Nel mondo del lavoro le competenze specialistiche sono essenziali, ma altrettanto importanti sono le soft skill, competenze che non si apprendono nel corso degli studi, indispensabili per guidare e attuare i cambiamenti all’interno delle imprese.
Le imprese, però, assegnano un valore significativo anche alla certificazione delle competenze del personale, da assumere attraverso la collaborazione con le istituzioni formative.

Emerge dall’indagine condotta da Unioncamere su un campione di imprese dell’ecosistema Ecomondo. L’indagine sottolinea la crescente importanza delle competenze specialistiche, unite alle capacità di co-progettazione, di problem solving, oltre alla flessibilità e l’adattamento per la transizione sostenibile all’interno delle aziende.

Favorire la creazione di nuove figure professionali

“L’Italia è leader tra le principali economie europee nella green economy, ma per continuare a essere competitiva ha bisogno di una formazione all’avanguardia che risponda alla crescente domanda di competenze green – spiega Alessandra Astolfi, global exhibition Director Green Technology Division di Italian Exhibition Group -. In 9 casi su 10, tali competenze sono molto difficili da trovare. Per questo attraverso il progetto ‘GreenJobs & Skills’ di Ecomondo, stiamo favorendo, da un lato l’incontro fra domanda e offerta, e dall’altro, l’interazione fra imprese ed enti di formazione, scuole, ITS Academy e Università, per lo sviluppo delle nuove competenze e la creazione di nuove figure professionali”.

Investire su upskilling e reskilling del personale

Negli ultimi cinque anni il 78,4% delle imprese ha investito in innovazione per la sostenibilità, mentre il 18,3% pensa di farlo prossimamente. Questo orientamento si traduce in una domanda di upskilling e reskilling del personale esistente per allinearsi alle nuove sfide ambientali e tecnologiche.

Gli investimenti in queste aree rispondono alla necessità di aggiornare le competenze del personale attuale, elemento ritenuto fondamentale per migliorare la competitività.

Le soluzioni? Lavoro di gruppo, problem solving, flessibilità

Altrettanto strategico è il reclutamento di nuovo personale con competenze adeguate alle innovazioni introdotte in azienda. Tra le competenze cruciali per affrontare le sfide del mercato della duplice transizione digitale e green il 47,8% delle imprese segnala le competenze specialistiche collegate al profilo tecnico collegato (hard skill). 

Molto ricercata anche la capacità di lavorare in gruppo, o co-progettazione (42,2%), il problem solving (36,6%), la flessibilità e l’adattamento (34,8%).

Permane la difficoltà a reperire profili professionali adatti

Nonostante l’interesse per nuove competenze, però, 9 imprese su 10 segnalano difficoltà nel reperire i profili professionali adatti, principalmente per l’assenza di competenze specifiche in ambito sostenibilità.
Per ovviare a questa carenza, l’80% delle imprese manifesta un forte interesse a collaborare con istituzioni accademiche e di formazione per avviare percorsi di coprogettazione, con l’obiettivo di formare risorse in grado di rispondere alle esigenze del mercato.

Oltre alla formazione, la certificazione delle competenze è percepita come un valore aggiunto dalle imprese. Circa il 60% del campione ritiene infatti che la certificazione di specifiche competenze sostenibili e innovative sia fondamentale per garantire qualità e competenza nel personale.