Info, statistiche e referenze

Autore: Rosanna Lamberti (Pagina 7 di 23)

Auto usate: se d’importazione occhio al contachilometri!

In Italia, le vetture di provenienza estera rappresentano circa l’11% del totale, pari a 40,57 milioni di veicoli secondo i più recenti dati UNRAE.
Le auto d’importazione, poi, hanno in media 9 anni, percorso 120.000 Km, e oltre una su tre (36%) ha subito danni o incidenti in passato. Una percentuale nettamente superiore alla media (25%).

Inoltre, secondo un’analisi di Carfax, le automobili usate provenienti dall’estero nel 5% dei casi hanno subito una manomissione al contachilometri allo scopo di ridurre il conteggio dei chilometri effettivamente percorsi.
Sebbene questa pratica non sia estremamente diffusa, risulta comunque quasi il doppio rispetto alla media delle auto usate  (3%).

Altri aspetti da non sottovalutare

Confrontando questa percentuale al parco auto circolante in Italia, si stima che le vetture di seconda mano ‘schilometrate’ tra quelle importate siano oltre 220.000, e che superino il milione se si considera il totale delle auto presenti sulle strade italiane.
Di fatto, quando si sceglie di acquistare un’auto usata, spesso l’attenzione si concentra sulle condizioni generali, il chilometraggio e le informazioni fornite dal venditore o dal precedente proprietario.

Un elemento meno considerato è se il veicolo abbia trascorso parte della sua vita all’estero. Un aspetto che però può influire sul valore e sulla sicurezza della vettura.
Questo dettaglio va considerato attentamente, poiché un veicolo con un precedente danneggiamento non solo perde valore economico, ma se non riparato correttamente presenta ridotti livelli di sicurezza.

I modelli più importati: Audi A3, Mercedes Classe A, Bmw Serie 1

In ogni caso, tra le vetture d’importazione i marchi più rappresentati sono quelli tedeschi, con Audi che guida la classifica (17%), seguita da Mercedes (12%) e Bmw (11%).

Ai piedi del podio, Fiat (10%) e Volkswagen (9%). Particolarmente significativo il caso di Bmw, per cui quasi un’auto su due (46%) tra quelle che hanno trascorso un periodo all’estero ha subito danni o incidenti in passato.
Quanto ai modelli più frequentemente importati, tra le Audi prevale l’A3, tra le Mercedes la Classe A, tra le Bmw la Serie 1, tra le Fiat la 500 e tra le Volkswagen la Golf.

Un check up precauzionale dal meccanico di fiducia

“Le vetture importate presentano percentuali sensibilmente più elevate di manomissioni del chilometraggio o danni pregressi, soprattutto tra i marchi tedeschi – dichiara Marco Arban, direttore Business Development in Europa Carfax -. A questo si aggiunga che a causa delle normative di alcuni Paesi esteri in materia di privacy e altri aspetti, potrebbero esserci lacune nei dati disponibili, rendendo ancora più difficile una valutazione completa dello stato dell’auto”.

Per un acquisto sicuro e consapevole, quindi, è sempre consigliabile ottenere un report sulla storia dell’auto. Ma anche effettuare una prova su strada, e far valutare il veicolo da un meccanico di fiducia.

Obbligo di assicurazione contro le calamità naturali: cosa devono fare le imprese?

riguarda le aziende agricole, escluse dall’obbligo. Questa assicurazione mira a coprire i danni diretti ai beni aziendali, compresi terreni, edifici, impianti e macchinari, in caso di eventi catastrofici come terremoti, alluvioni, frane e inondazioni.

Obiettivo: tutelare il tessuto economico italiano

L’introduzione di questa norma nasce dall’esigenza di tutelare il tessuto economico italiano, particolarmente vulnerabile agli eventi naturali estremi. Secondo un’indagine condotta da mUp Research per Facile.it, nel settembre 2024 oltre 278.000 micro e piccole imprese avevano subito danni causati da calamità naturali nell’anno precedente, con perdite economiche stimate in circa 3 miliardi di euro.

Le micro e piccole imprese costituiscono più del 90% delle oltre 4,5 milioni di aziende italiane, ma sono anche quelle meno assicurate contro tali eventi. I dati rivelano che solo il 6,2% di queste realtà ha già una copertura specifica per terremoti, alluvioni e frane, mentre un ulteriore 4% possiede una protezione parziale.

Quanto costa una polizza Cat Nat?

Ma quanto può costare questa novità? Per rispondere, Facile.it ha effettuato alcune simulazioni per tre tipologie di attività—ristoranti, autofficine e hotel—situate in diverse città italiane.

Un ristorante con un immobile dal valore di 300.000 euro e attrezzature per 100.000 euro pagherà un premio annuo di 343,50 euro a Milano, 401 euro a Roma e 469 euro a Palermo. Per un’autofficina, con un edificio da 400.000 euro e attrezzature per 200.000 euro, il costo sarà di 359 euro a Milano, 434 euro a Roma e 551 euro a Palermo. Infine, un hotel con un immobile del valore di 1 milione di euro e attrezzature per 500.000 euro dovrà prevedere una spesa annua di 703,5 euro a Milano, 720,5 euro a Roma e 1.033,5 euro a Palermo.

Le voci che compongono il prezzo dell’assicurazione 

Il costo della copertura varia in base a diversi fattori, tra cui il rischio della zona in cui si trova l’attività, la vulnerabilità degli immobili, il tipo di costruzione e l’attività svolta dall’impresa. Secondo Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it, si tratta di importi contenuti rispetto ai benefici offerti in caso di danni da calamità.

In ogni caso, prima di sottoscrivere una polizza, è fondamentale verificare attentamente le coperture incluse ed escluse. La legge impone la protezione per eventi come sismi, alluvioni e frane, ma non include fenomeni atmosferici come grandine, trombe d’aria o bombe d’acqua, per cui occorre stipulare garanzie accessorie. Tra le esclusioni rientrano anche le mareggiate e gli edifici abusivi o non a norma.

Coperture extra per la massima sicurezza

Alcune compagnie offrono coperture opzionali per ampliare la protezione, tra cui la “business interruption”, che risarcisce le perdite di profitto in caso di interruzione dell’attività, e la tutela per le merci. Inoltre, alcune assicurazioni includono servizi di sgombero gestiti da imprese specializzate per facilitare la ripresa dell’attività dopo un sinistro.

L’obbligo di assicurazione Cat Nat rappresenta un cambiamento significativo per le imprese italiane, ma anche un’importante opportunità per garantire la continuità delle attività in caso di eventi calamitosi. Valutare attentamente le coperture e le esclusioni è essenziale per scegliere la polizza più adatta alle proprie esigenze.

Giovani e fake news: qual è l’influenza dei social sulla percezione delle notizie?

Le nuove generazioni sono sempre più esposte alle notizie false che circolano in rete, in particolare attraverso i social media. Secondo l’indagine “Alfabetizzazione digitale & Fake News”, quasi un giovane su tre (31%) mette like su una notizia non verificata, mentre il 51% utilizza i social come fonte principale di informazione.

Uno studio per comprendere il fenomeno 

La ricerca, condotta da Ipsos, Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo e Parole O_Stili con il supporto di Fondazione Cariplo, ha coinvolto oltre 4.800 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado.

L’obiettivo era analizzare il rapporto tra i giovani e le fake news, esplorando anche le loro abitudini digitali, le piattaforme social più utilizzate e le competenze ritenute necessarie per navigare online. Lo studio ha inoltre approfondito il ruolo dei genitori nella mediazione e nel supporto alla vita digitale dei ragazzi.

Un approccio innovativo alla ricerca 

“Si tratta di un’indagine con una metodologia innovativa” – ha dichiarato Elena Marta, docente di Psicologia sociale e di Psicologia di Comunità all’Università Cattolica e membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo – “Non solo abbiamo analizzato l’autopercezione degli adolescenti riguardo alle loro competenze digitali, ma abbiamo anche testato la loro reazione in tempo reale alla visione di fake news certificate come tali”.

L’importanza della consapevolezza digitale 

Lo studio, presentato durante il Festival della Comunicazione Non Ostile organizzato da Parole O_Stili a Trieste, ha fornito un quadro dettagliato sul rapporto tra giovani e nuove tecnologie, evidenziando il livello di consapevolezza digitale degli studenti e la loro presenza sui social.

Il ruolo degli adulti 

“Ancora una volta emerge la scarsa consapevolezza degli adulti sul fatto che il virtuale è reale” – afferma Rosy Russo, presidente e fondatrice di Parole O_Stili. “I ragazzi si trovano spesso soli di fronte al problema delle fake news e ad altre insidie della rete. Gli adulti continuano a percepire il mondo digitale come un universo separato, mentre sarebbe essenziale un accompagnamento consapevole. Solo un genitore su tre affronta il tema di Internet in famiglia, lasciando molti giovani privi di una guida in un contesto che richiederebbe maggiore responsabilità condivisa”.

L’Italia è bio: il mercato raggiunge 5,7 miliardi di euro

In Italia il mercato del bio cresce anche nel 2024, e raggiunge 5,7 miliardi di euro, segnando un +4,5% rispetto all’anno precedente. Incrementa anche il numero gli operatori attivi (+1,8%), arrivati a circa 94.500 unità.

Nonostante la complessa congiuntura del momento, con i consumatori che vedono diminuire il potere d’acquisto, l’inflazione ancora in aumento, e la retribuzione media ferma da oltre 20 anni, se non in calo, gli ultimi dati del mercato biologico confermano che in Italia l’attenzione e l’interesse per il comparto restano elevati.
Del resto, con 2,46 milioni di ettari destinati a biologico (+4,6% rispetto al 2023), e il 19,8% di superficie bio sul totale SAU, l’Italia è in testa in Europa.

La Distribuzione Moderna sostiene i consumi

Questi dati saranno illustrati a Rivoluzione Bio 2025, l’iniziativa realizzata nell’ambito del progetto Being Organic in Eu, promosso da FederBio in collaborazione con Naturland DE e cofinanziato dalla UE 
A sostenere la crescita dei consumi è la Distribuzione Moderna, che con un valore complessivo di 2,2 miliardi di euro e un incremento a valore del +4,4% rispetto al 2023 (fonte: NielsenIQ) è il canale di riferimento per gli acquisti bio degli italiani.

La GDO, tra supermercati, ipermercati e discount, rappresenta l’80% del mercato Food in Italia, con una preferenza per supermercati e ipermercati (64,7%), seguiti con distacco dai discount (16,2%, fonte: The European House Ambrosetti). Rilevante poi il ruolo della marca privata (31,5%) che rientra tra le scelte dei consumatori per qualità e prezzo dei prodotti, anche nel segmento bio.

I giovani vogliono mangiare sano e sostenibile

Oggi, il 93% della popolazione 18-65 anni include consapevolmente almeno un prodotto a marchio biologico nel carrello della spesa (53% nel 2013), per un totale di 24 milioni di famiglie che ‘scelgono il bio’ (13 milioni nel 2012).

Le persone che più facilmente acquistano biologico sono vegetariane e attente alla salute (76%), con figli maggiori di 11 anni (64%), titolo di studio pari o superiore alla laurea (61%) ed età compresa tra 30 e 35 anni (59%).
Sono infatti soprattutto i giovani a voler mangiare sano e sostenibile, nonostante detengano un potere d’acquisto più basso.

Si sceglie bio anche fuori dalle mura domestiche

La preferenza accordata ai prodotti bio, associata alla ricerca di prodotti 100% Made in Italy, di origine locale e certificati all’origine, è riconducibile al desiderio di portare in tavola alimenti e bevande sicuri per la salute, rispettosi dell’ambiente e del benessere animale, ma anche di migliore qualità e migliore gusto.

Ma il biologico orienta i comportamenti di consumo degli italiani anche al di fuori delle mura domestiche. Quasi 8 consumatori su 10 hanno consumato prodotti alimentari biologici anche nelle occasioni fuori casa, ovvero, presso ristoranti, bar o mense, nel corso del 2024.

Gennaio 2025, quale è l’evoluzione dei prezzi nel settore tecnologico in Italia?

Emergono diverse tendenze interessanti dall’Indice dei Prezzi Tecnologici (IPT), sviluppato da QBerg attraverso il monitoraggio mensile nei punti vendita italiani. Nel mese di gennaio, l’IPT ha registrato un incremento di 2,49 punti, raggiungendo un valore totale di 111,68 punti.

Il settore della tecnologia digitale ha visto un ritorno ai livelli precedenti al Black Friday, mentre l’ambito Food & Home Technology ha riportato aumenti più contenuti. Su base annua, l’IPT ha subito una riduzione di 1,93 punti rispetto a gennaio 2024, segnando tuttavia il calo più contenuto degli ultimi tredici mesi.

Ripresa della digital technology

Dopo il ribasso registrato nei mesi di novembre e dicembre, determinato dalle promozioni legate al Black Friday e al periodo natalizio, il comparto della Digital Technology a gennaio ha registrato una crescita dei prezzi. La maggior parte dei prodotti ha visto un incremento, con l’eccezione di Telefoni Cellulari, Cordless e Monitor.

L’andamento varia in base alla fascia di prezzo. I dispositivi con un costo medio superiore ai 500 euro, tra cui Desktop, Notebook, Tablet e TV Flat, hanno registrato una crescita modesta compresa tra 1 e 3 punti rispetto a dicembre, ma mostrano una riduzione annua tra 2,5 e 7 punti. Per i prodotti con prezzi tra 200 e 500 euro, appartenenti al segmento dell’intrattenimento come videocamere, sistemi Home Cinema, Smart Watch e console per videogiochi, l’aumento è stato più marcato, tra 5 e 7,5 punti.

Più nel dettaglio, le console hanno raggiunto un nuovo massimo storico a 154,6 punti, con una crescita del 15,7% su base annua, mentre le videocamere hanno registrato un incremento di 10 punti rispetto all’anno scorso.
I prodotti sotto i 200 euro hanno mostrato un’evoluzione particolarmente dinamica. Gli assistenti vocali hanno toccato un nuovo record a 128,4 punti, con una crescita mensile del 25% e annua del 20%. Gli Sport Watch hanno raggiunto 109,2 punti, con un incremento mensile di 3,8 punti e annuo di 5,9 punti.

Incremento nei prodotti Wellness

Il settore della Wellness Technology ha registrato aumenti di prezzo, in particolare nel comparto del Personal Wellness. Dopo aver toccato un massimo storico a dicembre, i prodotti per la cura dei capelli hanno subito un lieve calo di 7,8 punti, pur mantenendo un incremento annuo di 23 punti.

Un aumento tra 3 e 5 punti è stato osservato nei segmenti Ambiente, Grooming e Smart Watch dedicati alla salute e al fitness. I rasoi per uomo e donna hanno raggiunto livelli record, rispettivamente a 114,51 e 172,39 punti, con una crescita tra 12 e 16 punti rispetto a dicembre. Per quanto riguarda il settore Home Wellness, che include condizionamento e riscaldamento, le variazioni sono state più contenute, con un aumento di 0,5 punti su base mensile. 

Tendenze nel settore Food & Home Technology

Il comparto Food & Home Technology ha visto un riequilibrio dei prezzi, riportandosi ai livelli precedenti al Black Friday. La maggior parte dei segmenti ha registrato un incremento su base mensile, anche se solo tre hanno mostrato una crescita rispetto all’anno precedente.

Per i prodotti con un prezzo inferiore ai 500 euro, gli aumenti sono stati moderati, tra 1 e 4,5 punti rispetto a dicembre, con le macchine da caffè che hanno segnato la crescita più alta con un incremento di 9,5 punti. I prezzi su base annua sono generalmente diminuiti tra 4,5 e 9 punti, con alcune eccezioni come i congelatori, che hanno perso solo 0,9 punti, e i cappuccinatori, in calo di 21,1 punti. Gli aspirapolvere, invece, hanno mostrato una crescita sia su base mensile (+2,4 punti) che annua (+2,8 punti).

Per quanto riguarda i prodotti con un costo superiore ai 500 euro, gli aumenti si sono concentrati su forni (+2,3 punti) e lavastoviglie built-in (+2,6 punti), mentre cucine e frigoriferi built-in hanno registrato leggere flessioni di circa 1 punto. Le riduzioni più significative hanno riguardato frigoriferi, asciugatrici, lavastoviglie e lavatrici, con un calo medio di 3 punti.

Strategie di pricing mirate 

A gennaio 2025, i prezzi della tecnologia in Italia sono tornati ai livelli pre-Black Friday, con strategie di prezzo mirate da parte dei rivenditori per ottimizzare i margini e incentivare le vendite. I prodotti con un valore superiore ai 500 euro mostrano una maggiore stabilità di prezzo per favorire la sostituzione da parte dei consumatori, mentre i dispositivi con un prezzo inferiore ai 500 euro sono soggetti a rialzi più marcati, con l’obiettivo di massimizzare la redditività.

Sei segmenti hanno raggiunto nuovi record di prezzo, tra cui Sport Watch, Assistenti Vocali, Rasoi Uomo/Donna, Aspirapolvere e Console per Videogiochi, con una crescita concentrata nella fascia sotto i 200 euro.

Risparmi: il 65% degli italiani che “mette da parte” poi investe

È quanto è emerso dall’analisi sul risparmio degli italiani condotta dall’Osservatorio mensile Findomestic, del Gruppo Bnp, anticipata dall’Adnkronos: il 65% degli italiani che ha risparmiato tende a investire i soldi accantonati. 

Il 55% di questi predilige i prodotti finanziari classici, come fondi o titoli di Stato, mentre il 45% opta per libretti di risparmio e conti deposito.
C’è, inoltre, una quota rilevante di risparmiatori, il 35%, soprattutto donne e giovani, che lascia i propri risparmi sul conto corrente rinunciando a farli fruttare: Il motivo? Molto spesso si tratta di diffidenza e timore. 

La rinuncia o il rinvio degli acquisti importanti

Oltre la metà (55%) di chi ha risparmi investiti ha rinunciato ad acquisti importanti, oppure li ha rinviati per tenere bloccati i propri risparmi e beneficiare così dei rendimenti elevati garantiti dai prodotti finanziari negli ultimi tempi.

Si tratta del 23% del campione complessivo, la cui tendenza al rinvio degli acquisti importanti è dovuta anche al perdurante clima di grande incertezza e preoccupazione rilevato oramai da anni dall’Osservatorio Findomestic.

Una riserva per emergenze e imprevisti

“Il risparmio accantonato – spiega Claudio Bardazzi, responsabile dell’osservatorio – ha principalmente uno scopo difensivo: quasi il 70% degli intervistati lo destina alla creazione di una riserva per le emergenze e gli imprevisti. Ma c’è anche un 55% che risparmia per permettersi acquisti significativi in futuro, come un immobile (13%), un’auto o altri beni per la famiglia (19%), o per sostenere spese importanti per i figli (18%). Altri risparmiano per mantenere in pensione il tenore di vita acquisito in età lavorativa (23%) o per lasciare un’eredità importante ai propri familiari (11%), a dimostrazione di come gli italiani continuino a considerare il risparmio uno strumento essenziale per affrontare il futuro con maggiore sicurezza”.

Nell’ultimo anno difficile accantonare denaro

Negli ultimi mesi solo il 33% degli italiani però è riuscito a risparmiare qualcosa del reddito guadagnato, ma quasi 7 su 10 dichiarano di avere comunque soldi da parte. Oltre la metà (56%) non riesce, l’11% non ne ha percezione.

Se da un lato la capacità di accantonare regolarmente una parte di quanto si guadagna è una prerogativa di pochi, dall’altro la tendenza a costruire un risparmio nel tempo appartiene a una larga maggioranza della popolazione.
Quasi la metà di chi ha soldi da parte risparmia senza un metodo e un programma specifico, solo il 22% fissa degli obiettivi e li raggiunge, mentre il 30%, pur ponendosi degli obiettivi, non riesce a centrarli.

Amazon: dal 31 gennaio addio al servizio Prova Prima, Paga Poi

L’annuncio è stato pubblicato nella pagina dedicata all’e-commerce di Amazon: il servizio Prova Prima, Paga Poi verrà interrotto a fine mese, il 31 gennaio 2025.

L’opzione, riservata agli abbonati Prime di Amazon, in questi anni ha permesso agli utenti di ricevere a casa i capi di abbigliamento e di poterli indossare senza alcuna spesa, scegliendo in seguito quali acquistare e quali invece restituire. Il tutto, a costo zero. Trattandosi di una funzionalità Prime, il servizio non prevede costi legati alle spedizioni.

Prova Prima, Paga Poi è stato introdotto inizialmente negli Stati Uniti nel corso del 2018 con il nome Wardrobe. Tre anni più tardi, nel 2021, è stato ribattezzato Try Before You Buy, ed è arrivato con questo nome anche nel nostro Paese, dove è stato lanciato nel mese di ottobre.

Idoneo solo a un numero limitato di articoli. E la prova si fa con la realtà aumentata

Considerando che il servizio Prova Prima, Paga Poi funziona solo per un numero limitato di articoli, i clienti hanno iniziato a utilizzare sempre più le funzionalità potenziate dall’AI per scegliere cosa acquistare.
Quella che più di tutte sta prendendo piede è proprio la Virtual Try On, la ‘prova virtuale’.

Si tratta di una funzionalità lanciata nell’estate 2022 che attraverso l’impiego della realtà aumentata, e sfruttando la fotocamera dello smartphone, permette di vedere come calzano le scarpe o se gli occhiali da sole stanno bene.
Tra le altre  funzionalità rientrano le recensioni in evidenza, le tabelle delle taglie ottimizzate per poter assicurarsi di trovare la giusta vestibilità del capo, e i consigli personalizzati sulle taglie.

Cosa acquistare? Lo suggerisce l’algoritmo

Insomma, ancora una volta, ci sarebbe di mezzo lo zampino dell’Intelligenza artificiale.
Soprattutto quando si tratta del sistema di algoritmi che suggerisce quali prodotti acquistare sulla base delle recensioni scritte da ogni cliente.

In ogni caso, ancora fino al 31 gennaio 2025 Prova Prima, Paga Poi permetterà di scegliere e ricevere direttamente a casa, o presso un punto di ritiro, un massimo di sei capi di abbigliamento idonei e di tenerli fino a sette giorni, provandoli, restituendo quelli non desiderati, e pagando esclusivamente gli altri. Ovviamente, senza costi di spedizione, riporta Punto informatico.

“I clienti utilizzano sempre più le funzionalità AI”

A spiegare la ragione per cui la società ha deciso di abbandonare il programma è una portavoce, Maxine Tagay, attraverso una dichiarazione affidata al sito The Verge. 

“Considerato che la possibilità di provare prima di acquistare è solo per un numero limitato di articoli e l’utilizzo delle nostre nuove funzionalità basate sull’Intelligenza artificiale da parte dei clienti è sempre più frequente – spiega Tagay -, a partire dal 31 gennaio 2025 stiamo eliminando gradualmente l’opzione ‘Prova’ prima di acquistare. Naturalmente, i clienti continueranno a godere di spedizioni rapide e gratuite, con resi facili e gratuiti su tutta la nostra selezione di abbigliamento”, aggiunge la portavoce.

Rc auto sempre più cara, non solo per gli automobilisti “colpevoli” 

Sono oltre 585.000 automobilisti italiani gli assicurati che a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2024, quest’anno vedranno peggiorare la propria classe di merito, con relativo aumento del costo dell’Rc auto.

Secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it, a dicembre 2024 per assicurare un veicolo a quattro ruote in Italia occorrevano, in media, 643,95 euro, vale a dire il 6,19% in più rispetto a dodici mesi prima.
Ma il nuovo anno si apre con brutte notizie per gli automobilisti italiani. Considerando i premi medi calcolati sul comparatore, emerge che le tariffe Rc auto continuano a crescere, con effetti negativi anche sui guidatori virtuosi.

Più sinistri con colpa in Toscana, Sardegna e Liguria

Dall’analisi del comparatore, realizzata su un campione di oltre 955mila preventivi raccolti su Facile.it tra novembre e dicembre 2024, emerge che la quota di guidatori colpiti dai rincari a causa di un sinistro con colpa è pari all’1,78% del totale.

Se, come detto, a livello nazionale la percentuale di automobilisti che nel 2024 hanno dichiarato un sinistro con colpa è pari all’1,78%, considerando il campione su base regionale emergono differenze significative.
Scorrendo la graduatoria delle aree in cui in percentuale si registra il maggior numero di denunce di incidenti con colpa, al primo posto si posiziona la Toscana, dove il 2,34% degli automobilisti quest’anno vedrà aumentare il premio dell’Rc auto. Seguono i guidatori di Sardegna (2,29%) e Liguria (2,15%).

Classe di merito peggiora per le donne

Le percentuali più basse di incidenti con colpa, invece, sono state rilevate in Basilicata (1,26%), Calabria (1,30%) e Trentino-Alto Adige (1,40%).
Se si limita l’analisi alle province italiane, quella con la percentuale più alta di automobilisti che nel 2025 cambieranno classe di merito a causa di un sinistro con colpa è la provincia di Prato (3,35%), seguita da quella di Cagliari (2,85%) e Grosseto (2,64%).

Le ultime nella graduatoria nazionale, con percentuali pari o inferiori all’1%, sono invece le province di Crotone, Ferrara e Rovigo
Dati interessanti emergono poi analizzando il profilo di chi vedrà peggiorare la propria classe di merito a seguito di un sinistro con colpa. E la percentuale è più altra tra le donne (1,99%) rispetto al campione maschile (1,65%).

Ma il trend di crescita rallenta

“Il rallentamento dell’inflazione e la stabilizzazione dei tassi di sinistrosità stanno sicuramente iniziando ad avere i primi effetti positivi sul fronte dei prezzi RC auto, che nel corso 2024, pur rimanendo elevati, hanno visto rallentare il loro trend di crescita – spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it – . Se il contesto economico rimarrà stabile, ci aspettiamo che gli effetti positivi si trasmettano integralmente sul mercato RC auto e che la curva di prezzi possa tornare a stabilizzarsi. In un contesto come questo, confrontare le offerte di diverse compagnie può rivelarsi fondamentale per individuare il prodotto più adatto alle proprie esigenze e risparmiare’’.

Pubblicità: nel 2022 il valore complessivo del SIC arriva a 19,4 miliardi

Per l’anno 2022 l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha accertato il valore economico complessivo del Sistema Integrato delle Comunicazioni (SIC) in 19,4 miliardi di euro, pari all’1% del PIL.

Con 6,3 miliardi nel 2022, pari al 32,6% del SIC, la pubblicità online evidenzia una crescita che prosegue a ritmi sostenuti (+55% in due anni), mostrando un divario sempre più pronunciato rispetto alle risorse pubblicitarie sui mezzi tradizionali, che rispetto all’anno precedente rimangono costanti, per un valore di 4,98 miliardi, il 29,6% del SIC.

Di fatto, nel 2022 emerge il primato della pubblicità online nella distribuzione delle fonti di ricavi che compongo il valore complessivo del SIC.

Dinamica negativa dei ricavi generati dagli abbonamenti alla pay tv satellitare

I ricavi derivanti dai fondi pubblici incidono per il 12,2% sul valore del SIC, mentre quelli riferibili alla vendita diretta di prodotti e servizi incidono per il 29,4%.

L’aumento consistente dei ricavi delle offerte televisive a pagamento su Internet si contrappone alla dinamica negativa sia dei ricavi generati dagli abbonamenti alla pay tv satellitare sia degli introiti ottenuti dalla vendita di copie di quotidiani.

Nessun operatore oltrepassa la soglia del 20% 

Ai fini della trasparenza e della conoscibilità del mercato, sulla base delle informazioni raccolte, e tenuto conto della dimensione complessiva e degli assetti nel SIC, nel provvedimento l’Autorità ha determinato la distribuzione delle quote dei soggetti che operano in esso.
Il provvedimento mette quindi in luce le quote relative dei soggetti che nel 2022 detenevano una quota almeno pari all’1% dei ricavi complessivi del SIC.

Dall’analisi dell’Autorità, con riguardo alle ipotesi che a norma dell’articolo 51 del Tusma costituiscono indici sintomatici di posizioni di mercato potenzialmente lesive del pluralismo, emerge come nel 2022 nessuno degli operatori realizzi ricavi superiori alla soglia del 20%.
Al contempo, si rileva come le quote dei primi due operatori si attestino su valori superiori al 10%, e quelle del terzo e quarto operatore superino l’8%.

Prima la RAI con un’incidenza del 13,1%

I soggetti che detengono quote almeno pari all’1% sono dodici e con 13,3 miliardi di euro rappresentano congiuntamente il 69% del SIC. Il restante 31% delle risorse complessive è invece caratterizzato dalla presenza di una platea di soggetti piuttosto ampia, con quote pari o inferiori all’1%.

In tale contesto, la RAI si colloca in prima posizione, con un’incidenza dei propri ricavi sul SIC del 13,1%, mentre Alphabet/Google, con un peso del 11,3% sulle risorse complessive, raggiunge il secondo posto.
Seguono il gruppo Comscast/Sky e il Gruppo Fininvest, con quote di poco inferiori al 10%. 

Medie imprese: nel Mezzogiorno sono più competitive e innovative

Emerge dal rapporto ‘La competitività delle medie imprese del Mezzogiorno tra percezione dei rischi e strategie di innovazione’, condotto dall’Area Studi di Mediobanca, Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere: per il 2024 le medie imprese del Sud prevedono di raggiungere un incremento intorno al 2% del proprio giro d’affari e delle esportazioni. Un dato in contrapposizione al calo atteso dalle aziende del resto d’Italia, pari, rispettivamente, al -1,5% e -4%.

A fare la differenza rispetto alle medie imprese del Centro-Nord sono anche gli investimenti nelle tecnologie 4.0. Entro il 2026 , l’87,3% delle medie imprese del Mezzogiorno li ha avviati o programmati, contro l’82,1% delle altre. 
Inoltre, nei prossimi tre anni il 41,3% delle Mid Cap meridionali inizierà a investire nell’AI (vs 37,5%), non solo per migliorare le attività, ma anche per realizzarne di nuove e più innovative.
E lo farà anche grazie alle risorse previste dal PNRR.

Sono solo lo 0,5%, ma realizzano l’11,9% del valore aggiunto manifatturiero

Oggi le medie imprese del Sud Italia rappresentano appena lo 0,5% del tessuto imprenditoriale meridionale, ma realizzano complessivamente l’11,9% del valore aggiunto manifatturiero totale dell’area.
In particolare, in Puglia le medie imprese sono 84 e generano l’11,4% del valore aggiunto manifatturiero dell’intera regione. 

Ma in poco più di un quarto di secolo il numero di aziende che compone il capitalismo familiare del Mezzogiorno è più che raddoppiato, passando da 213 imprese nel 1996 a 431 nel 2022. La crescita complessiva delle imprese del Centro-Nord della stessa ‘taglia’ è pari al 13%.
Aumentano soprattutto il numero delle Mid-Cap campane (+114), pugliesi (+46) e siciliane (+27).

Dati in controtendenza rispetto all’immagine tradizionale del Sud

Le medie imprese meridionali registrano dati in controtendenza rispetto alla tradizionale immagine di un Mezzogiorno omogeneamente attardato.
Nel decennio 2013-2022, il loro fatturato è aumentato del 71,2% rispetto al 59,7% delle imprese del Centro-Nord, la produttività è cresciuta del 33,4% rispetto al 29,1% del resto d’Italia, la competitività è aumentata del 26% (vs +13,9%), con un incremento significativo anche della forza lavoro (+29,6% vs +22,3%).

Risultati positivi ancora più rilevanti se si considera che sono stati conseguiti nonostante un tax rate medio del decennio pari al 31,3%, contro il 28,5% degli altri territori.
Se fosse stata imposta la medesima tassazione delle imprese del Centro-Nord, le Mid-Cap meridionali avrebbero risparmiato 220 milioni di euro.

L’ostacolo principale è il reperimento di profili professionali adeguati

Ma è il reperimento di profili professionali adeguati il principale ostacolo. Negli ultimi 24 mesi, oltre l’80% delle Mid-Cap meridionali ha avuto problemi legati a questa criticità, rispetto a una quota dimezzata per le imprese delle altre aree (42,8%).

Anche per questo, il 33,3% delle medie imprese del Sud punta nei prossimo triennio assumerà lavoratori stranieri, soprattutto per l’indisponibilità di lavoratori italiani (61,9%) e la mancanza di giovani (28,6%). 
Sempre in tema di ‘capitale umano’, però, la presenza femminile in queste imprese è pari solo al 12,4% della forza lavoro, e solo il 3% in una posizione manageriale (altre aree, 27,3% e 9,7%). 

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