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Turismo: in vacanza la spesa maggiore è per mangiare

Il cibo è la voce più importante del budget destinato alle vacanze estive in Italia, tanto che per molti turisti è diventato la principale motivazione del viaggio.
Lo dimostrano il boom del turismo enogastronomico, insieme alle numerose iniziative di valorizzazione dei prodotti tipici e locali, dalle sagre alle strade del vino.

Di fatto, oltre un terzo della spesa di italiani e stranieri in vacanza in Italia è destinato alla tavola, ovvero, alla consumazione di pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi. Ma anche al cibo di strada o alle specialità enogastronomiche di mercati, feste e sagre di Paese.

L’alimentazione si conferma il vero valore aggiunto della vacanza Made in Italy

È quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione del Forum internazionale del turismo di Baveno, sul Lago Maggiore, a commento delle dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla “tantissima fame di Italia all’estero”.
Si tratta di uno scenario che, sottolinea la Coldiretti, dimostra per ‘la vacanza Made in Italy’ la centralità del patrimonio enogastronomico nazionale.

Un patrimonio diffuso su tutto il territorio, e dalla cui valorizzazione dipendono molte opportunità di sviluppo economico e occupazionale per il nostro Paese.
L’alimentazione si conferma quindi come il vero valore aggiunto della vacanza in Italia, ‘leader mondiale’ del turismo enogastronomico.

Tutti i numeri dell’Italia agricola green

Del resto, l’Italia può contare sull’agricoltura più green d’Europa, con 5450 specialità censite dalle Regioni e ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni, 325 specialità Dop, Igp, Stg riconosciute a livello comunitario, e 415 vini Doc e Docg.

Ma l’Italia può anche vantare la leadership nel ‘biologico’, con circa 86 mila aziende agricole biologiche e la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati (ogm), oltre ai 10 mila agricoltori che vendono direttamente con Campagna Amica.

Il legame naturale tra il cibo e l’ambiente che ci circonda

“L’Italia è il solo Paese al mondo che può contare primati nella qualità, nella sostenibilità ambientale e nella sicurezza della propria produzione agroalimentare che peraltro ha contribuito a mantenere nel tempo un territorio con paesaggi di una bellezza unica – ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, sottolineando che -: i tesori enogastronomici sono vere e proprie opere d’arte conservate gelosamente da generazioni di agricoltori che vanno difese dal rischio della falsificazione, dall’omologazione e dai tentativi di rompere il legame naturale tra il cibo che consumiamo e l’ambiente che ci circonda”.

Gender pay gap: le donne guadagnano 8mila euro in meno degli uomini

Dall’ultimo Osservatorio INPS sui lavoratori dipendenti del settore privato emergono notevoli differenze salariali tra donne e uomini: quasi 8 mila euro di stipendio in meno all’anno.

A quanto rilevano i dati INPS il gender pay gap, o differenza di stipendio, in Italia è ancora molto elevato. Anzi, risulta addirittura in aumento, seppure di poco. Due anni fa, nel 2021, la differenza di stipendio tra donne e uomini era pari a 7.908 euro, mentre nel 2022 è salita a 7.922. 
Eppure, uno dei pilastri della parità di genere nel mondo del lavoro riguarda proprio la possibilità di allineare gli stipendi tra uomini e donne.

Retribuzione media annua: uomini 26.227 euro, donne 18.305

Più in dettaglio, la retribuzione media annua a livello nazionale per i dipendenti uomini del settore privato è 26.227 euro, mentre per le loro colleghe scende a 18.305.

Una delle motivazioni a parziale giustificazione della disparità di trattamento salariale va vista nella maggiore presenza di lavoratrici part-time, formula pagata meno rispetto al tempo pieno.
A tale proposito, nel 2022 le donne con lavoro part-time sono state oltre 3,5 milioni, contro poco più di 2 milioni di uomini.
Ma il divario di stipendio non è legato solo al genere.

Il gap colpisce anche i giovani e alcune zone del Paese

Anche all’età anagrafica e all’area territoriale. Nel primo caso, gli stipendi dei giovani oggi sono decisamente bassi rispetto al costo della vita e al potere d’acquisto. Inoltre, risulta improbabile che domani i giovani possano raggiungere gli stipendi degli attuali profili senior. 
Quanto alle diverse zone del Paese, l’Osservatorio INPS evidenzia come gli stipendi medi delle aziende private nelle regioni del Nord-Ovest siano decisamente più elevati di quelli delle altre aree territoriali.

In particolare, se la media al Nord-Ovest si attesta a 26.933 euro annui, al Nord-Est scende a 23.947 euro, e al Centro raggiunge 22.115 euro, quasi 5mila euro in meno.
Differenza che aumenta ancora più rispetto agli stipendi medi nelle regioni del Sud (16.959 euro) e delle Isole (16.641 euro): oltre 10mila euro in meno.

La UE istituisce l’Equal Pay Day

I dati sulla disparità retributiva giungono a pochi giorni dall’Equal Pay Day istituito dalla UE per sensibilizzare gli Stati membri a operare per ridurre il gender pay gap.

Nel 2021 in Europa, riporta Adnkronos, la differenzia salariale di genere si è attestata al 12,7%, calcolato sulla retribuzione oraria lorda media. Una percentuale che si traduce per le lavoratrici in circa un mese e mezzo di stipendio in meno all’anno.
Non a caso, nel 2023 la giornata europea per la parità retributiva è caduta il 15 novembre, che corrisponde idealmente al giorno in cui le donne smettono di percepire salario fino alla fine dell’anno.

Saldo attivo fra aperture e chiusure imprenditoriali nel terzo trimestre

Buone notizie per quanto riguarda la situazione economica del nostro paese, al meno quella legata all’imprenditorialità. Nel trimestre luglio-settembre 2023, infatti, l’Italia ha visto una leggera ripresa nella vitalità del suo sistema imprenditoriale.
I dati, emersi dal Registro delle imprese delle Camere di Commercio – sulla base di Movimprese, l’analisi trimestrale condotta da Unioncamere e InfoCamere, segnalano un aumento delle aperture e una diminuzione delle chiusure rispetto al 2022. 

15.407 attività in più

Nel dettaglio, si è registrato un saldo positivo di 15.407 attività economiche, che rappresenta un aumento dello 0,26% rispetto alla fine di giugno. Questo saldo è calcolato come la differenza tra le 59.236 nuove iscrizioni e le 43.829 cessazioni di attività. In termini assoluti, l’espansione del settore imprenditoriale è stata moderata, con il saldo al di sotto della media degli ultimi dieci anni.
Le regioni e le macro-aree dell’Italia hanno tutte mostrato un segno positivo, con il Lazio in evidenza per un tasso di crescita del 0,44% rispetto al trimestre precedente, trainato dall’ottimo risultato di Roma, che ha registrato una crescita dell’0,5%.

Lombardia locomotiva d’Italia

Tuttavia, in termini assoluti, la maggiore espansione del tessuto imprenditoriale è stata osservata in Lombardia, con un aumento di 3.334 imprese, corrispondente a un tasso di crescita dello 0,35%. Milano ha contribuito in modo significativo a questo risultato, con una crescita dell’0,49% in linea con quella della capitale.

Il settore delle costruzioni è emerso come uno dei più dinamici, registrando un aumento di 4.213 imprese, equivalente a una crescita dello 0,5%. Le attività professionali, scientifiche e tecniche hanno mostrato un tasso di crescita del 1,1%, con 2.597 nuove attività nel trimestre. Anche il settore dell’alloggio e della ristorazione ha registrato una crescita significativa, con 2.825 nuove unità, pari all’0,62% in più rispetto alla fine di giugno.
Al contrario, i settori del commercio e delle attività manifatturiere hanno mostrato una crescita inferiore allo 0,1%. Unico tra tutti i settori, l’agricoltura, la silvicoltura e la pesca hanno registrato una diminuzione dello 0,1%.

La società di capitale la principale forma giuridica 

La forma organizzativa più dinamica rimane la società di capitale, con un tasso di crescita dell’0,68%. Nel trimestre, sono state create 19.929 imprese di questo tipo, rappresentando l’82% dell’intero saldo trimestrale.
L’impresa individuale rimane la forma organizzativa più comune, con 35.531 nuove iscrizioni nel trimestre, ma ha contribuito al saldo trimestrale con sole 3.935 unità, pari a un tasso di crescita trimestrale dello 0,13%.

Spedizioni di PC a -9% nel terzo trimestre 2023 

A livello globale nel terzo trimestre 2023 le spedizioni di pc sono scese del 9% rispetto allo stesso trimestre del 2022, e risultate pari a 64,3 milioni di unità.
Si tratta dell’ottavo trimestre consecutivo in calo, ma Gartner prevede una crescita a partire dal quarto trimestre di quest’anno.

“Il declino del mercato dei pc ha finalmente raggiunto il fondo”, commenta Mikako Kitagawa, direttore analista Gartner.
Più in particolare, le spedizioni nel terzo trimestre sono state sostenute dalla domanda stagionale da parte del mercato dell’istruzione, mentre la domanda di pc aziendali è rimasta debole. Inoltre, i fornitori hanno compiuto progressi verso la riduzione delle scorte, ed entro la fine dell’anno l’inventario dovrebbe tornare alla normalità, A condizione che durante le festività le vendite non crollino.

I dati di Lenovo, HP, Dell, Apple

Con una quota di mercato pari al 25,1% Lenovo mantiene il primo posto nelle spedizioni, e sebbene registri ancora una volta un calo delle spedizioni anno su anno, questo si riduce a una sola cifra (-4,4%). Nel frattempo HP è l’unico fornitore a mostrare una crescita anno su anno (+6,4%), con spedizioni in aumento in tutte le regioni. Dell invece registra un calo delle spedizioni per il sesto trimestre consecutivo (-14,2%), influenzato dalla debole domanda di pc aziendali dovuta alla sua forte presenza sul mercato.

Quanto a Apple, le spedizioni diminuiscono drasticamente rispetto al 2022 (-24,2%), in parte perché il volume delle stesse era aumentato in modo significativo nel terzo trimestre 2022. In ogni caso, nel terzo trimestre 2023 seguono l’andamento stagionale, guidate principalmente dalla domanda di studenti ed educatori.

Pc aziendali e consumer pronti per il ciclo di sostituzione 

“La buona notizia per i fornitori di pc è che il peggio potrebbe finire entro la fine del 2023 – afferma Kitagawa -. Il mercato dei pc aziendali è pronto per il prossimo ciclo di sostituzione, guidato dagli aggiornamenti di Windows 11. Anche la domanda di pc consumer dovrebbe iniziare a riprendersi, poiché i pc acquistati durante la pandemia stanno entrando nelle prime fasi di un ciclo di aggiornamento”.

Per il 2024 Gartner prevede quindi una crescita del 4,9% per il mercato mondiale dei pc. E la crescita è prevista sia nel segmento business sia in quello consumer.

La situazione nei diversi mercati

Se nel terzo trimestre del 2023 il mercato statunitense dei pc diminuisce del 9,3% su base annua, e nell’Asia Pacifico del 13%, trainato da un forte calo del 20% in Cina, in area EMEA diminuisce del 3,6%. Continui disordini politici, pressioni inflazionistiche e aumento dei tassi di interesse sono culminati in un nuovo minimo nella domanda, sebbene il calo del terzo trimestre sia stato meno grave rispetto ai due precedenti.

“Mentre le aziende riducono i budget per i pc come strategia di gestione dei costi – continua Kitagawa la domanda dei consumatori nell’EMEA rimane bassa, poiché tutte le fasce di reddito sono influenzate dalle pressioni inflazionistiche e dai tassi di interesse”.

Tornare al lavoro dopo le vacanze? Per 9 lavoratori su 10 che stress!

Il rientro al lavoro dopo le ferie può risultare complesso e faticoso. Per 9 lavoratori su 10 rientrare in ufficio dopo le ferie ha un vero e proprio impatto negativo sul benessere, che può cause addirittura la cosiddetta ‘sindrome post-vacanze’. Secondo un’indagine condotta da The Adecco Group, il 46% sperimenta questo disagio per quasi una settimana, mentre per quasi 1 lavoratore su 5 (19%) i sintomi persistono per un periodo ancora più prolungato. Per il restante 25%, invece, il disagio si attenua entro 1 o 2 giorni dal rientro. Le vacanze estive rappresentano per la maggior parte degli italiani un’occasione per staccare dalla routine quotidiana e dedicarsi al relax, senza obblighi né orari. Ma come evitare lo stress causato dalla sindrome del post-vacanze?

Ripristinare gradualmente la routine e i cicli sonno-veglia

Lidia Molinari, People Advisor Director di Adecco, propone alcuni suggerimenti per prepararsi a un rientro al lavoro senza stress. E il primo è di riprendere la propria routine con anticipo. Chi, ad esempio, ha approfittato delle vacanze per fare un viaggio dovrebbe programmare il rientro a casa alcuni giorni prima di tornare in ufficio. Avere tempo per adattarsi nuovamente alla routine permetterà di potersi riposare, sistemare le incombenze personali, mettere in ordine la casa, riprendendo il ritmo per affrontare al meglio le giornate lavorative. Se poi durante le vacanze si sono modificati gli orari abituali, sarà importante ripristinare gradualmente i cicli sonno-veglia. Questo aiuterà ad abituarsi al ritmo di lavoro senza vivere un cambio repentino. Inoltre, una volta ricominciata la routine quotidiana, alzarsi prima del solito per andare in ufficio permetterà di avere più tempo per affrontare la giornata senza fretta e senza ansie.

Concentrarsi su compiti più leggeri e meno impegnativi

Una volta ritornati al lavoro, durante i primi giorni il consiglio è di concentrarsi su compiti più leggeri e meno impegnativi, in modo da rientrare gradualmente nel ‘trantran’ lavorativo senza sentirsi sopraffatti dal carico di lavoro. Organizzare le proprie giornate, stabilire obiettivi realistici e dare priorità alle attività permetterà di tenere sotto controllo l’ansia evitando di sentirsi sotto pressione per il carico di lavoro accumulato. Fondamentale, inoltre, ricordarsi di concedersi momenti di riposo, assicurandosi pause regolari. Questo aiuterà a rilassarsi, ricaricare le energie e ridurre lo stress accumulato.

Iniziare nuovi progetti entusiasmanti 

Riprendere il dialogo con i propri colleghi e con il proprio responsabile permetterà di allinearsi sui vari progetti e compiti lasciati in sospeso durante le ferie, evitando sorprese e contenendo i livelli di ansia. Al contempo, continuare a nutrire le relazioni con i collaboratori aiuterà a migliorare l’umore, l’entusiasmo e la motivazione per il proprio lavoro. Anche iniziare un progetto personale o professionale in grado di entusiasmare renderà la routine più sopportabile, e favorirà lo sviluppo di nuove abilità. Come, ad esempio, iscriversi a lezioni di cucina, imparare a suonare uno strumento, o intraprendere corsi di formazione professionale ad hoc.

Poco più della metà degli italiani andrà in vacanza: come, dove e con quale budget?

Quest’estate, circa 35 milioni di italiani si metteranno in viaggio per trascorrere la stagione estiva, con agosto che rimane il mese più popolare per programmare le vacanze. Si sta diffondendo sempre di più la scelta di weekend di relax o di vacanze brevi, mentre l’opzione dell’hotel rimane la preferita per l’alloggio. Tuttavia, il caro vita è un problema che preoccupa i vacanzieri, poiché l’aumento dei prezzi ha portato alla necessità di ridurre la durata del viaggio e le spese in generale, compreso alloggio, cibo e attività di svago.

Il 41% non può permettersi di partire

L’indagine condotta dalla Federalberghi, supportata da ACS Marketing Solutions, nel periodo dal 17 al 21 luglio 2023, ha rilevato che il 41% degli italiani non potrà permettersi una vacanza, principalmente a causa di motivi economici. Anche tra coloro che partiranno, il 45% cercherà di contenere le spese. Questo evidenzia un disagio diffuso, con chi riesce a partire che si adatta a fare economia accorciando la durata del viaggio o cercando di spendere meno su alloggio, cibo e svaghi.
Inoltre, è interessante notare che quest’anno è aumentato il numero di viaggiatori che hanno prenotato la loro vacanza con due mesi di anticipo, mostrando una tendenza a programmare le vacanze con maggiore anticipo per ottenere risparmi.

Destinazione Italia

L’indagine rivela che la maggioranza degli italiani preferisce rimanere in Italia per le vacanze estive principali, con il mare come meta preferita, seguito dalla montagna e dalle città d’arte. Anche se le destinazioni estere sono state prese in considerazione più rispetto agli anni precedenti, l’Italia rimane comunque la scelta preferita per i viaggiatori italiani. Regioni come Sicilia, Puglia, Campania e Sardegna sono particolarmente ambite, ma in generale, tutte le regioni italiane sono considerate attraenti per i turisti. Scegliere l’Italia è visto come un valore aggiunto, e questo sentimento è diventato ancora più forte nell’era post-COVID, dove il turismo nazionale è visto come un’esperienza unica e non solo legata all’alta stagione.
L’indagine ha coinvolto 1.221 italiani maggiorenni rappresentativi dei 50 milioni di adulti italiani, riguardando tutti i tipi di vacanza, non solo quella in hotel.

Viaggetti da 4 a 7 notti fuori casa

La maggior parte dei vacanzieri prevede di trascorrere da 4 a 7 notti fuori casa o fare vacanze più lunghe. Solo il 17,9% opterà per un weekend o pochi giorni di vacanza.
L’albergo rimane la scelta privilegiata per il soggiorno, seguito dalla casa di parenti o amici e il B&B. Il 55,1% dei vacanzieri utilizzerà la propria macchina per spostarsi, mentre il 31,6% viaggerà in aereo e il 5,1% in nave. 

Decreto Lavoro, come cambia lo smartworking e chi può richiederlo

Il recente Decreto Lavoro, convertito nella Legge n. 85/2023, ha introdotto importanti novità riguardanti lo smart working per genitori con figli di età inferiore ai 14 anni. Queste novità coinvolgono anche i lavoratori fragili nel settore privato e pubblico, prorogando i termini per continuare a lavorare in modalità agile.
In Italia, si è iniziato a parlare molto di smart working durante la pandemia da Covid-19. La base normativa per questa forma di lavoro è la Legge 22 maggio 2017, n. 81, modificata dalla Legge 122/2022. Secondo queste leggi, lo smart working non rappresenta una diversa tipologia di lavoro, ma una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, concordata tra le parti e svolta in parte presso l’azienda e in parte da remoto, purché siano rispettati gli orari di lavoro.

Stessi diritti, anche a distanza

I lavoratori in smart working da remoto hanno diritto alle stesse protezioni in caso di malattia o infortunio, nonché alle tutele previste in materia di sicurezza sul lavoro. Nel 2021, è stato stabilito che i datori di lavoro, sia nel settore pubblico che privato, devono dare priorità alle richieste di lavoro agile presentate da lavoratori con figli minori di 14 anni o da lavoratori con disabilità grave o caregiver.

Le modifiche apportate e chi coinvolgono

Il Decreto Lavoro 2023 ha introdotto diverse modifiche rispetto al precedente DL Milleproroghe. La scadenza per il lavoro agile è stata prorogata fino al 31 dicembre per i lavoratori subordinati del settore privato e fino al 30 settembre per i dipendenti pubblici, a causa di limiti finanziari. Tuttavia, i lavoratori fragili a rischio Covid sono un’eccezione a questa regola. Quindi, i lavoratori fragili (come anziani, pazienti immunodepressi, oncologici, pazienti in terapia salvavita o con altre comorbilità) e i genitori con figli minori di 14 anni possono continuare a usufruire dello smart working entro i termini stabiliti e alle condizioni previste.

I criteri per ottenere il lavoro da casa 

Per richiedere lo smart working per genitori con figli minori di 14 anni, non è sufficiente avere un figlio di questa età. È necessario che l’attività lavorativa sia compatibile con questa modalità. Inoltre, il minore deve essere convivente, nessuno dei genitori deve beneficiare di misure di sostegno al reddito per sospensione o cessazione dell’attività lavorativa e entrambi i genitori devono essere lavoratori.
Fino alla data di scadenza, l’attività di lavoro agile può essere svolta senza accordi individuali, ma dopo il 31 dicembre 2023 per i lavoratori del settore privato o il 30 settembre per quelli del settore pubblico, gli accordi individuali saranno necessari.

Specifiche e tempistiche delle comunicazioni telematiche 

A partire dal 28 febbraio 2023, il Ministero del Lavoro ha aggiornato la piattaforma telematica attraverso cui i datori di lavoro possono comunicare i nominativi dei lavoratori in modalità agile, con o senza accordo individuale, nonché la data di fine dello smart working. La documentazione necessaria è disponibile sul sito del Ministero.
Per quanto riguarda i tempi di invio delle comunicazioni, i datori di lavoro del settore privato devono comunicare l’inizio o la proroga dello smart working entro 5 giorni dall’inizio o dall’ultimo giorno comunicato prima della proroga. I datori di lavoro del settore pubblico devono inviare le comunicazioni entro il 20 del mese successivo all’inizio o all’ultimo giorno comunicato prima della proroga.

Quasi un milione di scelte video, ma per le 18-34enni vince la TV classica

Secondo Gracenote Global Video Data, a gennaio 2023 il pubblico televisivo avrà a disposizione più di 926.000 titoli, tra canali lineari e in streaming, di cui più di 821.000 disponibili sulle piattaforme di streaming. Ma se già il 2022 è stato un anno di grande successo per i contenuti originali sulle piattaforme di streaming, tra le donne di età compresa tra i 18 e i 34 anni ha avuto successo anche un altro tipo di programmazione, ovvero, la TV classica. Nonostante le donne appartenenti a questa fascia di età abbiano guardato anche show più recenti, nel 2022 la popolarità dei programmi o serie tv che hanno debuttato anche più di 20 anni fa è inaspettata, soprattutto in un momento in cui i consumatori hanno a disposizione più contenuti che mai.

I programmi concessi in licenza sono i più guardati

I contenuti di library, ovvero quelli concessi in licenza alle piattaforme di streaming dopo che sono andati in onda altrove, possono essere l’arma segreta di una piattaforma di streaming. Questo semplicemente grazie alla consapevolezza e alle ‘fanbase’ già esistenti. In totale, 18 dei 25 programmi più trasmessi in streaming nel 2022, e più guardati dalle donne di età compresa tra i 18 e i 34 anni, erano programmi concessi in licenza da altre società. Questo pubblico ha guardato poco meno di 77 miliardi di minuti di questi programmi.

La ricerca di contenuti inizia con lo streaming

La crescita dello streaming, che ora è il modo predominante in cui il pubblico consuma la televisione, ha consentito un facile accesso a un maggior numero di contenuti acquisiti, tra cui spettacoli iconici. Secondo la più recente indagine Nielsen sui consumatori di contenuti in streaming, la ricerca di contenuti da guardare inizia con lo streaming. Infatti, l’80% degli adulti tra i 18 e i 34 anni inizia la ricerca di contenuti video sulle piattaforme di streaming.

Per le giovani ciò che è vecchio è nuovo

Nella nuova fase della guerra dello streaming gran parte del settore si concentra sulla produzione di contenuti di alto profilo e di riferimento per attirare il pubblico. Il Signore degli Anelli: The Rings of Power, ad esempio, si è piazzato al 15° posto tra i programmi originali in streaming, e a quanto pare, è la serie televisiva più costosa della storia.
Non si può negare l’attrattiva dei nuovi programmi originali, ma il pubblico non sta abbandonando il comfort dei classici, soprattutto le donne tra i 18 e i 34 anni. Per questo gruppo, ciò che è vecchio è di nuovo ‘nuovo’.

Il lifestyle italiano per i turisti stranieri batte il lusso

Secondo un’indagine Enit almeno il 20% di chi è stato in Italia negli ultimi 5 anni ci è stato almeno tre volte, e in Austria e in Svizzera lo affermano oltre il 30%. Lo stile italiano è l’aspetto rimasto maggiormente impresso nei ricordi degli intervistati (43,4%), seguito dalle bellezze naturalistiche e il patrimonio culturale (38,9% e 32,8%). Ciò che invece non ha particolarmente stupito gli intervistati, sono i prodotti di lusso. Il 37,7% degli intervistati ha intenzione di venire in Italia nel 2023, per un aumento pari a circa l’8% rispetto al dato dell’ultimo quinquennio. In base alle previsioni, la platea dei turisti dovrebbe essere composta da spagnoli (14,6%), statunitensi (12,7%), svizzeri (12,3%) e austriaci (12,2%).

Le destinazioni più scelte? Le località di mare

Il picco di turisti dovrebbe coincidere con la stagione estiva, che dovrebbe ospitare circa la metà del flusso complessivo.
“Le destinazioni più scelte di gran lunga sono le località di mare (36,8%) e le città d’arte (31,7%) – spiega Sandro Pappalardo consigliere cda Enit -. Il 61,5% degli austriaci ha affermato di essere stato in una località balneare, dato che scende per svizzeri (46,8%) e tedeschi (41,8%). Sulle città d’arte invece, il dato più elevato appartiene agli spagnoli, il 73% dei quali ha scelto di visitare una città d’arte, così come i francesi (57,4%) e gli statunitensi (44,4%)”. 
Inoltre, il 35% circa di chi ha viaggiato in Italia ha speso fra 500 e 1500 euro. Lo studio Enit evidenza una tendenza degli statunitensi a spendere di più, mentre chi spende meno proviene da Francia e Austria.

La natura supera l’arte come motivazione della vacanza

Nel 2022 il patrimonio naturalistico è la prima motivazione di vacanza, soppiantando il classico binomio Italia-arte, che ‘scende’ in seconda posizione. Il 18,1% degli italiani e il 22,4% degli stranieri si muove infatti per trascorrere una vacanza a contatto con la natura. 
“Il turismo post pandemico lascia più spazio alle piccole eccellenze del territorio, con gite ed escursioni alla scoperta di borghi e aree interne del Paese – spiega Roberto di Vincenzo, presidente Isnart -: un passo importante nell’obiettivo dell’ampliamento della stagione turistica destagionalizzazione e decongestione dei flussi. E le imprese che puntano su servizi di qualità sono premiate da una clientela più fedele”. 
Una ricerca di Isnart-Unioncamere rileva infatti che quasi un turista su 2 torna sul luogo di vacanza, e uno su 10 lo fa per alloggiare nella struttura di fiducia.

Un settore in ripresa

Dalle ricerche condotte da Enit e Isnart-Unioncamere, riferisce Agi, si evince quindi un quadro di generale ripresa del settore, che ha prodotto un impatto economico stimato complessivamente in 77 miliardi di euro, grazie alle spese sostenute da oltre 770 milioni di turisti, tra pernotti in strutture ricettive e alloggi in abitazioni private (seconde case, residenze di amici e parenti, appartamenti e camere in affitto). Rispetto al 2021, la crescita è del +16,7% per le presenze e del +17,4% per la spesa.

Costo della vita, come lo vivono i cittadini del mondo? 

Inutile negare che, a livello global, gli ultimi mesi siano stati segnati da un deciso incremento del costo della vita. Un aumento legato alla crisi energetica, al conflitto in Ucraina e ad altre variabili che comunque pesano sulle tasche dei cittadini. E, a proposito d cittadini, come vivono questa situazione? Come la frontino? Per esplorare il sentiment a livello globale è stato realizzato l’Annual WIN World Survey 2022, report che fotografa la situazione finanziaria e l’impatto di inflazione e crescita dei costi nella vita dei cittadini di 39 Paesi, sulla base di quasi 30.000 interviste. I dati sull’Italia sono stati raccolti ed elaborati da BVA Doxa, parte dell’Associazione promotrice WIN International.

Le ragioni dietro gli aumenti generalizzati 

Il costo della vita è aumentato a causa di diversi fattori, tra i quali la pandemia e crisi politiche ed economiche che hanno colpito diversi paesi del mondo. Su questo scenario, in Italia più che in altri Paesi la maggioranza mantiene uno stile di vita equilibrato, senza né eccessi né difficoltà (48% degli intervistati, dato che supera la media europea del 41% e quella globale del 36%).

Diminuisce la quota di chi è senza preoccupazioni

Si riduce la quota di chi vive senza preoccupazioni (21% in Italia vs 26% di media europea e 25% quella globale), mentre chi è in difficoltà ad arrivare a fine mese è il 28% (in linea con il 29% dell’Europa e meglio del 36% a livello mondiale). Paesi come la Germania mostrano una spaccatura più netta tra chi vive con agio (38%) e chi invece è in sofferenza (34)%. Rispetto all’Italia la situazione è leggermente migliore in UK e Francia, rispettivamente con il 27% e il 26% che dichiara di vivere serenamente, mentre il 29% e il 28% sono coloro che non riescono ad affrontare gli aumenti del carovita.

Strategie per ridurre le spese

A causa dell’aumento dei prezzi, per molti è necessario ridurre e spese. Una necessità affrontata da quasi la metà (48%) degli intervistati in tutto il modo, con un 29% che prevede di farlo nei prossimi mesi, mentre il 19% non prevede cambiamenti nel proprio stile di vita e consumo. Tra questi ci sono i più senior, che possono probabilmente contare sui risparmi: infatti il dato di coloro che non prevedono modifiche al budget delle spese sale al 21% per la fascia 55-64 anni e al 24% fra gli over 65.
In generale i cittadini e consumatori Europei sono sensibili al tema del contenimento delle spese: il 54% degli intervistati dichiara tagli negli ultimi mesi, mentre chi li prevede nei prossimi è il 24%. In linea anche l’Italia: a ridurre le spese sono stati il 49% degli italiani, mentre il 30% prevede di farlo.

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