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Internet, allarme dipendenza: tra l’1,5% e l’8,2% degli utilizzatori assuefatti

Internet, da quando esiste, ha profondamente cambiato i nostri comportamenti e le nostre abitudini. Comunicare, informarsi, leggere, guardare, ricercare oggi passa tutto attraverso la rete e filtrato attraverso uno schermo. Anche per chi non è un nativo digitale, Internet è una compagna assidua di quasi tutti i momenti della giornata, tanto che diventa difficile immaginarsi un “prima”. Eppure, tutta questa connessione potrebbe essere nociva, e provocare effetti simili a quelli delle droghe. Lo affermano gli scienziati, che riscontrano una crescita di fenomeni di Internet-dipendenza. Insomma, si sta passando da problema a vera e propria patologia.

Assuefazione a livelli allarmanti

“I sondaggi condotti in Europa e negli Stati Uniti indicano che la percentuale di persone assuefatte a internet è a livelli allarmanti, tra l’1,5% e l’8,2%” degli utilizzatori: è quanto evidenzia il gruppo Pompidou, l’organo del Consiglio d’Europa specializzato nell’elaborazione di politiche anti-droga che rispettino i diritti umani. “Che si tratti di trascorrere ore a giocare, a scommettere, a utilizzare applicazioni o navigare, tutti i dati raccolti dalla comunità medica confermano che l’assuefazione a internet si è trasformata in un vero problema ed è una patologia” afferma Thomas Kattau, vice segretario esecutivo del gruppo Pompidou.

Tecniche subdole?

“Ma quello che sta anche emergendo è che dato che sono stati messi in moto tutta una serie di tecniche per tenere la gente online il più a lungo possibile, c’è chi per continuare a giocare, chattare, navigare per ore e ore assume anfetamine” evidenzia Kattau. “Si sta quindi creando un ponte tra due tipi di assuefazione che si rafforzano a vicenda, quella all’uso eccessivo delle tecnologie di comunicazione e all’uso di cocaina e altre droghe che hanno effetti simili” aggiunge.

Una malattia costosa da curare?

“Gli Stati sono in generale coscienti dell’esistenza del problema dell’assuefazione a internet, ma alcuni sono restii a riconoscere che sia una malattia a causa degli elevati costi che questo produrrebbe” osserva ancora il funzionario del Consiglio d’Europa. Ma questo non ha impedito ai Paesi che sono membri del gruppo Pompidou, tra cui l’Italia, di mettere la questione sul tavolo. Nei prossimi anni, riporta l’Ansa, l’organo del Consiglio d’Europa si concentrerà sui rimedi per arginare il problema. Tra le attività previste c’è la collaborazione con Google e altre società per esaminare come si possano impostare algoritmi che limitino il tempo passato online in particolare per quelle attività che sono spesso legate all’assunzione di droghe.

Privilege Apartments | Comfort e soluzioni

Spostarsi per motivi di lavoro, non significa necessariamente dover rinunciare alla comodità del poter lavorare efficacemente anche quando si è fuori sede. Privilege Apartments è infatti un hotel a Monza che ha messo in primo piano anche le necessità di chi viaggia per motivi di lavoro e ha bisogno di potersi dedicare tranquillamente al proprio lavoro senza per questo dover subire degli svantaggi. All’interno delle camere infatti, è presente una apposita scrivania che consente di lavorare con il proprio portatile con la stessa comodità che si ha all’interno del proprio ufficio, ed usufruire del Wi-fi gratuito presente in ogni camera.

Il concetto di hotel in cui poter soggiornare e basta è dunque oggi superato, e questa importante struttura ricettiva di Vimercate, in provincia di Monza, ha deciso di offrire il massimo della praticità e del comfort anche a tutti coloro che viaggiano per motivi di lavoro ed hanno bisogno di una struttura in grado di offrire anche gli strumenti e le soluzioni adatte per poter lavorare tranquillamente. A queste, si affiancano tutte quelle soluzioni che rendono più piacevole la propria permanenza in struttura quale ad esempio la tv satellitare a schermo piatto, l’impianto di condizionamento dell’aria, l’angolo cottura con utensili da cucina, il balcone ed il patio presenti in ogni camera, tra l’altro.

Le tipologie di camera a disposizione sono due, la Classic e la Executive, che presentano le stesse comodità con la differenza che la seconda è più grande e può ospitare un maggior numero di persone. A prescindere dalla camera che si andrà a scegliere, il livello di comfort e benessere sarà elevato per tutti gli ospiti, i quali hanno a disposizione anche un parco da 10 mila metri quadrati che avvolge l’intera struttura e consente di rilassarsi immersi nel verde. Per prenotazioni o per richiedere una quotazione personalizzata è possibile utilizzare l’apposito form presente sul sito.

Carburanti, arrivano le nuove sigle

Carburanti, si cambia. Addio alle vecchie abitudini: quando faremo rifornimento dal benzinaio dovremo fare amicizia con nuovi segnali, che saranno gli stessi in ben 28 paesi del Vecchio Continente. Per identificare gasolio, verde, gpl e metano in tutta Europa verranno infatti utilizzate nuove etichette e sigle contrassegnate da una forma geometrica contenente lettere e numeri conformi allo standard definito nella norma EN 16942. La direttiva è già valida e applicata, anche in Italia.

Cosa prevede la direttiva Europea in merito

L’Unione Europea ha incaricato il Comitato Europeo di Normazione (CEN) di sviluppare etichettature da ora in vigore in tutti i 28 Stati membri dell’Unione, nei Paesi dello Spazio Economico Europeo (Islanda, Lichtenstein, Norvegia), e ancora in Serbia, Macedonia, Svizzera e Turchia. Anche sui nuovi veicoli prodotti in UE e destinati al mercato britannico continueranno ad essere presenti le etichette, indipendentemente dalle decisioni di questo Paese sull’applicazione delle regole UE dopo la Brexit.

Come sono le nuove etichette

La benzina viene indicata con una sagoma circolare, per il gasolio l’etichetta è quadrata mentre per i carburanti gassosi è a forma di rombo. All’interno di tali forme compariranno lettere e numeri: la ‘B’ per il gasolio (più un eventuale numero che indica la percentuale di biocarburante) oppure ‘XTL’ per il gasolio sintetico; ‘H2’ per l’idrogeno; ‘CNG’ per il gas naturale compresso; ‘LPG’ per il Gpl; ‘LNG’ per il gas naturale liquefatto. Per quanto riguarda la benzina, è utilizzata la sigla ‘E’ affiancata da un numero che indicherà la percentuale di etanolo contenuta. Una serie di etichette simili è prevista anche per i veicoli elettrici o ibridi plug-in e relative stazioni di ricarica.

Dove trovare le sigle

La direttiva Ue richiede che le etichette vengano applicate su tutte le stazioni di rifornimento dell’UE (sia sul distributore di carburante sia sulla pistola della pompa per l’erogazione). Non solo: le sigle dovranno essere ben visibili anche sui veicoli immessi sul mercato per la prima volta o immatricolati da oggi. Le tipologie di veicoli interessati dalla norma sono praticamente tutti: ciclomotori, motocicli, tricicli e quadricicli; autovetture; veicoli commerciali leggeri e pesanti; autobus. Sui veicoli le etichette si troveranno in prossimità del tappo o dello sportello del serbatoio e sul manuale d’uso e manutenzione fornito insieme alla vettura. Sui modelli più recenti si possono trovare nel manuale elettronico incluso nel sistema di infotainment del veicolo. Insomma, ci toccherà studiare per imparare a familiarizzare con i nuovi codici esposti dal benzinaio

Smartwatch, è boom di vendite

Gli smartwatch, i cosiddetti “orologi intelligenti”, conquistano il cuore e il polso dei consumatori di tutto il mondo. Anche se nell’ultimo periodo ha tenuto banco il lancio dei nuovi iPhone, il mercato degli smartwatch sta registrando performance di tutto rispetto. Lo rivelano i dati raccolti dai ricercatori di i Strategy Analytics, che hanno analizzato i trend delle vendite. Per avere un’idea del peso di questa tipologia di prodotti hi-tech, orami compagni di una grandissima fetta di popolazione, l’ultima rilevazione annuncia che nel terzo trimestre le consegne globali hanno messo a segno un +67% su base annua, raggiungendo i 10 milioni di unità a fronte dei 6 milioni di dispositivi registrati nel pari periodo del 2017.

Apple sempre salda al primo posto del podio

In questo contesto, Apple si conferma leader del mercato, nonostante qualche contraccolpo a causa di competitor sempre più agguerriti. Tra luglio e settembre, riporta una nota dell’Ansa, la compagnia di Cupertino ha consegnato 4,5 milioni di Apple Watch, il 25% in più rispetto ai 3,6 milioni dell’anno precedente. La quota di mercato del colosso di Cupertino si è però ridotta dal 60 al 45%. “Apple sta affrontando una concorrenza crescente da parte di una Samsung e una Fitbit rivitalizzate”, spiegano gli analisti, secondo cui il nuovo Apple Watch Series 4 è stato “un’aggiunta assolutamente necessaria all’arsenale di Apple”.

Sempre più competitor all’attacco del mercato globale

Ovviamente, le altre casa produttrici non stanno certo a guardare e corrono l’attacco con smartwatch sempre più performanti. D’altronde, se le vendite sono passate da 6 a 10 milioni di esemplari una ragione c’è, ed è proprio la concorrenza ogni giorno più ampia. Fitbit, grazie allo smartwatch Versa, si piazza al secondo posto del mercato con 1,5 milioni di unità consegnate (era a zero un anno fa). Dopo aver velocemente conquistato il target nordamericano, la compagnia di San Francisco punta nel 2019 a fare breccia anche in Europa, Asia e America Latina. Samsung si piazza al terzo gradino del podio con 1,1 milioni di smartwatch rispetto alle 600mila unità del terzo trimestre 2017. Per la coreana “la nuova gamma Galaxy Watch sta vendendo abbastanza bene, grazie ai miglioramenti introdotti e al marketing aggressivo”, osservano gli esperti. Fuori dal podio c’è Garmin con 800mila unità vendute contro le 600mila di un anno fa. Adesso, anche Huawei è scesa in campo, presentando il proprio smartwach. La guerra a colpi di orologi intelligenti è decisamente aperta.

Parliamo di Amazon: è davvero il miglior shop online?

Inauguriamo il nostro nuovo blog parlando di un argomento che spesso viene discusso tra gli amanti (o dovremmo forse dire “appassionati compulsivi”?) dello shop online: perchè tutti comprano su Amazon? I motivi sono molteplici, ma tutti riconducibili ad un’unico aspetto: affidabilità. Quando andiamo ad eseguire quell’ultimo, fatidico “click” che ci porterà a spendere qualche quattrino, siamo sicuri di ciò che stiamo facendo, non abbiamo perplessità su cosa succederà “dopo”, non abbiamo timori: è un pò come entrare in un negozio ed uscire con il nostro bel prodotto in mano. Forse potrà rivelarsi un acquisto inutile o sbagliato, ma questo è un altro paio di maniche…

Fondamentalmente, Amazon non è nè più bello di altri siti, nè particolarmente più facile da utilizzare: è solo più completo. Recensioni, FAQ, descrizioni dei prodottim acquisti “one click”, gestione indirizzi di spedizione/fatturazione, wishlist multiple ecc… Tutto è accessibile con un solo click, quindi la profondità di navigazione è volutamente limitata. I filtri sono poveri, ma i prodotti correlati ed i suggerimenti proposti come abbinamento all’acquisto sono molto ben fatti e rappresentano sicuramente un ottimo incentivo. E’ chiaro che però, come spesso capita, i veri elementi vincenti sono prezzo e servizio post vendita.

Prezzo: spesso, ma non sempre, il più basso che puoi trovare in rete. La possibilità di acquistare da più venditori consente il confronto sulla stessa piattaforma, amplificando il senso di risparmio

Spedizione: fiore all’occhiello di Amazon, velocissima, precisa e raramente a pagamento (vedi Amazon Prime)

Assistenza: top. Servizio clienti telefonico senza 199 o altri costi, reso gratuito con ritiro a domicilio spesso gratuito, cambi merce immediati… E’ chiaro che una volta che hai saggiato il servizio offerto dal sito difficilmente cambi

Cosa vogliamo dire? Semplicemente che Amazon non ha un sito tecnicamente straordinario, ma è come entrare in un negozio con un commesso serio e competente, pieno di altre persone, con una varietà di prodotti invidiabile e prezzi competitivi… Quindi a tutti coloro che pensano che vendere online sia facile diciamo: strutturati per offrire una buona esperienza di acquisto, crea un servizio clienti con i fiocchi, accordati meglio che puoi con gli spedizionieri e con i fornitori, rinunciando a parte del margine e ad offrire migliaia di prodotti se poi non riesci ad essere competitivo. In poche parole: investi prima sulla tua value proposition, e solo dopo concentrati sulle attività di web marketing e sulla comunicazione.

Che altrimenti sarà totalmente inutile, e continuerai a chiederti perchè la gente continua a comprare su Amazon.