 euro, mentre in Grecia poco più di 300 euro.
Guardando in fondo alla classifica europea si scopre che in Norvegia le famiglie hanno speso, in sei mesi, meno di 250 euro, mentre in Ungheria il conto si è fermato ad appena 130 euro, il 71% in meno rispetto all’Italia.

Luce: oneri e tasse incidono per circa il 25%

A pesare sulla tariffa dell’energia elettrica sono tasse e oneri, ma se fino a qualche anno fa l’Italia era uno dei Paesi d’Europa dove queste voci pesavano di più (rappresentavano il 38% della tariffa elettrica nel 2019), la situazione è migliorata. Tanto è vero che nel primo semestre dell’anno hanno inciso per circa il 25% della tariffa, un valore inferiore alla media europea del 28%.

Quanto al resto d’Europa, in Polonia e Danimarca il peso di queste voci supera addirittura il 40% del totale della bolletta.
Di contro, in alcuni Paesi sono in vigore sussidi e indennità a sostegno delle famiglie che portano il peso di tasse e oneri in negativo (ad esempio, -14% nei Paesi Bassi e -7% in Irlanda).

… e per il gas il 29%

La situazione migliora leggermente se si analizzano le bollette del gas, dove una famiglia tipo (1.400 smc) ha speso mediamente 928 euro in sei mesi.
Nel resto d’Europa, va peggio ai residenti in Danimarca (977 euro), Paesi Bassi (1.210 euro), Svezia (quasi 1.600 euro).
Romania (418 euro) e Ungheria (230 euro) sono i Paesi con le tariffe del gas più competitive.

Sulla tariffa del gas il peso di tasse e oneri è ancor più elevato. A livello europeo, in media incidono per il 31% (Italia 29%). In vetta alla classifica i Paesi Bassi, dove queste voci pesano il 54% della bolletta totale, e la Danimarca (48%). Di contro, in Grecia e Croazia il carico di oneri e tasse è pari all’8% e al 5%.

Gli Over50 cambiano le regole del fashion retail

Dietro l’etichetta anagrafica si nasconde una generazione viva, curiosa, sofisticata e moderna, che non vede nella moda un semplice guardaroba da aggiornare, ma un dialogo con il tempo. Gli over50 non si limitano a “seguire la moda”, ma la reinterpretano, la piegano al proprio vissuto, la trasformano in un linguaggio personale.
Sono anche detti Re-Styler, perché vivono lo stile come gesto identitario, piacere quotidiano e ponte tra memoria e contemporaneità.

Da questa consapevolezza nasce la ricerca ‘Re-Styler – non chiamateli boomer’, la seconda edizione dell’Osservatorio Moda e Generazioni che esplora abitudini, valori e comportamenti di consumo dei 50-65enni, ed è condotta per McArthurGlen.

Identikit dei Re-Styler

La generazione degli over50 ha saputo reinventarsi nel tempo, costruendo un rapporto personale e profondo con la moda. È una generazione che ha un legame profondo e storicizzato con la moda, ma che pone un’attenzione particolare alla contemporaneità e alla trasformazione. Per molti di loro, lo stile è unicità ricercata con interesse. Capi e accessori non sono solo oggetti, ma custodi di memorie. Il lusso si traduce in qualità dei tessuti, cura dei dettagli ed esclusività vissuta con naturalezza.

Rispetto alle generazioni più giovani i Re-Styler amano scegliere i capi con cura, attribuendo un’importanza fondamentale alla qualità (44%). Spesso preferiscono i negozi fisici (49%), dove ritrovano l’interazione umana, e l’esperienza sensoriale gratifica l’acquisto. 

Moda come espressione di sé

Per i Re-Styler la moda va oltre l’aspetto estetico: è gusto (52%), identità (41%), benessere (41%).
È un modo per raccontarsi, per restare al passo con i tempi e per prendersi cura di sé. Il guardaroba diventa uno spazio emotivo, dove convivono capi amati e nuovi desideri, e dove la scelta di cosa indossare è un atto di consapevolezza.

D’altro canto, il 42% dichiara di possedere più abiti del necessario, un dato più alto rispetto alle generazioni più giovani (22% GenZ, 31% Millennials), mostrando l’accumulo nel tempo come risultato di una connessione radicata con i propri capi. Una persona su tre però dichiara di essere incline al decluttering, soprattutto tra le donne.

Etica e sostenibilità, lusso, nostalgia e stile

Anche i Re-Styler prestano attenzione all’aspetto della sostenibilità (55%) e all’etica della produzione (63%), ma solo il 15% è disposto a spendere di più per inseguire le tendenze.
Il lusso, per loro, è qualità di tessuti e dettagli (55%), eleganza (40%), unicità (28%). È uno stile che dura nel tempo (36%) e racconta una storia. 

I richiami agli anni ’70, ’80, ’90 suscitano emozioni positive (49%) e diventano fonte di ispirazione, nonostante gli over50 siano consapevoli che si tratta spesso di operazioni commerciali (44%), 
Pur presenti sui social, traggono ispirazione soprattutto da vetrine (53%), siti dei brand, pubblicità e riviste (16%).
Instagram e Facebook sono i social più stimolanti (41%), ma con un ruolo meno centrale rispetto alle generazioni più giovani. I contenuti digitali dei brand vengono seguiti con interesse, ma anche spirito critico.

Natale 2025: gli italiani hanno fretta di fare l’albero e comprare i regali

Lo conferma l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research: per molte famiglie la scelta di iniziare lo shopping natalizio prima possibile è un’esigenza guidata dalla volontà di risparmiare, magari approfittando di sconti e offerte (48%). Ma c’è anche chi lo fa per evitare la folla degli ultimi giorni (21%) o rischiare di non trovare il regalo giusto all’ultimo momento (8,9%).

Di fatto, sono 6 milioni gli italiani che hanno già comprato i regali di Natale e 5,2 milioni quelli che hanno iniziato ad acquistare prodotti alimentari per le festività.
Oltre 1,7 milioni, invece, hanno addirittura già addobbato l’albero e circa 3 milioni lo faranno entro la fine di ottobre.
Non è tutto: 4,2 milioni di italiani stanno già ‘consumando’ le classiche hit natalizie.

Donne e giovani le categorie più frettolose

“Tra regali, addobbi, cenoni e festeggiamenti il Natale porta con sé un carico di spese straordinarie che se non gestite correttamente possono mettere in difficoltà le famiglie – spiegano gli esperti di Facile.it -. Muoversi con anticipo, spalmando i costi su più mensilità, può essere una strategia semplice, ma efficace, per ridurre l’impatto di queste uscite sul budget familiare”. 

Di fatto, se il 15,5% degli intervistati ha già comprato i regali di Natale (17% donne, oltre 23% 25-34enni) un altro 60% ha intenzione di chiudere la “pratica regali” a novembre.
Di quanti doni parliamo? Quest’anno gli italiani puntano ad acquistare, in media, 7 regali. Ma circa 800.000 intervistati ne acquisteranno più di 20. 

Come si paga lo shopping natalizio?

Il 76% degli intervistati comprerà un numero di regali in linea con lo scorso anno, mentre il 12% (quasi 5 milioni) ha intenzione di acquistarne di più.

Ma se sono 5,5 milioni gli italiani che dovranno aspettare dicembre per l’arrivo della tredicesima, e quindi poter affrontare le spese natalizie, tra chi ha già comprato i regali il 73% ha utilizzato una carta elettronica, il 20% un’app di pagamento digitale, il 7,7% ha optato per la formula Buy-now-Pay-later e il 47% ha pagato con denaro contante.
E se in 9 casi su 10 i soldi provengono dai risparmi, in poco più di un caso su 10 si è fatto ricorso a una società di credito (12%).

Addobbi, luminarie, presepe: i segnali che le Feste si avvicinano 

Per il 51% degli intervistati il Natale è alle porte quando si fa l’albero e si addobba la casa, per il 17% quando vengono accese le luminarie nelle vie della città (più del 20% fra i residenti al Nord) e per l’8,6% preparare il presepe (al Sud e Isole quasi il 10%).

Fra gli altri “sintomi” le pubblicità natalizie in televisione, il primo panettone o pandoro messo in tavola, e appunto, la ricerca dei regali.

I Giochi Olimpici Milano Cortina 2026 tra attese e preoccupazioni

L’ultima edizione dell’Osservatorio Ipsos Doxa TopOlimpiadi2026 mostra come l’intenzione di seguire i Giochi si confermi solida: il 68% degli italiani seguirà le Olimpiadi e il 60% le Paralimpiadi. Inoltre, il 62% consiglierebbe di candidarsi come volontario. L’evento coinvolgerà infatti circa 18.000 volontari che aiuteranno nella gestione e nell’organizzazione dei Giochi. 

Gli effetti positivi più attesi per le Olimpiadi (6-22 febbraio 2026) e Paralimpiadi (6-15 marzo) invernali di Milano Cortina 2026 comprendono una maggiore visibilità internazionale per le regioni coinvolte (Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige), lo sviluppo di strutture sportive di alta qualità, il miglioramento delle infrastrutture e dell’attenzione allo sport e ai suoi valori.

Cosa preoccupa di più i residenti?

Tuttavia, emergono preoccupazioni riguardanti la possibilità di strutture abbandonate e l’aumento dei prezzi delle abitazioni e del costo della vita.
I Giochi si terranno nei luoghi più iconici di Milano, Verona e Cortina d’Ampezzo, ma anche a Bormio e Livigno in Valtellina, Predazzo e Tesero in Val di Fiemme e ad Anterselva/Antholz.
I residenti all’interno della regione ospitante esprimono una leggera maggior preoccupazione riguardo alla gestione delle strutture post-giochi rispetto a quelli al di fuori della regione.

Il 36% degli intervistati si attende maggior attenzione, rispetto alle precedenti edizioni, sul fronte della sostenibilità da parte di organizzatori e territori coinvolti. Soltanto il 19% teme una minor attenzione, ma per il 45% l’impegno rimarrà analogo. 

Sostenibilità: gli aspetti critici

Quanto alle comunità locali, la percezione è divisa. Il 53% ritiene che saranno attente alla sostenibilità, mentre il 47% crede non sia una priorità. 
Nel dettaglio, solo il 10% si aspetta un’attenzione prevalente alla tutela di persone e territori, il 37% prevede un equilibrio tra sostenibilità e vantaggio economico, il 39% stima che prevarrà la ricerca del guadagno e un ulteriore 14% non si attende attenzione né alla sostenibilità né ai benefici economici. 

Gli aspetti ritenuti più critici in tema di sostenibilità legati alle Olimpiadi e Paralimpiadi sono gestione delle strutture dopo i Giochi (29%), uso di materie plastiche e non naturali (24%), raccolta differenziata durante gli eventi, nei palazzetti e sulle piste (24%), costruzione degli impianti sportivi /24%),  consumo di energia elettrica (24%), spostamenti del pubblico/sovraffollamento (23%), innevamento artificiale/raffreddamento dei palazzetti (23%).

Valori olimpici e discipline più attese

Spirito di squadra, uguaglianza, inclusività sono i valori chiave più associati ai Giochi, seguiti da amicizia, rispetto per gli altri, determinazione e fratellanza. 
Tra chi dichiara di seguire le Olimpiadi lo sci si posiziona come la disciplina più attesa (76%) poiché comprensiva di molte tipologie, come il salto con gli sci, lo sci acrobatico, lo sci alpino e lo sci di fondo.

Il pattinaggio segue da vicino, con il 54% di preferenze, includendo sia il pattinaggio artistico sia quello di velocità. Per chi dichiara di seguire le Paralimpiadi, lo sci alpino guida la classifica delle discipline più attese (45%), seguito dallo sci di fondo (38%) e dallo snowboard (35%).

I complimenti fanno bene alla salute: la scienza spiega perché

Un semplice, piccolo complimento ha una grande potere nascosto. Non si tratta soltanto di una parola gentile, ma di un gesto capace di trasformare la giornata di chi lo riceve. Nonostante questa consapevolezza, oggi “regalare” un complimento sembra sia una pratica quasi dimenticata.

Eppure la ricerca dimostra che questi piccoli atti di gentilezza hanno un impatto sorprendente sul benessere psicologico e sulle relazioni sociali.

La ricerca della Cornell University

Uno studio pubblicato sul Personality and Social Psychology Bulletin e condotto dai ricercatori della Cornell University ha portato alla luce un risultato interessante: chi riceve un complimento prova più gioia di quanto immaginino coloro che lo fanno.

Nell’esperimento, alcuni studenti hanno dovuto rivolgere un complimento a uno sconosciuto incontrato nel campus. I risultati hanno mostrato che chi faceva il gesto tendeva a sottovalutare l’effetto positivo sulle emozioni dell’altro individuo. Anche un semplice commento, come “Mi piace la tua maglietta”, è stato sufficiente a generare un sorriso autentico.

Perché fare i complimenti ci costa fatica? 

Nonostante i benefici, molte persone evitano di fare complimenti per paura di sembrare invadenti o imbarazzanti. Un secondo studio ha dimostrato che spesso si teme di provocare disagio nell’interlocutore.

In realtà, i destinatari apprezzano molto di più di quanto si pensi. I ricercatori hanno evidenziato che l’ansia di rivolgersi a sconosciuti aumenta questa esitazione, inducendo a immaginare reazioni negative che, nella maggior parte dei casi, non si verificano.

Il beneficio è reciproco

I complimenti non fanno bene soltanto a chi li riceve. Anche chi li pronuncia sperimenta una sensazione di benessere e soddisfazione, tanto da essere motivato a ripetere il comportamento. Questo meccanismo virtuoso rafforza le relazioni e contribuisce a creare un ambiente più positivo.

Come conferma l’esperienza quotidiana, far sorridere qualcuno regala una gioia immediata anche a chi compie il gesto.

Un gesto prezioso nella vita quotidiana

Alla fine, fare un complimento è facile ed economico. Non richiede tempo né grandi sforzi. Basta notare un dettaglio piacevole, come lo stile di un collega, l’impegno di un amico o il sorriso di una persona incontrata per caso. Anche complimenti rivolti a estranei, come qualcuno incontrato in autobus, possono avere un effetto sorprendente. L’importante è che siano autentici, anche se formulati in modo semplice o addirittura goffo.

Nell’epoca delle comunicazioni digitali e della frenesia costante, i gesti spontanei di gentilezza assumono un valore ancora maggiore. Come sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un complimento può illuminare la giornata di chi lo riceve e di chi lo fa. 

Lavoro: l’Intelligenza artificiale spinge l’occupazione e migliora i salari nei servizi ICT

Tra il 2019 e il 2024 l’occupazione in Italia ha registrato una crescita significativa, trainata dall’espansione dei servizi tecnologici e professionali, in particolare, nei settori legati all’Intelligenza artificiale e all’ICT.

Le imprese che impiegano sistemi di Intelligenza artificiale, infatti, non solo offrono condizioni salariali più favorevoli, ma tendono anche ad assumere un numero maggiore di lavoratori in ruoli che beneficiano della complementarietà con queste tecnologie.
In pratica, si sfata il mito della sostituzione tecnologica: è quanto emerge da uno studio pubblicato dalla Banca d’Italia nel settembre 2025, dedicato al tema “L’occupazione in Italia dopo la pandemia”. 

I fattori che sostengono l’occupazione

Negli ultimi anni l’adozione di tecnologie avanzate, tra cui l’AI, non ha quindi comportato una riduzione dell’occupazione. Al contrario, ha favorito la creazione di nuovi posti di lavoro e l’aumento delle retribuzioni nei comparti più innovativi.

“Le tecnologie di AI svolgono compiti che potrebbero, in linea di principio, sostituire le attività dei lavoratori coinvolti in attività di tipo cognitivo. Tuttavia, nell’ultimo decennio le imprese che le utilizzano hanno mostrato una maggiore espansione della forza lavoro”, si legge nel report di Bankitalia.
Tra i fattori che hanno sostenuto l’occupazione rientrano l’aumento dell’offerta di lavoro, la ripresa delle assunzioni, una maggiore partecipazione dei lavoratori anziani e la crescita dei servizi avanzati.

I trend occupazionali nel post-pandemia

In particolare, il comparto dei servizi informatici e del software ha contribuito per il 45% all’incremento occupazionale dei settori tecnologici, segnando la performance più positiva nel panorama post-pandemico.

Lo studio sottolinea inoltre un dato controintuitivo: non sono le imprese con i salari mediamente più alti a trainare la crescita occupazionale, bensì quelle che hanno investito in capitale e innovazione tecnologica, come appunto i servizi professionali e ICT.

Lo smartworking come leva di reclutamento

Un altro aspetto rilevante emerso dallo studio riguarda il ruolo del lavoro da remoto, che si conferma una leva strategica per superare le difficoltà di reperimento del personale, soprattutto nei settori ad alta intensità di conoscenza e tecnologia.
La possibilità di assumere personale al di fuori del contesto territoriale di riferimento consente infatti alle imprese di ampliare il bacino di candidati qualificati.

Nel complesso, il quadro delineato da Bankitalia suggerisce che l’innovazione tecnologica, lungi dal rappresentare una minaccia per il lavoro, può costituire un volano per lo sviluppo occupazionale e il miglioramento delle condizioni retributive, a patto di accompagnare i cambiamenti con adeguate politiche di formazione e adattamento delle competenze.

Lavoro: a settembre previste 569mila assunzioni, oltre 1,5 milioni entro novembre

Secondo le previsioni occupazionali per il mese di settembre sono quasi 569mila le opportunità lavorative offerte dalle imprese, e salgono a oltre 1,5 milioni nel trimestre settembre-novembre.
Le previsioni evidenziano una flessione di -15mila ingressi programmati (-2,6%) rispetto a settembre 2024, e -30mila (-1,9%) nel confronto con il trimestre settembre-novembre 2024.

In leggera flessione rispetto allo scorso anno la difficoltà di reperimento dei profili ricercati dalle imprese (45,6%).
A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Previste dall’industria 147mila entrate 

Il settore primario programma circa 44mila contratti nel mese e poco meno di 114mila nel trimestre. A ricercare maggiormente manodopera sono le imprese del comparto coltivazioni ad albero (quasi 20mila, circa 47mila) e delle coltivazioni di campo (circa 12mila, 33mila). 
L’industria nel suo complesso programma 147mila entrate a settembre e 404mila nel trimestre. Le imprese del manifatturiero ne ricercano circa 91mila lavoratori nel mese e 251mila tra settembre-novembre, mentre le costruzioni 56mila a settembre e 154mila nel trimestre.

Sono invece 377mila i contratti previsti dal settore dei servizi nel mese in corso e circa 1 milione nel trimestre. A offrire le maggiori opportunità sono servizi alle persone (97mila, 210mila), turismo (96mila, 255mila) e commercio (65mila e 207mila).

Difficoltà di reperimento per 259mila assunzioni

Sotto l’aspetto dimensionale, positive le aspettative delle imprese fino a 9 dipendenti (+5mila nel mese, +27mila nel trimestre), mentre risultano in flessione le previsioni nelle restanti fasce dimensionali, con una maggiore intensità nelle imprese tra 50 e 250 dipendenti (-8,6%, -7,7%).

Il tempo determinato si conferma la forma contrattuale maggiormente proposta con circa 341mila unità, il 60,0% del totale, seguiti dai contratti a tempo indeterminato (97mila, 17,0%) e da quelli di somministrazione (50mila, 8,8%). 
A settembre, le imprese dichiarano difficoltà di reperimento per 259mila assunzioni programmate (45,6%), confermando come causa prevalente la “mancanza di candidati” (29,2%), mentre la “preparazione inadeguata” si attesta al 12,9%. 

Cercasi 75mila lavoratori immigrati

A risentire maggiormente del mismatch sono le industrie metallurgiche e metallifere (67,0%), le imprese delle costruzioni (63,5%) e le industrie del tessile, abbigliamento e calzature (56,4%).
Le imprese sono quindi alla ricerca di lavoratori immigrati per coprire circa 75mila ingressi programmati, pari al 19,3% del totale contratti.

Tra i settori che ricorrono maggiormente alla manodopera straniera, agricoltura, silvicoltura, caccia e pesca (37,0%), servizi operativi di supporto a imprese e persone (31,5%), servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (26,1%), turismo (21,3%), industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (20,6%).

Produzione industriale a giugno 2025: lieve incremento congiunturale

Rispetto al maggio 2025, l’indice destagionalizzato della produzione industriale nel mese di giugno registra un incremento congiunturale. Risulta lievemente positivo anche l’andamento congiunturale del secondo trimestre.
Secondo quanto rivelano i dati Istat questo incremento è diffuso ai principali comparti industriali, con l’esclusione dei beni di consumo.

In termini tendenziali, al netto degli effetti di calendario, a giugno l’indice generale è in flessione. La dinamica tendenziale è negativa per tutti i principali raggruppamenti di industrie, con l’eccezione del comparto energetico.
Il calo della produzione si estende anche al primo semestre dell’anno, con una riduzione tendenziale del -1,1%.

Indice destagionalizzato: nel mese +0,2%, nel trimestre +0,1%

A giugno 2025 l’Istat stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dello 0,2% rispetto a maggio. Nella media del secondo trimestre si registra un aumento del livello della produzione dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti.

L’indice destagionalizzato mostra un calo congiunturale solo per i beni di consumo (-0,9%), viceversa, si osservano aumenti, sebbene assai contenuti, per i beni intermedi (+0,2%), l’energia e i beni strumentali (entrambi +0,1%).

A livello tendenziale la diminuzione è del -0,9%

Al netto degli effetti di calendario, a giugno l’indice generale diminuisce in termini tendenziali dello 0,9%. Si registrano incrementi tendenziali solo per l’energia (+7,3%), calano, invece, i beni strumentali (-1,4%), i beni intermedi (-2,1%) e i beni di consumo (-3,0%).

I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali maggiori sono la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+15,7%), l’attività estrattiva (+6,2%) e la fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria (+4,7%). Le flessioni più rilevanti si riscontrano, invece, nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-8,0%), nella produzione di prodotti chimici (-3,2%) e nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, e nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-3,0% entrambi i settori).

Una leggera ripresa, ma è troppo presto per parlare di svolta

Il dato Istat di giugno 2025 sostanzialmente indica una leggera ripresa, ma è ovviamente troppo presto per parlare di svolta. La pressione negativa permane, soprattutto per i beni di consumo e i settori tradizionalmente più fragili, come il tessile e il chimico.
A salvare in parte la performance tendenziale è il comparto energetico, sospinto dai prezzi e dalla domanda.

Nei prossimi mesi diventerà fondamentale cercare di monitorare l’impatto delle politiche internazionali, in particolare i dazi Usa e le dinamiche della domanda interna.
Se la stabilità degli ordini continua, riporta Agenzia Stampa Italia, l’Italia potrebbe toccare il fondo del ciclo e intravedere segnali più solidi di ripresa verso fine anno o nel 2026.

La leadership del futuro è adattabile e purpose driven

Rome Business School e Buono & Partners presentano il white paper Better Leaders of Tomorrow. Lo studio analizza le traiettorie evolutive della leadership per accompagnare organizzazioni e imprese verso una nuova cultura manageriale basata su tre aree tematiche, Purpose Driven Networking, Navigare l’incertezza, Gestione della workforce ibrida.

Il 100% dei manager identifica la capacità di gestire situazioni impreviste come la priorità assoluta per i leader di domani, mentre il 91% degli studenti riconosce che la sfida più urgente sarà costruire un equilibrio sostenibile tra automazione e relazioni umane.
Navigare l’incertezza, infatti, non significa solo saper gestire le crisi, ma prendere decisioni anche in assenza di punti di riferimento stabili, integrando dati, intuito e capacità di lettura del contesto.

Le reti professionali fondate sulla fiducia generano appartenenza

In parallelo, il Purpose Driven Networking raccoglie un consenso trasversale (4,75 manager, 4,66 studenti), confermando che le reti professionali fondate su senso condiviso e fiducia sono considerate un pilastro della leadership capace di generare appartenenza.

Quando il purpose è formalizzato e vissuto all’interno dell’organizzazione diventa un riferimento stabile che allinea leadership e collaboratori, facilita le scelte strategiche e consolida la fiducia.
Ma il principio alla base di una leadership guidata da profitto ed etica è il People First. Essere CEO significa anche questo, custodire i valori in cui si crede, dare continuità al purpose e renderlo concreto ogni giorno.

Un cambiamento profondo di prospettiva

La leadership di oggi viene percepita come una combinazione di curiosità e agilità, spirito imprenditoriale e attenzione al benessere psicologico, un insieme di qualità ritenute indispensabili per affrontare un mondo in cui la tecnologia emerge come terreno di tensione e opportunità.
“Oggi non basta più ‘essere’ leader, ma serve ‘diventarlo’ ogni giorno, adattandosi ai cambiamenti con consapevolezza, empatia e visione sistemica”, afferma Benedetto Buono di Buono & Partners.

L’adattabilità diventa il valore guida: imparare a imparare, investire in upskilling e reskilling saranno elementi decisivi per interpretare un mondo in rapido cambiamento. Al tempo stesso, servono leader capaci di integrare tecnologia e sensibilità umana, ripensando processi, relazioni e modelli organizzativi per valorizzare la coesistenza tra persone e innovazione.

La centralità della workforce ibrida

Non solo, la gestione della workforce ibrida si è distinta come un tema centrale, ma se i manager le hanno attribuito una media di 4,5, evidenziando una maggiore varietà di punti di vista, per gli studenti è risultata l’area più rilevante in assoluto, con un punteggio medio più alto (4,72).

Il lavoro ibrido, infatti, è oggi preferito da oltre l’83% dei lavoratori a livello globale e già adottato in forma strutturata dal 44% dei lavoratori dell’Unione Europea.
In parallelo, l’AI non si limita più a supportare processi, diventa un vero e proprio co-attore nei contesti lavorativi, capace di aumentare la produttività e amplificare il potenziale umano. Anche nei ruoli tradizionalmente più esposti all’automazione.

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