Info, statistiche e referenze

Autore: Rosanna Lamberti (Pagina 9 di 23)

Mercato Tech rallenta ancora nei primi sei mesi del 2024

Nel I semestre 2024 il mercato italiano della Tecnologia di consumo ha segnato una flessione del fatturato pari al -4,7% a valore rispetto allo stesso periodo del 2023, attestandosi a 7 miliardi di euro.
Insomma, i primi sei mesi dell’anno confermano il trend negativo della domanda italiana di beni tecnologici, che continuano a vivere una fase di rallentamento.

Come confermato dai dati GfK Market Intelligence, questo scenario evidenzia una persistente debolezza del settore dopo le vendite record registrate negli anni della pandemia.
Qualche spiraglio arriva dai dati più recenti. Nel mese di giugno il mercato dei prodotti tecnologici, pur rimanendo in area negativa (-1,4% a valore), mostra segnali di stabilizzazione.

Cresce solo il Piccolo Elettrodomestico: +5,8%

La negatività riguarda sia le vendite effettuate sui canali tradizionali, diminuite del -5,3% rispetto al primo semestre del 2023, sia quelle effettuate sul canale online, anche se in maniera più limitata. In questo caso il calo è stato del -2,9% a valore.

Nel periodo analizzato, risultano negativi tutti i segmenti che compongono la Tecnologia di consumo, a eccezione del Piccolo Elettrodomestico, che cresce del +5,8% rispetto ai primi sei mesi 2023.
In particolare, tra i prodotti più importanti per giro d’affari si segnala la crescita delle vendite di Aspirapolvere (+2,4%).

Fotografia ed Elettronica di Consumo i settori con le performance peggiori

Perde terreno rispetto allo scorso anno la Telefonia (-4,3% a valore) che si conferma come il settore più importante per giro d’affari generato.
In questo comparto, I dati GfK evidenziano una contrazione della domanda di Smartphone (-4,5%), parzialmente compensata dalla crescita delle vendite di Smartwatch con SIM (+4,5%).

Tra i settori che hanno registrato le performance peggiori nel primo semestre del 2024 ci sono la Fotografia (-12,4%) e l’Elettronica di Consumo (-10,2%), quest’ultima da tempo alle prese con un calo della domanda.
Il mese di giugno, tuttavia, ha mostrato un rimbalzo del +6,3% a valore per l’Elettronica di Consumo, un segnale incoraggiante attribuibile in parte ai grandi eventi sportivi dell’estate 2024 (Campionati europei di calcio e Olimpiadi), che hanno spinto molti italiani ad acquistare un nuovo televisore.

In calo anche IT Office e Grande Elettrodomestico 

Quanto alle vendite dell’Home Comfort (-0,2%)  nella prima parte dell’anno mostrano una leggera flessione. Questo settore, sempre meno legato ai ritmi stagionali, sembra aver risentito di un inizio estate anomalo, con precipitazioni abbondanti e temperature sotto la media in molte zone d’Italia, ma nel mese di giugno ha visto tornare il segno positivo (+1,8% rispetto a giugno 2023).

Anche il settore dell’Information Technology/Office e il Grande Elettrodomestico chiudono il semestre in negativo, registrando rispettivamente un calo delle vendite del -8,7% e del -4,6% a valore.
In questo caso, nemmeno il mese di giugno ha invertito questa tendenza.

Le imprese italiane aprono un canale per le segnalazioni di whistleblowing 

Sono sempre di più le aziende italiane che aprono un canale digitale per le segnalazioni di whistleblowing. Nel marzo 2023, con l’arrivo della legge italiana sul whistleblowing, la percentuale di aziende che dispongono di un canale digitale interno di segnalazione è infatti salita al 92%, rispetto al 76% del 2022.
Per il 93% delle aziende il rispetto delle leggi è stato il fattore chiave per implementare un sistema di segnalazione.

Tuttavia, il 47% delle imprese utilizza il sistema di segnalazione da almeno tre anni. Ciò suggerisce che abbiano implementato la soluzione ancor prima che la Direttiva UE dovesse essere recepita nel diritto nazionale entro dicembre 2021.
È quanto emerge dalla seconda edizione dell’Indagine Europea sul Whistleblowing 2024, pubblicata da EQS Group.

Sviluppare una Speak Up Culture in azienda

Dopo la conformità alle normative in vigore, lo sviluppo di una cultura aperta alla segnalazione (‘Speak Up Culture’) è il secondo motivo per implementare una soluzione di whistleblowing (59%), mentre per un altro 24%, è la prevenzione di sanzioni economiche o danni alla reputazione dell’organizzazione.
Circa un terzo (34%) delle aziende ha ricevuto almeno una segnalazione attraverso il proprio sistema di segnalazione. Il 12% ha ricevuto 10 o più segnalazioni.

La maggior parte delle aziende che hanno ricevuto 50 o più segnalazioni sono aziende con oltre 10.000 dipendenti.
Circa un quinto delle segnalazioni riguarda casi legati alla gestione HR (21%), seguito da frode e corruzione (14%), protezione dei dati (8%) e violazioni delle norme sociali/diritti umani (7%). 

La tecnologia aiuta a garantire l’anonimato 

Sebbene la legislazione italiana non imponga alle organizzazioni di ricevere segnalazioni anonime, 9 aziende su 10 (91%) consentono ai whistleblower di inviare segnalazioni senza rivelare l’identità.

“Data la crescente complessità del panorama globale della compliance, le aziende dovrebbero anche guardare oltre le singole leggi e adottare una visione più olistica e integrata – commenta Mimmo Santonicola, country manager EQS Group Italia -. In questo, la tecnologia può giocare un ruolo centrale. Le soluzioni digitali possono aiutare a soddisfare i requisiti normativi in modo più efficiente, mitigare i rischi e comunicare in modo trasparente con gli stakeholder interni ed esterni. Sono anche l’unico canale in grado di garantire il completo anonimato ai segnalanti”.

Consentire le segnalazioni anche agli stakeholder esterni

Quasi 9 aziende su 10 (90%) consentono l’accesso ai canali di segnalazione a stakeholder esterni, clienti, fornitori e partner.
Questo approccio proattivo è particolarmente importante per le organizzazioni che devono rispettare le normative circa la catena di fornitura. La Direttiva UE (maggio 2024) sulla due diligence della catena di fornitura (CSDDD), richiede infatti che i canali di segnalazione siano accessibili a stakeholder esterni lungo la catena di approvvigionamento.

“Molti casi di cattiva condotta potrebbero non essere notati dai dipendenti dell’azienda, ma piuttosto dai clienti, dai fornitori o dai partner commerciali – aggiunge Santonicola -. Alcune aziende temono di essere inondate di segnalazioni infondate se aprono il loro sistema di segnalazione a stakeholder esterni, ma l’esperienza dimostra che questa preoccupazione è infondata e che le aziende invece traggono grandi vantaggi”.

Perchè lo shopping online è più sostenibile di quello in negozio?

Acquistare online è più sostenibile. Lo certifica il report ‘L’impatto ambientale delle consegne e-commerce’, condotta da Netcomm insieme al Gruppo di ricerca B2c Logistics Center del Politecnico di Milano. L’impatto ambientale degli acquisti online è nettamente inferiore a quello degli acquisti nei negozi fisici, dove lo spostamento del cliente per raggiungere il punto vendita e il mantenimento del negozio generano oltre il 90% delle totale delle emissioni di CO2, per una produzione massima di 2,59kg di CO2 per pacco.

I canali online, che prevedono anche servizi di consegna come home delivery e punti di ritiro, possono ridurre fino a 10 volte le emissioni rispetto allo shopping offline.
Questo, nonostante le rilevazioni per entrambi i canali siano determinate da variabili quali densità di consegna, soste dei mezzi e modalità con cui il cliente si reca al punto di ritiro o al locker.

A piedi o in auto, l’impatto dell’offline è sempre superiore

Nel mondo dell’editoria, ad esempio, questo risultato emerge anche dove l’impatto del viaggio del cliente che si reca a piedi in un negozio è nullo. A Milano, in questo caso, le emissioni del processo di vendita offline sono circa 5 volte quelle dell’home delivery, a Ferrara le emissioni offline si triplicano rispetto all’online, mentre nelle province di Viterbo e Rieti l’impatto dell’offline raddoppia.

Nella casistica meno sostenibile, che vede il cliente recarsi al negozio con un viaggio in auto, le emissioni per pacco a Milano raggiungono 2,81 kgCo2e contro i 0,22kgCo2e dell’home delivery, mentre a Ferrara crescono fino a 2,87kgCo2e contro 0,36kgCo2e e a Viterbo si attestano, a 2,96 kgCo2e contro i 0,64kgCo2e della consegna a casa.

Le emissioni dell’Home Delivery

Per il settore dell’elettronica, tuttavia, la differenza tra i due canali è leggermente inferiore rispetto al settore dell’editoria.
Per il Fashion, poi, i risultati si mantengono coerenti con i precedenti, anche se nel processo dell’home delivery si osserva un’incidenza dell’impatto dell’acquisto online più elevata rispetto agli altri settori, dovuta al maggiore tasso di reso (8% per acquisti offline, 30% per l’e-commerce).

Nel processo dell’home delivery, per tutti i settori merceologici, il contributo principale in termini di emissioni è del trasporto last-mile, che costituisce più del 50% del totale delle emissioni in tutte le aree urbane esaminate, seguito dal packaging (dal 7% al 25%).

Elettronica e Fashion: a incidere è il tasso di reso

In questo caso, l’incremento nelle zone rurali è legato alla riduzione della densità di consegna, che impatta inevitabilmente sulle emissioni del trasporto last-mile.
Lo confermano i dati delle emissioni dell’home delivery nel settore dell’editoria e dell’elettronica, dove la CO2 rilasciata nei comuni di Viterbo e Rieti sono triplicati rispetto a quelli di Milano.

Nei settori dell’elettronica e del Fashion, si nota un’incidenza maggiore del processo di reso negli acquisti online in termini di emissioni, dovuta ancora una volta al maggiore tasso di restituzioni che caratterizza questi settori merceologici.

Business Travel, come ottimizzare i viaggi d’affari?

Le aziende che desiderano espandere i propri mercati e sfruttare nuove opportunità di sviluppo devono affrontare la sfida sempre più complessa di ottimizzare i viaggi d’affari in modo efficiente. Questa necessità deve coniugare le esigenze dei dipendenti, le policy interne e i rapidi sviluppi tecnologici che consentono di fronteggiare gli imprevisti, un ostacolo cruciale per i travel manager.

Gestire i cambiamenti last minute: una realtà italiana

Secondo il SAP Concur Global Business Travel Survey, il 78% dei viaggiatori business italiani ha dovuto fare cambiamenti all’itinerario a causa di ritardi, cancellazioni o necessità di modificare percorsi all’ultimo minuto. Questa situazione porta il 71% dei viaggiatori a pianificare con tempo extra per gestire possibili interruzioni, creando frustrazioni che influenzano negativamente l’efficienza dei viaggi d’affari.

Le preoccupazioni legate alla sicurezza

I viaggiatori d’affari italiani spesso rinunciano a viaggi per motivi di sicurezza (45%) o turbolenze politiche e sociali (39%). I travel manager affrontano fenomeni di burn-out a causa delle molteplici variabili da considerare durante la pianificazione. Un terzo dei manager ritiene di dover assumere un ruolo più strategico senza avere ricevuto la formazione necessaria.

Bilanciare sostenibilità e costi: una sfida difficile

Il 12% degli italiani rifiuta viaggi d’affari per via dell’impatto ambientale, mentre il 24% afferma che le aziende hanno ridotto le spese per opzioni di viaggio sostenibili nell’ultimo anno. Molti travel manager lottano per proporre alternative sostenibili senza però un budget adeguato.

Accesso equo alle opportunità di viaggi

Nonostante il 61% dei viaggiatori business italiani ritenga che i viaggi siano essenziali per la crescita professionale, la stessa percentuale lamenta la mancanza di pari opportunità di viaggio rispetto ai colleghi, attribuendo tale disparità all’anzianità (15%), all’età (14%) e al genere (6%).

Quale ruolo per l’intelligenza artificiale?  

Quasi il 96% dei viaggiatori d’affari italiani accoglie favorevolmente l’utilizzo dell’AI per gestire i viaggi, tuttavia solo il 5% si sente completamente a suo agio nell’utilizzarla. Il 93% desidera un supporto aziendale maggiore per garantire sicurezza nella gestione dell’AI, inclusa la protezione dei dati e la gestione dei bias.

Bleisure: bilanciare lavoro e piacere

Il fenomeno del “bleisure” è in crescita, ma misure di contenimento dei costi e preoccupazioni ambientali minacciano tale equilibrio. Il bilancio tra sostenibilità e flessibilità dei dipendenti può limitare questa pratica.

Priorità aziendali e percezione dei dipendenti

Il 38% dei viaggiatori d’affari ritiene che la propria azienda dia priorità alle esigenze di viaggio flessibili, mentre il 43% indica la riduzione dei costi come principale focus aziendale. Un quarto delle aziende sta limitando il lavoro remoto durante viaggi combinati. Il 61% considera i viaggi essenziali per la carriera, ma il 14% è disposto a rifiutare viaggi troppo vincolanti.

In sintesi, il panorama dei viaggi d’affari in Italia riflette una complessità crescente, dove l’equilibrio tra necessità aziendali, benessere dei dipendenti e adozione di tecnologie avanzate è cruciale per il successo e la soddisfazione in questo settore dinamico.

Perchè Meta non userà più i dati degli utenti europei per addestrare l’AI?

Una decisione che sembra arrivare come diretta conseguenza delle critiche e delle pressioni esercitate dagli enti per la tutela dei consumatori e della privacy nell’Unione Europea e nello Spazio Economico Europeo (SEE). Con una mossa inaspettata, Meta ha deciso di interrompere le operazioni per utilizzare i dati degli utenti europei di Facebook e Instagram per addestrare la sua Intelligenza artificiale

Meta aveva infatti progettato di implementare nuove funzionalità di Intelligenza artificiale nella UE, promettendo vantaggi come adesivi personalizzati per chat e storie, e un assistente virtuale avanzato in cambio dell’uso dei dati degli utenti.

Le preoccupazioni riguardo alla conformità con il GDPR

L’utilizzo dei dati era giustificato al fine di ‘riflettere’ e interpretare “le diverse culture e lingue delle comunità europee che utilizzeranno questi servizi”.
Tuttavia, il metodo proposto per il trattamento dei dati ha sollevato preoccupazioni significative riguardo alla conformità con il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR).

La controversia ha preso piede quando la Commissione irlandese per la protezione dei dati (DPC) e il Centro Europeo per i Diritti Digitali (Noyob, ‘None of your business’) hanno messo in discussione la legittimità degli ‘interessi legittimi’ invocati da Meta per il trattamento di tali dati.

L’accusa di raccogliere il maggior numero possibile di dati tramite “modelli oscuri”

Inizialmente, la DPC aveva approvato i piani di Meta, ma ha dovuto rapidamente fare marcia indietro dopo le numerose critiche.
In particolare, le critiche si sono concentrate sul tentativo di Meta di evitare la richiesta di consenso esplicito degli utenti, optando invece per un sistema di opt-out che sarebbe stato attivo solo fino al 26 giugno.

Tale approccio è stato visto come un tentativo di utilizzare ‘modelli oscuri’ per raccogliere il maggior numero possibile di dati prima dell’entrata in vigore della restrizione.

Non finisce qui: la battaglia di Noyb continuerà fino a che non ci saranno cambiamenti ufficiali e vincolanti

Max Schrems, presidente di Noyb, ha espresso soddisfazione per l’iniziativa di Meta ma ha sottolineato che la battaglia legale continuerà fino a quando non ci saranno cambiamenti ufficiali e vincolanti nella politica sulla privacy di Meta che riflettano questa sospensione, riporta Adnkronos.

“Restiamo fiduciosi che il nostro sia conforme alle leggi e ai regolamenti europei – ha precisato Meta in un post ufficiale, come scrive Ansa -. L’addestramento dell’Intelligenza artificiale non è un’esclusiva dei nostri servizi e siamo più trasparenti di molti dei nostri omologhi del settore. Continueremo la collaborazione con il DPC in modo che le persone in Europa abbiano accesso allo stesso livello di innovazione dell’AI del resto del mondo”.

E’ vero che gli italiani stanno… ingrassando?

E’ vero che gli italiani stanno ingrassando? Pare proprio di sì. Quattro nostri connazionali su dieci risultano in sovrappeso e uno su dieci è obeso. Nonostante le raccomandazioni delle linee guida per una corretta alimentazione, rimane troppo basso il consumo delle cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura. Solo il 3% degli italiani adulti nella fascia 19-69 anni non include frutta e verdura nella propria dieta, ma meno della metà, il 45%, consuma almeno tre porzioni al giorno.

Tra coloro che consumano frutta e verdura, solo il 7% raggiunge le cinque porzioni giornaliere raccomandate, mentre il 52% si ferma a 1-2 porzioni e il 38% a 3-4 porzioni.

Le donne più virtuose a tavola

L’abitudine a consumare le cinque porzioni giornaliere è più diffusa tra le donne, tra le persone con meno problemi economici e cresce con l’età, salvo arrestarsi negli over 65. Nel 2023, la quota di persone over 65 che consumano almeno tre porzioni al giorno è stata la più bassa dal 2016. I dati provengono dalla sorveglianza Passi e Passi d’Argento dell’Istituto Superiore di Sanità, riferiti al biennio 2022-2023 e coinvolgono l’80% delle ASL italiane con un campione di 275 persone ciascuna.

Differenze regionali e socioeconomiche

L’eccesso di peso è più comune con l’avanzare dell’età, tra gli uomini rispetto alle donne, tra le persone con difficoltà economiche e tra coloro con un basso livello di istruzione. Alcune regioni del Sud Italia, come Molise, Campania, Basilicata e Puglia, registrano le percentuali più alte di persone in sovrappeso, sfiorando il 50% della popolazione.

L’aumento di sovrappeso e obesità è particolarmente evidente tra i giovani (18-34 anni), mentre tra i 50-69 anni entrambe le condizioni si riducono. Tra le donne, il sovrappeso aumenta, ma non vi sono differenze di genere nell’obesità.

Dove ottenere i consigli giusti

Meno della metà delle persone in sovrappeso dichiara di aver ricevuto dal medico il consiglio di perdere peso. L’attenzione dei medici è rivolta soprattutto alle persone obese, mentre quelle in sovrappeso sono meno seguite. Tra chi ha ricevuto il consiglio medico, il 46% segue una dieta, rispetto al 17% di chi non ha ricevuto indicazioni.

Gli over 65 e il rapporto con la bilancia

Tra gli over 65, oltre la metà (56%) è in sovrappeso, con il 41% sovrappeso e il 15% obeso. Con l’avanzare dell’età, specie negli over 75, si verifica un calo ponderale fisiologico. Questo suggerisce che l’attenzione alla dieta e al controllo del peso dovrebbe essere continua e adattata alle diverse fasi della vita.

In conclusione, l’Italia deve affrontare la sfida dell’obesità e del sovrappeso con politiche efficaci, promuovendo una dieta equilibrata e uno stile di vita sano per tutte le fasce d’età e categorie socioeconomiche.

Italia, ogni anno sprecati 1,5 miliardi di chili di cibo: che fare?

Lo spreco alimentare, sempre più, è un autentico disastro sia a livello economico sia ambientale. E nel nostro Paese non siamo messi benissimo, anzi. In Italia, si stima che vengano “buttati” circa 1,5 miliardi di chili di cibo all’anno, con conseguenze devastanti per l’economia, la sostenibilità e l’ambiente. Tale spreco comporta un elevato dispendio energetico e complicazioni nello smaltimento dei rifiuti. Secondo l’analisi di Coldiretti basata sui dati di Waste Watcher, presentata in occasione dell’Earth Overshoot Day 2024 per l’Italia, il giorno in cui il nostro paese esaurisce ufficialmente le risorse rinnovabili, con il consumo alimentare e i trasporti tra i principali responsabili.

Quali alimenti si sprecano di più?

La frutta è l’alimento maggiormente sprecato in Italia. Sono addirittura 1,3 chili procapite che ogni anno finiscono nella pattumiera. Subito dopo, troviamo il pane, con oltre 1 chilo pro capite di spreco, seguito da aglio, cipolle e tuberi. Anche insalate e verdure non sono esenti da questo fenomeno, causando perdite economiche significative nelle famiglie italiane, quantificate in quasi 7,5 miliardi di euro.

La lotta a questo comportamento

Coldiretti è in prima linea nella lotta contro lo spreco alimentare, impegnandosi in attività di sensibilizzazione dei consumatori. Attraverso il progetto dei mercati di Campagna Amica, Coldiretti promuove il contenimento degli sprechi alimentari. Questa iniziativa, che rappresenta la più grande rete di fattorie e farmers’ market in Italia, mira a sostenere le realtà locali, ridurre l’impatto ambientale dei lunghi trasporti e garantire alle famiglie prodotti più freschi e di maggiore durata.

Strategie di risparmio 

Per combattere lo spreco alimentare, l’organizzazione suggerisce diverse strategie di risparmio a tavola. Queste includono la cucina degli avanzi, l’uso della doggy bag al ristorante, il ritorno del pranzo in ufficio portato da casa e la coltivazione di piccoli orti anche sul balcone. Importante anche è fare la lista della spesa con attenzione alle date di scadenza. Ci sono però dei segnali positivi che indicano una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori. Il principale è la sempre maggiore affluenza ai mercati contadini a chilometro zero.

Conclusioni

In sintesi, lo spreco alimentare in Italia rappresenta una sfida etica ed economica di grande portata. Le iniziative di Coldiretti e la partecipazione attiva dei consumatori ai mercati locali e a strategie di risparmio alimentare sono passi cruciali verso una gestione più sostenibile delle risorse alimentari. La crescente consapevolezza e l’adozione di pratiche più responsabili possono contribuire significativamente a ridurre l’impatto negativo dello spreco alimentare sul nostro pianeta.

L’Italia accelera sui servizi digitali, cresce l’uso nella PA

È quanto emerge dalla seconda edizione del Consumer Digital Empowerment Index, lo studio di ricerca che rientra fra le iniziative del Consumer Empowerment Project (CEP), condotto da Euroconsumers in partnership con Google: l’Italia accelera sui servizi digitali. Oltre a confermare il primato dell’Italia rispetto all’uso dell’identità digitale, lo studio evidenzia infatti anche il deciso balzo in avanti di alcuni servizi online della Pubblica Amministrazione.

L’indice, la cui prima edizione è stata pubblicata a novembre 2022, mira a quantificare il modo in cui i servizi digitali contribuiscono all’empowerment dei consumatori nella loro vita quotidiana, attraverso un’analisi condotta in dieci Paesi europei, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia.

Dai pagamenti alle prenotazioni mediche e di trasporti vince l’online 

Nel 2023, ad esempio, i pagamenti online verso gli enti pubblici hanno registrato un +6,4% rispetto al 2022, la prenotazione online delle visite mediche +7,9%, mentre l’acquisto online di biglietti del trasporto pubblico locale è cresciuto del +7,1%.

“L’Index annuale – ha commentato il Sottosegretario all’Innovazione tecnologica e transizione digitale, Alessio Butti – offre molti spunti di riflessione ed evidenzia come, nonostante le resistenze e i ritardi scontati dal nostro Paese nella digitalizzazione delle abitudini di consumo, il livello complessivo di empowerment sia salito di 3 punti rispetto al 2022”.

CIE e IT Wallet: un vantaggio per i cittadini

Si tratta di “Una testimonianza inequivocabile della spinta propulsiva che questo Governo sta dando alle politiche di trasformazione digitale – ha aggiunto Butti -. In particolare, riscontriamo un’ottima performance dell’Italia rispetto all’uso dell’identità digitale per accedere ai servizi digitali della PA, soprattutto grazie alle azioni messe in atto nell’ultimo anno per rendere più semplice l’uso online della Carta d’Identità Elettronica (Cie) a vantaggio dei cittadini. Si tratta di un volano fondamentale per il lancio, nei prossimi mesi, dell’It Wallet, uno strumento caratterizzato da alta affidabilità, sicurezza, e che vogliamo rendere disponibile in anticipo rispetto al wallet europeo”.

I dati parlano chiaro e sono il punto di partenza per ogni riflessione sul digitale

“Il Consumer Digital Empowerment Index ha l’ambizione di proporsi come uno strumento affidabile e scientificamente robusto per misurare l’impatto della digitalizzazione sulle abitudini di consumo – ha sottolineato Marco Scialdone direttore del CEP, come riporta Adnkronos -. I risultati sono a disposizione della comunità scientifica e di ogni stakeholder pubblico e privato, affinché i dati siano sempre il punto di partenza per ogni riflessione sul digitale nella vita dei consumatori”.

Viaggi in treno: oggi i biglietti si acquistano online

Se 25 anni fa per acquistare i biglietti del treno era normale recarsi in stazione, oggi il 70% degli italiani acquista i biglietti online. Un dato appena superiore alla media degli altri paesi europei (67%).
È quanto emerge da una ricerca commissionata da Trainline, l’app per la prenotazione di biglietti di treni e pullman, a YouGov per confrontare le abitudini dei viaggiatori italiani ed europei che utilizzano il treno come mezzo di trasporto per viaggi e vacanze.

Oggi, infatti, è possibile viaggiare in treno in gran parte del continente, senza passaporto e pagando in euro. Ma il principale cambiamento avvenuto nel corso degli anni relativo ai viaggi in treno è stato il modo in cui gli italiani acquistano i biglietti.
In ogni caso, il 76% degli italiani ama viaggiare in treno (72% media europea). Infatti, tre italiani su quattro negli ultimi tre anni ha fatto più di un viaggio in treno. 

Italiani, spagnoli, inglesi viaggiano di più

L’amore per il viaggio si riflette nell’acquisto di biglietti: negli ultimi tre anni, tre italiani su quattro hanno acquistato più di un biglietto ferroviario, il che significa che hanno fatto più di un viaggio in treno. Dopo gli abitanti del Bel Paese, in cima alla lista si trovano gli spagnoli (71%) e gli inglesi (65%).
Il treno ha qualcosa che pochi altri mezzi di trasporto offrono, la comodità: dalla facilità di arrivare in stazione e trovare agevolmente il treno, senza dover passare attraverso rigidi controlli, alla possibilità di staccare da tutto e osservare il paesaggio fino all’arrivo alla stazione di destinazione.

La comodità di evitare traffico e code

Come anche il resto degli europei, il motivo principale per cui gli italiani scelgono il treno è la comodità di non dover guidare evitando il traffico. Lo dichiara un quarto degli italiani, mentre 1 su 10 sceglie il treno al posto dell’aereo per non dover passare molto tempo negli aeroporti.
I principali fattori che spingono le persone a scegliere il treno variano leggermente in Europa. Se la semplicità è l’aspetto predominante per tutti, anche la sostenibilità è molto importante, soprattutto per gli intervistati di età compresa tra 18 e 24 anni, così come la velocità, riconosciuta come un’altra ragione per preferire il treno.

Il mezzo di trasporto preferito per vacanze e week end

Per quasi due terzi degli europei (62%), poi, il treno è scelto come mezzo di trasporto per le attività di svago all’interno del proprio Paese.
In testa a questa classifica si piazzano i britannici (77%) seguiti dai tedeschi (62%).

Oltre la metà degli italiani (56%), invece, lo sceglie per i weekend lunghi e le vacanze brevi, una percentuale superiore del 10% rispetto alla media europea.
Ben 4 persone su 5 (81%) prevedono di utilizzare il treno per organizzare le proprie vacanze all’estero. La tendenza è particolarmente evidente tra i giovani, che rappresentano l’89% degli intervistati tra 18 e 25 anni. Una possibilità particolarmente apprezzata da spagnoli (88%), italiani (87%) e tedeschi (79%).

Export agroalimentare italiano, un exploit da 62 miliardi di euro

L’export agroalimentare italiano ha vissuto un anno da ricordare. Tanto che, seppur in una situazione geopolitica segnata da incertezze e tensioni, il comparto ha registrato un aumento record, superando i 62 miliardi di euro. Tale risultato evidenzia una delle performance migliori tra i principali esportatori mondiali, con un incremento del 6%, superato solo dalla Germania che ha registrato un +6,2%. Al contrario, Francia, Cina e Stati Uniti hanno chiuso l’anno in negativo.

Quali sono i prodotti traino del Made in Italy?

La crescita dell’agroalimentare Made in Italy sui mercati esteri è stata trainata principalmente dalle conserve vegetali (+13%), formaggi (+12%), ortofrutta (+9%) e carni preparate (+8%). L’export di pasta ha registrato una crescita inferiore alla media (+4%), mentre quello del vino è in calo (-1%).

Il maggior contributo alla crescita delle esportazioni italiane è arrivato dai mercati dell’Unione Europea (+9%), mentre Nord America e Asia hanno segnato rispettivamente un +0,1% e un -1,1%. Inoltre, c’è stato un notevole aumento dell’export verso il Centro-Sud America (+9%), con il Brasile che si distingue con un +22%.

Il Brasile “fan” dell’agroalimentare tricolore

Questi sono i principali risultati dello studio condotto da Nomisma, presentato nell’ambito dell’VIII Forum Agrifood Monitor, organizzato in collaborazione con CRIF per analizzare le opportunità di mercato e supportare le imprese nella loro crescita.

Il Brasile è stato il focus principale dell’ottava edizione del Forum. Su oltre 12 miliardi di euro di importazioni agroalimentari brasiliane nel 2023, 356 milioni di euro riguardavano prodotti italiani. L’Italia rappresenta l’ottavo fornitore di questo grande mercato, preceduto da paesi confinanti come Argentina, Uruguay, Cile e Paraguay, oltre a Portogallo, Stati Uniti e Cina. Negli ultimi cinque anni, gli acquisti di food&beverage dall’Italia sono cresciuti a un tasso annuo medio del 10%, superiore alla media di mercato del 5,7%.

Il Brasile rappresenta il decimo paese al mondo per valore del PIL e il settimo per numero di abitanti, con prospettive di crescita per i prossimi anni. Questo lo rende un partner importante per le imprese europee, sebbene il negoziato Ue-Mercosur sia ancora in sospeso.

I prodotti più esportati in Brasile

Le prime cinque categorie di prodotti italiani esportati in Brasile sono le mele (13% del valore totale dell’export agroalimentare italiano), la pasta (12%), il vino (10%), i prodotti da forno e l’olio d’oliva (entrambi con il 9% del peso). L’Italia è leader assoluta per pasta e prodotti da forno, mentre nel vino e nell’olio d’oliva si posiziona dietro a Cile e Portogallo.

La presenza di una comunità italiana all’estero e il flusso di turisti brasiliani in Italia rappresentano due leve strategiche per lo sviluppo del Made in Italy agroalimentare nel mondo. Una survey condotta da Nomisma ha rivelato che oltre il 60% dei brasiliani identifica l’Italia come il Paese da cui proviene il food&beverage di maggiore qualità.

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