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Lavoro, come è cambiato l’approccio dopo il Covid-19?

Che la pandemia di Covid-19 sia destinata a lasciare tracce profonde nelle nostre abitudini, dopo averle rivoluzionate nel giro di poche settimane, è sotto gli occhi di tutti. Tra queste, rientra anche l’approccio al lavoro, cambiato moltissimo dopo l’introduzione massiccia dello smart working. Ma, al di là delle sensazioni personali, qual è la situazione attuale dei lavoratori e quali le prospettive future? Queste tematiche sono state indagate dal nuovo sondaggio Ipsos, condotto in collaborazione con il World Economic Forum in 29 Paesi del mondo.

Si lavora di più da remoto

Rispetto al periodo pre Covid-19, ci sono stati dei cambiamenti nel mondo del lavoro condivisi globalmente. Il sondaggio evidenzia che in media, a livello internazionale, il 23% degli intervistati dichiara di lavorare da casa in misura maggiore rispetto a prima della pandemia. Percentuale leggermente più bassa in Italia, in cui il 18% dei lavoratori dichiara di lavorare più da casa, il 73% non ha notato nessun cambiamento e il 9% continua a lavorare meno da casa rispetto al periodo precedente alla pandemia. Prima che la pandemia scoppiasse, il 53% degli intervistati a livello internazionale ha dichiarato di aver sempre lavorato in ufficio lontano da casa; percentuale che si attualmente si è ridotta al 39%. In Italia, prima dello scoppio del Covid-19, il 56% dei lavoratori ha dichiarato di aver sempre lavorato in ufficio lontano da casa, il 15% ha sempre operato lontano da casa ma non in ufficio, il 14% ha sempre svolto le proprie mansioni da casa; infine, il restante 14% ha sempre lavorato da casa e qualche volta lontano dalla propria abitazione. E ora come stanno lavorando gli italiani? Il 48% è ritornato in ufficio, il 16% lavora lontano da casa ma non in ufficio, il 21% svolge i suoi compiti da casa, mentre il 15% lavora qualche volta a casa e qualche volta lontano da casa.

Quando si tornerà a lavorare in sede? 

Tra coloro che riferiscono di usufruire dello smart-working almeno qualche volta, il 76% a livello internazionale afferma di farlo a causa del Covid-19. Anche in Italia, il 26% dei lavoratori ha espresso di aver sempre lavorato da casa come ora, mentre, il 74% ha incominciato a svolgere le diverse mansioni da casa come conseguenza del Covid-19. Ma quali sono le percentuali di chi si aspetta di ritornare a svolgere la propria occupazione in sede? Il 31% dei lavoratori italiani ha dichiarato che reputa che tornerà alla normalità – e all’ufficio – in meno di 6 mesi, il 21% dai 6 mesi a 1 anno, il 9% tra oltre un anno, il 21% non pensa ritornerà alle solite modalità di lavoro e il 18% non ha un’opinione in merito.

Video on Demand, sempre più amati dagli italiani

Non sorprende che negli ultimi due ani, anche a causa della pandemia che ci ha costretto per lungo tempo a casa, siano aumentate tutte le possibilità di intrattenimento legate all’online. In particolare, hanno registrato un vero e proprio balzo in avanti i video on demand (Vod), la cui fruizione è aumentata significativamente anche nei primi mesi del 2021. Lo rivela una rilevazione costante di GFK Sinottica, che da marzo 2020 ha analizzato l’andamento di questa tipologia di servizio.  La permanenza forzata in casa durante il lockdown ha infatti favorito la conoscenza e l’utilizzo delle piattaforme Over-The-Top (OTT) e dei loro contenuti on demand. Nel giro di poche settimane, si è passati da una Reach media giornaliera del 16% sul totale della popolazione con più di 14 anni ad una del 26% ad aprile 2020. La percentuale di fruitori di contenuti Video on Demand nel giorno medio è scesa durante l’estate 2020 – anche per motivi legati alla stagionalità – per poi registrare un nuovo picco nell’ultimo trimestre del 2020. A gennaio 2021 la percentuale di italiani esposti al Vod corrispondeva nuovamente a circa un quarto della popolazione con più di 14 anni e si è mantenuta su questi livelli fino a marzo 2021. Si può dire quindi che si tratta di una tendenza destinata a durare nel tempo, al di là del contesto inedito del primo lockdown.

Cresce anche il tempo dedicato ai video

E’ interessante anche scoprire come sono cambiate le abitudini, o meglio i tempi, di fruizione da parte degli italiani. Nella giornata media si è passati dai circa 100 minuti al giorno dedicati nella fase pre-pandemica alle 2 ore circa registrate nel primo trimestre 2021.

Aumenta l’esposizione cross-mediale: Vod più Tv

“Nel corso del 2020, le limitazioni alla mobilità legate al lockdown hanno favorito la crescita del tempo di esposizione a tutti i Media accessibili da casa. Oltre al VOD, anche il Digital in generale e la TV lineare hanno registrato una forte crescita del tempo dedicato nella giornata media. Considerando tutti i mezzi a disposizione degli italiani all’interno delle mura domestiche, il tempo di esposizione è cresciuto di 50 minuti rispetto a quanto osservato nel 2019” riporta l’analisi. Emerge quindi un incremento della Total Audience, ovvero coloro che utilizzano entrambi i mezzi nel corso della giornata. Niente concorrenza quindi, piuttosto una complementarietà fra i due media, scelti l’uno o l’altro a seconda delle esigenze e dei momenti della giornata.

L’accesso a Internet diventa un diritto fondamentale

I numeri dimostrano che il web ormai è una risorsa essenziale per dare continuità alle attività professionali, lo studio e le relazioni sociali, soprattutto durante la pandemia. Sono infatti 46 milioni gli italiani dotati di una connessione a internet, e l’emergenza sanitaria ha quindi il definitivo ingresso dell’accesso al web nel novero dei diritti fondamentali. L’86,3% degli italiani è infatti convinto che l’accesso a internet deve essere garantito a tutti, ovunque e comunque. Sono alcuni dei principali risultati del Rapporto Il valore della connettività nell’Italia del dopo Covid-19, realizzato dal Censis in collaborazione con WindTre.

Servizi di rete essenziali ma investimenti a rischio

Per l’88,9% degli italiani che ne erano dotati, la propria connessione su rete fissa ha funzionato bene durante l’emergenza sanitaria. Protagonisti essenziali durante la pandemia e nel nuovo contesto post Covid-19, gli operatori Tlc da tempo però operano con margini ridotti a causa di tariffe che risentono della pressione concorrenziale e investimenti infrastrutturali crescenti. Lo sforzo competitivo degli operatori è compreso solo in parte dalla popolazione: infatti, per il 44,7% degli italiani in questi anni le tariffe non si sono ridotte, mentre il 41% pensa il contrario e il 14,3% è incerto. Come uscire dal cortocircuito? Per l’83,6% degli italiani una possibile exit strategy consiste nel far pagare una fee ai giganti del web.

La vita quotidiana degli italiani è permeata dal web

Il 91,5% degli italiani tiene contatti online con familiari, amici e conoscenti, il 78,9% usa internet per questioni legate alla salute, e molti altri per pagare bollette, multe, tasse, per le attività del tempo libero, fare acquisti online, per lavoro o per attività didattiche. Insomma, occorre attrezzarsi al meglio. Tredici milioni di italiani nei prossimi mesi vogliono infatti potenziare la propria connessione su rete fissa, 3 milioni vogliono attivarla per la prima volta, e il 60,4% è favorevole a rendere il 5G subito operativo ovunque. Solo il 14,4% si dichiara contrario, ritenendolo dannoso per la salute. Scarso è quindi il credito delle fake news per cui il 5G sarebbe nocivo per la salute, dato che l’80% lo ritiene sicuro.

Come si sceglie l’operatore di rete?

Consapevoli delle sue potenzialità, allo stesso tempo per gli italiani il web non è un paradiso privo di rischi, tra paura delle frodi durante le operazioni bancarie o gli acquisti online, del libero accesso alla rete da parte dei minori o la possibile dipendenza dai social network, oppure è spaventato dagli hater. Ma quando si sceglie la tariffa, oltre al prezzo cosa considerano gli italiani? Innanzitutto velocità di connessione (52,6%), poi affidabilità e assenza di interruzioni (47,6%), un servizio di assistenza rapido e raggiungibile (36,1%), la presenza di servizi di sicurezza informatica (31,1%), la protezione dei minori (19,7%), e l’impegno dell’operatore per la tutela dell’ambiente (10,6%). Si tratta di un insieme di variabili ritenute imprescindibili, e il 44,3% degli italiani è pronto a pagare qualcosa in più per averle.

Attenzione ai QR Code: possono essere vettori di cyber-attacchi

Complice la diffusione del remote working, l’incremento di attacchi informatici nei confronti delle imprese nel 2020 è stato del 40% in più. Il dato dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano dimostra quindi come il 2020 sia stato un anno di emergenza anche per il settore cybersecurityin. Nell’anno del Covid il vettore privilegiato per i cyber criminali è stata la mail, il cosiddetto phishing, che ha riguardato circa l’80% dei tentativi di intromissioni. Ma nel 2021 i cybercriminali potrebbero privilegiare un nuovo canale, il Qr Code. A seguito della pandemia i codici Qr stanno infatti avendo una diffusione capillare, e i cybercriminali stanno utilizzando una nuova tecnica di attacco, il Qishing, che sfrutta l’invio di QR Code via mail. A sottolinearlo è l’analisi sull’evoluzione degli attacchi phishing realizzata da Innovery, multinazionale italiana nel mercato Ict specializzata nel comparto cybersecurity. 

Preoccupa la scarsa consapevolezza sulle minacce veicolate dai QR Code

Secondo un recente sondaggio condotto da MobileIron, l’86% degli intervistati ha scansionato un codice QR nel corso del 2020, e oltre la metà, il 54%, ha riferito un aumento nell’utilizzo di tali codici dall’inizio della pandemia. “L’aumento dell’utilizzo di dispositivi mobile per svolgere molte delle nostre attività quotidiane ci espone a nuovi rischi, e la scarsa consapevolezza sulle possibili minacce che la scansione di un QR Code può veicolare è una preoccupazione sempre più impellente”, spiega Massimo Grandesso, Cybersecurity Manager di Innovery.

Il Qishing elude i normali sistemi di antiphishing

Inoltre, “i Qr Code inviati via email riescono a eludere i normali sistemi di antiphishing: il Qishing – spiega ancora Massimo Grandesso -. Così si chiama questa tecnica, e funziona esattamente come cliccare su un link, solo che il link non è visibile in quanto codificato nel Qr Code, e si dovrebbero utilizzare le stesse cautele che si usano per i link”.

Tanti utilizzi, dai menu alla prenotazione di visite mediche fino al Green Pass

Oggi i Qr Code, ricorda una nota di Adnkronos, vengono impiegati nei contesti più vari: in bar e ristoranti per i menu al fine di limitare il contatto fisico, per l’accesso a eventi e luoghi pubblici, per la prenotazione di visite mediche, per ritirare prescrizioni, per la fatturazione elettronica, per sostituire i biglietti cartacei, e non ultimo, per lo stesso Green Pass. A questo proposito perfino il garante della privacy si è espresso recentemente, esortando i cittadini alla massima prudenza, e a evitare di esibire pubblicamente il codice del Green Pass.

Istat: a giugno aumenta la fiducia di aziende e consumatori

Buone notizie per l’Italia, almeno per quanto riguarda il sentiment di comuni cittadini e aziende: l’ottimismo è alto, mai così in salita dall’ormai lontano 2018. Entrando nel merito, le rilevazioni dell’Istat parlano di un “marcato aumento”, a giugno, sia dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 110,6 a 115,1) sia dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese (da 107,3 a 112,8). L’Istituto di Statistica precisa che l’indice di fiducia dei consumatori, in risalita per il terzo mese consecutivo, supera il livello di febbraio 2020 registrando un massimo da ottobre 2018. Tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori sono in crescita seppur con intensità diverse: il clima economico e quello corrente registrano gli incrementi più decisi (rispettivamente da 116,2 a 126,9 e da 102,6 a 108,1); più contenuta la dinamica del clima personale e di quello futuro (il primo passa da 108,7 a 111,1 e il secondo da 122,5 a 125,5).

Positive le stime soprattutto di manifattura e servizi

Per quel che riguarda le imprese, si stima un miglioramento della fiducia nella manifattura e, soprattutto, nei servizi. In particolare, nell’industria manifatturiera l’indice sale da 110,9 a 114,8, nei servizi di mercato aumenta da 99,1 a 106,7 e nel commercio al dettaglio cresce da 99,9 a 106,7. Solo nelle costruzioni l’indice di fiducia diminuisce lievemente, passando da 153,9 a 153,6. Nell’industria manifatturiera migliorano i giudizi sugli ordini e le aspettative sulla produzione; le scorte sono giudicate in leggero accumulo rispetto al mese scorso. Si segnala una netta crescita della fiducia nel settore dei beni intermedi. Per quanto attiene alle costruzioni, i giudizi sul livello degli ordini sono in miglioramento mentre si registra un calo delle attese sull’occupazione presso l’azienda; tra i settori emerge un calo marcato dell’indice di fiducia nel settore dell’ingegneria civile. Nei servizi di mercato, i saldi di tutte le componenti dell’indice sono in decisa risalita. La fiducia migliora decisamente nel settore del trasporto e magazzinaggio mentre è in lieve calo nel turismo e nei servizi alle imprese. Nel commercio al dettaglio, la risalita dell’indice è trainata dal miglioramento dei giudizi sia sulle vendite sia sulle scorte; le attese sulle vendite diminuiscono. Per quanto riguarda i circuiti distributivi, si evidenzia uno spiccato miglioramento della fiducia nella distribuzione tradizionale (l’indice passa da 92,7 a 101,5); nella grande distribuzione la dinamica, seppur positiva, è più contenuta (l’indice sale da 103,0 a 108,6).

Le imprese vedono rosa 

A giugno, riporta Askanews, “il clima di fiducia delle imprese migliora – è il commento dell’Istat – consolidando la tendenza positiva in atto da dicembre 2020. Con riferimento al comparto dell’industria e a quello dei servizi di mercato, il livello degli indici supera marcatamente quelli precedenti la crisi; per il commercio al dettaglio l’indice si attesta leggermente al di sotto del valore registrato a febbraio 2020”.

e-commerce di prodotto, crescita continua anche nel 2021

Per soddisfare l’incremento di domanda di acquisti online e supportare le mutate esigenze dei consumatori, i player hanno investito nell’innovazione digitale. Anche se in maniera più misurata rispetto al 2020, la crescita dell’e-commerce di prodotto continua anche nel 2021, e le prime stime prevedono un incremento del +18%, che porterà i prodotti a raggiungere i 30,6 miliardi di euro di transato. Il Food&Grocery rimane il settore trainante (+38%), seguito dall’Abbigliamento e accessori (+26%) e dal Beauty (+20%). Si tratta di alcune evidenze emerse dall’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm della School of Management del Politecnico di Milano.

Nuovi equilibri tra offline e online

Nel 2020 l’e-commerce di prodotto in Italia ha registrato una crescita del +45%, raggiungendo una penetrazione sul totale degli acquisti Retail del 9%. Questo ha permesso di mitigare la crisi del settore, che nello stesso periodo ha registrato un forte calo degli acquisti Retail e la chiusura di oltre 9.000 negozi. Il digitale è diventato sempre più centrale nelle strategie dei player e questi trend stanno generando nuovi equilibri tra offline e online basati sia su un riassetto dell’infrastruttura fisica, sia su modelli multi e omnicanale. Se si guarda nel dettaglio ai canali di vendita e interazione, i merchant si sono focalizzati sull’attivazione e sul rafforzamento di canali relazionali, prevalentemente sui social e sulle piattaforme di instant messaging, e sull’abilitazione di nuove iniziative, in particolare sui marketplace e su siti aggregatori.

Un’adozione consapevole dei paradigmi dell’omnicanalità 

“L’emergenza sanitaria ha avuto un duplice effetto sul commercio: da un lato ha spinto i consumatori verso un utilizzo più frequente dei canali online in tutte le fasi del processo d’acquisto, dal pre al post-vendita, e dall’altro ha indotto l’offerta a rivedere la propria strategia digitale e a investire nell’attivazione o nel potenziamento dei canali di interazione e vendita, e nell’implementazione di rinnovati processi operativi – afferma Riccardo Mangiaracina, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c -. Domanda e offerta si trovano ora di fronte a un utilizzo congiunto dei canali, che spingerà per la ripartenza del retail a emergenza sanitaria terminata. Stiamo assistendo a un’accelerazione verso un’adozione sapiente e consapevole dei paradigmi dell’omnicanalità”.

Pmi italiane verso la multicanalità online

Il cambiamento indotto dall’emergenza sanitaria ha contribuito alla diffusione dell’e-commerce anche tra le piccole imprese italiane, che sono state incentivate ad avvicinarsi al digitale e a comprenderne le potenzialità.  In molti casi l’approccio è stato piuttosto “artigianale”, fondato su modalità di interazione online e su modelli di acquisizione dell’ordine attraverso piattaforme social o di instant messaging, quindi, non propriamente di e-commerce. I più evoluti hanno investito in siti diretti, in vetrine sui marketplace e in iniziative sugli aggregatori online. Per le Pmi italiane quindi non si può ancora parlare di omnicanalità in maniera diffusa, ma dei primi passi verso una multicanalità online più consapevole. Si tratta comunque di un segnale del maggior grado di maturità dell’e-commerce, che lascia presagire un’integrazione sempre più solida tra l’offline e l’online.

Al lavoro il Sud Italia è più felice del Nord

Qual è l’area geografica italiana in cui i lavoratori sono più felici e soddisfatti del proprio impiego? Il Sud. Lo attesta la terza analisi dell’Associazione Ricerca Felicità sullo stato di felicità e benessere dei lavoratori italiani attivi. Alla domanda Quando mi sveglio per andare a lavorare mi sento felice? il Sud risponde infatti con una concentrazione di risposte positive rispetto al Nord, ovvero, con un punteggio tra 4 e 6, dove a 1 corrisponde ‘per niente d’accordo’ e a 6 ‘totalmente d’accordo’. Al contrario del Nord-Est, che con la maggior parte delle risposte tra 1 e 3 esprime una forte negatività.

Il Nord-Est è più infelice anche del Nord-Ovest
Il Sud risponde positivamente anche alle domande Quando lavoro mi appassiono tanto da dimenticare tutto il resto? (67,7% di risposte positive), Sento un forte senso di appartenenza alla mia organizzazione? (68,7%), e I miei meriti vengono riconosciuti? (58,2%). A Nord-Est invece rispondono rispettivamente “solo” con il 57%, 55,5% e 41% di risposte positive. Oltre che tra Sud e Nord grandi differenze si riscontrano anche tra i due estremi settentrionali della Penisola, dove il Nord-Est (Triveneto ed Emilia-Romagna), sembra segnalare un maggior senso di isolamento (34,4%), meno felicità (65,6%) e una maggior sensazione di essere tagliati fuori rispetto al Nord-Ovest (34,4%), formato da Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Lombardia relativamente con il 20.4%, 79.4% e 19.7%.

Centro Italia, malcontento per le opportunità professionali.
Complessivamente, dunque, il Nord-Ovest presenta una popolazione attiva che si ritiene felice e per nulla isolata dagli altri, ma non molto gratificata del proprio impiego e delle opportunità che offre, fatta eccezione per il senso di appartenenza all’organizzazione, invece ben sentito dai lavoratori (62,6%). Spostandosi al Centro Italia si denota un benessere stabile e una forte coesione sociale, sebbene, anche in questo caso, emerga l’insoddisfazione riguardo l’attività lavorativa. Questo malcontento aumenta volgendo lo sguardo verso le opportunità professionali.

La presunta correlazione tra felicità e produttività non è stabile
“Possiamo quindi affermare che il Sud Italia è più felice, più appagato e appassionato alla sua attività lavorativa, nonostante provi un leggero senso di isolamento”, commenta Elisabetta Dallavalle, Presidente dell’Associazione Ricerca Felicità.
“Quest’analisi ci ha stupito e interrogato perché ha messo in evidenza come la presunta correlazione tra felicità e produttività non sia stabile nelle regioni italiane del Nord-Est. Oggettivamente – sottolinea Elga Corricelli, co-founder dell’Associazione Ricerca Felicità – si tratta di regioni con un alto tasso di produttività, che tuttavia non si sentono pienamente appagati sul lavoro”. 

Go Leisure | Play Area Indoor e Outdoor

Ogni struttura ricettiva si differenzia dalle altre principalmente in base alla qualità dei servizi che offre al cliente, e delle attrezzature che mette loro a disposizione. Spesso le famiglie, al momento di scegliere l’alloggio nel quale trascorrere la vacanza, decidono tenendo in grande considerazione quali attrazioni offre ai bambini la struttura ricettiva che stanno valutando. Il benessere ed il divertimento dei propri figli durante una vacanza è infatti un elemento di fondamentale importanza per i genitori, che non vogliono ritrovarsi con i piccoli che protestano perché si annoiano e chiedono di tornare a casa già al primo giorno. Per te che sei un amministratore capace e astuto, non sarà difficile cogliere l’importanza che tale fattore può assumere nel riempimento delle camere.

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Bonus TV 2021: come richiedere lo sconto sui nuovi apparecchi televisivi

A partire da settembre 2021 molti televisori non saranno più in grado di ricevere il nuovo segnale televisivo. Cambia infatti lo standard delle trasmissioni tv e solo gli apparecchi compatibili continueranno a funzionare. Entro il 30 giugno 2022 l’Italia passerà infatti alla nuova tecnologia ricettiva DVB-T2/HEVC. Per “favorire il rinnovo o la sostituzione del parco degli apparecchi non idonei alla ricezione dei programmi con le nuove tecnologie”, il Ministero dello Sviluppo economico ha stanziato complessivamente 150 milioni per il bonus tv, che sarà disponibile fino al 31 dicembre 2022, o fino all’esaurimento delle risorse stanziate. Ma cos’è il bonus tv 2021? Chi può richiederlo? E a quanto ammonta il contributo? E ancora, tutti i tipi di televisori rientrano nella lista del bonus?

Un’agevolazione fino a 50 euro per l’acquisto di televisori e decoder

Il bonus tv 2021 è un’agevolazione fino a 50 euro per l’acquisto di televisori e decoder idonei alla ricezione di programmi televisivi con i nuovi standard trasmissivi, nonché per l’acquisto di decoder per la ricezione satellitare. Si può usufruire di un solo bonus fino a 50 euro per nucleo familiare e per l’acquisto di un solo apparecchio. Nella sua formulazione iniziale, il bonus tv è disponibile per le famiglie con ISEE fino a 20mila euro. Per quanto riguarda invece le modalità di accesso all’incentivo, verrà erogato sotto forma di sconto praticato dal venditore sul prezzo del prodotto acquistato.

Per ottenere lo sconto è necessario presentare al venditore la richiesta

Non tutti i però negozi aderiscono all’iniziativa: l’adesione dei rivenditori è infatti volontaria. Per usufruire del bonus, quindi, bisogna recarsi presso un punto vendita e verificare che abbia aderito all’iniziativa. Per ottenere lo sconto, i cittadini dovranno presentare al venditore un modulo di richiesta per acquistare una tv o un decoder beneficiando del bonus. A tal fine dovranno dichiarare di essere residenti in Italia e di appartenere a un nucleo familiare di fascia ISEE che non superi i 20.000 euro, e che altri componenti dello stesso nucleo non abbiano già fruito del bonus. Per verificare che una tv o un decoder rientrino tra i prodotti per i quali è possibile usufruire del bonus è a disposizione dei cittadini il sito del Ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato la lista dei “prodotti idonei”.

Cos’è il passaggio al DVB-T2 e al protocollo HEVC?

Dal punto di vista tecnico i cambiamenti vanno dal passaggio dalla codifica MPEG2 all’MPEG4, dal cambio di frequenze di molti canali fino al passaggio finale al DVB-T2 e al protocollo HEVC.

Le tappe di questi passaggi prevedono che dal 1° settembre 2021 venga abbandonata la codifica MPEG2 per la MPEG4, mentre da settembre 2021 a giugno 2022 avverrà la risintonizzazione secondo il calendario dato.

A giugno 2022 avverrà poi il passaggio al DVB-T2, e contestualmente al HEVC, riferisce Altroconsumo.

La pandemia pesa sull’industria italiana della cosmetica. Ma non per tutti i prodotti

Uno dei settori più penalizzati dall’emergenza sanitaria è quello della cosmetica. L’effetto della pandemia sull’industria della cosmetica nel 2020 ha fatto registrare complessivamente un crollo di fatturato ed esportazioni. Nonostante il crollo sia avvenuto in modo meno critico di quanto inizialmente ipotizzato, il fatturato globale del settore ha toccato 10 miliardi e mezzo, quasi il 13% in meno rispetto al 2019. Per quanto riguarda i valori del mercato interno, sono scesi di circa il 10% rispetto all’anno precedente, mentre le esportazioni hanno segnato un -16,7%. Si tratta di alcuni risultai emersi dall’indagine dal titolo I numeri della cosmetica, elaborata da Cosmetica Italia, l’associazione nazionale delle imprese cosmetiche.

Il settore non è paralizzato ed è boom per l’e-commerce

Nonostante i dati negativi, il settore però non è paralizzato. Se da una parte sono calati i segmenti profumeria alcolica e make-up, sono invece aumentati i consumi di prodotti per l’igiene personale. E come per altri settori, anche per la cosmetica è stato un vero proprio boom per l’e-commerce. Se il settore ha retto meglio di altri in parte si deve infatti alle vendite online. Mentre tutti i canali distributivi tradizionali hanno subito contrazioni l’e-commerce ha registrato un +42% rispetto al 2019.

In controtendenza i prodotti per igiene e cura dei capelli

Quanto ai consumi nel dettaglio, in controtendenza con l’andamento negativo ci sono le famiglie di prodotto che stanno caratterizzando l’attraversamento della crisi Covid-19, ovvero, quelli legati all’igiene del corpo, che hanno aumentato le vendite del +6,3%), oltre a quelli per la cura dei capelli (+3,9%) e i prodotti per l’igiene orale (+1,4%). Gli andamenti più significativi in termini di crescita emergono tra i saponi liquidi (+35%), i coloranti e le spume coloranti per i capelli (+30,4%), e i prodotti depilatori (+5,3%). I cali maggiori invece, riporta Ansa, si sono registrati nella profumeria alcolica (-21,5%) e nelle diverse tipologie di make-up.

La mascherina fa crollare fard e rossetti

L’obbligo di indossare la mascherina ha poi buttato giù i consumi di correttori per le guance, i fard e le terre, che hanno registrato un calo del -28,7%, mentre i fondotinta e le creme colorate sono scese del -29%), e i rossetti e i lucidalabbra, sono calati del -35,8%.

“Sul 2021 c’è ancora incertezza dovuta alla pandemia – evidenzia Gian Andrea Positano, responsabile Centro Studi di Cosmetica Italia -. In uno scenario ottimistico, si ipotizza una crescita di quasi nove punti percentuali, mentre lo scenario più pessimistico evidenzia una crescita di poco superiore ai cinque punti percentuali”.   

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