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Un’aria compressa adatta ad ogni tipo di attività

L’aria compressa è la forma  di energia più utilizzata nella maggior parte dei settori industriali. Il numero di processi nei quali essa trova applicazione è veramente infinito, tanto che sarebbe impossibile anche tentare di stilare un elenco definitivo.

L’importante è sapere che ogni azienda che vuol essere sempre competitiva nel proprio settore deve disporre delle migliori risorse e fonti di energia, e dunque avere i propri compressori che possono lavorare senza sosta.

Tuttavia, ogni realtà aziendale necessita di un sistema di aria compressa diverso, ovvero di un compressore con caratteristiche specifiche e di una rete d’aria dimensionata in base alle proprie esigenze.

Una rete pensata per alimentare gli strumenti del settore minerario non è ovviamente la stessa cosa di un sistema progettato per l’industria alimentare o per il settore automobilistico, in quanto le necessità di utilizzo sono diverse.

Dunque di seguito ti spieghiamo di quale qualità di aria compressa hai bisogno per la tua attività.

L’importanza della qualità dell’aria compressa

Innanzitutto bisogna sapere che l’aria compressa viene prelevata dall’ambiente in cui ci si trova, e quindi essa può contenere determinate sostanze come l’acqua, sia sotto forma di vapore che di gocce. Lo stesso di casi anche per l’olio, la polvere e altri contaminanti. Ci possono essere particelle di qualsiasi natura sparse nell’aria, ed è importante saperlo.

Come puoi immaginare infatti, questo tipo di sostanze influenza direttamente la qualità della tua produzione.

Ecco perché la tua rete d’aria deve avere una serie di elementi che ti permettano di ottenere la migliore qualità di aria compressa. Tutto ciò ti consentirà di avere un business più redditizio ed efficiente.

Gli standard dell’aria compressa

La norma internazionale ISO 85731 determina tre tipi di inquinanti primari (particelle solide, acqua e olio), per cui quando si progetta un sistema di aria compressa per la propria azienda, è necessario assicurarsi che la qualità dell’aria rispetti quanto previsto da questo riferimento, in modo che l’aria prodotta dal tuo impianto sia della migliore qualità e dunque verificata dagli standard internazionali.

Filtri per eliminare le impurità

Dopo aver preso in considerazione le norme e gli standard di purezza, possiamo parlare di sistemi per eliminare i problemi di qualità dell’aria compressa, come i filtri.

Il compito dei filtri per aria compressa è quello di separare le particelle d’aria dalle particelle inquinanti.

È importante che i filtri che installi siano di qualità e dunque riconosciuti sul mercato, che rispettino anche gli standard di purezza per il trattamento dell’acqua, delle particelle e dell’olio.

Gli essiccatori d’aria

Esistono anche gli essiccatori ad aria (o ad adsorbimento) che vengono utilizzati per rimuovere l’umidità dall’aria compressa. Tali essiccatori vengono utilizzati quando è richiesta aria senza la presenza di acqua allo stato liquido o senza vapore acqueo.

Di norma, l’essiccatore ad adsorbimento viene utilizzato principalmente in applicazioni industriali in cui il grado di secchezza dell’aria deve essere molto elevato. I punti di rugiada consentiti da un essiccatore di questo tipo sono compresi tra -20ºC e -70ºC. Mentre i refrigeranti sono 3º centigradi.

In breve

È dunque molto importante avere aria di qualità quando si progetta un sistema di aria compressa o una rete d’aria per la propria attività, a prescindere dal settore in cui si opera.

Se l’aria compressa è di scarsa qualità, si rischia infatti semplicemente di rovinare il prodotto finale, causando delle conseguenti perdite economiche, ma non solo.

Si possono anche andare a rovinare i macchinari impiegati per la produzione, con il conseguente problema di dover fermare la produzione per apportare le riparazioni necessarie ed eventualmente attendere i Ricambi Atlas Copco necessari.

Go Leisure | Play Area Indoor e Outdoor

Ogni struttura ricettiva si differenzia dalle altre principalmente in base alla qualità dei servizi che offre al cliente, e delle attrezzature che mette loro a disposizione. Spesso le famiglie, al momento di scegliere l’alloggio nel quale trascorrere la vacanza, decidono tenendo in grande considerazione quali attrazioni offre ai bambini la struttura ricettiva che stanno valutando. Il benessere ed il divertimento dei propri figli durante una vacanza è infatti un elemento di fondamentale importanza per i genitori, che non vogliono ritrovarsi con i piccoli che protestano perché si annoiano e chiedono di tornare a casa già al primo giorno. Per te che sei un amministratore capace e astuto, non sarà difficile cogliere l’importanza che tale fattore può assumere nel riempimento delle camere.

Non importa che tu gestisca un hotel, un campeggio, un villaggio turistico o un resort: in tutti i casi hai a disposizione degli spazi da poter adibire ad area ludica, siano essi all’aperto o all’interno dei locali. Go Leisure è l’azienda giusta che può aiutarti a realizzare la tua meravigliosa play area così come la desideri, delle dimensioni che tu vuoi e totalmente personalizzabile in quanto a forma, tema e colore. Go Leisure darà vita alla tua area giochi indoor, se gestisci una struttura ricettiva in città e non hai spazi fruibili all’esterno, o una bellissima play area outdoor nel caso in cui gli spazi lo consentano.

I bellissimi gonfiabili per bambini renderanno la tua play area un luogo colorato, divertente e assolutamente sicuro per l’incolumità dei piccoli, che saranno liberi di saltare, correre, far capriole e arrampicarsi senza alcun tipo di rischio per la propria incolumità. Contatta Go Leisure al numero +390392497489 per ricevere maggiori informazioni e preventivi, o invia una mail all’indirizzo info@go-leisure.com per ricevere rapidamente una risposta alle tue curiosità.

Cucina open o separata? Dipende dallo stile di vita

Belle, bellissime, da copertina. No, non si tratta di top model, ma di cucine. Già, perché negli ultimi anni – con una decisa accelerazione nell’ultimo decennio – la cucina da ambiente di servizio è diventato a tutti gli effetti uno spazio da mostrare, in cui addirittura ricevere gli amici per cena. Insomma, il set perfetto dove vivere la vita all’interno della propria casa. Naturalmente, questa piccola “rivoluzione” ha portato con sé anche tutta una serie di questioni pratiche da risolvere. Innanzitutto, una cucina esteticamente piacevole è anche un cucina ordinata: per cui nei loft così come negli open space la cucina dovrà essere attrezzata con mobili e armadietti capaci di contenere tutto quello che non si deve vedere (o non si vuole mostrare). Ancora, essendo un ambiente polifunzionale, i piani di lavoro dovranno essere facilissimi da pulire (e da mantenere tali), esattamente come i rivestimenti dei mobili. E poi, aspetto più importante, se la si vuole “sfoggiare” la cucina dovrà essere il pezzo forte della casa: quindi, sì a qualche soluzione ardita di design, purché consigliata da arredatori esperti come gli addetti di Pedrazzini Arreda, rivenditore ufficiale Veneta Cucine Milano.

Per molti, ma non per tutti

La scelta di optare per una cucina a vista, per quanto di moda, richiede un pizzico di consapevolezza. Anche se le moderne cucine di oggi sono in grado di rispondere ai possibili problemi che emergevano nel passato (in primis lo spazio per tenere tutto in ordine), ci sono però degli aspetti da considerare. Innanzitutto, oltre al rischio che piatti e stoviglie rimangano a vista mentre si cucina, c’è la questione degli odori delle preparazioni e dei cibi. Mentre in una cucina tradizionale il problema è presto risolto aprendo la finestra e chiudendo la porta, in una cucina a vista non è possibile. Però la soluzione è a portata di mano: basta optare per una cappa efficace e di nuova generazione, capace di cancellare in pochi istanti i profumi del menù sui fornelli. Adesso le cappe sono dei veri e propri pezzi d’arredo, dal design studiatissimo e dalle prestazioni eccezionali. Silenziose, anche a scomparsa o a isola, riescono a mantenere l’aria pulita pure in ambienti molto  grandi.

Il bello di non alzare muri

D’altro canto a questi piccoli disagi – peraltro facilmente risolvibili – corrispondono molti più vantaggi. Una cucina aperta sulla zona living, infatti, regalerà alla casa un’inaspettata sensazione di spazio. L’assenza di muri e la creazione di un ambiente unico, ben identificato in zone, contribuiscono a dilatare i metri quadrati e a consentire maggiore libertà nelle scelte di arredo. Inoltre, spazi aperti fanno sì che si possa giocare al meglio con l’illuminazione, evitando angoli bui e poco sfruttabili. Ancora, la cucina a vista permette di partecipare ai momenti conviviali con la famiglia e gli ospiti anche se si sta preparando il pranzo, senza che nessuno venga escluso. Infine, è una soluzione comodissima ed estremamente funzionale quando si hanno bambini piccoli in casa e non ci si può permettere di non tenerli d’occhio, nemmeno quando si prepara la loro pappa.

Il galateo del caffè, a casa e al bar

Vieni a prendere un caffè da me? Sembrerebbe l’invito più facile del mondo, un momento conviviale esente da regole e dettami del bon ton. Sbagliato, anzi sbagliatissimo. Perché il caffè è un vero e proprio rito e come tale prevede un cerimoniale, codificato dal galateo. Insomma, vietato fare figuracce soprattutto se si invitano persone importanti: bisogna davvero conoscere l’ABC del comportamento da tenere quando ci si concede la classica tazzina di nero elisir. E se le buone maniere valgono soprattutto se il caffè viene servito ai propri ospiti, a casa, è necessario ricordarsi che ci sono formule sempre valida anche se il caffè è consumato al bar.

Un rituale guidato dalla padrona (o dal padrone) di casa

Innanzitutto, il caffè non si serve a tavola, anche se gli ospiti si sono fermati a pranzo o a cena (a meno che non sia una tavolata davvero informale e conviviale). L’espresso va portato in salotto, dove gli invitati si saranno già accomodati su divano e poltrone. E’ chi accoglie gli ospiti che dovrà preparare il caffè, con la moka o con le macchine caffè a cialde. Fondamentale è il servizio: le tazzine di caffè, con il loro, immancabile piattino e relativo cucchiaino, andranno poste su un vassoio sul quale andranno poggiati anche la zuccheriera – che avrà il suo cucchiaino – e la lattiera. Se gli invitati sono numerosi, e quindi le tazzine da servire sono tante – e la regola è ancor più valida se il caffè viene preparato con le capsule, sempre più amate dagli italiani – per evitare che si raffreddino si possono tenere in forno a bassa temperatura. A questo punto, sarà il padrone di casa a domandare a ogni ospite se e quanto zucchero desidera, lo stesso farà con il latte. Poi, dove aver zuccherato, porgerà la tazzina di caffè pronta da bere all’invitato.

E come si devono comportare gli ospiti?

Fin qui abbiamo visto i doveri del padrone di casa. Ma gli invitati come si devono comportare? Innanzitutto, ci vuole garbo e grazia. Bisogna ricordare che il piattino va tenuto con la mano sinistra e il cucchiaino con la destra. Dopo aver mescolato il caffè con il cucchiaino, dal basso verso l’alto, e averlo riposto sul suo piattino, il galateo vuole che sia la tazzina ad andare alla bocca e non viceversa. Vietato, vietatissimo fare rumore, sbattere il cucchiaino o – orrore! – succhiarlo dopo aver mescolato l’espresso. Dopo aver bevuto, piattino, tazzina e cucchiaino andranno appoggiati sul tavolino o sul vassoio.

Il caffè al bar

Anche se si consuma un veloce espresso al bancone del bar esistono delle regole di bon ton. In prima battuta, quando si entra in un locale si saluta il barista: è una forma di educazione che dovrebbe essere dovuta, e sicuramente chi è dietro al banco vi servirà meglio e con più cura. Allo stesso modo, l’ordinazione va fatta con garbo e soprattuto con chiarezza, specie se avete gusti particolari e volete un caffè o un cappuccino speciali. I diktat in merito a tazzina, cucchiaino e piattino – rumori fastidiosi compresi – sono gli stessi del caffè consumato a casa. Infine, dopo che si è gustato l’espresso, prima di uscire dal bar – ovviamente dopo aver pagato – si ringrazia e si saluta.

Igiene nei bagni della tua azienda? Meglio con i dispenser automatici di sapone

Nella tua azienda o locale pubblico, sia esso un ristorante, un bar, un hotel o una palestra, avrai sicuramente la necessità di installare un erogatore di sapone all’interno dei bagni. Di recente, l’attenzione verso questi prodotti, che solitamente sono installati a parete, è aumentata in virtù di una moltitudine di articoli immessi sul mercato, dalle caratteristiche similari ma, ad uno sguardo più approfondito, decisamente differenti.

Ad esempio, i dispenser sapone automatici sono piuttosto rari nei cataloghi dei diversi fornitori: questi modelli, dotati di fotocellula alimentata a batterie, sono chiaramente in grado di erogare il sapone (sotto forma di liquido o di schiuma) “on demand”, e questo consente un perfetto dosaggio ed un risparmio notevole nel lungo termine. Mediclinics Italia, uno dei principali player a livello nazionale di accessori per i bagni pubblici, può vantare un ampio assortimento di questi prodotti tra i quali appunto quelli automatici: inoltre, l’utilizzo dell’acciaio invece della plastica rende tutto l’ambiente nel quale saranno posizionati più bello, moderno ed elegante.

La plastica, appunto: ci sono dispenser di sapone fatti in questo materiale e ci sono poi invece quelli in acciaio inox: robustezza, igiene e durata sono i loro punti di forza. Ed attenzione, perché la finitura in acciaio, nel caso dei prodotti Mediclinics, non coinvolge solo il frontale: lo spessore è elevato, l’intero dispenser è in acciaio e questo lo rende un prodotto particolarmente apprezzato in tutto il mondo.

Altre caratteristiche apprezzate da chi installa i dispenser di sapone sono:

  • l’anti-sgocciolamento (che consente anche un risparmio di sapone)
  • la spia di livelo (essenziale per un puntuale refill)
  • l’estetica e la finitura in colori particolari, ad esempio il nero lucido

Mentre se analizziamo il punto di vista degli utilizzatori, particolarmente richieste sono:

  • la possibilità di appoggiarvi o appendervi degli oggetti (es. un rasoio)
  • l’erogazione di sapone sotto forma di schiuma (lavaggio più rapido)

Molti dei dispenser di sapone del catalogo Mediclinics, tra i quali appunto i modelli automatici in acciaio inox, sono acquistabili direttamente online, con prezzi e promozioni davvero accattivanti.

Privilege Apartments | Comfort e soluzioni

Spostarsi per motivi di lavoro, non significa necessariamente dover rinunciare alla comodità del poter lavorare efficacemente anche quando si è fuori sede. Privilege Apartments è infatti un hotel a Monza che ha messo in primo piano anche le necessità di chi viaggia per motivi di lavoro e ha bisogno di potersi dedicare tranquillamente al proprio lavoro senza per questo dover subire degli svantaggi. All’interno delle camere infatti, è presente una apposita scrivania che consente di lavorare con il proprio portatile con la stessa comodità che si ha all’interno del proprio ufficio, ed usufruire del Wi-fi gratuito presente in ogni camera.

Il concetto di hotel in cui poter soggiornare e basta è dunque oggi superato, e questa importante struttura ricettiva di Vimercate, in provincia di Monza, ha deciso di offrire il massimo della praticità e del comfort anche a tutti coloro che viaggiano per motivi di lavoro ed hanno bisogno di una struttura in grado di offrire anche gli strumenti e le soluzioni adatte per poter lavorare tranquillamente. A queste, si affiancano tutte quelle soluzioni che rendono più piacevole la propria permanenza in struttura quale ad esempio la tv satellitare a schermo piatto, l’impianto di condizionamento dell’aria, l’angolo cottura con utensili da cucina, il balcone ed il patio presenti in ogni camera, tra l’altro.

Le tipologie di camera a disposizione sono due, la Classic e la Executive, che presentano le stesse comodità con la differenza che la seconda è più grande e può ospitare un maggior numero di persone. A prescindere dalla camera che si andrà a scegliere, il livello di comfort e benessere sarà elevato per tutti gli ospiti, i quali hanno a disposizione anche un parco da 10 mila metri quadrati che avvolge l’intera struttura e consente di rilassarsi immersi nel verde. Per prenotazioni o per richiedere una quotazione personalizzata è possibile utilizzare l’apposito form presente sul sito.

Rincari degli alimentari, quanto costano agli italiani?

All’incirca 9 miliardi. A tanto ammonta la stangata che le famiglie italiane dovranno sostenere per le spesa alimentare a seguito dell’aumento dei prezzi. Prezzi cresciuti, e di molto, a causa della guerra in Ucraina e dell’effetto dell’inflazione che colpisce soprattutto le categorie più deboli. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat sui consumi degli italiani e dell’andamento dell’inflazione nei primi sei mesi dell’anno.

I maggiori aumenti riguardano la verdura 

In cima alla classifica dei rincari c’è la verdura che quest’anno costerà complessivamente alle famiglie dello Stivale 1,97 miliardi in più – sottolinea Coldiretti -, e precede sul podio pane, pasta e riso, con un aggravio di 1,65 miliardi, e carne e salumi, per i quali si stima una spesa superiore di 1,54 miliardi rispetto al 2021. Al quarto posto la frutta – continua Coldiretti -, con 0,92 miliardi, precede latte, formaggi e uova (0,78 miliardi), pesce (0,77 miliardi) e olio, burro e grassi (0,59 miliardi) che è però la categoria che nei primi sei mesi del 2022 ha visto correre maggiormente i prezzi. Seguono con esborsi aggiuntivi più ridotti le categorie “acque minerali, bevande analcoliche e succhi”, “zucchero, confetture, miele, cioccolato e dolci”, “caffè, tè e cacao” e “sale, condimenti e alimenti per bambini”. 
Una situazione che aumento l’inflazione e con essa l’area dell’indigenza alimentare la cui punta dell’iceberg in Italia sono 2,6 milioni di persone costrette addirittura a chiedere aiuto per mangiare, che sono peraltro in aumento nel 2022 a causa della crisi scatenata dalla guerra in Ucraina con l’aumento dell’inflazione, dei prezzi alimentari e i rincari delle bollette energetiche.

Cosa spinge i prezzi verso l’alto

A spingere i rincari e l’aumento della dipendenza alimentare dall’estero è il fatto che nel 2022 le importazioni di prodotti agroalimentari dell’estero, dal grano per il pane al mais per l’alimentazione degli animali, sono cresciute in valore di quasi un terzo (+29%), aprendo la strada al rischio di un pericoloso abbassamento degli standard di qualità e di sicurezza alimentare, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi cinque mesi dell’anno.
La situazione è pesante soprattutto sul fronte dei cereali a causa – spiega Coldiretti – dei contraccolpi della crisi globale scatenate dal conflitto in Ucraina con le importazioni di mais che sono aumentate in valore addirittura del 66%, spinte dai rincari e dalle speculazioni, e quelle di grano tenero per il pane sono cresciute della stessa percentuale – sottolinea Coldiretti -, mentre per l’olio di girasole si arriva al +83%. Ma crescono anche le importazioni di olio di palma (+35%), favorite dal fatto che in Italia viene ora consentito di non indicare nelle etichette degli alimenti la provenienza degli olii di semi indicati, mettendo a rischio la trasparenza dell’informazione ai consumatori.

Come difendersi dai cyber attacchi più comuni? 

Oggi la sicurezza informatica è cruciale per ogni azienda e per tutti i processi aziendali che prevedono la condivisione di dati e documenti. L’utilizzo sempre più elevato di archiviazione cloud di dati, un tempo soltanto cartacei, espone però a minacce e cyber attacchi. Difendere dati sensibili e documenti diventa allora fondamentale: Kyocera Document Solutions, punto di riferimento nel campo della collaboration aziendale, ha stilato un elenco di consigli per proteggere i dati aziendali. Innanzitutto, è necessario gestire al meglio la sicurezza dei dispositivi di copia e stampa. L’adozione di una politica di sicurezza che permetta di gestire al meglio tutta l’infrastruttura documentale e IT è infatti fondamentale.

Cliccare solo su link sicuri e fidarsi del cloud

Gli hacker stanno raffinando le tecniche di frode. È fondamentale quindi fare attenzione a cliccare soltanto su link sicuri. In caso di dubbio sull’autenticità del link, è consigliabile aprire una nuova finestra del browser e digitare l’URL nella barra di ricerca. Si può anche installare un filtro antispam collegandolo alla posta elettronica. Ma soprattutto, mai rivelare online informazioni riservate. Nessuna azienda richiederà dati sensibili senza un valido motivo e senza adeguate misure di sicurezza.
Quanto ai cloud, consentono la crittografia dei file e sono in realtà molto sicuri, perché non possono essere aperti da criminali informatici ma solo da chi è autorizzato all’accesso. Inoltre, queste piattaforme garantiscono un backup automatico, quindi, nessun dato andrà perso o danneggiato. Un ulteriore vantaggio rispetto al file cartaceo, che rischia il deterioramento.

Meglio l’hotspot del cellulare che una rete wi-fi non protetta

Importante, mai riutilizzare vecchie password, né utilizzare la stessa per più account, perché questo le rende deboli e facilmente decifrabili. E attenzione alla navigazione: è necessario dotare i pc aziendali di antivirus, come quelli in grado di scansionare le mail. Se i pc dell’azienda necessitano di una protezione extra, potrebbe risultare utile installare firewall sui vari laptop. Quando si naviga, poi, assicurarsi di essere su un sito web sicuro: per farlo, verificare la presenza dell’icona di sicurezza ‘lock’ nella barra del browser. E mai utilizzare una rete wi-fi non protetta se si lavora da remoto. In caso di connessione dalla dubbia sicurezza, meglio ricorrere all’hotspot del cellulare.

Prestare attenzione a cosa si scarica e informare i dipendenti

Prestare sempre massima attenzione ai download: non installare software sconosciuti o di cui non si conosce la provenienza ed evitare anche i file compressi, perché potrebbero nascondere dei virus macro o dei malware. Inoltre, aggiornare i software: le vecchie versioni risultano infatti molto più deboli e prive dei nuovi sistemi di difesa. Dopo aver valutato tutte le possibili minacce, è fondamentale individuare i punti deboli dell’azienda e stabilire un ordine di priorità su cui agire. È poi essenziale informare bene i dipendenti a proposito della policy e dei protocolli da seguire, educandoli ai possibili rischi.

Instagram userà l’AI per verificare l’età degli utenti?

Il social network delle immagini di proprietà di Meta propone contenuti e modalità di approccio che nelle intenzioni vogliono essere adatte a un pubblico di minori fino a 18 anni. Per un account Instagram occorre avere 13 anni, ma per certificare che l’età sia quella giusta e che un utente di 18 anni abbia effettivamente 18 anni, Instagram sta testando negli Stati Uniti alcune modalità Innanzitutto, la possibilità di caricare un documento d’identità con foto o chiedere conferma ad almeno tre amici comuni e validare così la propria età (il cosiddetto “social vouching). Oppure, ha annunciato Meta di recente, sarà possibile registrare un video selfie. In questo caso a dare il semaforo verde ci penserà l’Intelligenza Artificiale dopo una scansione del viso.

“Forniamo esperienze adeguate a chi ha tra 13 e 17 anni”

“Quando sappiamo che qualcuno è un adolescente e ha un’età compresa fra i 13 e i 17 anni forniamo esperienze adeguate all’età, come inserirlo automaticamente in account privati, prevenire contatti indesiderati da parte di adulti che non lo conoscono e limitare le opzioni che gli inserzionisti hanno per raggiungerli con gli annunci”, ha spiegato in un post sul blog della società Meta Erica Finkle, direttore della governance dei dati presso Meta.

Stabilire standard chiari per la verifica

Già dal 2019 Instagram aveva reso più severe le regole di accesso con l’introduzione del Family Center, ma nel 2020 il progetto Instagram Kids è stato abbandonato. Ebbene, la decisione di chiedere conferma dell’età agli utenti si è resa necessaria anche dopo che una serie di studi ha collegato l’uso di Instagram alla salute mentale dei giovani utilizzatori della piattaforma, con le conseguenti preoccupazioni anche da parte delle istituzioni.
“Capire l’età di qualcuno online è una sfida complessa – ha spiegato la società – vogliamo lavorare con altri nel nostro settore e con i governi per stabilire standard chiari per la verifica dell’età online”.
E il nodo è appunto quello di verificare l’età di chi non ha un documento d’identità.

“La tecnologia non può riconoscere la tua identità, solo quanti anni hai”

Se non hai un documento d’identità a verificare la tua età, riferisce Agi, ci pensa l’Intelligenza Artificiale o al massimo tre amici utenti, dunque. Nel primo caso Instagram utilizza gli strumenti di Yoti, una società con sede a Londra che utilizza l’Intelligenza Artificiale per stimare l’età in base alle caratteristiche del viso. “La tecnologia di Yoti stima la tua età in base alle caratteristiche del viso e condivide questa stima con noi – ha sottolineato la compagnia -. Meta e Yoti poi eliminano l’immagine. La tecnologia non può riconoscere la tua identità, solo la tua età”.

Investimenti esteri in Italia: aumentati dell’83% nel 2021

Il 2021 è stato un anno d’oro per gli investimenti esteri in Italia, che hanno registrato una sensibile crescita: addirittura dell’83%, con 207 progetti di investimenti diretti esteri (Ide) . A dirlo è l’EY Europe Attractiveness Survey 2022, ricerca annuale che analizza l’andamento degli investimenti diretti esteri in Europa e le percezioni dei player internazionali con l’obiettivo di indagare il livello di attrattività di ciascun Paese e individuare i principali driver d’investimento futuri. Tuttavia, nonostante queste ottime performance, con una quota di mercato del 3,5% – in aumento rispetto al 2% del 2020 –  il nostro paese si posiziona ancora a distanza dai principali attrattori di Ide in Europa, ovvero Francia (21%), Regno Unito (17%) e Germania (14%). 

I comparti che “attirano” di più

Ad attrarre la maggior parte degli investimenti esteri in Italia nel 2021 sono stati il settore software e servizi IT (con il 15% degli Ide totali dell’anno), i trasporti e la logistica (14%) e i servizi B2B (12%). In crescita rispetto al 2020 soprattutto gli investimenti nel comparto agroalimentare e beni di consumo (+214% di numero di Ide) e macchinari e attrezzature (+233%). In calo l’attrattività del settore elettronica (-25% del numero di Ide rispetto al 2020) e telecomunicazioni (-57% del numero di Ide rispetto al 2020). Si conferma anche nel 2021 il trend dell’anno precedente che vede gli investimenti in Italia arrivare principalmente dagli Stati Uniti (28% del totale annuo), seguiti dalla Germania (17%), la cui relazione con il nostro Paese si rafforza superando la Francia (12%) e il Regno Unito (7%), anch’essi storici partner commerciali dell’Italia. Si registra invece una flessione del 50% rispetto al 2020 degli investimenti provenienti dalla Cina. Per quanto riguarda la distribuzione delle risorse sul territorio nazionale, si conferma una sostanziale disomogeneità, con una quota prevalente nel Nord-Ovest del Paese (54%) e nel Nord-Est (21%), che nel 2021 supera il Centro Italia, passato dal 24% dei progetti nel 2020 al 15% nell’ultimo anno. Positiva la crescita degli investimenti destinati al Meridione (dal 4% al 10%), nonostante rimanga ancora un consistente divario rispetto al resto del Paese.

Le criticità italiane

Seppur registrando una crescita significativa degli investimenti internazionali, l’Italia continua a presentare criticità rilevanti che ne limitano l’attrattività. Il principale ostacolo, rilevato dal 69% degli intervistati, è l’incertezza regolatoria (+11% rispetto al 2020), seguita per il 65% del campione da un eccessivo rischio di contenzioso per le imprese (+23% rispetto al 2020) e da un eccessivo carico burocratico per il business, avvertito dal 56% degli stessi (in linea con quanto registrato nel 2020). Tra i desiderata segnalati dai manager che investono in Italia emerge la priorità del taglio del cuneo fiscale (70%); a seguire la riduzione del costo del lavoro (32%), incentivi all’innovazione (22%), aiuti ai settori in difficoltà (21%) e sostegno alle PMI (20%).

Estate 2022: più del 75% degli italiani sceglie il Bel Paese

Tra mare, montagna, città d’arte, borghi storici, park per appassionati di sport e ottimo cibo, il nostro Paese è in grado di rispondere alle esigenze di ogni tipo di turista. Lo confermano le preferenze degli italiani per l’estate 2022. Quest’anno infatti il 75,7% di chi ha già prenotato le vacanze non si allontanerà dall’Italia, così come il 66,8% di chi non ha ancora prenotato, che sembra avere intenzione di rimanere all’interno dei confini nazionali. Cresce però la percentuale di italiani che chiederà un prestito per le vacanze: dal 5,5% che lo ha fatto negli ultimi 3 anni al 16% che lo farà quest’anno.
È quanto emerge dall’ultima survey svolta da Younited, fintech del credito istantaneo in Europa, su un campione di oltre 4.300 partecipanti.

Più vacanze italiane, molto meno all’estero

Dopo l’Italia le più sognate sono le mete europee, scelte dal 17,3% di chi ha già prenotato e dal 20,9% di chi non l’ha ancora fatto, mentre le nazioni extra-europee sono state scelte dal 7% di chi ha già prenotato e dal 12,3% di chi non ha ancora effettuato una prenotazione. La vacanza tanto sognata per un anno rappresenta però una spesa importante per il bilancio di molti italiani, e per questo richiede un’attenta pianificazione del budget. Più di un quarto degli intervistati (34,3%) prevede una spesa di oltre 1.000 euro, in crescita rispetto al 27,2% dell’anno scorso, e un ulteriore 23,7% fra i 750 e i 1.000, in leggero calo rispetto al 25,8% del 2021.

Il 16,4% afferma di prevedere una spesa inferiore

Sono solo il 10% coloro che affermano che spenderanno meno di 250 euro e 15,3% quelli che ne spenderanno fra 250 e 500, mentre il 16,7% dichiara di prevedere una spesa fra 500 e 700 euro. Rispetto al 2021, le percentuali di chi dichiara che spenderà all’incirca quanto l’anno scorso e di chi invece spenderà di più, sono più o meno equivalenti: 43,6% nel primo caso e 40,1% nel secondo. Solo il 16,4% afferma di prevedere una spesa inferiore.

Cresce la percentuale di chi chiederà un prestito

I pochi risparmi sono la motivazione della scelta di richiedere un prestito per più della metà (63,4%) di coloro che ricorreranno a questa soluzione nel 2022, mentre il 17,6% sostiene di voler fare una vacanza più lunga, e l’8,9% di aver scelto mete più costose. Per il 5,3% la scelta è dettata da un ampliamento del nucleo familiare e per il 4,9% da una diminuzione del salario. La possibilità di dilazionare il pagamento, che permette di non rinunciare a un momento di spensieratezza distribuendo l’impatto economico su diversi mesi, è il vantaggio più apprezzato dagli intervistati (47,5%), seguito dall’opportunità di soddisfare le esigenze della famiglia (37,5%).

Le preoccupazioni di Millennial e GenZ: clima, carovita e lavoro 

Secondo la Millennial e GenZ Survey 2022 di Deloitte, cambiamento climatico, costo della vita e lavoro sono le tre principali preoccupazioni dei Millennial e della GenZ italiani.
“Il dato, in continuità rispetto all’edizione precedente, fa emergere una sensibilità che istituzioni e imprese italiane devono recepire e trasformare in proposte di sostenibilità concrete e credibili. Un altro dato molto interessante – afferma il ceo di Deloitte Italia, Fabio Pompei -, è la preoccupazione crescente dei giovani sul carovita: una tendenza inevitabilmente legata alla ondata inflazionistica che stiamo vivendo a causa della pandemia e della guerra in corso in Ucraina. I giovani sono i primi a risentire dell’aumento dei prezzi e, non a caso, anche quest’anno la paura di rimanere disoccupati è tra le tre prime preoccupazioni”.

Cambiamento climatico: la sfida numero uno

Insomma, i giovani del nostro Paese si confermano particolarmente sensibili al tema del cambiamento climatico. Per il 42% dei GenZ e il 37% dei Millennial il cambiamento climatico è la sfida numero uno da affrontare, e l’80% dei GenZ e il 76% dei Millennial pensano che siamo vicini al ‘punto di non ritorno’ nella risposta al cambiamento climatico. Non solo: il 72% della GenZ e il 77% dei Millennial afferma di aver sperimentato di persona almeno un evento meteorologico grave negli ultimi 12 mesi. Ma per ridurre il proprio impatto ambientale il 95% dei Millennial e il 96% della GenZ affermano di ‘fare uno sforzo per proteggere l’ambiente’.

Sempre più preoccupati dal costo della vita

Le ragazze e i ragazzi sono sempre più preoccupati dal costo della vita: solo il 25% della GenZ e il 21% dei Millennial afferma di poter pagare senza problemi le proprie spese, e quasi la metà vive con i soldi contati di mese in mese. Queste dinamiche incidono sulla capacità di risparmio dei giovani, sempre meno ottimisti sulla probabilità di arrivare alla pensione con tranquillità. A livello globale, solo il 41% della GenZ e dei Millennial è convinto che riuscirà ad andare in pensione e a essere tranquillo finanziariamente. In Italia i numeri sono anche più critici: solo il 28% della GenZ e il 30% dei Millennial è ottimista sulle proprie prospettive previdenziali.

Lavoro: work life balance e opportunità di crescita i fattori premianti

Dopo due anni di sperimentazione di lavoro da remoto, GenZ e Millennial hanno le idee chiare su cosa si aspettano dal mondo del lavoro. I fattori che contano di più per Millennial e GenZ sono il work life balance e le opportunità di apprendimento e crescita. Il work life balance è il primo fattore di scelta soprattutto per i Millennial (36%) che cercano un nuovo impiego. Significativi anche i numeri sul lavoro da remoto, riporta Adnkronos. Quasi la metà della GenZ e dei Millennial italiani lavora quasi sempre in ufficio, ma la maggior parte (67% GenZ e 63% Millennial) preferirebbe un modello di lavoro ibrido, in cui si garantisca maggiore flessibilità.

Competenze digitali, gli italiani hanno ancora da imparare

Come si posizionano gli italiani, a livello europeo, in merito alle loro competenze digitali? I nostri connazionali hanno qualche difficoltà anche a livello base, e per questo si collocano al di sotto della media registrata dagli altri cittadini del Vecchio Continente. A decretare questo risultato una ricerca del Centro studi ImpresaLavoro realizzata su elaborazione di dati Istat, Eurostat e Unioncamere sistema informativo. Nel 2021 in Europa gli individui che possiedono competenze digitali superiori al livello base sono in media il 26%. Sopra la media europea si collocano l’Olanda (52%), la Finlandia (48%), l’Islanda (45%), la Norvegia (43%), l’Irlanda e la Svizzera (40%). Al contrario, i Paesi con il numero minore sono l’Albania (4%), Bosnia ed Erzegovina (5%), Macedonia del Nord e Bulgaria (8%), Montenegro e Romania (9%). L’Italia si trova ancora sotto la media europea registrando il 23% di individui con competenze digitali superiori al livello base.

Quadro italiano: competenze digitali elevate nel Nord
Le competenze digitali sono la chiave della futura trasformazione tecnologica della maggior parte delle aziende. Sempre più imprese richiedono ai propri dipendenti, oltre alle skills di base, di possedere competenze digitali elevate. Com’è, a tal proposito, la situazione italiana corrente? A livello regionale, si evince che la percentuale degli individui che possiedono un livello elevato di competenze digitali si raggruppa nel Nord Italia, principalmente in Valle d’Aosta (28,3%), Lombardia (26,6%), Friuli-Venezia Giulia (25,8%), Trentino-Alto Adige (25,7%) ed Emilia-Romagna (25%). Al contrario, si nota un minor numero di individui che detengono competenze digitali elevate in Sicilia (14,4%), Campania (16,6%), Calabria (16,7%), Basilicata (17,8%) e Puglia (18%). Le fasce d’età risultano essere un fattore importante: con l’aumento degli anni, infatti, il livello di competenze digitali diminuisce. I giovani tra i 20-24 anni possiedono un livello di competenze avanzato (41,5%) insieme ai ragazzi tra i 16-19 anni (36,2%). Il livello scende fra gli adulti tra i 45-54 anni (20,3%) e tra i 65-74 anni (4,4%).

Competenze digitali richieste dalle imprese per ripartizione territoriale
L’innovazione digitale comporta la necessità di nuove figure professionali qualificate dotate del giusto background di competenze tecnologiche di base e specialistiche. Quali sono le competenze digitali richieste dalle imprese italiane? Dove si concentra maggiormente questa richiesta? Nel 2021 si evince che la richiesta da parte delle imprese di competenze digitali e linguaggi e metodi matematici è maggiore al Nord Ovest rispetto al resto del Paese. In Italia sono particolarmente richieste le competenze digitali elevate al Nord Ovest (23,4%), al Centro (21,8%), al Sud e nelle Isole (20%) ed al Nord Est (18,4%). Al secondo posto delle competenze richieste si trovano le capacità di utilizzo dei linguaggi e metodi matematici, sempre con prevalenza al Nord Ovest (17,3%), al Sud e Isole (16,3%), al Nord Est (14,6%), e al Centro (15,5%). Al terzo posto, con una richiesta inferiore, le capacità di gestione delle soluzioni innovative che, a differenza delle prime due, vengono predilette maggiormente al Sud e nelle Isole (13,1%), il Nord Ovest (10,9%), il Centro (10,3%), infine il Nord Est (8,8%).

Casa: ad aprile crescita “lenta” per i prezzi dell’usato: +0,3% 

Rispetto al mese di marzo, ad aprile 2022 l’importo medio pagato per una casa in Italia è aumentato in media dello 0,3%.  Secondo l’ufficio studi del portale immobiliare idealista, nel mese di aprile 2022 il prezzo medio delle abitazioni di seconda mano è salito a 1.692 euro al metro quadro. Tuttavia, la variazione annuale è ancora negativa, e rispetto ad aprile 2021 si attesta a -1,7%. Tra le regioni italiane, 14 su 20 hanno fatto registrare aumenti dei prezzi, con i rialzi più significativi concentrati in Valle d’Aosta (3,9%) e nel Friuli-Venezia Giulia (1,2%). Gli altri incrementi, ma sotto la soglia dell’1%, vanno dallo 0,9% della Sardegna allo 0,2% dell’Umbria, mentre per Piemonte e Abruzzo i prezzi restano invariati. Quanto ai cali, sono riferibili soprattutto al Molise, dove i prezzi sono scesi del -1,7%, seguito dalla Basilicata (-1,3%), la Toscana (-0,9%) e la Sicilia (-0,2%).

Valle d’Aosta la regione più cara d’Italia, Sicilia la più economica

Sul fronte dei prezzi, la Valle d’Aosta, con 2.660 euro al metro quadro, è la regione più cara d’Italia, seguita dal Trentino-Alto Adige (2.542 euro/metro quadro) e la Liguria (2.411 euro/metro quadro).
Prezzi superiori alla media italiana di 1.692 euro al metro quadro anche per la Toscana (2.255 euro/metro quadro), il Lazio (1.963 euro/metro quadro) e la Lombardia (1.746 euro/metro quadro).
Tra le 14 regioni con valori medi inferiori ai valori nazionali, le più economiche sono la Sicilia (999 euro/metro quadro), il Molise (882 euro/metro quadro), e la Calabria, con 851 euro.

A Napoli in un anno prezzi maggiori del +1,9%, a Roma -0,9%  

E nelle città italiane i prezzi delle case sono aumentati o diminuiti? A quanto riporta l’analisi di idealista, le variazioni dei prezzi nelle principali città italiane vedono Napoli, con un +1,9% rispetto a marzo 2022, Firenze (+0,7%), Torino (+0,3%), Milano e Bologna (entrambe +0,2%) i cinque capoluoghi che chiudono il mese di aprile sotto il segno positivo. All’opposto, Roma e Palermo, entrambe a -0,9%, e Genova, con un -0,6%, nell’ultimo mese segnano una flessione.

Venezia, Bolzano e Milano al top dei metri quadri più salati

Riguardo ai prezzi di vendita nelle città, Venezia, con 4.394 euro al metro quadro registrati ad aprile, Bolzano (4.077 euro/metro quadro) e Milano (3.983 euro/metro quadro) sono le più care.
Roma, con i suoi 2.819 euro al metro quadro, è settima nel ranking dei prezzi dei capoluoghi delle città italiane, e Napoli (2.137 euro/metro quadro) sedicesima. Le ultime della graduatori, riferisce Askanews, sono Vibo Valentia (844 euro/metro quadro), Reggio Calabria (842 euro/metro quadro) e Biella (700 euro/metro quadro).

Packaging e sostenibilità: nuovi scenari evolutivi 

L’aumento di costi energetici e materie prime, e i nuovi modelli valoriali e di consumo degli italiani, richiedono una revisione del ruolo della sostenibilità nella filiera agroalimentare, con particolare attenzione al packaging dei prodotti. Secondo i risultati dell’Osservatorio Packaging di Largo Consumo, realizzato da Nomisma in collaborazione con SpinLife, nel prossimo futuro i carrelli degli italiani non saranno solamente sinonimo di qualità, ma anche di sostenibilità. Oggi il 59% della popolazione presta più attenzione ai temi green rispetto al 2019. E per l’84% degli italiani la sostenibilità passa soprattutto per le scelte di acquisto alimentari. Ma acquistare un prodotto sostenibile significa soprattutto comprare un prodotto realizzato tramite un utilizzo responsabile delle risorse, e con un basso impatto ambientale, che riduca le emissioni di CO2 (70%), il consumo idrico (65%) ed energetico (63%).

Una responsabilità verso le generazioni future 

Sostenibilità per gli italiani significa anche “fare scelte di responsabilità verso le generazioni future (43%), che contrastino gli sprechi e che anzi portino un risparmio e un vantaggio economico (30%), come testimonia il fatto che l’89% degli italiani compie quotidianamente scelte sostenibili contenendo gli sprechi idrici ed energetici – spiega Silvia Zucconi, responsabile Business Unit Market Intelligence di Nomisma -. Ma la sostenibilità alimentare dipende anche dal packaging, che contribuisce a definire un prodotto sostenibile soprattutto quando è riciclabile (62%), realizzato con materiali sostenibili (59%), senza overpackaging (46%) e plastic free (41%)”.

Driver di scelta del prodotto e sistema valoriale

La presenza di caratteristiche di sostenibilità rappresenta un buon motivo per scegliere un prodotto alimentare al posto di un altro. Il 34% degli italiani indica la sostenibilità ambientale tra i principali driver di scelta di un prodotto alimentare, e il 28% sceglie anche in base alla sostenibilità del packaging Insomma, pur salvaguardando il budget familiare, il consumatore italiano non rinuncia al suo sistema valoriale, che diventa una bussola a cui affidare le scelte di consumo. Al punto che il 70% degli italiani nel corso del 2021 ha acquistato da aziende attive sul piano della tutela dell’ambiente, e il 63% da imprese con cui si condividono i medesimi valori.

È necessaria la cannuccia per consumare un brik?

Per gli italiani è poi molto importante avere tutte le informazioni necessarie per valutare la sostenibilità di un prodotto alimentare (e non) prima di acquistarlo. Informazioni che per il 75% degli italiani sono sull’etichetta del prodotto stesso. Ma il 64% dei consumatori vorrebbe saperne di più, e il 26% non ritiene sufficienti le informazioni di cui dispone. In ogni caso, occorre essere consapevoli che i progetti di sostenibilità sul packaging privilegeranno quelli che avranno un effetto in termini di riduzione di costo o servizio. In pratica, è necessaria la cannuccia per consumare un brik, o il tappo in plastica di una confezione da litro? Quanto costa in meno la carta rispetto al vetro o alla banda stagnata anche in termini di minor costo di trasporto? Sono le domande che si pongono le aziende.

Caffè: mercato e nuovi consumi della bevanda che non conosce crisi

Secondo i dati elaborati dal marketing strategico di HostMilano e tratti dal sistema informativo Export Planning, nel 2021 il commercio mondiale di prodotti della filiera caffè ha segnato un record: +13,6% nei valori in euro per le macchine da caffè espresso, +13,1% per il caffè decaffeinato o torrefatto e +8,8% per il caffè in grani non torrefatto. Il valore degli scambi mondiali dei tre settori ha raggiunto 34,5 miliardi di euro, e nel triennio 2022-2025 si attende un tasso annuo di crescita del +5,6%, fino a sfiorare i 43 miliardi di euro. Quanto ai mercati mondiali, Stati Uniti (22,4%) e Germania (14,2%) nel 2021rappresentano le principali destinazioni in termini di vendite, precedendo Italia (6,4%), Giappone (5,1%), Belgio (4,2%) e Svizzera (3,8%). I principali esportatori? Al primo posto il Brasile, con una quota del 27,6%, davanti a Colombia (13,9%), Vietnam (9,9%), Honduras (5,4%), Guatemala (3,6%), Etiopia e Belgio (entrambi 3,5%).

Le principali destinazioni: Stati Uniti, Germania, Italia

Quanto alla graduatoria dei mercati mondiali, gli Stati Uniti (22,4%) e la Germania (14,2%) rappresentano le principali destinazioni in termini di vendite nel 2021, precedendo Italia (6,4%), Giappone (5,1%), Belgio (4,2%) e Svizzera (3,8%). Le importazioni italiane di prodotti della filiera hanno toccato nel 2021 un valore di 1.450 milioni di euro, +6% rispetto al 2020: il punto di massimo assoluto nell’esperienza storica dei prodotti della filiera. La componente più rilevante in termini di valori di importazioni italiane riguarda il caffè in grani, che rappresenta oltre il 77% dell’import italiano complessivo della filiera.

Entro il 2025 export italiano a +5,5%

Non solo nell’immaginario collettivo ma anche con i numeri alla mano il Bel Paese dimostra di essere all’altezza delle aspettative. Le esportazioni italiane di prodotti della filiera caffè hanno toccato nel 2021 un nuovo massimo, 2,6 miliardi di euro (+14%). In particolare, crescite rilevanti per l’export italiano di caffè decaffeinato o torrefatto (+14,1%) e di macchine da caffè espresso (+14,3%).
Entro il 2025 si attende una crescita delle esportazioni italiane di prodotti della filiera del +5,5%, per un valore complessivo dell’export di quasi 3,3 miliardi di euro. 

Gen Z, cresce la voglia di caffeina 

Probabilmente è iniziato tutto con il Dalgona coffee, una ricetta nata in Corea durante la pandemia che consiste in una schiuma montata e densa di caffè istantaneo e zucchero posizionata sopra al latte. Da lì il caffè ha conquistato TikTok, il social dei Gen Z. Sono seguiti il Proffee (unione di caffè e bevanda proteica), e tutta una schiera di drink a base di caffè. L’ultimo sondaggio National Coffee Drinking Trends della NCA (National Coffee Association statunitense) evidenzia come il 46% dei giovani americani tra i 18 e i 24 anni beve caffè regolarmente, mettendo in luce la crescente popolarità del caffè freddo, ghiacciato e congelato, specie in questa fascia di consumatori. E da un sondaggio dell’Università di Foggia del 2020 emerge che il 76% dei giovani ha l’abitudine di bere bevande alla caffeina ogni giorno: nove su dieci la assumono attraverso il caffè.

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