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Cucina open o separata? Dipende dallo stile di vita

Belle, bellissime, da copertina. No, non si tratta di top model, ma di cucine. Già, perché negli ultimi anni – con una decisa accelerazione nell’ultimo decennio – la cucina da ambiente di servizio è diventato a tutti gli effetti uno spazio da mostrare, in cui addirittura ricevere gli amici per cena. Insomma, il set perfetto dove vivere la vita all’interno della propria casa. Naturalmente, questa piccola “rivoluzione” ha portato con sé anche tutta una serie di questioni pratiche da risolvere. Innanzitutto, una cucina esteticamente piacevole è anche un cucina ordinata: per cui nei loft così come negli open space la cucina dovrà essere attrezzata con mobili e armadietti capaci di contenere tutto quello che non si deve vedere (o non si vuole mostrare). Ancora, essendo un ambiente polifunzionale, i piani di lavoro dovranno essere facilissimi da pulire (e da mantenere tali), esattamente come i rivestimenti dei mobili. E poi, aspetto più importante, se la si vuole “sfoggiare” la cucina dovrà essere il pezzo forte della casa: quindi, sì a qualche soluzione ardita di design, purché consigliata da arredatori esperti come gli addetti di Pedrazzini Arreda, rivenditore ufficiale Veneta Cucine Milano.

Per molti, ma non per tutti

La scelta di optare per una cucina a vista, per quanto di moda, richiede un pizzico di consapevolezza. Anche se le moderne cucine di oggi sono in grado di rispondere ai possibili problemi che emergevano nel passato (in primis lo spazio per tenere tutto in ordine), ci sono però degli aspetti da considerare. Innanzitutto, oltre al rischio che piatti e stoviglie rimangano a vista mentre si cucina, c’è la questione degli odori delle preparazioni e dei cibi. Mentre in una cucina tradizionale il problema è presto risolto aprendo la finestra e chiudendo la porta, in una cucina a vista non è possibile. Però la soluzione è a portata di mano: basta optare per una cappa efficace e di nuova generazione, capace di cancellare in pochi istanti i profumi del menù sui fornelli. Adesso le cappe sono dei veri e propri pezzi d’arredo, dal design studiatissimo e dalle prestazioni eccezionali. Silenziose, anche a scomparsa o a isola, riescono a mantenere l’aria pulita pure in ambienti molto  grandi.

Il bello di non alzare muri

D’altro canto a questi piccoli disagi – peraltro facilmente risolvibili – corrispondono molti più vantaggi. Una cucina aperta sulla zona living, infatti, regalerà alla casa un’inaspettata sensazione di spazio. L’assenza di muri e la creazione di un ambiente unico, ben identificato in zone, contribuiscono a dilatare i metri quadrati e a consentire maggiore libertà nelle scelte di arredo. Inoltre, spazi aperti fanno sì che si possa giocare al meglio con l’illuminazione, evitando angoli bui e poco sfruttabili. Ancora, la cucina a vista permette di partecipare ai momenti conviviali con la famiglia e gli ospiti anche se si sta preparando il pranzo, senza che nessuno venga escluso. Infine, è una soluzione comodissima ed estremamente funzionale quando si hanno bambini piccoli in casa e non ci si può permettere di non tenerli d’occhio, nemmeno quando si prepara la loro pappa.

Il galateo del caffè, a casa e al bar

Vieni a prendere un caffè da me? Sembrerebbe l’invito più facile del mondo, un momento conviviale esente da regole e dettami del bon ton. Sbagliato, anzi sbagliatissimo. Perché il caffè è un vero e proprio rito e come tale prevede un cerimoniale, codificato dal galateo. Insomma, vietato fare figuracce soprattutto se si invitano persone importanti: bisogna davvero conoscere l’ABC del comportamento da tenere quando ci si concede la classica tazzina di nero elisir. E se le buone maniere valgono soprattutto se il caffè viene servito ai propri ospiti, a casa, è necessario ricordarsi che ci sono formule sempre valida anche se il caffè è consumato al bar.

Un rituale guidato dalla padrona (o dal padrone) di casa

Innanzitutto, il caffè non si serve a tavola, anche se gli ospiti si sono fermati a pranzo o a cena (a meno che non sia una tavolata davvero informale e conviviale). L’espresso va portato in salotto, dove gli invitati si saranno già accomodati su divano e poltrone. E’ chi accoglie gli ospiti che dovrà preparare il caffè, con la moka o con le macchine caffè a cialde. Fondamentale è il servizio: le tazzine di caffè, con il loro, immancabile piattino e relativo cucchiaino, andranno poste su un vassoio sul quale andranno poggiati anche la zuccheriera – che avrà il suo cucchiaino – e la lattiera. Se gli invitati sono numerosi, e quindi le tazzine da servire sono tante – e la regola è ancor più valida se il caffè viene preparato con le capsule, sempre più amate dagli italiani – per evitare che si raffreddino si possono tenere in forno a bassa temperatura. A questo punto, sarà il padrone di casa a domandare a ogni ospite se e quanto zucchero desidera, lo stesso farà con il latte. Poi, dove aver zuccherato, porgerà la tazzina di caffè pronta da bere all’invitato.

E come si devono comportare gli ospiti?

Fin qui abbiamo visto i doveri del padrone di casa. Ma gli invitati come si devono comportare? Innanzitutto, ci vuole garbo e grazia. Bisogna ricordare che il piattino va tenuto con la mano sinistra e il cucchiaino con la destra. Dopo aver mescolato il caffè con il cucchiaino, dal basso verso l’alto, e averlo riposto sul suo piattino, il galateo vuole che sia la tazzina ad andare alla bocca e non viceversa. Vietato, vietatissimo fare rumore, sbattere il cucchiaino o – orrore! – succhiarlo dopo aver mescolato l’espresso. Dopo aver bevuto, piattino, tazzina e cucchiaino andranno appoggiati sul tavolino o sul vassoio.

Il caffè al bar

Anche se si consuma un veloce espresso al bancone del bar esistono delle regole di bon ton. In prima battuta, quando si entra in un locale si saluta il barista: è una forma di educazione che dovrebbe essere dovuta, e sicuramente chi è dietro al banco vi servirà meglio e con più cura. Allo stesso modo, l’ordinazione va fatta con garbo e soprattuto con chiarezza, specie se avete gusti particolari e volete un caffè o un cappuccino speciali. I diktat in merito a tazzina, cucchiaino e piattino – rumori fastidiosi compresi – sono gli stessi del caffè consumato a casa. Infine, dopo che si è gustato l’espresso, prima di uscire dal bar – ovviamente dopo aver pagato – si ringrazia e si saluta.

Igiene nei bagni della tua azienda? Meglio con i dispenser automatici di sapone

Nella tua azienda o locale pubblico, sia esso un ristorante, un bar, un hotel o una palestra, avrai sicuramente la necessità di installare un erogatore di sapone all’interno dei bagni. Di recente, l’attenzione verso questi prodotti, che solitamente sono installati a parete, è aumentata in virtù di una moltitudine di articoli immessi sul mercato, dalle caratteristiche similari ma, ad uno sguardo più approfondito, decisamente differenti.

Ad esempio, i dispenser sapone automatici sono piuttosto rari nei cataloghi dei diversi fornitori: questi modelli, dotati di fotocellula alimentata a batterie, sono chiaramente in grado di erogare il sapone (sotto forma di liquido o di schiuma) “on demand”, e questo consente un perfetto dosaggio ed un risparmio notevole nel lungo termine. Mediclinics Italia, uno dei principali player a livello nazionale di accessori per i bagni pubblici, può vantare un ampio assortimento di questi prodotti tra i quali appunto quelli automatici: inoltre, l’utilizzo dell’acciaio invece della plastica rende tutto l’ambiente nel quale saranno posizionati più bello, moderno ed elegante.

La plastica, appunto: ci sono dispenser di sapone fatti in questo materiale e ci sono poi invece quelli in acciaio inox: robustezza, igiene e durata sono i loro punti di forza. Ed attenzione, perché la finitura in acciaio, nel caso dei prodotti Mediclinics, non coinvolge solo il frontale: lo spessore è elevato, l’intero dispenser è in acciaio e questo lo rende un prodotto particolarmente apprezzato in tutto il mondo.

Altre caratteristiche apprezzate da chi installa i dispenser di sapone sono:

  • l’anti-sgocciolamento (che consente anche un risparmio di sapone)
  • la spia di livelo (essenziale per un puntuale refill)
  • l’estetica e la finitura in colori particolari, ad esempio il nero lucido

Mentre se analizziamo il punto di vista degli utilizzatori, particolarmente richieste sono:

  • la possibilità di appoggiarvi o appendervi degli oggetti (es. un rasoio)
  • l’erogazione di sapone sotto forma di schiuma (lavaggio più rapido)

Molti dei dispenser di sapone del catalogo Mediclinics, tra i quali appunto i modelli automatici in acciaio inox, sono acquistabili direttamente online, con prezzi e promozioni davvero accattivanti.

Privilege Apartments | Comfort e soluzioni

Spostarsi per motivi di lavoro, non significa necessariamente dover rinunciare alla comodità del poter lavorare efficacemente anche quando si è fuori sede. Privilege Apartments è infatti un hotel a Monza che ha messo in primo piano anche le necessità di chi viaggia per motivi di lavoro e ha bisogno di potersi dedicare tranquillamente al proprio lavoro senza per questo dover subire degli svantaggi. All’interno delle camere infatti, è presente una apposita scrivania che consente di lavorare con il proprio portatile con la stessa comodità che si ha all’interno del proprio ufficio, ed usufruire del Wi-fi gratuito presente in ogni camera.

Il concetto di hotel in cui poter soggiornare e basta è dunque oggi superato, e questa importante struttura ricettiva di Vimercate, in provincia di Monza, ha deciso di offrire il massimo della praticità e del comfort anche a tutti coloro che viaggiano per motivi di lavoro ed hanno bisogno di una struttura in grado di offrire anche gli strumenti e le soluzioni adatte per poter lavorare tranquillamente. A queste, si affiancano tutte quelle soluzioni che rendono più piacevole la propria permanenza in struttura quale ad esempio la tv satellitare a schermo piatto, l’impianto di condizionamento dell’aria, l’angolo cottura con utensili da cucina, il balcone ed il patio presenti in ogni camera, tra l’altro.

Le tipologie di camera a disposizione sono due, la Classic e la Executive, che presentano le stesse comodità con la differenza che la seconda è più grande e può ospitare un maggior numero di persone. A prescindere dalla camera che si andrà a scegliere, il livello di comfort e benessere sarà elevato per tutti gli ospiti, i quali hanno a disposizione anche un parco da 10 mila metri quadrati che avvolge l’intera struttura e consente di rilassarsi immersi nel verde. Per prenotazioni o per richiedere una quotazione personalizzata è possibile utilizzare l’apposito form presente sul sito.

Smart working, come scegliere un’illuminazione corretta?

Come utilizzare la luce per creare un ambiente di lavoro produttivo? Per i tanti che stanno lavorando in smart working non è solo lo spazio a essere importante: anche l’illuminazione lo è, soprattutto quando si passano diverse ore davanti a uno schermo. Secondo la neuroscienziata Karen Dawe di Dyson “l’illuminazione nelle postazioni di lavoro domestiche è spesso trascurata”, poiché spesso la luce naturale proveniente dalle finestre o dai faretti si riflette sullo schermo di un computer, causando abbagliamento e affaticamento degli occhi, e compromettendo la capacità di concentrarsi.

La luce giusta a seconda dell’attività da svolgere

“La gente tende a utilizzare l’illuminazione in casa in quattro modi: luce indiretta per un’illuminazione generale, luce mirata per attività a elevata precisione, luce funzionale per mettere in risalto elementi particolari, come un’opera d’arte, e luce ambientale per creare un’atmosfera rilassante la sera – continua Karen Dawe -. Eppure, nonostante in ogni casa siano presenti innumerevoli tipologie di apparecchi di illuminazione, a ciascuno è solitamente assegnato un solo compito”. È necessario, quindi, assicurarsi di avere il giusto livello di luce per il compito da svolgere. La luce, infatti, non è tutta uguale. Per le attività di maggior precisione è meglio optare per una luce artificiale, con un indice di resa cromatica (CRI) maggiore. Più alto è il CRI, più i colori saranno simili a come appaiono alla luce naturale, riporta Ansa.

Far riposare gli occhi

“Tutti vogliamo rimanere concentrati quando lavoriamo da casa, ma è fondamentale concedere ai nostri occhi un po’ di riposo. Costringere gli occhi a concentrarsi su un’area limitata per un periodo di tempo prolungato – puntualizza la ricercatrice – significa sforzare i muscoli oculari, con conseguente affaticamento visivo”. I sintomi dell’affaticamento visivo possono essere provocati anche dallo sfarfallio e dal riverbero delle fonti luminose. Spesso, gli schermi sono troppo o non abbastanza luminosi, e se l’occhio è in grado di sopportare un certo livello di riverbero lavorare otto ore al giorno in queste condizioni è davvero eccessivo per i muscoli oculari. È bene quindi regolare la luminosità degli apparecchi per creare una luce confortevole, e per letture prolungate, aumentare la dimensione dei caratteri.

Creare una routine legata alla luce naturale

Se l’illuminazione interna spesso presenta la medesima luminosità e resa cromatica per tutta la giornata la luce solare, al contrario, varia al variare delle ore, e oltre a stimolare l’attenzione, è anche il segnale principale per il nostro orologio biologico. Ma come adeguare la luce artificiale ai nostri ritmi circadiani? Ricorrendo a un’illuminazione interna che “permetta di variare la temperatura della luce, da fredda a calda, e la luminosità a seconda dell’ora del giorno”, spiega Karen Dawe, e allestendo la postazione di lavoro vicino a una finestra o in uno spazio ben illuminato dalla luce naturale. Inoltre, mano a mano che l’età aumenta anche la luce deve aumentare. Le lampadine con un CRI superiore a 80 sono la scelta ideale per aiutare gli occhi più “anziani” a distinguere meglio i colori.

Crescono a 46,5 milioni i consumatori multicanale, +6% rispetto al 2019

Gli italiani usano Internet sempre di più per comprare e trovare informazioni su prodotti e servizi: nell’ultimo anno 30 milioni di utenti hanno effettuato almeno un acquisto online. Cresce quindi la diffusione di percorsi di acquisto ibridi basati sull’alternanza di strumenti online e offline, e più di un italiano su quattro (28%) è un consumatore multicanale evoluto, che passa con disinvoltura dai canali offline a quelli online, e usa Internet in tutte le fasi del processo d’acquisto. Di fatto, secondo la ricerca dell’Osservatorio Multicanalità, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Nielsen, nel 2020 sono 46,5 milioni i consumatori multicanale italiani, 2,6 milioni in più rispetto all’anno precedente.

Dai Digital Rooted ai Digital Unplugged 

I più “evoluti” fra i consumatori multicanale sono i Digital Rooted (l’11% del totale), più sensibili ai consigli degli influencer e sopra la media per dotazione tecnologica e familiarità con lo shopping online. A questi seguono i Digital Engaged (17%), che utilizzano la rete, ma mantengono un legame con il punto vendita, e i Digital Bouncers (22%) per i quali il digitale è importante nelle fasi pre e post acquisto, ma preferiscono comprare ancora in negozio. Gli utenti meno digitali, ma più numerosi, sono i Digital Rookies (38%), che usano il digitale con un po’ di diffidenza. Oltre un consumatore su dieci però è un Digital Unplugged (12%), legato ancora esclusivamente allo shopping nel punto vendita.

Il settore con gli utenti più digitali è quello dei viaggi

Il comportamento multicanale dei consumatori cambia anche a seconda della categoria merceologica. Il settore con gli utenti più digitali è quello dei viaggi, nel quale il 75% si informa prevalentemente online prima di acquistare, e il 65% compra solo online o alternando la modalità offline a quella in rete. Ai viaggi seguono l’elettronica e l’informatica (rispettivamente 69% e 58%) e le assicurazioni (44% e 35%). Nei settori largo consumo, farmaci/integratori, beauty e abbigliamento, invece, il ruolo del punto vendita resta centrale sia nella fase di ricerca delle informazioni sia di acquisto.

Offrire un’esperienza omnicanale integrata   “Stiamo assistendo a un progressivo esaurirsi della dicotomia tra l’acquisto fisico e quello digitale. Le barriere all’omnicanalità si stavano assottigliando da tempo, e l’emergenza Covid ha accelerato questo processo di ibridazione – commenta Stefano Cini, Consumer Intelligence Leader di Nielsen Connect -. È interessante notare come ciascun individuo sia caratterizzato da un approccio multicanale eterogeneo a seconda della categoria merceologica. La diffusione di pratiche digitali end-to-end nei settori viaggi o elettrodomestici, ad esempio, potrebbe di fatto generare un effetto contaminante (spill-over) sulle aspettative e le abitudini di acquisto delle stessa persona in altre categorie a minor intensità digitale”. In questo contesto la principale sfida per le imprese è perciò quella di veicolare strategie e iniziative per semplificare il processo d’acquisto e offrire un’esperienza omnicanale integrata

Cresce la raccolta differenziata urbana di carta e cartone, +3,2% in due anni

Dopo i rifiuti organici e il vetro la carta e il cartone sono tra i materiali più riciclati. Con circa 233 mila tonnellate provenienti dalla raccolta differenziata urbana, Milano, Monza Brianza e Lodi segnano una crescita pari al +3,2% rispetto ai due anni precedenti. A crescere sono soprattutto Monza Brianza, con +11,7% dal 2017 e Lodi, che cresce del +7,8%. A Milano invece si raccolgono oltre 178 mila tonnellate di carta, il 17% del totale raccolto, di cui 82 mila a Milano città. A Monza Brianza si raccolgono 43.700 tonnellate (15%) e a Lodi 10.702 (14%). La produzione totale delle imprese arriva complessivamente a quasi 327 mila tonnellate, di cui 259 mila a Milano, 47 mila a Monza Brianza e 20 mila a Lodi.

In Italia il tasso di riciclo nel 2019 si attesta all’81%

È quanto emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati MUD (Modello Unico Ambientale) relativi alle dichiarazioni presentate nel 2019. In generale, l’Italia è all’avanguardia in Europa per riciclo di imballaggi cellulosici: il tasso di riciclo nel 2019 si attesta infatti all’81%, una percentuale già superiore all’obiettivo europeo stabilito per il 2025 (75%) e già vicino al target dell’85% fissato per il 2030. Nella raccolta differenziata nazionale di carta e cartone su 3,5 milioni di tonnellate, 1,8 milioni di tonnellate sono raccolte al Nord (+0,6%), e di queste poco meno di 568 mila in Lombardia (dati Rapporto annuale Comieco 2020).

I comuni del territorio milanese più virtuosi per raccolta differenziata di carta

Nella città metropolitana, primi per quantità sono i comuni di Milano, con 82 mila tonnellate (19% del totale dei rifiuti raccolti con la differenziata), Sesto San Giovanni (4 mila tonnellate – 19%), Legnano e Cinisello Balsamo (oltre 3 mila tonnellate – 18% circa). Per incidenza sul totale raccolto invece il primo posto spetta a Cusago, con il 24,8%, San Colombano al Lambro, con il 22,6%, Basiglio e Segrate, con il 22% circa.

La raccolta a Monza Brianza e Lodi

A Monza Brianza prima per quantità è Monza, con quasi 7 mila tonnellate (19%), seguita da Lissone e Seregno, con oltre 2 mila tonnellate (15%).

Per peso su totale dei rifiuti raccolti si distinguono Sulbiate, con il 23%, Carate Brianza, con il 19,9%, Monza e Concorezzo, con il 19%.

In provincia di Lodi primi per quantità i comuni di Lodi, con circa 2.600 tonnellate (17,8%), Codogno, con 1.319 tonnellate (23,9%) e Casalpusterlengo, con 709 tonnellate (13,5%).

Per incidenza sul totale spiccano poi Maccastorna, con il 26,7%, Codogno, con il 23,9% e Senna Lodigiana, con il 22,3%.

Gli italiani si scoprono fan dell’e-commerce: crescita record

Italiani, si cambia. Dopo aver provato i vantaggi dell’e-commerce per necessità, durante la pandemia, anche dopo i nostri connazionali non hanno smesso di adottare questa modalità di acquisto. Il cambio di rotta nel comportamento relativo allo shopping è stato “fotografato” da una recente indagine condotta da Sendcloud, piattaforma che offre soluzioni logistiche all-in-one per l’e-commerce, e Nielsen. Dallo studio emerge che i consumatori italiani effettuano ordini online con una frequenza media mensile pari a 1,9 volte, a fronte di una media di 5,4 prodotti acquistati per singolo ordine, in linea con la media europea. Durante il primo trimestre del 2020, complici anche le necessità derivanti dal lockdown, gli italiani hanno acquistato in media 2,9 prodotti in più rispetto alla precedente rilevazione pre crisi, dato che supera la media europea che si ferma a 2,7. Un incremento importante che dimostra un vero e proprio boom del settore dell’e-commerce che sta trainando l’espansione del commercio digitale.

I tempi di consegna, fattore determinante

In merito ai tempi di consegna, in periodo pre-crisi, gli italiani dichiarano di aspettarsi un periodo di 3,3 giorni per la consegna standard di un prodotto. Soglia che arriva fino a 4,5 giorni prima di essere considerata fuori tempo massimo. Dati che superano la media europea che si ferma rispettivamente a 3,1 e 4,4 giorni, e che dimostrano una maggiore pazienza nei tempi d’attesa da parte degli italiani. Anche nel pieno della crisi, gli italiani confermano una maggiore flessibilità rispetto alla media europea, essendo disposti ad attendere fino 6,3 giorni per ricevere la merce. A differenza delle altre nazioni europee, l’Italia ha anche registrato il ritardo medio più basso nella consegna, pari a 1,8 giorni rispetto ai 2,1 di media europea, nonostante le dure misure restrittive adottate per arginare i contagi.

Costi sì o costi no

Un altro dato interessante che emerge dalla ricerca è che gli italiani ritengono sempre di più le condizioni e i costi di spedizione un fattore decisivo nei loro comportamenti acquisto. In particolare, i costi di spedizione incidono in gran parte sul tasso di conversione degli e-commerce. Anche se il 31% degli italiani è disposto a pagare di più per la consegna del prodotto entro il giorno successivo rispetto l’ordine, un altro dato in controtendenza rispetto alla media europea che raggiunge solo il 29%, il 69% degli italiani dichiara di abbandonare il carrello in caso di costi di spedizione troppo elevati. Il dato evidenzia appunto la maggiore sensibilità da parte dei consumatori italiani nei confronti di questa voce di costo rispetto alla media europea che si attesta intorno al 65%. Inoltre, l’81% degli italiani è disposto ad aggiungere un prodotto in più per raggiungere la somma minima per la spedizione gratuita. La percentuale più alta tra i paesi europei oggetto dell’indagine che raggiungono in media solo il 70% rispetto a questa voce.

Per 3 imprese su 4 occupazione stabile per metà 2020, ma la ripresa è lontana

Nei primi sei mesi del 2020 tre imprese su quattro hanno mantenuto stabile il numero dei propri occupati, e altre 36 mila (2,6%) li hanno aumentati.

Il saldo però è negativo, e tra imprese che hanno ridotto il numero dei dipendenti e quelle che l’hanno aumentato è pari al -18,7%. Circa 290 mila imprese, infatti, il 21,3% delle aziende italiane con dipendenti, hanno dovuto ridurre i livelli occupazionali, mentre. È quanto risulta dall’indagine Excelsior condotta tra il 25 maggio e il 9 giugno 2020 da Unioncamere in accordo con Anpal.

Segnali positivi per chi si è dotato di piani integrati di digitalizzazione

Vanno meglio le imprese esportatrici, che segnano -15,2 punti di differenza tra imprese in flessione e imprese in crescita rispetto al -19,1 delle non esportatrici. Dall’indagine emergono segnali positivi anche per le aziende già dotate di piani integrati di digitalizzazione, che mostrano una maggiore resistenza occupazionale, con un saldo negativo (-17,4) tra chi aumenta e chi diminuisce l’occupazione meno accentuato rispetto alle imprese non ancora digitalizzate (-19,3). Questo, grazie alle innovazioni precedentemente introdotte, riferisce Adnkronos. La prima risposta all’attuale situazione di crisi le imprese la stanno trovando proprio nell’accelerazione dei processi di digitalizzazione.

I nuovi investimenti puntano sugli ambiti strategici nella gestione dell’emergenza

Sono infatti 1.036 mila (circa il 75% dell’universo di riferimento) le imprese che stanno pianificando in questi mesi interventi di digitalizzazione, segnando una crescita di circa 7 punti percentuali rispetto al periodo precedente l’emergenza sanitaria (+91mila imprese). I nuovi investimenti puntano soprattutto sugli ambiti rilevati strategici nella gestione dell’emergenza. Tra questi, soluzioni digitali per una innovativa organizzazione del lavoro e delle relazioni con clienti e fornitori, reti digitali integrate (favorite anche da una maggiore diffusione del cloud), internet ad alta velocità e tecnologie iot, e utilizzo dei big data, digital marketing e più avanzata personalizzazione di prodotti/servizi.

La maggioranza delle imprese stima tempi lunghi per la ripresa

Si prevedono in ogni caso tempi lunghi per la ripresa. Tra le imprese con almeno un dipendente (circa 1,4 milioni), al di là di una quota minoritaria (180 mila) che dichiara di non aver subito perdite in questa crisi, la maggioranza (circa 580 mila), stima che la propria attività potrà tornare ai livelli pre-crisi non prima di giugno 2021. Solo poco meno di 219 mila imprese vedono più vicino, tra luglio e ottobre, il ritorno a una situazione accettabile, e 381 mila traguardano tale obiettivo per fine del 2020.

Attenzione all’adware nei dispositivi mobili

Un’infezione della partizione di sistema comporta un alto livello di rischio per gli utenti dei dispositivi mobili infettati, poiché le soluzioni di sicurezza non possono accedere alle directory di sistema e non possono dunque rimuovere i file dannosi. Secondo i ricercatori di Kaspersky questo tipo di infezione sta diventando uno dei metodi più diffusi per installare adware, un software creato per visualizzare pubblicità invasiva. Secondo quanto emerso dalle ricerche di Kaspersky sugli attacchi rivolti ai dispositivi mobili, il 14.8% degli utenti colpiti da un malware o un adware nel 2019 è stata vittima di un’infezione della partizione di sistema, che ha reso impossibile eliminare i file malevoli.

L’infezione può avvenire in due modi

I ricercatori di Kaspersky evidenziano come anche le applicazioni di default preinstallate rappresentano un problema. A seconda del produttore, il rischio di incorrere in applicazioni che non possono essere disinstallate può oscillare dall’1 al 5% nei dispositivi di fascia bassa, e salire al fino al 27% nei casi più gravi. L’infezione può avvenire in due modi: la minaccia può ottenere i permessi di root su un dispositivo e installare l’adware nella partizione di sistema, oppure il codice che permette di visualizzare gli annunci pubblicitari può essere inserito nel firmware del dispositivo prima ancora che venga utilizzato dall’utente.

Tra le minacce scoperte nelle directory di sistema, Kaspersky ha individuato una serie di programmi dannosi: dai Trojan, che possono installare ed eseguire applicazioni a insaputa dell’utente, fino alla pubblicità, minaccia meno pericolosa ma comunque invasiva.

Alcuni vendor incorporano adware nei propri smartphone

In alcuni casi, i moduli adware erano stati preinstallati prima ancora che l’utente entrasse in possesso del dispositivo. In questo caso, le conseguenze possono essere indesiderate e impreviste. Ad esempio, molti smartphone dispongono di funzioni che consentono l’accesso remoto al dispositivo. In caso di abuso, questa funzione potrebbe causare la compromissione dei dati del dispositivo dell’utente. Alcuni vendor hanno dichiarato di incorporare adware nei propri smartphone. Mentre alcuni di loro permettono di disabilitarli, altri non concedono questa opzione, motivando la scelta come parte di un modello di business che abbatte i costi del dispositivo per l’utente finale. L’utente è spesso costretto a scegliere se comprare il dispositivo a prezzo pieno oppure acquistarlo a un prezzo inferiore visualizzando pubblicità per tutto il tempo del suo utilizzo.

Gli utenti non sospettano di acquistare un cartello pubblicitario tascabile

“L’analisi di Kaspersky ha dimostrato che gli utenti dei dispositivi mobili non solo sono regolarmente esposti ad attacchi di adware e altre minacce, ma che il loro dispositivo può essere compromesso anche prima dell’acquisto – spiega Igor Golovin, Kaspersky security researcher -. Gli utenti non sospettano di acquistare un ‘cartello pubblicitario tascabile’. Diversi fornitori di dispositivi mobili massimizzano i profitti integrando nel device strumenti di advertising, nonostante questi rappresentino un fastidio per gli utenti. Questa non è una pratica corretta – continua Golovin – sia per quanto riguarda la sicurezza sia l’usabilità”.

TikTok “organizza” tour virtuali nei musei del mondo

Un viaggio virtuale nei musei più importanti del mondo, che durante i mesi di lockdown hanno dovuto trovare un modo per continuare a mostrare le proprie opere nonostante le porte chiuse al pubblico. E TikTok, la piattaforma di video brevi, ha aperto una finestra sui capolavori dell’arte mondiale. Con un programma di dirette lungo una settimana, dal Museo del Prado di Madrid al Rijksmuseum di Amsterdam fino alle Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Naturkundemuseum di Berlino e il Grand Palais di Parigi, TikTok ha aperto le porte delle loro sale offrendo un tour guidato con i creator più amati della piattaforma.

Le Gallerie degli Uffizi in diretta streaming

Il programma delle live su TikTok con il co-host dei creator è stato inaugurato martedì 9 giugno dal Naturkundemuseum, con l’Appuntamento con i dinosauri, in compagnia di Niko. L’11 giugno, TikTok ha portato gli utenti alla mostra POMPEII, tra le stanze del Grand Palais di Parigi, e venerdì 12 giugno, alle 19,30, le Gallerie degli Uffizi di Firenze sono state il primo museo italiano a realizzare su TikTok una diretta streaming con l’aiuto della creator Martina Socrate. “Una visita speciale, con una ospite molto speciale, che siamo felici di accogliere nelle sale della Galleria delle Statue e delle Pitture”, ha commentato il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt.

Un modo nuovo di far conoscere l’arte alle generazioni più giovani

Il 16 giugno è stata la volta del Museo del Prado di Madrid, riporta Askanews, mentre il 18 giugno, alle ore 17, è stato il Rijksmuseum di Amsterdam (@rijksmuseum) a fare un tour guidato dedicato al pittore Rembrandt e ai segreti del museo nazionale olandese con James Lewis. L’interesse suscitato da alcune iniziative messe in campo proprio nelle settimane di lockdown ha aperto la strada a un modo nuovo di comunicare e far conoscere l’arte alle generazioni più giovani, come Gen Z e Millennials. Oltretutto, la settimana dei musei è avvenuta in un momento cruciale, ovvero la riapertura dei luoghi della cultura dopo la chiusura imposta nei mesi passati dal Covid-19.

L’hashtag challenge #MuseoACasa

Le dirette TikTok con la partecipazione dei creator più popolari della piattaforma verranno affiancate da ulteriori iniziative, come l’hashtag challenge #MuseoACasa (“Se casa tua fosse un museo, come descriveresti i tuoi capolavori? Indossa i panni del critico d’arte e guidaci per un tour nel tuo #museoacasa”).

La sfida è corredata anche da un filtro interattivo realizzato per l’occasione. Ma c’è di più, TikTok mette infatti a disposizione degli utenti italiani anche la playlist dedicata MuseoACasa.

Al tempo del Covid-19 la sicurezza vale anche al volante

I rischi legati alla pandemia non sono cessati, e la guardia va mantenuta alta anche durante la Fase 2. Non solo in ufficio, nei supermercati o all’aperto, ma anche mentre si è alla guida di un’auto. Dopo aver guidato o essere stati dentro un autoveicolo è bene infatti lavarsi sempre le mani, e non toccarsi occhi, naso e bocca. Se si viaggia insieme ad altri, ricordarsi di indossare mascherine, e possibilmente, tenere aperto il finestrino. Inoltre, pulire sempre volante, freno a mano e la leva del cambio con preparati a base di alcol. E fare attenzione ai filtri dell’aria condizionata Questi sono alcuni dei consigli dell’Istituto superiore della sanità (Iss) rivolti a chi, a seguito della riapertura delle attività produttive prevista nella Fase 2, userà nuovamente la propria auto, o vetture in car-sharing.

Indossare le mascherine e tenere la distanza anche in auto

L’utilizzo delle mascherine, ricordano gli esperti, “non è necessario se si viaggia da soli”, ma lo diventa se si è insieme a persone che non convivono nella stessa abitazione. Se si viaggia con persone che non convivono nella stessa abitazione all’interno dell’auto bisogna viaggiare mantenendo la distanza di sicurezza, ovvero, in automobile si può viaggiare al massimo in due, e il passeggero deve sedersi sul sedile posteriore. Inoltre, se possibile, tenere aperto il finestrino.

Sanificazione e aria condizionata

L’Iss consiglia poi di pulire le superfici interne dell’auto con un panno in microfibra e preparati a base di alcol. L’uso di candeggina e Amuchina non è consigliato, perché l’ipoclorito di sodio presente potrebbe avere un’azione aggressiva su pelle e plastica. Inoltre, per un’igiene corretta dell’abitacolo, usare l’aspirapolvere sulla tappezzeria, oppure se si sceglie di lavarla, farlo con gli appositi prodotti detergenti, prestando particolare attenzione ai tappetini dell’auto, che se usurati, possono essere sostituiti.

Controllare periodicamente i filtri dell’aria condizionata. Per una pulizia in profondità, togliere anche il filtro dell’aria, e sanificare le bocchette e i tubi che mettono in circolo l’aria stessa.

Viaggiare in car sharing

Quando si utilizza un’auto in car sharing sarebbe bene munirsi di un panno a microfibra e un preparato a base di alcol per pulire tutte le superfici che possono essere state toccate da altre persone, dal volante alla leva del cambio, dal freno a mano alle bocchette dell’aria, e poi cinture di sicurezza, indicatori di direzione, interruttori per tergicristalli e luci, specchietto retrovisore interno, e la leva per regolare lo specchietto retrovisore esterno. E ancora, chiavi e maniglie.

Per guidare si possono utilizzare i guanti, avendo però cura di non toccarsi gli occhi, il naso e la bocca, di sfilarli al rovescio e di smaltirli nell’indifferenziata, evitando di abbandonarli in giro.

Pandemia e sfide green, cosa dovrebbe cambiare

La pandemia sta sconvolgendo modi di vivere e modelli produttivi, ma apre anche una riflessione su come ripensare le abitazioni e le città per vincere le sfide delle green city. Il dossier Pandemia e sfide green del nostro tempo, elaborato dal Green City Network e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, in partnership con Ecomondo – Key Energy, affronta i temi legati ai consumi e al vivere green nello scenario dell’emergenza sanitaria.

“Potremmo vivere questo incredibile periodo di forzata sperimentazione collettiva come occasione da cogliere per decidere di produrre nuove forme e nuovi spazi dell’abitare – afferma Fabrizio Tucci, Professore ordinario della Sapienza Università di Roma e Coordinatore del Green City Network – più inclusivi per le fasce più deboli, e più in linea con gli obiettivi propri di quello che definiamo green city approach”.

Ripensare il rapporto tra uomo e cibo

L’emergenza sanitaria deve spingerci a ripensare il rapporto tra uomo e cibo, a partire proprio dalle città, che nel 2050 ospiteranno il 70% della popolazione mondiale. Ma le vicende di questi giorni, si legge nel dossier, hanno messo in evidenza come sistemi colturali troppo aggressivi possano determinare, anche indirettamente, conseguenze negative sugli equilibri ambientali e sul benessere della popolazione. Consumando ci limitiamo a vedere solo i prodotti finiti che utilizziamo e gli oggetti che usiamo, ma difficilmente riflettiamo sul fatto che questi prodotti/oggetti sono fatti con materiali prelevati in grandi quantità in diverse parti del mondo. Occorre quindi fare il possibile per evitare un crollo della raccolta differenziata e del riciclo dei rifiuti. E l’economia circolare, riporta Adnkrono,s è una scelta necessaria per il futuro dell’economia.

Nel breve periodo crollano le emissioni di Co2

Il crollo dei consumi energetici nelle attività produttive e nel trasporto sta generando una riduzione delle emissioni di Co2 nel breve periodo. Prevedibilmente, però, non durerà, e non dovrebbe portare a sottovalutare l’impegno necessario e di lungo termine per contrastare il riscaldamento globale. I consumi medi di una abitazione italiana normalizzati rispetto alle condizioni climatiche medie europee sono alti, pari a 1,91 tep/anno, contro i 1,66 tep/anno della Germania, i 1,58 tep/anno della Danimarca, o i 1,28 tep/anno della Svezia. Solo il Belgio (1,95 tep/anno) e il Lussemburgo (2,36 tep/anno) fanno peggio dell’Italia. In questo quadro la decarbonizzazione del settore civile resta una priorità.

Abitare le città con il green building approach

Le città sono prive di traffico da quando il coronavirus ha costretto tutti a restare a casa. Per evitare che a crisi finita si ritorni al traffico congestionato e inquinante si deve aprire una riflessione sul modello di mobilità urbana e su come cambiarlo. I cambiamenti riguardano però anche l’abitare. Lo smart working ha fatto sì che l’abitazione sia concepita non più solo come dormitorio, ma anche luogo di lavoro, studio e cultura, svago e socialità. La pandemia ha anche insegnato l’importanza di balconi, terrazzi, cortili e giardini, anche condominiali. Spazi intermedi che possono svolgere ruoli importanti, anche dal punto di vista ambientale, con il green building approach.

Italia unita nell’emergenza tra preoccupazione e senso civico

Gli italiani sono costretti a casa, affaccendati tra lezioni scolastiche a distanza, fitness online, pulizie di primavera e manicaretti, ma si ritrovano uniti sul web, in chat e nei flashmob al balcone, quando non sono impegnati a consultare siti d’informazione e portali del Governo. Una ricerca condotta da Nielsen Global Connect sull’impatto dell’emergenza Covid-19 fa il punto sul sentiment degli italiani, e scopre che sì, siamo preoccupati, ma anche disposti a fare sacrifici. Con l’88% degli italiani che ipotizza un orizzonte temporale superiore ai 2 mesi per il rientro alla “normalità” su scala globale.

Il 58% ritiene corretti i provvedimenti governativi

Secondo la survey le misure restrittive del Dpcm dell’8 marzo trovano un atteggiamento di adesione ai provvedimenti adottati, e se il 58% della popolazione ritiene i provvedimenti governativi corretti solo il 5% li ritiene esagerati. Il 73% giudica inoltre blandi quelli finora intrapresi dagli altri Paesi, riporta Ansa. La quasi totalità degli italiani (98%) si informa almeno una volta al giorno sulla situazione sanitaria, un dato in linea con quanto rilevato nelle ultime tre settimane, mentre cresce chi si informa attivamente più di una volta al giorno (+18% rispetto alla settimana precedente). Al contempo, se appena due settimane fa solo il 17% si dichiarava preoccupato e una settimana fa lo era il 25%, adesso lo è il 58%.

Il Sud e la Campania le aree con il maggior numero di preoccupati

Le apprensioni crescono soprattutto al Nord Ovest (57%, +37%) ora in linea con la media nazionale, mentre il Sud (64%), e in particolare, la Campania (66%), si confermano le aree con maggior numero di italiani preoccupati.

Per quanto riguarda le fonti informative, i notiziari/programmi TV restano il principale veicolo di informazione sul Coronavirus (80%) e cresce la consultazione dei siti istituzionali (48%, +13% rispetto a due settimane fa), segno che gli italiani stanno dando fiducia alle Istituzioni.

“Dalle nostre rilevazioni emerge un popolo con senso civico e capacità di sacrificio, sia in termini di vita sociale sia in termini di adozione di precauzioni ulteriori quando si deve uscire per cause di forza maggiore”, dichiara Stefano Cini, Marketing Analytics Director di Nielsen Global Connect in Italia.

Le contromisure più adottate per evitare il contagio

La quarantena ufficiale determina in maniera significativa l’adozione di tutte le principali contromisure per evitare il contagio. Al primo posto delle misure resta sempre lavarsi le mani frequentemente (90%), ma gran parte degli italiani dimostra anche di aver recepito le misure di limitazione della socialità e chi deve spostarsi evita l’uso di mezzi pubblici (+31%). Continua a crescere anche l’adozione di misure di “protezione” di sé e degli altri, come l’utilizzo di disinfettanti (65%) e coprirsi la bocca con fazzoletti dopo tosse/starnuti (65%). Seppure in crescita, l’utilizzo di mascherine è ancora limitato a meno di 1 italiano su 4 (24%, +19%).

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