Consigli per gli acquisti

Info, statistiche e referenze

Go Leisure | Play Area Indoor e Outdoor

Ogni struttura ricettiva si differenzia dalle altre principalmente in base alla qualità dei servizi che offre al cliente, e delle attrezzature che mette loro a disposizione. Spesso le famiglie, al momento di scegliere l’alloggio nel quale trascorrere la vacanza, decidono tenendo in grande considerazione quali attrazioni offre ai bambini la struttura ricettiva che stanno valutando. Il benessere ed il divertimento dei propri figli durante una vacanza è infatti un elemento di fondamentale importanza per i genitori, che non vogliono ritrovarsi con i piccoli che protestano perché si annoiano e chiedono di tornare a casa già al primo giorno. Per te che sei un amministratore capace e astuto, non sarà difficile cogliere l’importanza che tale fattore può assumere nel riempimento delle camere.

Non importa che tu gestisca un hotel, un campeggio, un villaggio turistico o un resort: in tutti i casi hai a disposizione degli spazi da poter adibire ad area ludica, siano essi all’aperto o all’interno dei locali. Go Leisure è l’azienda giusta che può aiutarti a realizzare la tua meravigliosa play area così come la desideri, delle dimensioni che tu vuoi e totalmente personalizzabile in quanto a forma, tema e colore. Go Leisure darà vita alla tua area giochi indoor, se gestisci una struttura ricettiva in città e non hai spazi fruibili all’esterno, o una bellissima play area outdoor nel caso in cui gli spazi lo consentano.

I bellissimi gonfiabili per bambini renderanno la tua play area un luogo colorato, divertente e assolutamente sicuro per l’incolumità dei piccoli, che saranno liberi di saltare, correre, far capriole e arrampicarsi senza alcun tipo di rischio per la propria incolumità. Contatta Go Leisure al numero +390392497489 per ricevere maggiori informazioni e preventivi, o invia una mail all’indirizzo info@go-leisure.com per ricevere rapidamente una risposta alle tue curiosità.

Ingresso di casa: come arredarlo al meglio

Arredare e valorizzare l’ingresso di casa è una cosa che spesso viene messa in secondo piano, sia per le dimensioni solitamente esigue sia perché è una zona di casa in cui non passiamo praticamente mai del tempo. Eppure, in questa maniera non stiamo tenendo conto del fatto che l’ingresso è la prima area di casa nostra nella quale passano le persone che vengono a farci visita e dunque la prima cosa che adoperano per farsi un’idea del nostro appartamento.

Se vogliamo fare in modo che la prima impressione sia buona, dobbiamo fare in modo che l’ingresso di casa sia perfettamente in linea con lo stile di tutti gli altri ambienti. A questo proposito di seguito trovi alcuni consigli che ti saranno utili al riguardo.

I consigli per arredare al meglio l’ingresso di casa

Prima di scegliere un mobile o un’altro da posizionare all’ingresso di casa, devi tener conto di quelle che sono le sue dimensioni per ragionare su quello che potrà essere il suo impatto una volta posizionato. Tieni conto al tempo stesso della sua forma e di come questo sarà illuminato. Tieni conto di questi elementi e sarai partito già col piede giusto.

Per ottenere quell’aspetto dal design moderno ed elegante che desideri esistono diversi pezzi che possono aiutarti in questo. Puoi combinare tra loro diversi elementi decorativi quali vasi, appendiabiti, arredo luxury, fotografie, dipinti, sculture, tappeti, etc.

Una madia in legno potrebbe fare al caso tuo

Se quello che ti serve è ottenere anche dello spazio di archiviazione, una credenza moderna per ingresso può essere una buona scelta: ci sono diversi modelli a seconda dello spazio che hai a disposizione, nonché del risultato che vuoi ottenere. Ad esempio, esistono bellissime madie in legno perfette allo scopo, che puoi accompagnare con un quadro o scultura per dare quel tocco di modernità che cerchi per il tuo ingresso di design.

Cucina open o separata? Dipende dallo stile di vita

Belle, bellissime, da copertina. No, non si tratta di top model, ma di cucine. Già, perché negli ultimi anni – con una decisa accelerazione nell’ultimo decennio – la cucina da ambiente di servizio è diventato a tutti gli effetti uno spazio da mostrare, in cui addirittura ricevere gli amici per cena. Insomma, il set perfetto dove vivere la vita all’interno della propria casa. Naturalmente, questa piccola “rivoluzione” ha portato con sé anche tutta una serie di questioni pratiche da risolvere. Innanzitutto, una cucina esteticamente piacevole è anche un cucina ordinata: per cui nei loft così come negli open space la cucina dovrà essere attrezzata con mobili e armadietti capaci di contenere tutto quello che non si deve vedere (o non si vuole mostrare). Ancora, essendo un ambiente polifunzionale, i piani di lavoro dovranno essere facilissimi da pulire (e da mantenere tali), esattamente come i rivestimenti dei mobili. E poi, aspetto più importante, se la si vuole “sfoggiare” la cucina dovrà essere il pezzo forte della casa: quindi, sì a qualche soluzione ardita di design, purché consigliata da arredatori esperti come gli addetti di Pedrazzini Arreda, rivenditore ufficiale Veneta Cucine Milano.

Per molti, ma non per tutti

La scelta di optare per una cucina a vista, per quanto di moda, richiede un pizzico di consapevolezza. Anche se le moderne cucine di oggi sono in grado di rispondere ai possibili problemi che emergevano nel passato (in primis lo spazio per tenere tutto in ordine), ci sono però degli aspetti da considerare. Innanzitutto, oltre al rischio che piatti e stoviglie rimangano a vista mentre si cucina, c’è la questione degli odori delle preparazioni e dei cibi. Mentre in una cucina tradizionale il problema è presto risolto aprendo la finestra e chiudendo la porta, in una cucina a vista non è possibile. Però la soluzione è a portata di mano: basta optare per una cappa efficace e di nuova generazione, capace di cancellare in pochi istanti i profumi del menù sui fornelli. Adesso le cappe sono dei veri e propri pezzi d’arredo, dal design studiatissimo e dalle prestazioni eccezionali. Silenziose, anche a scomparsa o a isola, riescono a mantenere l’aria pulita pure in ambienti molto  grandi.

Il bello di non alzare muri

D’altro canto a questi piccoli disagi – peraltro facilmente risolvibili – corrispondono molti più vantaggi. Una cucina aperta sulla zona living, infatti, regalerà alla casa un’inaspettata sensazione di spazio. L’assenza di muri e la creazione di un ambiente unico, ben identificato in zone, contribuiscono a dilatare i metri quadrati e a consentire maggiore libertà nelle scelte di arredo. Inoltre, spazi aperti fanno sì che si possa giocare al meglio con l’illuminazione, evitando angoli bui e poco sfruttabili. Ancora, la cucina a vista permette di partecipare ai momenti conviviali con la famiglia e gli ospiti anche se si sta preparando il pranzo, senza che nessuno venga escluso. Infine, è una soluzione comodissima ed estremamente funzionale quando si hanno bambini piccoli in casa e non ci si può permettere di non tenerli d’occhio, nemmeno quando si prepara la loro pappa.

Il galateo del caffè, a casa e al bar

Vieni a prendere un caffè da me? Sembrerebbe l’invito più facile del mondo, un momento conviviale esente da regole e dettami del bon ton. Sbagliato, anzi sbagliatissimo. Perché il caffè è un vero e proprio rito e come tale prevede un cerimoniale, codificato dal galateo. Insomma, vietato fare figuracce soprattutto se si invitano persone importanti: bisogna davvero conoscere l’ABC del comportamento da tenere quando ci si concede la classica tazzina di nero elisir. E se le buone maniere valgono soprattutto se il caffè viene servito ai propri ospiti, a casa, è necessario ricordarsi che ci sono formule sempre valida anche se il caffè è consumato al bar.

Un rituale guidato dalla padrona (o dal padrone) di casa

Innanzitutto, il caffè non si serve a tavola, anche se gli ospiti si sono fermati a pranzo o a cena (a meno che non sia una tavolata davvero informale e conviviale). L’espresso va portato in salotto, dove gli invitati si saranno già accomodati su divano e poltrone. E’ chi accoglie gli ospiti che dovrà preparare il caffè, con la moka o con le macchine caffè a cialde. Fondamentale è il servizio: le tazzine di caffè, con il loro, immancabile piattino e relativo cucchiaino, andranno poste su un vassoio sul quale andranno poggiati anche la zuccheriera – che avrà il suo cucchiaino – e la lattiera. Se gli invitati sono numerosi, e quindi le tazzine da servire sono tante – e la regola è ancor più valida se il caffè viene preparato con le capsule, sempre più amate dagli italiani – per evitare che si raffreddino si possono tenere in forno a bassa temperatura. A questo punto, sarà il padrone di casa a domandare a ogni ospite se e quanto zucchero desidera, lo stesso farà con il latte. Poi, dove aver zuccherato, porgerà la tazzina di caffè pronta da bere all’invitato.

E come si devono comportare gli ospiti?

Fin qui abbiamo visto i doveri del padrone di casa. Ma gli invitati come si devono comportare? Innanzitutto, ci vuole garbo e grazia. Bisogna ricordare che il piattino va tenuto con la mano sinistra e il cucchiaino con la destra. Dopo aver mescolato il caffè con il cucchiaino, dal basso verso l’alto, e averlo riposto sul suo piattino, il galateo vuole che sia la tazzina ad andare alla bocca e non viceversa. Vietato, vietatissimo fare rumore, sbattere il cucchiaino o – orrore! – succhiarlo dopo aver mescolato l’espresso. Dopo aver bevuto, piattino, tazzina e cucchiaino andranno appoggiati sul tavolino o sul vassoio.

Il caffè al bar

Anche se si consuma un veloce espresso al bancone del bar esistono delle regole di bon ton. In prima battuta, quando si entra in un locale si saluta il barista: è una forma di educazione che dovrebbe essere dovuta, e sicuramente chi è dietro al banco vi servirà meglio e con più cura. Allo stesso modo, l’ordinazione va fatta con garbo e soprattuto con chiarezza, specie se avete gusti particolari e volete un caffè o un cappuccino speciali. I diktat in merito a tazzina, cucchiaino e piattino – rumori fastidiosi compresi – sono gli stessi del caffè consumato a casa. Infine, dopo che si è gustato l’espresso, prima di uscire dal bar – ovviamente dopo aver pagato – si ringrazia e si saluta.

Igiene nei bagni della tua azienda? Meglio con i dispenser automatici di sapone

Nella tua azienda o locale pubblico, sia esso un ristorante, un bar, un hotel o una palestra, avrai sicuramente la necessità di installare un erogatore di sapone all’interno dei bagni. Di recente, l’attenzione verso questi prodotti, che solitamente sono installati a parete, è aumentata in virtù di una moltitudine di articoli immessi sul mercato, dalle caratteristiche similari ma, ad uno sguardo più approfondito, decisamente differenti.

Ad esempio, i dispenser sapone automatici sono piuttosto rari nei cataloghi dei diversi fornitori: questi modelli, dotati di fotocellula alimentata a batterie, sono chiaramente in grado di erogare il sapone (sotto forma di liquido o di schiuma) “on demand”, e questo consente un perfetto dosaggio ed un risparmio notevole nel lungo termine. Mediclinics Italia, uno dei principali player a livello nazionale di accessori per i bagni pubblici, può vantare un ampio assortimento di questi prodotti tra i quali appunto quelli automatici: inoltre, l’utilizzo dell’acciaio invece della plastica rende tutto l’ambiente nel quale saranno posizionati più bello, moderno ed elegante.

La plastica, appunto: ci sono dispenser di sapone fatti in questo materiale e ci sono poi invece quelli in acciaio inox: robustezza, igiene e durata sono i loro punti di forza. Ed attenzione, perché la finitura in acciaio, nel caso dei prodotti Mediclinics, non coinvolge solo il frontale: lo spessore è elevato, l’intero dispenser è in acciaio e questo lo rende un prodotto particolarmente apprezzato in tutto il mondo.

Altre caratteristiche apprezzate da chi installa i dispenser di sapone sono:

  • l’anti-sgocciolamento (che consente anche un risparmio di sapone)
  • la spia di livelo (essenziale per un puntuale refill)
  • l’estetica e la finitura in colori particolari, ad esempio il nero lucido

Mentre se analizziamo il punto di vista degli utilizzatori, particolarmente richieste sono:

  • la possibilità di appoggiarvi o appendervi degli oggetti (es. un rasoio)
  • l’erogazione di sapone sotto forma di schiuma (lavaggio più rapido)

Molti dei dispenser di sapone del catalogo Mediclinics, tra i quali appunto i modelli automatici in acciaio inox, sono acquistabili direttamente online, con prezzi e promozioni davvero accattivanti.

Privilege Apartments | Comfort e soluzioni

Spostarsi per motivi di lavoro, non significa necessariamente dover rinunciare alla comodità del poter lavorare efficacemente anche quando si è fuori sede. Privilege Apartments è infatti un hotel a Monza che ha messo in primo piano anche le necessità di chi viaggia per motivi di lavoro e ha bisogno di potersi dedicare tranquillamente al proprio lavoro senza per questo dover subire degli svantaggi. All’interno delle camere infatti, è presente una apposita scrivania che consente di lavorare con il proprio portatile con la stessa comodità che si ha all’interno del proprio ufficio, ed usufruire del Wi-fi gratuito presente in ogni camera.

Il concetto di hotel in cui poter soggiornare e basta è dunque oggi superato, e questa importante struttura ricettiva di Vimercate, in provincia di Monza, ha deciso di offrire il massimo della praticità e del comfort anche a tutti coloro che viaggiano per motivi di lavoro ed hanno bisogno di una struttura in grado di offrire anche gli strumenti e le soluzioni adatte per poter lavorare tranquillamente. A queste, si affiancano tutte quelle soluzioni che rendono più piacevole la propria permanenza in struttura quale ad esempio la tv satellitare a schermo piatto, l’impianto di condizionamento dell’aria, l’angolo cottura con utensili da cucina, il balcone ed il patio presenti in ogni camera, tra l’altro.

Le tipologie di camera a disposizione sono due, la Classic e la Executive, che presentano le stesse comodità con la differenza che la seconda è più grande e può ospitare un maggior numero di persone. A prescindere dalla camera che si andrà a scegliere, il livello di comfort e benessere sarà elevato per tutti gli ospiti, i quali hanno a disposizione anche un parco da 10 mila metri quadrati che avvolge l’intera struttura e consente di rilassarsi immersi nel verde. Per prenotazioni o per richiedere una quotazione personalizzata è possibile utilizzare l’apposito form presente sul sito.

Dopo la pandemia ecco l’alba di una nuova transizione digitale

La pandemia ha costituito un fattore di accelerazione del paradigma biomediatico, prefigurando l’alba di una nuova transizione digitale. In futuro, basta con le file e le richieste su carta stampata, largo a servizi e app per ottenere certificati e documenti con un clic. Questo è il desiderio del 38,1% degli italiani. La PA digitale, infatti, è considerata irrinunciabile anche dopo la pandemia, ma anche e-commerce (29,9%), conto corrente online (24,3%) e home delivery (24,2%). Per il 20,2% invece è lo smart working a essere intoccabile, un dato che sale al 28,6% tra i 30-44enni. Se poi il 48,7% ha già attivato lo Spid i divari sociali e territoriali pesano ancora: le percentuali più elevate si registrano nelle grandi aree metropolitane (59,5%) e tra le persone dotate di titoli di studio più alti (61,6%), mentre i picchi più bassi si riscontrano al Sud (40,2%) e tra gli anziani (32,1%). Si tratta di alcuni risultati del 17° Rapporto sulla comunicazione del Censis, dal titolo I media dopo la pandemia. 

Le tecnologie hanno garantito la continuità di molte attività

In ogni caso, le tecnologie digitali hanno garantito la continuità di molte attività, pubbliche e private. Per il 58,6% degli italiani i dispositivi digitali hanno permesso di provvedere alle proprie necessità durante la pandemia, sono stati d’aiuto per mantenere le relazioni sociali (55,3%), o grazie a essi si è potuto continuare a lavorare o a studiare (55,2%). Però adesso più della metà (52,8%) si sente stanco dell’uso continuo dei dispositivi digitali e vorrebbe ‘staccare la spina’: i device rubano troppo tempo (32,2%), tanto che se il 31,5% avverte il bisogno di connettersi continuamente il 22,8% dichiara di non riuscire a disconnettersi mai.

Informazione e pandemia, telegiornali in testa 

Anche durante l’emergenza sanitaria i telegiornali hanno mantenuto la posizione di vertice tra le fonti informative (60,1%), un riferimento per i 65-80enni (73,2%), e per il 42,3% dei 14-29enni.
Al secondo posto c’è Facebook (30,1%), poi i motori di ricerca come Google, (22,9%) e le tv all news (22,5%), cresciute del 2,9%. I quotidiani cartacei registrano invece l’11,7% di utenza (-5,8% rispetto al 2019) e i quotidiani online hanno incrementato la loro utenza del 12,5% (+1,1%).

Tutti pazzi per le notizie scientifiche

Sicuramente la regina delle notizie nel palinsesto degli italiani resta la politica (39,7%), ma la voglia di approfondire le informazioni sul Covid-19 ha determinato un crescente interesse per le notizie di tipo scientifico, medico e tecnologico, salite nelle preferenze del 33,4% degli italiani, rispetto al 27,7% del 2019. Le opinioni sulla presenza sulla ribalta mediatica degli esperti nei campi della medicina è positivo per il 54,2%: sono stati indispensabili per ottenere indicazioni sui comportamenti corretti da adottare (15,5%) o utili per comprendere quello che accadeva (38,7%). I giudizi sono invece negativi per il 45,8%, in quanto virologi ed epidemiologi hanno creato confusione e disorientamento (34,4%), o sono stati addirittura dannosi, perché hanno provocato allarme (11,4%).

Italiani e animali domestici, un legame ancora più stretto dopo la pandemia

Gli italiani amano gli animali domestici e ritengono che siano una parte indispensabile della famiglia. Non solo: i nostri connazionali riconoscono ai pet un ruolo quasi “terapeutico”, fondamentale durante le lunghe settimane di lockdown. I cuccioli di casa, infatti, hanno regalato ai loro umani aiuto e supporto anche nei momenti più bui della pandemia di Covid-19. È questa la conclusione di un sondaggio condotto da Federchimica Aisa in collaborazione con Swg, realizzato con l’obiettivo di comprendere appieno il legame tra italiani e pets. Tanto che l’80% degli intervistati ha dichiarato che la presenza di un animale è stata fonte di conforto durante la pandemia. 

In Italia 60 milioni di animali da compagnia

Oggi nel nostro Paese ci sono circa 60 milioni di animali da compagnia: in base agli ultimi dati un italiano su due possiede un cucciolo. Tra tutti i nostri connazionali, il 67% ha scelto di adottare un quattro zampe proprio per il bisogno di compagnia, e questa percentuale sale addirittura al 73% fra le persone che non hanno figli. Per il 91% del campione, praticamente all’unanimità, gli amici pelosi sono a tutti gli effetti dei componenti della famiglia. E’ quindi molto lontana l’idea di considerare gli animali, come invece accadeva un tempo, solo come un aiuto nel lavoro nei campi o nella gestione delle greggi.

Il cane è il compagno preferito

Per quanto riguarda gli animali preferiti con cui condividere casa e vita, il cane vince nel sondaggio con il 62% delle preferenze, risultando così il pet più amato dagli italiani. Per il 55% dei rispondenti l’animale prediletto è il gatto e un altro sostanziale 27% ha deciso di acquistare pesci, volatili, roditori e animali esotici come serpenti e iguane.

Benessere a due e quattro zampe

“Il nostro sondaggio e il confronto con gli esperti rivelano come gli animali domestici siano fondamentali per il nostro benessere, un benessere non solo psicologico – ha spiegato Arianna Bolla, presidente di Federchimica Aisa – sono un aiuto per affrontare la solitudine e un supporto alla socializzazione per più piccoli. Convivere oggi con un animale domestico significa quindi essere responsabile della sua salute, una salute che dobbiamo garantire facendo riferimento ai medici veterinari. Un animale sano equivale a un proprietario sano, è così che realizziamo concretamente il concetto di One Health-una sola salute”.

Mutui, mai così convenienti

Il settore immobiliare è stato uno dei più colpiti dalla pandemia, ma con il ritorno graduale alla normalità il mercato è stato travolto da una ventata di ottimismo grazie al calo consistente dei tassi applicati ai mutui che hanno raggiunto i minimi storici. A dirlo è un recentissimo studio di Facile.it e Mutui.it che ha addirittura esplorato l’andamento dei tassi anche negli altri Paesi europei e in alcuni Stati del mondo, scoprendo che da noi i tassi ora sono bassi, anzi bassissimi. Per chi ha in programma di acquistare casa, il momento è perfetto per chiedere un mutuo a condizione estremamente vantaggiose.

In Italia i mutui più convenienti d’Europa

L’analisi, effettuata sui valori registrati ad agosto, ha considerato un immobile dal valore di 180.000 euro, una richiesta di finanziamento di 120.000 euro ed un piano di restituzione pari a 20 anni. In Italia, nel periodo di riferimento, questo tipo di finanziamento era indicizzato con taeg tra 0,88% e 0,98% se fisso e fra 0,67% e 0,77% se variabile. Senza dubbio il migliore fra le 14 nazioni dell’indagine.
Guardando unicamente al tasso fisso e al taeg, in Europa si avvicina ai valori italiani solo la Germania, dove il mutuo viene indicizzato a partire dall’1,18%. Fanno peggio, invece, alcuni Stati europei che, tradizionalmente, avevano tassi di interesse più simili a quelli del nostro Paese: è il caso della Spagna, dove il finanziamento è indicizzato dall’1,64%, e del Portogallo (a partire dall’1,91%).
Sempre restando entro i confini del Vecchio Continente, dall’analisi è emerso come le indicizzazioni del tasso fisso, considerando ancora una volta il taeg, partano dal 2,30% in Norvegia e dal 2,40% nel Regno Unito. Sebbene per queste due nazioni sia stato possibile rilevare solo il tan e non il taeg, è evidente come anche in Albania e in Grecia i mutuatari si trovino a pagare tassi notevolmente maggiori e pari, rispettivamente, al 3,00% e al 3,20%. Anche rispetto al tasso variabile (considerando il taeg), in Europa, tra i Paesi analizzati, nessuno fa meglio dell’Italia e le offerte rilevate partono dall’1,53% della Spagna fino all’1,95% del Portogallo.

I più cari in Russia e Brasile

E nel resto del mondo? L’analisi – che ha tenuto in considerazione il tan e non il taeg – rivela che per i tassi fissi, gli indici partono dall’1,44% in Canada, dall’1,89% in Australia, dal 2,13% in Giappone e dal 2,25% negli Stati Uniti. Guardando ai tassi variabili, invece, il Canada è l’unico Stato che, con un tan dello 0,98%, si avvicina a quello del nostro Paese; continuando l’analisi extra-europea i valori rilevati partono dall’1,41% in Giappone, dall’1,83% negli Stati Uniti, fino all’1,85% dell’Australia. Situazione molto diversa invece in Russia o in Brasile; nonostante il calo registrato nel corso dell’ultimo anno, i tassi fissi rilevati, se paragonati a quelli italiani, risultano davvero proibitivi; si parte rispettivamente dal 4,95% e dal 6,70%. 

Il settore arredo-design a Milano Monza Brianza e Lodi

Dal 5 al 10 settembre con il Supersalone è tornato a Milano il Salone del Mobile, che ha preceduto di poco la Fashion week, in calendario dal 21 al 27. Milano è la vetrina phygital del Made in Italy, da sempre riconosciuto e apprezzato nel mondo, anche in tempi di pandemia.
Tra Milano Monza Brianza e Lodi le imprese attive nei settori dell’arredo-design sono circa 7.000, di cui 2.228 specializzate nella fabbricazione di mobili, 1.269 nella filiera del legno e 2.553 nel design. A queste si aggiungono 938 attività del commercio al dettaglio di mobili e complementi. E con più di 2.100 imprese Milano si conferma la capitale nazionale del design.

Le aziende di design sono il 36,5% del totale

Si tratta dei numeri del sistema imprenditoriale del settore arredo-design, elaborati dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Tra Milano Monza Brianza e Lodi la filiera dell’arredo design in termini di posti di lavoro conta oltre 37.500 addetti, che valgono circa il 2% del totale delle attività economiche e l’1,5% dell’occupazione. Tra i settori, le attività di design specializzate rappresentano il 36,5% del totale del comparto (con 2.553 imprese attive in termini assoluti), seguite dalla fabbricazione di mobili (31% con 2.228 imprese attive nei tre territori) e dall’industria del legno (1.269). A queste si aggiungono 938 attività del commercio al dettaglio di mobili e complementi.

Una variazione fisiologica in negativo delle imprese sul territorio

I dati camerali da un lato evidenziano una fisiologica variazione in negativo delle imprese sul territorio, dall’altro riflettono anche una spinta alla ripresa sostenuta dal design e dalla crescita delle esportazioni. Rispetto al medesimo periodo dello scorso anno, si registra infatti una variazione nel numero delle imprese attive del -1,1%, diminuzione comunque in linea con il -1,7% risultato dal confronto rispetto allo stesso periodo del 2019. 

Il Supersalone è il primo passo del ritorno di Milano alla nuova normalità

In un contesto economico profondamente segnato dalle conseguenze della pandemia, le imprese del manifatturiero pagano il conto più alto: in un anno le imprese attive a Milano Monza Brianza Lodi nell’industria del legno diminuiscono del -4,7%, -3,5% per la fabbricazione di mobili. Se anche il commercio è in lieve difficoltà (-0,4%), sono le attività del design che, in aumento del +2,8%, trainano i dati del comparto. “Il Supersalone del Mobile è il primo passo del ritorno di Milano alla nuova normalità – dichiara Carlo Sangalli Presidente della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi -. Il Supersalone, del resto, riapre la stagione dei grandi eventi, e sarà una grande opportunità per il rilancio dell’immagine di Milano a livello internazionale.

Lavoro, come è cambiato l’approccio dopo il Covid-19?

Che la pandemia di Covid-19 sia destinata a lasciare tracce profonde nelle nostre abitudini, dopo averle rivoluzionate nel giro di poche settimane, è sotto gli occhi di tutti. Tra queste, rientra anche l’approccio al lavoro, cambiato moltissimo dopo l’introduzione massiccia dello smart working. Ma, al di là delle sensazioni personali, qual è la situazione attuale dei lavoratori e quali le prospettive future? Queste tematiche sono state indagate dal nuovo sondaggio Ipsos, condotto in collaborazione con il World Economic Forum in 29 Paesi del mondo.

Si lavora di più da remoto

Rispetto al periodo pre Covid-19, ci sono stati dei cambiamenti nel mondo del lavoro condivisi globalmente. Il sondaggio evidenzia che in media, a livello internazionale, il 23% degli intervistati dichiara di lavorare da casa in misura maggiore rispetto a prima della pandemia. Percentuale leggermente più bassa in Italia, in cui il 18% dei lavoratori dichiara di lavorare più da casa, il 73% non ha notato nessun cambiamento e il 9% continua a lavorare meno da casa rispetto al periodo precedente alla pandemia. Prima che la pandemia scoppiasse, il 53% degli intervistati a livello internazionale ha dichiarato di aver sempre lavorato in ufficio lontano da casa; percentuale che si attualmente si è ridotta al 39%. In Italia, prima dello scoppio del Covid-19, il 56% dei lavoratori ha dichiarato di aver sempre lavorato in ufficio lontano da casa, il 15% ha sempre operato lontano da casa ma non in ufficio, il 14% ha sempre svolto le proprie mansioni da casa; infine, il restante 14% ha sempre lavorato da casa e qualche volta lontano dalla propria abitazione. E ora come stanno lavorando gli italiani? Il 48% è ritornato in ufficio, il 16% lavora lontano da casa ma non in ufficio, il 21% svolge i suoi compiti da casa, mentre il 15% lavora qualche volta a casa e qualche volta lontano da casa.

Quando si tornerà a lavorare in sede? 

Tra coloro che riferiscono di usufruire dello smart-working almeno qualche volta, il 76% a livello internazionale afferma di farlo a causa del Covid-19. Anche in Italia, il 26% dei lavoratori ha espresso di aver sempre lavorato da casa come ora, mentre, il 74% ha incominciato a svolgere le diverse mansioni da casa come conseguenza del Covid-19. Ma quali sono le percentuali di chi si aspetta di ritornare a svolgere la propria occupazione in sede? Il 31% dei lavoratori italiani ha dichiarato che reputa che tornerà alla normalità – e all’ufficio – in meno di 6 mesi, il 21% dai 6 mesi a 1 anno, il 9% tra oltre un anno, il 21% non pensa ritornerà alle solite modalità di lavoro e il 18% non ha un’opinione in merito.

Video on Demand, sempre più amati dagli italiani

Non sorprende che negli ultimi due ani, anche a causa della pandemia che ci ha costretto per lungo tempo a casa, siano aumentate tutte le possibilità di intrattenimento legate all’online. In particolare, hanno registrato un vero e proprio balzo in avanti i video on demand (Vod), la cui fruizione è aumentata significativamente anche nei primi mesi del 2021. Lo rivela una rilevazione costante di GFK Sinottica, che da marzo 2020 ha analizzato l’andamento di questa tipologia di servizio.  La permanenza forzata in casa durante il lockdown ha infatti favorito la conoscenza e l’utilizzo delle piattaforme Over-The-Top (OTT) e dei loro contenuti on demand. Nel giro di poche settimane, si è passati da una Reach media giornaliera del 16% sul totale della popolazione con più di 14 anni ad una del 26% ad aprile 2020. La percentuale di fruitori di contenuti Video on Demand nel giorno medio è scesa durante l’estate 2020 – anche per motivi legati alla stagionalità – per poi registrare un nuovo picco nell’ultimo trimestre del 2020. A gennaio 2021 la percentuale di italiani esposti al Vod corrispondeva nuovamente a circa un quarto della popolazione con più di 14 anni e si è mantenuta su questi livelli fino a marzo 2021. Si può dire quindi che si tratta di una tendenza destinata a durare nel tempo, al di là del contesto inedito del primo lockdown.

Cresce anche il tempo dedicato ai video

E’ interessante anche scoprire come sono cambiate le abitudini, o meglio i tempi, di fruizione da parte degli italiani. Nella giornata media si è passati dai circa 100 minuti al giorno dedicati nella fase pre-pandemica alle 2 ore circa registrate nel primo trimestre 2021.

Aumenta l’esposizione cross-mediale: Vod più Tv

“Nel corso del 2020, le limitazioni alla mobilità legate al lockdown hanno favorito la crescita del tempo di esposizione a tutti i Media accessibili da casa. Oltre al VOD, anche il Digital in generale e la TV lineare hanno registrato una forte crescita del tempo dedicato nella giornata media. Considerando tutti i mezzi a disposizione degli italiani all’interno delle mura domestiche, il tempo di esposizione è cresciuto di 50 minuti rispetto a quanto osservato nel 2019” riporta l’analisi. Emerge quindi un incremento della Total Audience, ovvero coloro che utilizzano entrambi i mezzi nel corso della giornata. Niente concorrenza quindi, piuttosto una complementarietà fra i due media, scelti l’uno o l’altro a seconda delle esigenze e dei momenti della giornata.

L’accesso a Internet diventa un diritto fondamentale

I numeri dimostrano che il web ormai è una risorsa essenziale per dare continuità alle attività professionali, lo studio e le relazioni sociali, soprattutto durante la pandemia. Sono infatti 46 milioni gli italiani dotati di una connessione a internet, e l’emergenza sanitaria ha quindi il definitivo ingresso dell’accesso al web nel novero dei diritti fondamentali. L’86,3% degli italiani è infatti convinto che l’accesso a internet deve essere garantito a tutti, ovunque e comunque. Sono alcuni dei principali risultati del Rapporto Il valore della connettività nell’Italia del dopo Covid-19, realizzato dal Censis in collaborazione con WindTre.

Servizi di rete essenziali ma investimenti a rischio

Per l’88,9% degli italiani che ne erano dotati, la propria connessione su rete fissa ha funzionato bene durante l’emergenza sanitaria. Protagonisti essenziali durante la pandemia e nel nuovo contesto post Covid-19, gli operatori Tlc da tempo però operano con margini ridotti a causa di tariffe che risentono della pressione concorrenziale e investimenti infrastrutturali crescenti. Lo sforzo competitivo degli operatori è compreso solo in parte dalla popolazione: infatti, per il 44,7% degli italiani in questi anni le tariffe non si sono ridotte, mentre il 41% pensa il contrario e il 14,3% è incerto. Come uscire dal cortocircuito? Per l’83,6% degli italiani una possibile exit strategy consiste nel far pagare una fee ai giganti del web.

La vita quotidiana degli italiani è permeata dal web

Il 91,5% degli italiani tiene contatti online con familiari, amici e conoscenti, il 78,9% usa internet per questioni legate alla salute, e molti altri per pagare bollette, multe, tasse, per le attività del tempo libero, fare acquisti online, per lavoro o per attività didattiche. Insomma, occorre attrezzarsi al meglio. Tredici milioni di italiani nei prossimi mesi vogliono infatti potenziare la propria connessione su rete fissa, 3 milioni vogliono attivarla per la prima volta, e il 60,4% è favorevole a rendere il 5G subito operativo ovunque. Solo il 14,4% si dichiara contrario, ritenendolo dannoso per la salute. Scarso è quindi il credito delle fake news per cui il 5G sarebbe nocivo per la salute, dato che l’80% lo ritiene sicuro.

Come si sceglie l’operatore di rete?

Consapevoli delle sue potenzialità, allo stesso tempo per gli italiani il web non è un paradiso privo di rischi, tra paura delle frodi durante le operazioni bancarie o gli acquisti online, del libero accesso alla rete da parte dei minori o la possibile dipendenza dai social network, oppure è spaventato dagli hater. Ma quando si sceglie la tariffa, oltre al prezzo cosa considerano gli italiani? Innanzitutto velocità di connessione (52,6%), poi affidabilità e assenza di interruzioni (47,6%), un servizio di assistenza rapido e raggiungibile (36,1%), la presenza di servizi di sicurezza informatica (31,1%), la protezione dei minori (19,7%), e l’impegno dell’operatore per la tutela dell’ambiente (10,6%). Si tratta di un insieme di variabili ritenute imprescindibili, e il 44,3% degli italiani è pronto a pagare qualcosa in più per averle.

Attenzione ai QR Code: possono essere vettori di cyber-attacchi

Complice la diffusione del remote working, l’incremento di attacchi informatici nei confronti delle imprese nel 2020 è stato del 40% in più. Il dato dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano dimostra quindi come il 2020 sia stato un anno di emergenza anche per il settore cybersecurityin. Nell’anno del Covid il vettore privilegiato per i cyber criminali è stata la mail, il cosiddetto phishing, che ha riguardato circa l’80% dei tentativi di intromissioni. Ma nel 2021 i cybercriminali potrebbero privilegiare un nuovo canale, il Qr Code. A seguito della pandemia i codici Qr stanno infatti avendo una diffusione capillare, e i cybercriminali stanno utilizzando una nuova tecnica di attacco, il Qishing, che sfrutta l’invio di QR Code via mail. A sottolinearlo è l’analisi sull’evoluzione degli attacchi phishing realizzata da Innovery, multinazionale italiana nel mercato Ict specializzata nel comparto cybersecurity. 

Preoccupa la scarsa consapevolezza sulle minacce veicolate dai QR Code

Secondo un recente sondaggio condotto da MobileIron, l’86% degli intervistati ha scansionato un codice QR nel corso del 2020, e oltre la metà, il 54%, ha riferito un aumento nell’utilizzo di tali codici dall’inizio della pandemia. “L’aumento dell’utilizzo di dispositivi mobile per svolgere molte delle nostre attività quotidiane ci espone a nuovi rischi, e la scarsa consapevolezza sulle possibili minacce che la scansione di un QR Code può veicolare è una preoccupazione sempre più impellente”, spiega Massimo Grandesso, Cybersecurity Manager di Innovery.

Il Qishing elude i normali sistemi di antiphishing

Inoltre, “i Qr Code inviati via email riescono a eludere i normali sistemi di antiphishing: il Qishing – spiega ancora Massimo Grandesso -. Così si chiama questa tecnica, e funziona esattamente come cliccare su un link, solo che il link non è visibile in quanto codificato nel Qr Code, e si dovrebbero utilizzare le stesse cautele che si usano per i link”.

Tanti utilizzi, dai menu alla prenotazione di visite mediche fino al Green Pass

Oggi i Qr Code, ricorda una nota di Adnkronos, vengono impiegati nei contesti più vari: in bar e ristoranti per i menu al fine di limitare il contatto fisico, per l’accesso a eventi e luoghi pubblici, per la prenotazione di visite mediche, per ritirare prescrizioni, per la fatturazione elettronica, per sostituire i biglietti cartacei, e non ultimo, per lo stesso Green Pass. A questo proposito perfino il garante della privacy si è espresso recentemente, esortando i cittadini alla massima prudenza, e a evitare di esibire pubblicamente il codice del Green Pass.

Istat: a giugno aumenta la fiducia di aziende e consumatori

Buone notizie per l’Italia, almeno per quanto riguarda il sentiment di comuni cittadini e aziende: l’ottimismo è alto, mai così in salita dall’ormai lontano 2018. Entrando nel merito, le rilevazioni dell’Istat parlano di un “marcato aumento”, a giugno, sia dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 110,6 a 115,1) sia dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese (da 107,3 a 112,8). L’Istituto di Statistica precisa che l’indice di fiducia dei consumatori, in risalita per il terzo mese consecutivo, supera il livello di febbraio 2020 registrando un massimo da ottobre 2018. Tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori sono in crescita seppur con intensità diverse: il clima economico e quello corrente registrano gli incrementi più decisi (rispettivamente da 116,2 a 126,9 e da 102,6 a 108,1); più contenuta la dinamica del clima personale e di quello futuro (il primo passa da 108,7 a 111,1 e il secondo da 122,5 a 125,5).

Positive le stime soprattutto di manifattura e servizi

Per quel che riguarda le imprese, si stima un miglioramento della fiducia nella manifattura e, soprattutto, nei servizi. In particolare, nell’industria manifatturiera l’indice sale da 110,9 a 114,8, nei servizi di mercato aumenta da 99,1 a 106,7 e nel commercio al dettaglio cresce da 99,9 a 106,7. Solo nelle costruzioni l’indice di fiducia diminuisce lievemente, passando da 153,9 a 153,6. Nell’industria manifatturiera migliorano i giudizi sugli ordini e le aspettative sulla produzione; le scorte sono giudicate in leggero accumulo rispetto al mese scorso. Si segnala una netta crescita della fiducia nel settore dei beni intermedi. Per quanto attiene alle costruzioni, i giudizi sul livello degli ordini sono in miglioramento mentre si registra un calo delle attese sull’occupazione presso l’azienda; tra i settori emerge un calo marcato dell’indice di fiducia nel settore dell’ingegneria civile. Nei servizi di mercato, i saldi di tutte le componenti dell’indice sono in decisa risalita. La fiducia migliora decisamente nel settore del trasporto e magazzinaggio mentre è in lieve calo nel turismo e nei servizi alle imprese. Nel commercio al dettaglio, la risalita dell’indice è trainata dal miglioramento dei giudizi sia sulle vendite sia sulle scorte; le attese sulle vendite diminuiscono. Per quanto riguarda i circuiti distributivi, si evidenzia uno spiccato miglioramento della fiducia nella distribuzione tradizionale (l’indice passa da 92,7 a 101,5); nella grande distribuzione la dinamica, seppur positiva, è più contenuta (l’indice sale da 103,0 a 108,6).

Le imprese vedono rosa 

A giugno, riporta Askanews, “il clima di fiducia delle imprese migliora – è il commento dell’Istat – consolidando la tendenza positiva in atto da dicembre 2020. Con riferimento al comparto dell’industria e a quello dei servizi di mercato, il livello degli indici supera marcatamente quelli precedenti la crisi; per il commercio al dettaglio l’indice si attesta leggermente al di sotto del valore registrato a febbraio 2020”.

e-commerce di prodotto, crescita continua anche nel 2021

Per soddisfare l’incremento di domanda di acquisti online e supportare le mutate esigenze dei consumatori, i player hanno investito nell’innovazione digitale. Anche se in maniera più misurata rispetto al 2020, la crescita dell’e-commerce di prodotto continua anche nel 2021, e le prime stime prevedono un incremento del +18%, che porterà i prodotti a raggiungere i 30,6 miliardi di euro di transato. Il Food&Grocery rimane il settore trainante (+38%), seguito dall’Abbigliamento e accessori (+26%) e dal Beauty (+20%). Si tratta di alcune evidenze emerse dall’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm della School of Management del Politecnico di Milano.

Nuovi equilibri tra offline e online

Nel 2020 l’e-commerce di prodotto in Italia ha registrato una crescita del +45%, raggiungendo una penetrazione sul totale degli acquisti Retail del 9%. Questo ha permesso di mitigare la crisi del settore, che nello stesso periodo ha registrato un forte calo degli acquisti Retail e la chiusura di oltre 9.000 negozi. Il digitale è diventato sempre più centrale nelle strategie dei player e questi trend stanno generando nuovi equilibri tra offline e online basati sia su un riassetto dell’infrastruttura fisica, sia su modelli multi e omnicanale. Se si guarda nel dettaglio ai canali di vendita e interazione, i merchant si sono focalizzati sull’attivazione e sul rafforzamento di canali relazionali, prevalentemente sui social e sulle piattaforme di instant messaging, e sull’abilitazione di nuove iniziative, in particolare sui marketplace e su siti aggregatori.

Un’adozione consapevole dei paradigmi dell’omnicanalità 

“L’emergenza sanitaria ha avuto un duplice effetto sul commercio: da un lato ha spinto i consumatori verso un utilizzo più frequente dei canali online in tutte le fasi del processo d’acquisto, dal pre al post-vendita, e dall’altro ha indotto l’offerta a rivedere la propria strategia digitale e a investire nell’attivazione o nel potenziamento dei canali di interazione e vendita, e nell’implementazione di rinnovati processi operativi – afferma Riccardo Mangiaracina, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c -. Domanda e offerta si trovano ora di fronte a un utilizzo congiunto dei canali, che spingerà per la ripartenza del retail a emergenza sanitaria terminata. Stiamo assistendo a un’accelerazione verso un’adozione sapiente e consapevole dei paradigmi dell’omnicanalità”.

Pmi italiane verso la multicanalità online

Il cambiamento indotto dall’emergenza sanitaria ha contribuito alla diffusione dell’e-commerce anche tra le piccole imprese italiane, che sono state incentivate ad avvicinarsi al digitale e a comprenderne le potenzialità.  In molti casi l’approccio è stato piuttosto “artigianale”, fondato su modalità di interazione online e su modelli di acquisizione dell’ordine attraverso piattaforme social o di instant messaging, quindi, non propriamente di e-commerce. I più evoluti hanno investito in siti diretti, in vetrine sui marketplace e in iniziative sugli aggregatori online. Per le Pmi italiane quindi non si può ancora parlare di omnicanalità in maniera diffusa, ma dei primi passi verso una multicanalità online più consapevole. Si tratta comunque di un segnale del maggior grado di maturità dell’e-commerce, che lascia presagire un’integrazione sempre più solida tra l’offline e l’online.

« Articoli meno recenti