Consigli per gli acquisti

Info, statistiche e referenze

Un’aria compressa adatta ad ogni tipo di attività

L’aria compressa è la forma  di energia più utilizzata nella maggior parte dei settori industriali. Il numero di processi nei quali essa trova applicazione è veramente infinito, tanto che sarebbe impossibile anche tentare di stilare un elenco definitivo.

L’importante è sapere che ogni azienda che vuol essere sempre competitiva nel proprio settore deve disporre delle migliori risorse e fonti di energia, e dunque avere i propri compressori che possono lavorare senza sosta.

Tuttavia, ogni realtà aziendale necessita di un sistema di aria compressa diverso, ovvero di un compressore con caratteristiche specifiche e di una rete d’aria dimensionata in base alle proprie esigenze.

Una rete pensata per alimentare gli strumenti del settore minerario non è ovviamente la stessa cosa di un sistema progettato per l’industria alimentare o per il settore automobilistico, in quanto le necessità di utilizzo sono diverse.

Dunque di seguito ti spieghiamo di quale qualità di aria compressa hai bisogno per la tua attività.

L’importanza della qualità dell’aria compressa

Innanzitutto bisogna sapere che l’aria compressa viene prelevata dall’ambiente in cui ci si trova, e quindi essa può contenere determinate sostanze come l’acqua, sia sotto forma di vapore che di gocce. Lo stesso di casi anche per l’olio, la polvere e altri contaminanti. Ci possono essere particelle di qualsiasi natura sparse nell’aria, ed è importante saperlo.

Come puoi immaginare infatti, questo tipo di sostanze influenza direttamente la qualità della tua produzione.

Ecco perché la tua rete d’aria deve avere una serie di elementi che ti permettano di ottenere la migliore qualità di aria compressa. Tutto ciò ti consentirà di avere un business più redditizio ed efficiente.

Gli standard dell’aria compressa

La norma internazionale ISO 85731 determina tre tipi di inquinanti primari (particelle solide, acqua e olio), per cui quando si progetta un sistema di aria compressa per la propria azienda, è necessario assicurarsi che la qualità dell’aria rispetti quanto previsto da questo riferimento, in modo che l’aria prodotta dal tuo impianto sia della migliore qualità e dunque verificata dagli standard internazionali.

Filtri per eliminare le impurità

Dopo aver preso in considerazione le norme e gli standard di purezza, possiamo parlare di sistemi per eliminare i problemi di qualità dell’aria compressa, come i filtri.

Il compito dei filtri per aria compressa è quello di separare le particelle d’aria dalle particelle inquinanti.

È importante che i filtri che installi siano di qualità e dunque riconosciuti sul mercato, che rispettino anche gli standard di purezza per il trattamento dell’acqua, delle particelle e dell’olio.

Gli essiccatori d’aria

Esistono anche gli essiccatori ad aria (o ad adsorbimento) che vengono utilizzati per rimuovere l’umidità dall’aria compressa. Tali essiccatori vengono utilizzati quando è richiesta aria senza la presenza di acqua allo stato liquido o senza vapore acqueo.

Di norma, l’essiccatore ad adsorbimento viene utilizzato principalmente in applicazioni industriali in cui il grado di secchezza dell’aria deve essere molto elevato. I punti di rugiada consentiti da un essiccatore di questo tipo sono compresi tra -20ºC e -70ºC. Mentre i refrigeranti sono 3º centigradi.

In breve

È dunque molto importante avere aria di qualità quando si progetta un sistema di aria compressa o una rete d’aria per la propria attività, a prescindere dal settore in cui si opera.

Se l’aria compressa è di scarsa qualità, si rischia infatti semplicemente di rovinare il prodotto finale, causando delle conseguenti perdite economiche, ma non solo.

Si possono anche andare a rovinare i macchinari impiegati per la produzione, con il conseguente problema di dover fermare la produzione per apportare le riparazioni necessarie ed eventualmente attendere i Ricambi Atlas Copco necessari.

Go Leisure | Play Area Indoor e Outdoor

Ogni struttura ricettiva si differenzia dalle altre principalmente in base alla qualità dei servizi che offre al cliente, e delle attrezzature che mette loro a disposizione. Spesso le famiglie, al momento di scegliere l’alloggio nel quale trascorrere la vacanza, decidono tenendo in grande considerazione quali attrazioni offre ai bambini la struttura ricettiva che stanno valutando. Il benessere ed il divertimento dei propri figli durante una vacanza è infatti un elemento di fondamentale importanza per i genitori, che non vogliono ritrovarsi con i piccoli che protestano perché si annoiano e chiedono di tornare a casa già al primo giorno. Per te che sei un amministratore capace e astuto, non sarà difficile cogliere l’importanza che tale fattore può assumere nel riempimento delle camere.

Non importa che tu gestisca un hotel, un campeggio, un villaggio turistico o un resort: in tutti i casi hai a disposizione degli spazi da poter adibire ad area ludica, siano essi all’aperto o all’interno dei locali. Go Leisure è l’azienda giusta che può aiutarti a realizzare la tua meravigliosa play area così come la desideri, delle dimensioni che tu vuoi e totalmente personalizzabile in quanto a forma, tema e colore. Go Leisure darà vita alla tua area giochi indoor, se gestisci una struttura ricettiva in città e non hai spazi fruibili all’esterno, o una bellissima play area outdoor nel caso in cui gli spazi lo consentano.

I bellissimi gonfiabili per bambini renderanno la tua play area un luogo colorato, divertente e assolutamente sicuro per l’incolumità dei piccoli, che saranno liberi di saltare, correre, far capriole e arrampicarsi senza alcun tipo di rischio per la propria incolumità. Contatta Go Leisure al numero +390392497489 per ricevere maggiori informazioni e preventivi, o invia una mail all’indirizzo info@go-leisure.com per ricevere rapidamente una risposta alle tue curiosità.

Cucina open o separata? Dipende dallo stile di vita

Belle, bellissime, da copertina. No, non si tratta di top model, ma di cucine. Già, perché negli ultimi anni – con una decisa accelerazione nell’ultimo decennio – la cucina da ambiente di servizio è diventato a tutti gli effetti uno spazio da mostrare, in cui addirittura ricevere gli amici per cena. Insomma, il set perfetto dove vivere la vita all’interno della propria casa. Naturalmente, questa piccola “rivoluzione” ha portato con sé anche tutta una serie di questioni pratiche da risolvere. Innanzitutto, una cucina esteticamente piacevole è anche un cucina ordinata: per cui nei loft così come negli open space la cucina dovrà essere attrezzata con mobili e armadietti capaci di contenere tutto quello che non si deve vedere (o non si vuole mostrare). Ancora, essendo un ambiente polifunzionale, i piani di lavoro dovranno essere facilissimi da pulire (e da mantenere tali), esattamente come i rivestimenti dei mobili. E poi, aspetto più importante, se la si vuole “sfoggiare” la cucina dovrà essere il pezzo forte della casa: quindi, sì a qualche soluzione ardita di design, purché consigliata da arredatori esperti come gli addetti di Pedrazzini Arreda, rivenditore ufficiale Veneta Cucine Milano.

Per molti, ma non per tutti

La scelta di optare per una cucina a vista, per quanto di moda, richiede un pizzico di consapevolezza. Anche se le moderne cucine di oggi sono in grado di rispondere ai possibili problemi che emergevano nel passato (in primis lo spazio per tenere tutto in ordine), ci sono però degli aspetti da considerare. Innanzitutto, oltre al rischio che piatti e stoviglie rimangano a vista mentre si cucina, c’è la questione degli odori delle preparazioni e dei cibi. Mentre in una cucina tradizionale il problema è presto risolto aprendo la finestra e chiudendo la porta, in una cucina a vista non è possibile. Però la soluzione è a portata di mano: basta optare per una cappa efficace e di nuova generazione, capace di cancellare in pochi istanti i profumi del menù sui fornelli. Adesso le cappe sono dei veri e propri pezzi d’arredo, dal design studiatissimo e dalle prestazioni eccezionali. Silenziose, anche a scomparsa o a isola, riescono a mantenere l’aria pulita pure in ambienti molto  grandi.

Il bello di non alzare muri

D’altro canto a questi piccoli disagi – peraltro facilmente risolvibili – corrispondono molti più vantaggi. Una cucina aperta sulla zona living, infatti, regalerà alla casa un’inaspettata sensazione di spazio. L’assenza di muri e la creazione di un ambiente unico, ben identificato in zone, contribuiscono a dilatare i metri quadrati e a consentire maggiore libertà nelle scelte di arredo. Inoltre, spazi aperti fanno sì che si possa giocare al meglio con l’illuminazione, evitando angoli bui e poco sfruttabili. Ancora, la cucina a vista permette di partecipare ai momenti conviviali con la famiglia e gli ospiti anche se si sta preparando il pranzo, senza che nessuno venga escluso. Infine, è una soluzione comodissima ed estremamente funzionale quando si hanno bambini piccoli in casa e non ci si può permettere di non tenerli d’occhio, nemmeno quando si prepara la loro pappa.

Il galateo del caffè, a casa e al bar

Vieni a prendere un caffè da me? Sembrerebbe l’invito più facile del mondo, un momento conviviale esente da regole e dettami del bon ton. Sbagliato, anzi sbagliatissimo. Perché il caffè è un vero e proprio rito e come tale prevede un cerimoniale, codificato dal galateo. Insomma, vietato fare figuracce soprattutto se si invitano persone importanti: bisogna davvero conoscere l’ABC del comportamento da tenere quando ci si concede la classica tazzina di nero elisir. E se le buone maniere valgono soprattutto se il caffè viene servito ai propri ospiti, a casa, è necessario ricordarsi che ci sono formule sempre valida anche se il caffè è consumato al bar.

Un rituale guidato dalla padrona (o dal padrone) di casa

Innanzitutto, il caffè non si serve a tavola, anche se gli ospiti si sono fermati a pranzo o a cena (a meno che non sia una tavolata davvero informale e conviviale). L’espresso va portato in salotto, dove gli invitati si saranno già accomodati su divano e poltrone. E’ chi accoglie gli ospiti che dovrà preparare il caffè, con la moka o con le macchine caffè a cialde. Fondamentale è il servizio: le tazzine di caffè, con il loro, immancabile piattino e relativo cucchiaino, andranno poste su un vassoio sul quale andranno poggiati anche la zuccheriera – che avrà il suo cucchiaino – e la lattiera. Se gli invitati sono numerosi, e quindi le tazzine da servire sono tante – e la regola è ancor più valida se il caffè viene preparato con le capsule, sempre più amate dagli italiani – per evitare che si raffreddino si possono tenere in forno a bassa temperatura. A questo punto, sarà il padrone di casa a domandare a ogni ospite se e quanto zucchero desidera, lo stesso farà con il latte. Poi, dove aver zuccherato, porgerà la tazzina di caffè pronta da bere all’invitato.

E come si devono comportare gli ospiti?

Fin qui abbiamo visto i doveri del padrone di casa. Ma gli invitati come si devono comportare? Innanzitutto, ci vuole garbo e grazia. Bisogna ricordare che il piattino va tenuto con la mano sinistra e il cucchiaino con la destra. Dopo aver mescolato il caffè con il cucchiaino, dal basso verso l’alto, e averlo riposto sul suo piattino, il galateo vuole che sia la tazzina ad andare alla bocca e non viceversa. Vietato, vietatissimo fare rumore, sbattere il cucchiaino o – orrore! – succhiarlo dopo aver mescolato l’espresso. Dopo aver bevuto, piattino, tazzina e cucchiaino andranno appoggiati sul tavolino o sul vassoio.

Il caffè al bar

Anche se si consuma un veloce espresso al bancone del bar esistono delle regole di bon ton. In prima battuta, quando si entra in un locale si saluta il barista: è una forma di educazione che dovrebbe essere dovuta, e sicuramente chi è dietro al banco vi servirà meglio e con più cura. Allo stesso modo, l’ordinazione va fatta con garbo e soprattuto con chiarezza, specie se avete gusti particolari e volete un caffè o un cappuccino speciali. I diktat in merito a tazzina, cucchiaino e piattino – rumori fastidiosi compresi – sono gli stessi del caffè consumato a casa. Infine, dopo che si è gustato l’espresso, prima di uscire dal bar – ovviamente dopo aver pagato – si ringrazia e si saluta.

Igiene nei bagni della tua azienda? Meglio con i dispenser automatici di sapone

Nella tua azienda o locale pubblico, sia esso un ristorante, un bar, un hotel o una palestra, avrai sicuramente la necessità di installare un erogatore di sapone all’interno dei bagni. Di recente, l’attenzione verso questi prodotti, che solitamente sono installati a parete, è aumentata in virtù di una moltitudine di articoli immessi sul mercato, dalle caratteristiche similari ma, ad uno sguardo più approfondito, decisamente differenti.

Ad esempio, i dispenser sapone automatici sono piuttosto rari nei cataloghi dei diversi fornitori: questi modelli, dotati di fotocellula alimentata a batterie, sono chiaramente in grado di erogare il sapone (sotto forma di liquido o di schiuma) “on demand”, e questo consente un perfetto dosaggio ed un risparmio notevole nel lungo termine. Mediclinics Italia, uno dei principali player a livello nazionale di accessori per i bagni pubblici, può vantare un ampio assortimento di questi prodotti tra i quali appunto quelli automatici: inoltre, l’utilizzo dell’acciaio invece della plastica rende tutto l’ambiente nel quale saranno posizionati più bello, moderno ed elegante.

La plastica, appunto: ci sono dispenser di sapone fatti in questo materiale e ci sono poi invece quelli in acciaio inox: robustezza, igiene e durata sono i loro punti di forza. Ed attenzione, perché la finitura in acciaio, nel caso dei prodotti Mediclinics, non coinvolge solo il frontale: lo spessore è elevato, l’intero dispenser è in acciaio e questo lo rende un prodotto particolarmente apprezzato in tutto il mondo.

Altre caratteristiche apprezzate da chi installa i dispenser di sapone sono:

  • l’anti-sgocciolamento (che consente anche un risparmio di sapone)
  • la spia di livelo (essenziale per un puntuale refill)
  • l’estetica e la finitura in colori particolari, ad esempio il nero lucido

Mentre se analizziamo il punto di vista degli utilizzatori, particolarmente richieste sono:

  • la possibilità di appoggiarvi o appendervi degli oggetti (es. un rasoio)
  • l’erogazione di sapone sotto forma di schiuma (lavaggio più rapido)

Molti dei dispenser di sapone del catalogo Mediclinics, tra i quali appunto i modelli automatici in acciaio inox, sono acquistabili direttamente online, con prezzi e promozioni davvero accattivanti.

Privilege Apartments | Comfort e soluzioni

Spostarsi per motivi di lavoro, non significa necessariamente dover rinunciare alla comodità del poter lavorare efficacemente anche quando si è fuori sede. Privilege Apartments è infatti un hotel a Monza che ha messo in primo piano anche le necessità di chi viaggia per motivi di lavoro e ha bisogno di potersi dedicare tranquillamente al proprio lavoro senza per questo dover subire degli svantaggi. All’interno delle camere infatti, è presente una apposita scrivania che consente di lavorare con il proprio portatile con la stessa comodità che si ha all’interno del proprio ufficio, ed usufruire del Wi-fi gratuito presente in ogni camera.

Il concetto di hotel in cui poter soggiornare e basta è dunque oggi superato, e questa importante struttura ricettiva di Vimercate, in provincia di Monza, ha deciso di offrire il massimo della praticità e del comfort anche a tutti coloro che viaggiano per motivi di lavoro ed hanno bisogno di una struttura in grado di offrire anche gli strumenti e le soluzioni adatte per poter lavorare tranquillamente. A queste, si affiancano tutte quelle soluzioni che rendono più piacevole la propria permanenza in struttura quale ad esempio la tv satellitare a schermo piatto, l’impianto di condizionamento dell’aria, l’angolo cottura con utensili da cucina, il balcone ed il patio presenti in ogni camera, tra l’altro.

Le tipologie di camera a disposizione sono due, la Classic e la Executive, che presentano le stesse comodità con la differenza che la seconda è più grande e può ospitare un maggior numero di persone. A prescindere dalla camera che si andrà a scegliere, il livello di comfort e benessere sarà elevato per tutti gli ospiti, i quali hanno a disposizione anche un parco da 10 mila metri quadrati che avvolge l’intera struttura e consente di rilassarsi immersi nel verde. Per prenotazioni o per richiedere una quotazione personalizzata è possibile utilizzare l’apposito form presente sul sito.

Packaging e sostenibilità: nuovi scenari evolutivi 

L’aumento di costi energetici e materie prime, e i nuovi modelli valoriali e di consumo degli italiani, richiedono una revisione del ruolo della sostenibilità nella filiera agroalimentare, con particolare attenzione al packaging dei prodotti. Secondo i risultati dell’Osservatorio Packaging di Largo Consumo, realizzato da Nomisma in collaborazione con SpinLife, nel prossimo futuro i carrelli degli italiani non saranno solamente sinonimo di qualità, ma anche di sostenibilità. Oggi il 59% della popolazione presta più attenzione ai temi green rispetto al 2019. E per l’84% degli italiani la sostenibilità passa soprattutto per le scelte di acquisto alimentari. Ma acquistare un prodotto sostenibile significa soprattutto comprare un prodotto realizzato tramite un utilizzo responsabile delle risorse, e con un basso impatto ambientale, che riduca le emissioni di CO2 (70%), il consumo idrico (65%) ed energetico (63%).

Una responsabilità verso le generazioni future 

Sostenibilità per gli italiani significa anche “fare scelte di responsabilità verso le generazioni future (43%), che contrastino gli sprechi e che anzi portino un risparmio e un vantaggio economico (30%), come testimonia il fatto che l’89% degli italiani compie quotidianamente scelte sostenibili contenendo gli sprechi idrici ed energetici – spiega Silvia Zucconi, responsabile Business Unit Market Intelligence di Nomisma -. Ma la sostenibilità alimentare dipende anche dal packaging, che contribuisce a definire un prodotto sostenibile soprattutto quando è riciclabile (62%), realizzato con materiali sostenibili (59%), senza overpackaging (46%) e plastic free (41%)”.

Driver di scelta del prodotto e sistema valoriale

La presenza di caratteristiche di sostenibilità rappresenta un buon motivo per scegliere un prodotto alimentare al posto di un altro. Il 34% degli italiani indica la sostenibilità ambientale tra i principali driver di scelta di un prodotto alimentare, e il 28% sceglie anche in base alla sostenibilità del packaging Insomma, pur salvaguardando il budget familiare, il consumatore italiano non rinuncia al suo sistema valoriale, che diventa una bussola a cui affidare le scelte di consumo. Al punto che il 70% degli italiani nel corso del 2021 ha acquistato da aziende attive sul piano della tutela dell’ambiente, e il 63% da imprese con cui si condividono i medesimi valori.

È necessaria la cannuccia per consumare un brik?

Per gli italiani è poi molto importante avere tutte le informazioni necessarie per valutare la sostenibilità di un prodotto alimentare (e non) prima di acquistarlo. Informazioni che per il 75% degli italiani sono sull’etichetta del prodotto stesso. Ma il 64% dei consumatori vorrebbe saperne di più, e il 26% non ritiene sufficienti le informazioni di cui dispone. In ogni caso, occorre essere consapevoli che i progetti di sostenibilità sul packaging privilegeranno quelli che avranno un effetto in termini di riduzione di costo o servizio. In pratica, è necessaria la cannuccia per consumare un brik, o il tappo in plastica di una confezione da litro? Quanto costa in meno la carta rispetto al vetro o alla banda stagnata anche in termini di minor costo di trasporto? Sono le domande che si pongono le aziende.

Caffè: mercato e nuovi consumi della bevanda che non conosce crisi

Secondo i dati elaborati dal marketing strategico di HostMilano e tratti dal sistema informativo Export Planning, nel 2021 il commercio mondiale di prodotti della filiera caffè ha segnato un record: +13,6% nei valori in euro per le macchine da caffè espresso, +13,1% per il caffè decaffeinato o torrefatto e +8,8% per il caffè in grani non torrefatto. Il valore degli scambi mondiali dei tre settori ha raggiunto 34,5 miliardi di euro, e nel triennio 2022-2025 si attende un tasso annuo di crescita del +5,6%, fino a sfiorare i 43 miliardi di euro. Quanto ai mercati mondiali, Stati Uniti (22,4%) e Germania (14,2%) nel 2021rappresentano le principali destinazioni in termini di vendite, precedendo Italia (6,4%), Giappone (5,1%), Belgio (4,2%) e Svizzera (3,8%). I principali esportatori? Al primo posto il Brasile, con una quota del 27,6%, davanti a Colombia (13,9%), Vietnam (9,9%), Honduras (5,4%), Guatemala (3,6%), Etiopia e Belgio (entrambi 3,5%).

Le principali destinazioni: Stati Uniti, Germania, Italia

Quanto alla graduatoria dei mercati mondiali, gli Stati Uniti (22,4%) e la Germania (14,2%) rappresentano le principali destinazioni in termini di vendite nel 2021, precedendo Italia (6,4%), Giappone (5,1%), Belgio (4,2%) e Svizzera (3,8%). Le importazioni italiane di prodotti della filiera hanno toccato nel 2021 un valore di 1.450 milioni di euro, +6% rispetto al 2020: il punto di massimo assoluto nell’esperienza storica dei prodotti della filiera. La componente più rilevante in termini di valori di importazioni italiane riguarda il caffè in grani, che rappresenta oltre il 77% dell’import italiano complessivo della filiera.

Entro il 2025 export italiano a +5,5%

Non solo nell’immaginario collettivo ma anche con i numeri alla mano il Bel Paese dimostra di essere all’altezza delle aspettative. Le esportazioni italiane di prodotti della filiera caffè hanno toccato nel 2021 un nuovo massimo, 2,6 miliardi di euro (+14%). In particolare, crescite rilevanti per l’export italiano di caffè decaffeinato o torrefatto (+14,1%) e di macchine da caffè espresso (+14,3%).
Entro il 2025 si attende una crescita delle esportazioni italiane di prodotti della filiera del +5,5%, per un valore complessivo dell’export di quasi 3,3 miliardi di euro. 

Gen Z, cresce la voglia di caffeina 

Probabilmente è iniziato tutto con il Dalgona coffee, una ricetta nata in Corea durante la pandemia che consiste in una schiuma montata e densa di caffè istantaneo e zucchero posizionata sopra al latte. Da lì il caffè ha conquistato TikTok, il social dei Gen Z. Sono seguiti il Proffee (unione di caffè e bevanda proteica), e tutta una schiera di drink a base di caffè. L’ultimo sondaggio National Coffee Drinking Trends della NCA (National Coffee Association statunitense) evidenzia come il 46% dei giovani americani tra i 18 e i 24 anni beve caffè regolarmente, mettendo in luce la crescente popolarità del caffè freddo, ghiacciato e congelato, specie in questa fascia di consumatori. E da un sondaggio dell’Università di Foggia del 2020 emerge che il 76% dei giovani ha l’abitudine di bere bevande alla caffeina ogni giorno: nove su dieci la assumono attraverso il caffè.

I trend delle telecomunicazioni nel 2022

Anche nel 2022 molti lavorano ancora in smart working o in modalità ibrida, e rendere disponibili i servizi di comunicazione aziendali con facilità sono elementi sempre più importanti. La flessibilità nella fornitura di servizi e dispositivi per la telefonia resta anche nel 2022 un pilastro portante della produttività aziendale, e quindi della crescita dell’industria delle telecomunicazioni. Snom, produttore di soluzioni VoIP, delinea i trend per il 2022 delle telecomunicazioni. E innovazione è la parola chiave per la crescita dell’intero settore telco. Sono infatti necessari terminali IP e soluzioni VoIP che indipendentemente dal luogo di utilizzo, garantiscano le medesime funzioni e la stessa sicurezza della comunicazione offerta all’interno della rete aziendale. Lo stesso vale per gli accessori (cuffie e soluzioni per le conferenze), che devono assicurare la qualità audio migliore e il massimo comfort per l’utente.

I telefoni IP come centrale dell’ufficio smart

Due elementi cardine del successo del VoIP sono l’ottimizzazione dei costi di gestione del sistema telefonico e la varietà di utilizzi possibili. Un’innovazione attesa dagli utenti riguarda la possibilità di utilizzare il telefono da scrivana per compiti che vanno al di là della semplice telefonia. Con apposite interfacce, i telefoni IP possono infatti diventare parte integrante dell’automazione dell’ufficio, e dimostrarsi un investimento per il benessere dei dipendenti. Inoltre, i telefoni IP (cordless o cablati) possono essere utilizzati anche come dispositivi per localizzare beni o persone, facilitare l’automazione di processi (nella logistica, in ospedale e nel settore alberghiero), confermando il proprio contributo all’ottimizzazione delle infrastrutture e al risparmio dei costi. L’integrazione per l’automazione di uffici e processi industriali potrebbe quindi rappresentare uno dei pilastri del futuro dei terminali IP anche oltre il 2022.

Sostenibilità, un’esigenza palese

L’appello sempre più forte alla sostenibilità e all’ecocompatibilità ora riguarda anche l’hardware da ufficio. Chi ad esempio, nel privato, preferisce il riciclabile, vorrebbe lo stesso dai dispositivi aziendali, e non si tratta solo degli imballaggi, ma anche dell’impiego di componenti realizzate con materie prime riciclate. Che si tratti di imballaggio o hardware, sono finiti i tempi in cui le aziende non dovevano preoccuparsi della propria impronta ecologica. E soprattutto presso chi non riduce tutto all’ottimizzazione dei costi, la sostenibilità diventerà un vantaggio competitivo, e allo stesso tempo, parte della filosofia aziendale.

Sicurezza in primo piano

Soprattutto in tempi di lavoro ibrido, la sicurezza rappresenta un ambito in cui nessuna azienda può permettersi di essere disattenta. La cybercriminalità ha raggiunto dimensioni fino a cinque anni fa impensabili. Dalla sempre più frequente paralisi di intere organizzazioni su scala globale al timore che i terminali IP agiscano come spie, registrino le conversazioni o trasmettano i dati di connessione a terzi, incidenti e paure trovano il loro fondamento in minacce reali. È quindi importante che i terminali siano dotati degli standard di sicurezza più elevati in termini di hardware, di località fisica in cui sono archiviati i dati, e naturalmente, di firmware. 

Anche fare colazione al bar costa di più cara: caffè +18%

Dal caffè al cappuccino, dal cornetto alla spremuta d’arancia, i prezzi nei primi mesi del 2022 sono aumentati a due cifre. E da Nord a Sud, il re della colazione, il caffè, segna aumenti tra il 17% e il 18%. Anche cappuccino e cornetto non sono da meno: il primo aumenta dal 15% al 18% a seconda delle zone geografiche, e il cornetto dal 17% al 19%. Il rincaro record spetta però all’acqua in bottiglia da mezzo litro, che al Sud e nelle Isole aumenta del 45% rispetto al 2021, allineandosi ai prezzi praticati nel resto d’Italia. Insomma, gli aumenti dei prezzi hanno intaccato anche uno degli appuntamenti di rito degli italiani, la colazione al bar. È quanto rileva l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori in una ricerca realizzata per l’Adnkronos.

Cappuccino e cornetto a 2,84 euro

In pratica, per una colazione composta da un cappuccino e un cornetto il costo medio è passato da 2,43 euro del 2021 a 2,84 euro del 2022, con un aggravio che in un anno ammonta a circa +106,30 euro a persona. Chi invece non può rinunciare a una pausa all’insegna di un buon caffè al giorno subirà rincari di +64,07 euro annui. Il tutto consumato rigorosamente al banco. Per chi decide di accomodarsi al tavolo i rincari sono ancora più evidenti. Cappuccino e cornetto, serviti al tavolo, possono infatti costare dal 22% al 48% in più rispetto al prezzo praticato al banco.
Si tratta di aumenti elevati che inducono Federconsumatori a chiedere all’Antitrust di accendere un faro per scongiurare ipotesi di cartello e intollerabili fenomeni speculativi.

Ferrara, Padova, Modena e Ravenna al top della classifica del caro caffè

Insomma, il caffè espresso, candidato dall’Italia a patrimonio Unesco, prosegue nella sua corsa al rialzo dei prezzi, un fenomeno che appare evidente già a dicembre 2021 dal Rapporto annuale di Fipe, dove l’associazione dei pubblici esercizi ha rilevato i prezzi della tazzina al bar in base ai valori medi rilevati nei capoluoghi di provincia (Osservatorio prezzi su dati Istat). In una ipotetica classifica risulta al primo posto Ferrara, con il prezzo di un caffè più alto, 1 euro e 18 centesimi, seguita da Padova (1,16 euro) e da Modena e Ravenna (1,15 euro).

A Napoli, Trieste, Reggio Emilia la tazzina costa meno di 1 euro

Tra le grandi città l’espresso a Roma è arrivato a una media di 1,10 euro e a Milano 1,05 euro, mentre a Napoli, a Trieste e a Reggio Emilia la tazzina si colloca a 0,90 centesimi, a Bari 0,91 e Terni 0,89 centesimi. L’espresso meno caro è invece a Messina: 0,82 centesimi. Analogo trend per il cappuccino, dove il più caro si beve ad Avellino, con il prezzo medio di 1,85 euro, seguita da Bolzano (1,76 euro) e Siracusa (1,61 euro).
Stupisce che il prezzo più basso si paghi a Roma, con 1,13 euro, ma prezzi bassi anche a Grosseto (1,22 euro) e Catanzaro (1,23 euro).

Il Covid ha cambiato il mondo del beauty. Cosmetici e integratori nel post pandemia

Salute e ambiente sono al centro del processo di transizione ecologica che coinvolge le imprese di tutti i settori economici, alle quali è richiesto di utilizzare ingredienti più sicuri per l’uomo e processi sempre meno impattanti sull’ambiente. E la pandemia favorisce la crescita del mercato dei prodotti naturali e biologici, e dei prodotti destinati alla salute e al benessere in generale, che si tratti di prodotti da applicare o integratori. Se ancora, come nel passato, si conoscono e si acquistano di più i prodotti che si applicano rispetto agli integratori (99% contro il 73%), oggi l’acquisto degli integratori, che rispetto ai cosmetici hanno un profilo più legato al mantenimento in salute, è aumentato significativamente, passando dal 66% del 2019 al 77% del 2021. Lo dimostra il sondaggio condotto da Free Thinking per AIDECO e SISTE dal titolo Claims di cosmetici e alimenti: bellezza, bio-naturalità, sostenibilità e… verità.

Prendersi cura del proprio corpo, dei capelli e delle unghie

Le motivazioni di acquisto più forti, trasversalmente a tutti i prodotti, sia di applicazione sia integratori, sono legate all’apparire in forma e prendersi cura del proprio corpo, dei capelli e delle unghie. Fanno eccezione i prodotti per il viso, per i quali la motivazione principale è prevenire l’invecchiamento (lo dichiara il 58% di chi acquista prodotti beauty e il 49% di chi acquista integratori), e i prodotti per l’igiene personale, che negli ultimi due anni hanno risposto all’esigenza di contenere il contagio da Coronavirus.
Per la raccolta di informazioni di prodotto per il beauty e gli integratori accanto al web le figure di riferimento sono i farmacisti, mentre gli specialisti, i dermatologi e altre figure professionali in ambito medico, risentono di un accesso meno immediato dei pazienti.

Meglio affidarsi agli specialisti che all’influencer

Coerentemente con questo dato, la vendita di prodotti per il beauty e gli integratori avviene in farmacia e in parafarmacia (rispettivamente al 47% e al 31% beauty e al 52% e 31% integratori), mentre le erboristerie rappresentano il terzo canale di vendita (27%). Il web, seppure in aumento, per il consumatore italiano non rappresenta ancora un canale di riferimento per questo tipo di prodotti (25%). Una tendenza dimostrata anche dal fatto che le dichiarazioni preferite a garanzia del risultato del prodotto sono “approvato da specialisti” e “dermatologicamente testato”, mentre “raccomandato da influencer” chiude la classifica delle dichiarazioni a cui affidarsi.

Si cerca la garanzia che i prodotti non siano dannosi

Rispetto alle caratteristiche dei prodotti, i consumatori al momento dell’acquisto cercano la garanzia che i prodotti non siano dannosi. Ovvero, che abbiano certificazioni bio (77% beauty e 78% integratori), che siano naturali (77% beauty e 75% integratori) e senza alcuni particolari ingredienti (70% beauty e 75% integratori). Tra i claim oggetto della ricerca non emergono differenze significative tra le due categorie: “con ingredienti naturali 100%” e “senza derivati animali” appaiono i due claim più rilevanti (rispettivamente oltre il 50% il primo claim e vicino al 50% il secondo), mentre “impatto zero sull’ambiente”, “confezione riciclabile”, “certificato bio” e “a bassa emissione di CO2” si attestano intorno al 40% delle risposte degli intervistati.

Misure anti-Covid: i benefici per l’aria e la salute

Lockdown e restrizioni alla circolazione hanno portato a un drastico calo dell’inquinamento atmosferico nelle città, con conseguenti benefici anche per la salute. Insomma, alcune misure anti-Covid adottate all’inizio della pandemia si sono dimostrate utili anche per combattere l’inquinamento atmosferico. È quanto evidenziato uno studio internazionale sull’andamento della qualità dell’aria in 47 città europee, tra cui Roma, Milano, Parigi, Londra e Barcellona, pubblicato sulla rivista Nature e realizzato da numerose istituzioni di ricerca, tra cui l’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

L’inquinante che ha subito la riduzione maggiore è il biossido di azoto

In particolare, dall’indagine emerge che il forte calo dei livelli di inquinamento atmosferico nel periodo monitorato, ovvero da febbraio a luglio 2020, è dovuto principalmente alla limitazione degli spostamenti quotidiani in città e all’obbligo di permanenza nelle abitazioni. Un minore impatto hanno avuto invece le restrizioni alla circolazione tra le regioni e i viaggi internazionali. L’inquinante che ha subito la riduzione maggiore è il biossido di azoto (NO2), più che dimezzato in sette città italiane ed europee: Milano, Torino, Roma, Madrid, Lisbona, Lione e Parigi.

Concentrazioni di NO2 precipitate fin dalla prima metà di marzo 2020

“Il calo è dovuto soprattutto al divieto della circolazione e del trasporto su strada, che rappresenta la principale fonte di emissioni di questo inquinante – spiega Mario Adani, ricercatore Enea del Laboratorio Inquinamento Atmosferico e coautore dello studio -. Le concentrazioni di biossido di azoto hanno iniziato a precipitare fin dalla prima metà di marzo 2020, quando i governi hanno imposto le prime restrizioni. Le differenze tra le città possono essere correlate solo ai diversi tempi di attuazione delle politiche di blocco e alle variazioni nella severità delle misure”.

Più decessi evitati per la riduzione dell’inquinamento

Lo studio ha quantificato anche il numero di morti premature evitate a seguito della riduzione dell’inquinamento per effetto delle misure adottate dai governi Ue contro la pandemia, riferisce Italpress. Da febbraio a luglio 2020 il numero totale di decessi evitati è stato pari a 486 per il biossido di azoto (NO2), 37 per l’ozono (O3), 175 per il PM2.5 e 134 per il PM10. In particolare Milano, Parigi, Londra e Barcellona sono state tra le prime città con il maggior numero di decessi evitati da biossido di azoto (NO2) e polveri sottili. Per l’Italia, lo studio ha quantificato le morti evitate a Milano, Napoli, Roma e Torino, per ciascuno degli inquinanti analizzati. Ad esempio, a Roma sono stati evitati 18 decessi da NO2, 6 da O3, 7 da PM10 e 5 da PM2.5.

Il “nuovo” welfare? Passa per sport e salute

Bilanciare correttamente vita privata e lavoro è una delle tendenze più forte degli ultimi anni, ulteriormente spinta dalla pandemia. E i lavoratori si aspettano dalle aziende mosse e misure che possano contribuire a questo equilibrio. “Secondo le ultime ricerche le aziende giocheranno un ruolo sempre più cruciale nel migliorare la prevenzione, il supporto e la cura della salute e del benessere delle persone” conferma Filippo Santoro, Managing Director di Urban Sports Club Italia, applicazione che si occupa di fornire soluzioni di sport e benessere di ogni tipo alle imprese. “Lo sport e le attività legate al benessere psicofisico costituiscono un benefit straordinario in grado di ridurre il livello di stress, favorire la coesione tra le persone e contribuire a migliorare salute e felicità. Ecco perchè parliamo di benefitness. Noi di Urban Sports Club ci poniamo come solution provider per offrire sport e benessere con una proposta completa che permette l’accesso a migliaia di strutture sportive, dalle classi online alle attività outdoor, con un’offerta che può adattarsi in modo personalizzato alle esigenze di ogni azienda”.

Obiettivo benessere 

Le ultimissime ricerche (dati Ipsos, gennaio 2022 della ricerca Being Mind-Healthy) dicono che solo il 24% degli italiani ritiene che il sistema sanitario pubblico fornisca un supporto adeguato e solo il 31% ritiene che il proprio datore di lavoro dia sostegno ai collaboratori quando si tratta di salute mentale.
La tendenza, sempre secondo la ricerca Ipsos, vede le donne e i più giovani, in particolare in Europa e specialmente in Italia, tra le categorie più colpite nel benessere psicologico a causa della pandemia (48% in Italia, contro il 33% a livello globale). Ma non è tutto. L’Italia risulta, insieme a Francia e Giappone, a quasi due anni dallo scoppio della pandemia tra i Paesi la cui popolazione è più colpita sul fronte della salute mentale. Tra l’altro, secondo un’altra indagine (BVA Doxa ottobre 2021), quasi l’85% delle persone considera il proprio benessere psicologico generale correlato al proprio benessere sul lavoro e viceversa.

I malesseri più diffusi

Ma quali sono le conseguenze della difficoltà di vivere bene sul posto di lavoro? Casi di burnout almeno una volta nell’ultimo anno per l’80% di lavoratrici e lavoratori; difficoltà a definire i confini tra lavoro e vita privata per il 51%; casi di ansia e insonnia per motivi legati al lavoro per il 49% dei dipendenti italiani.
“Paradossalmente potremmo dire che accanto al grave tema del rincaro del costo dell’energia, spiega ancora Filippo Santoro, c’è un’altra crisi energetica che sta riguardando proprio la salute mentale dei lavoratori. Il concetto di benefitness va nella direzione di offrire alle aziende delle soluzioni affinchè dipendenti e collaboratori adottino uno stile di vita sano in grado di migliorarne il benessere fisico e mentale”.

Tecnologia di consumo: in Italia il mercato sale a +9,2%

Quello appena concluso è un anno decisamente positivo per la Tecnologia di consumo. Secondo i dati GfK in Italia le vendite sono cresciute del +9,2% rispetto al 2020, e il valore complessivo del mercato ha raggiunto i 17,5 miliardi di euro. A trainare la crescita è il comparto dell’Elettronica di consumo (+35,9%), il Grande Elettrodomestico (+9,7%) e la Telefonia (+6,6%) In un anno caratterizzato dal ritorno alla crescita per l’economia italiana, il settore della Tecnologia di consumo non fa eccezione e registra incrementi record. Ma ancora più rilevante è il dato paragonato al 2019, quindi al periodo post pandemico, dove la crescita è addirittura del +18,5%.

Aumentano le vendite nei canali tradizionali

Per quanto riguarda i canali, le vendite nei punti vendita tradizionali hanno evidenziato una performance superiore alle vendite Online, per effetto dei forti trend registrati a marzo e aprile e al ‘rimbalzo’ rispetto le chiusure e le limitazioni del 2020. In particolare, la crescita delle vendite tradizionali è stata del +9,5%, mentre la crescita del canale online si è fermata al +8,1%, probabilmente per il motivo opposto, ovvero, per il forte incremento del canale online che aveva già caratterizzato l’anno 2020.

Il peso del canale online scende infatti leggermente, e passa al 24,2% rispetto al 24,4% del totale delle vendite a valore del 2020. 

L’Elettronica di Consumo con Video e TV traina la crescita

A condurre la crescita del mercato è la performance molto positiva del comparto Elettronica di Consumo (+35,9%), che include al proprio interno le categorie del Video e TV (+38%). Grazie allo switch-off a fine 2021 i televisori arrivano a generare il 13,5% del valore complessivo del mercato italiano. Ma il 2021 è stato caratterizzato da trend in crescita per tutti i settori, soprattutto il Grande Elettrodomestico (+9,7%), e la Telefonia (+6,6%), che con un peso sul totale del 34% si conferma il settore più importante per fatturato. Il Piccolo elettrodomestico cresce invece del +5,5%, mentre l’Information Technology/Office rappresenta l’unico settore in decrescita (-0,8%). D’altronde, occorre ricordare che lo scorso anno questo settore aveva fatto registrare vendite record.

L’ultimo trimestre genera quasi il 33% del totale delle vendite a valore

Ottime le prestazioni anche dei settori più marginali, come Home Comfort (+15,3%) e Photo (+14,6%), che però non tornano ai fatturati del 2019. Si conferma poi l’importanza delle vendite effettuate nell’ultimo trimestre dell’anno, che generano quasi il 33% del totale delle vendite a valore. La difficoltà nel reperimento delle materie prime, a partire dai semiconduttori, ha rallentato una crescita che poteva essere ancor più sostenuta, ma insieme all’aumento dei costi della logistica, ha generato un incremento dei prezzi in tutti i settori.

Lo spreco di cibo torna a salire: +15% 

Nelle case degli italiani torna a crescere lo spreco di cibo, interrompendo un trend positivo partito nel 2019. Di fatto, nella spazzatura gettiamo in media 595,3 grammi di cibo pro capite a settimana, ovvero 30,956 kg annui, circa il 15% in più del 2021, quando erano 529 grammi settimanali. Il dato è accentuato al Sud (+18% rispetto alla media nazionale) e per le famiglie senza figli (+12%).
Si tratta di dati in controtendenza con l’ultimo biennio, come attesta il Rapporto ‘Il caso Italia’ 2022 di Waste Watcher International su monitoraggio Ipsos, diffuso in occasione della IX Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, per iniziativa della campagna Spreco Zero di Last Minute Market e dell’Università di Bologna.

Uno sperpero annuale di 1.866.000 tonnellate

Lo spreco del cibo nelle nostre case vale complessivamente 7,37 miliardi di euro, corrispondente allo sperpero annuale di 1.866.000 tonnellate di cibo. Se includiamo anche lo spreco alimentare di filiera (5.164.928 tonnellate), arriviamo a uno spreco nazionale di quasi 10 miliardi e mezzo.
“La tendenza a una diminuzione dello spreco alimentare domestico, che a livello nazionale e globale gioca la parte del leone, con un’incidenza del 60-70% sulla filiera campo-tavola, ha interrotto sensibilmente il suo slancio positivo con il ritorno alla vita sociale – spiega l’agroeconomista Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare -. Una battuta di arresto che si spiega in parte per la ripresa del consumo extra-domestico – aggiunge Segrè – e in parte per la difficoltà generale delle condizioni di vita dell’ultimo anno”.

La hit dei più buttati

L’indagine spiega che nella hit degli alimenti più spesso sprecati svettano la frutta fresca (27%), cipolle aglio e tuberi (17%), pane fresco (16%), verdure (16%) e insalata (15%).
“L’Italia – continua Segrè – resta comunque la nazione più virtuosa nel ‘G8 dello spreco’, che vede i russi a quota 672 grammi settimanali, gli spagnoli a 836 grammi, i cittadini inglesi a 949, i tedeschi a 1081, i canadesi a 1144, i cinesi a 1153 e in fondo i cittadini statunitensi, che ‘auto-denunciano’ lo spreco di 1453 grammi di cibo settimanali. Tuttavia, guardando anche alla tipologia dei prodotti che sprechiamo, è evidente che dobbiamo fare ancora molta strada per ridurre lo spreco e migliorare la nostra dieta alimentare”.

Gli effetti negativi dello spreco

Quali sono gli effetti negativi dello spreco secondo i consumatori italiani? Al top, lo spreco di denaro, vissuto come aspetto più grave da oltre 8 italiani su 10 (83%). C’è poi l’effetto diseducativo sui giovani (83%), l’immoralità intrinseca dello spreco alimentare (80%) e delle risorse (78%), e l’inquinamento ambientale (76%).
“La via maestra resta dunque quella di una svolta culturale che sostenga l’adozione e la replica delle buone pratiche nel nostro quotidiano, dall’acquisto del cibo alla sua gestione e fruizione – sottolinea Segrè -. Per questo rilanciamo la proposta di mettere al centro dei programmi di educazione civica, nelle scuole, i temi dell’educazione alimentare e ambientale”.

Sono 1 milione i posti tech vacanti, e i developer sono i più richiesti

Negli ultimi due anni le aziende hanno accelerato i processi di digitalizzazione, e a oggi sono più di 1 milione i posti lavoro vacanti nel settore tech. In particolare, a mancare sono gli sviluppatori. Quello dei developer è infatti uno dei 25 lavori in più rapida crescita negli ultimi cinque anni, e con più richieste da parte delle aziende.  Di fatto, gli sviluppatori It ricevono circa 24 offerte di lavoro al mese, tuttavia, soltanto il 13% dei developer è alla ricerca attiva di lavoro. Inoltre, il 67% degli sviluppatori non sta attivamente cercando un impiego, pur dichiarandosi aperto a nuove opportunità. 
Ma come attrarre e trattenere un bravo sviluppatore? Per aiutare Hr e imprese a conquistare gli sviluppatori, e superare questo mismatch, Codemotion ha stilato 5 consigli per attrarre i migliori developer in azienda.

Dal focus sulle tecnologie alla formazione: come attrarre gli sviluppatori

Dal focus sulle tecnologie alla formazione, e dalle selezioni snelle e trasparenti alla creazione di un digital mindset che coinvolga tutti i dipendenti, sono questi i 5 consigli di Codemotion per a trarre e trattenere un bravo sviluppatore in azienda.

“Gli sviluppatori sono tra le figure professionali più ricercate dal mercato del lavoro e se le imprese vogliono vincere la competizione per attrarre i migliori developer devono imparare a parlare la loro lingua – afferma Nelly Bonfiglio, Chief Commercial Officer di Codemotion -. La chiave per attrarre e trattenere un bravo sviluppatore è offrire ciò che realmente cerca, come selezioni snelle e trasparenti, disponibilità di nuove tecnologie, formazione – osserva Bonfiglio -, ma anche avere una cultura aziendale e un mindset digitale comune a tutta la popolazione aziendale, che consenta al developer di esprimere il suo potenziale”.

Coltivare un mindset digitale e flessibile

Obiettivo delle aziende deve quindi essere quello di diventare il posto migliore in cui uno sviluppatore vorrebbe andare a lavorare. In questo senso, il ruolo del mondo delle Risorse Umane è fondamentale.
Ma qual è la chiave? Stando ai 5 consigli di Codemotion, al colloquio di lavoro è meglio parlare la lingua degli sviluppatori e specificare le tecnologie usate in azienda. Inoltre, bisogna essere trasparenti nella selezione, quindi promuovere la formazione, e coltivare un mindset digitale e flessibile.

Il format per favorire il contatto fra Hr e sviluppatori

Codemotion è la piattaforma per la crescita professionale degli sviluppatori e per le aziende alla ricerca dei migliori talenti in ambito tecnologico. Insieme a Acea, Ey, Musement, PwC e Teoresi Group Codemotion ha quindi ideato il format #HRmeetsDev composto da una serie di panel con l’obiettivo di far incontrare il mondo delle Risorse Umane con il mondo Tech e aprire un dialogo tra queste due realtà.

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