Emerge dalla ricerca ‘World of Work for Generation Z in 2025’ a cura di ManpowerGroup: entro il 2030 la Generazione Z costituirà un terzo della forza lavoro globale.
Nel frattempo, in Italia il 49% della Gen Z dichiara l’intenzione di lasciare il proprio lavoro entro sei mesi, una percentuale leggermente superiore alla media globale (47%). E il 35% dei giovani italiani ritiene di dover cambiare occupazione nel breve periodo (34% a livello mondiale).
Sono dati che sottolineano l’urgenza di rivedere le strategie di engagement e retention aziendali alla luce delle nuove esigenze e priorità dei più giovani.
Da questo punto di vista, diventa fondamentale ripensare la cultura aziendale, rendendola più aperta, flessibile e inclusiva.
In 5 anni l’engagement degli under25 scende dal 40% al 35%
Per quanto riguarda la fiducia nell’ottenere un nuovo impiego in linea con le proprie aspettative, solo il 20% delle giovani e dei giovani italiani si dichiara ottimista, confermando un trend globale.
La maggior parte lamenta una carenza di opportunità significative, una scarsa connessione con la mission aziendale e una sensazione generale di disallineamento tra aspettative e realtà.
Di contro, negli ultimi cinque anni, l’engagement dei talenti under25 è sceso dal 40% al 35%. I giovani si sentono meno supportati nel confronto con il management, hanno minori prospettive di crescita professionale e si percepiscono poco ascoltati nelle decisioni strategiche.
Benessere mentale: giovani più stressati dei boomer
Sul fronte del benessere mentale, in Italia il 57% della Gen Z segnala un elevato livello di stress sul lavoro (52% a livello globale), a fronte del 44% dei baby boomer (33% globalmente).
Per rispondere a queste criticità, le imprese italiane stanno implementando strategie mirate per rendere il posto di lavoro più attrattivo per la Gen Z.
Secondo il report, il 37% delle aziende italiane investe in dotazioni tecnologiche avanzate, il 37% implementa soluzioni per il benessere sul luogo di lavoro, inclusi programmi di supporto psicologico e spazi dedicati al relax, il 27% offre orari di lavoro flessibili, il 22% ha aumentato i livelli salariali, e il 28% delle risorse è destinato a iniziative di upskilling e reskilling.
All’azienda si richiede flessibilità e capacità di dialogare
“Oggi l’ascolto e l’engagement dei talenti sono fondamentali – dichiara Anna Gionfriddo, AD ManpowerGroup Italia -. Nella We Economy che si sta sviluppando le aziende del futuro dovranno essere eco-digitali, umane, personalizzate, adattabili e plurali”.
Del resto, “la Generazione Z sa perfettamente cosa vuole in termini di valori, aspettative, carriera ed equilibrio vita-lavoro – aggiunge David Herranz, Regional President of Southern Europe di ManpowerGroup -. Le aziende che vogliono attrarre i migliori talenti devono dimostrarsi flessibili e capaci di dialogare con loro”.