Consigli per gli acquisti

Info, statistiche e referenze

Autore: Rosanna Lamberti (page 2 of 2)

Italia sempre più a due ruote

Il mercato a due ruote in Italia cresce, così come l’attenzione delle amministrazioni comunali verso gli spostamenti in bicicletta. Salgono infatti la disponibilità media di infrastrutture ciclabili, il numero di città dove è consentito trasportare le bici sui mezzi pubblici, e i Comuni dotati del servizio di bike sharing. Questa è la fotografia dell’Italia “ciclabile” scattata dal terzo rapporto Focus2R, l’Osservatorio Nazionale Infrastrutture, Sicurezza e Mobilità per le due ruote, promosso da Confindustria Ancma (Associazione Nazionale Cicli Motocicli Accessori) e Legambiente, ed elaborato da Ambiente Italia, società di consulenza ambientale.

Cresce la disponibilità media di piste ciclabili

L’indagine fornisce ogni anno i dati relativi alle politiche dedicate a ciclisti e motociclisti da 104 municipi capoluoghi di Provincia. Secondo il rapporto la disponibilità media di piste ciclabili, ciclopedonali e zone con moderazione di velocità a 20 e 30 km/h nel 2017 sale a 7,82 metri equivalenti (+9% rispetto al 2015). Reggio Emilia conferma il valore più alto dell’indice di infrastrutture per la ciclabilità (40,9 metri equivalenti/100 abitanti). A seguire Cremona, Mantova e Lodi, che arrivano a circa 30 metri, mentre Ravenna, Verbania e Vercelli si collocano tra i 20 e i 25.

Il 45% dei Comuni consente il trasporto di biciclette sui mezzi

Stabile, invece, la possibilità di accesso delle biciclette nelle corsie riservate ai mezzi pubblici, che rimane intorno al 20%. Il numero di Comuni in cui è consentito il trasporto di biciclette sui mezzi pubblici cresce dal 31% del 2015 al 45% del 2017. Stando ai dati del report, il numero di Comuni che hanno allestito postazioni di interscambio bici in tutte o almeno una stazione ferroviaria, cresce dal 69% al 73% del 2017. La disponibilità media di parcheggi per le biciclette è stabile intorno al 9%. E ancora, la percentuale di città dove sono disponibili punti di ricarica elettrici delle biciclette a pedalata assistita si conferma al 39% nel 2017 (38% nel 2016).

+6,1% le città con bike sharing, ma necessaria più sicurezza

Nel bike sharing, riporta Adnkronos, sale il numero di biciclette per ogni città: escludendo Milano, dove sono presenti 16.600 biciclette e 257.000 abbonati, in media sono disponibili 156 bici per Comune, distribuite in 16 stazioni con 2039 abbonati. In tutto sono 59 i Comuni dotati di un servizio di bike sharing (59%, in crescita del 6,1%), in 14 sono disponibili anche biciclette a pedalata assistita.

Le zone d’ombra riportate dall’indagine riguardano però la sicurezza. Scende infatti il numero dei Comuni che ha inserito almeno una misura in questa direzione per le biciclette nei Piani Urbano della Mobilità (-15,4%), mentre l’80% afferma di non avere messo in campo iniziative analoghe per le motociclette.

I trend 2019 per il lavoro, fra automazione e ruolo umano

L’inarrestabile progresso tecnologico garantirà alle aziende sempre più strumenti da impiegare nelle strategie di sviluppo. Ma per massimizzare i vantaggi delle nuove tecnologie sarà fondamentale che manager e responsabili Hr comprendano e anticipino l’impatto di queste su tutte le dinamiche aziendali: dal reparto Hr stesso al marketing e il finance. Nessun settore sarà immune al progresso tecnologico e alla digitalizzazione.

Robot, automazione e intelligenza artificiale, quindi. Senza dimenticare però il ruolo dell’uomo, che resterà comunque centrale.

“L’automazione in ambito lavorativo – spiega Jacky Carter, Group Digital Engagement Director di Hays, società di recruitment specializzato – richiederà certamente un adeguamento nelle competenze professionali. Per questo, le imprese che vogliono fidelizzare i talenti migliori dovranno essere in grado di mettere a loro disposizione tempo, conoscenze e opportunità per intraprendere un percorso di apprendimento e di crescita”.

L’apprendimento continuo come skill fondamentale

Secondo l’analisi di Hays, fra i principali trend per il lavoro nel 2019 l’apprendimento continuo sarà la skill fondamentale per rimanere al passo con i tempi. Anche nell’utilizzo dei nuovi sistemi per comunicare. Sebbene l’email sia ancora considerata il principale strumento di comunicazione nel corso degli ultimi anni le interfacce vocali o di messaggistica istantanea sono entrate nell’uso quotidiano, anche al lavoro. Inoltre, è inevitabile che molti compiti, soprattutto quelli ripetitivi, nel prossimo futuro possano essere sostituiti dall’automazione e dai robot. Tuttavia, non bisogna temere il cambiamento: il ruolo dell’uomo resterà fondamentale per portare a termine le mansioni che richiedono necessariamente la sensibilità di un professionista.

Employee Experience come Brand Reputation

L’Employee Experience, ovvero l’intero percorso che una risorsa compie in azienda dal momento in cui si candida fino al termine del rapporto di lavoro, sta diventando un elemento chiave nella reputazione delle aziende. E la metodologia e la frequenza con cui i feedback dei professionisti vengono raccolti fa sempre più spesso affidamento all’intelligenza artificiale, che assicura un’elaborazione accurata e precisa dei dati, consentendo alle aziende di capire se l’Employee Experience vissuta dalle proprie risorse può diventare un plus per la reputazione aziendale.

Il cambiamento culturale è il primo passo verso l’innovazione

Ma è il cambiamento culturale il primo passo verso l’innovazione: il progresso tecnologico ha senso solo se rappresenta realmente un beneficio per il target a cui si rivolge. Affinché questo avvenga, le organizzazioni devono intraprendere come prima cosa un cambiamento culturale, che dovrebbe partire dai vertici aziendali per incoraggiare un ambiente votato alla collaborazione, all’apertura e alla flessibilità.

I responsabili delle risorse umane hanno un ruolo chiave nel guidare e facilitare la creazione di un clima aziendale che favorisca il cambiamento, e accolga positivamente i nuovi input tecnologici.

 

Regolamento europeo sulla privacy | Come possono adeguarsi le aziende?

Le recenti novità introdotte dal nuovo Regolamento Comunitario, il GDPR 2016/679, hanno di fatto apportato un totale rivoluzionamento nel modo i cui le aziende gestiscono i dati personali di clienti, fornitori e dipendenti. A proposito dei dati personali va evidenziata la definizione del Garante della Privacy: “I dati personali sono le informazioni che identificano o rendono identificabile, direttamente o indirettamente, una persona fisica e che possono fornire informazioni sulle sue caratteristiche, le sue abitudini, il suo stile di vita, le sue relazioni personali, il suo stato di salute, la sua situazione economica, ecc.”. Identificati quelli che sono i dati personali, ciascuna azienda è adesso tenuta a nominare una persona, che può essere fisica o giuridica, che avrà il compito di andare a determinare il proposito e i mezzi del trattamento dei suddetti dati. Le aziende hanno inoltre l’obbligo di informare dipendenti ,fornitori e clienti del fatto che i loro dati personali vengono trattati così come previsto dalle disposizioni di legge ed in maniera trasparente, raccogliendo anche il loro consenso laddove necessario.

Va inoltre necessariamente predisposto un apposito registro del trattamento dei dati, obbligatorio per tutte quelle aziende che contano più di 250 dipendenti, ed una eventuale Valutazione di Impatto. Adeguarsi a quanto previsto dal nuovo regolamento europeo è importante anche per evitare di andare incontro a delle sanzioni amministrative pecuniarie che possono raggiungere i 20.000.000 euro o il 4% del fatturato relativo all’esercizio precedente. Sono cifre importanti e anche per questo diventa più importante avere la certezza di aver adottato tutte le iniziative necessarie volte a soddisfare quanto previsto dalla legge. Da sottolineare come già il codice fiscale di un dipendente sia da annoverare tra i dati personali, per cui è facilmente intuibile come la necessità di adeguarsi interessi veramente la quali totalità delle aziende presenti sul territorio nazionale. È possibile usufruire di una consulenza privacy se si desidera comprendere al meglio come potersi adeguare nel pieno rispetto del nuovo regolamento europeo.

Gli italiani online: quanto tempo navigano e cosa visitano

Quanto tempo passiamo noi italiani online? 2,3 ore al giorno. Di questo tempo, gran parte si concentra su app e smartphone. Interessante notare che gli uomini preferiscono i contenuti di intrattenimento ai social, mentre le signore trascorrono sui social network sei ore in più al mese. Sono solo alcuni dei dati diffusi da Comscore, fonte di misurazione dell’audience multipiattaforma, che in una ricerca fotografa i cambiamenti nella fruizione di Internet da parte degli italiani negli ultimi 12 mesi e li confronta con quelli registrati negli altri Paesi digitalmente più evoluti.

Italia vs Europa: da noi Internet ha livelli di penetrazione più bassi

A ottobre 2018 erano 39,3 milioni gli italiani che accedono alla rete almeno una volta al mese. La penetrazione dell’utilizzo di Internet della sola popolazione maggiorenne, ricorda l’Agi, è pari al 70%; tale livello registra un aumento del +5% (ottobre 2018 su ottobre 2017) ma evidenzia un potenziale di crescita ancora rilevante se confrontato con quello dei Paesi digitalmente evoluti (Stati Uniti 86%; UK 84%; Francia 82%). Il differenziale è interamente riconducibile alle generazioni più adulte (un italiano su tre oltre i 35 anni non accede a Internet) mentre i giovani mostrano un livello di utilizzo costantemente superiore al 90% allineato a quello dei Paesi più avanzati.

L’avanzata del mobile

I device mobili continuano imperterriti la loro crescita: sono 31,5 milioni gli italiani che si connettono a Internet da dispositivi mobili e, di questi, sono ben 12,6 milioni (pari al 32% del totale) coloro che lo fanno esclusivamente attraverso uno smartphone o un tablet. I Paesi digitalmente più sviluppati continuano a mostrare tassi di accesso in modalità multi-piattaforma (ovvero sia tramite desktop che tramite mobile) più alti rispetto all’Italia dove tale valore si attesta al 48% a fronte, ad esempio, del 68% registrato in Germania e del 67% negli Stati Uniti.

Le donne adulte più connesse degli uomini

Gli italiani maggiorenni, sempre nel corso del 2018, hanno passato online una media di circa 72 ore a testa. Non mancano però differenze tra i segmenti demografici. I giovani nella fascia d’età 18-24 arrivano a 90 ore/mese, oltre i 35 anni il tempo speso si riduce a 67 ore mese. Le donne maggiorenni, inoltre, con 78 ore medie mese sono connesse più a lungo degli uomini maggiorenni (66 ore mese). Il 71% del tempo speso complessivo è trascorso su device mobili e di questo il 62% sulle App.

Il mercato delle App dominato dagli operatori stranieri

Il mercato delle App è guidato dagli operatori stranieri, che coprono interamente la classifica delle prime 15 App per numero di utilizzatori nel mese di ottobre.

Il boom dei contenuti di intrattenimento

I contenuti preferiti e con la più alta crescita in termini di tempo speso sono quelli dell’intrattenimento; 443 milioni di ore mese a settembre 2018 pari a 12 ore medie per utente in aumento del 29% rispetto all’anno precedente. Si tratta di valori simili a quelli ottenuti dai social network”.

Internet, allarme dipendenza: tra l’1,5% e l’8,2% degli utilizzatori assuefatti

Internet, da quando esiste, ha profondamente cambiato i nostri comportamenti e le nostre abitudini. Comunicare, informarsi, leggere, guardare, ricercare oggi passa tutto attraverso la rete e filtrato attraverso uno schermo. Anche per chi non è un nativo digitale, Internet è una compagna assidua di quasi tutti i momenti della giornata, tanto che diventa difficile immaginarsi un “prima”. Eppure, tutta questa connessione potrebbe essere nociva, e provocare effetti simili a quelli delle droghe. Lo affermano gli scienziati, che riscontrano una crescita di fenomeni di Internet-dipendenza. Insomma, si sta passando da problema a vera e propria patologia.

Assuefazione a livelli allarmanti

“I sondaggi condotti in Europa e negli Stati Uniti indicano che la percentuale di persone assuefatte a internet è a livelli allarmanti, tra l’1,5% e l’8,2%” degli utilizzatori: è quanto evidenzia il gruppo Pompidou, l’organo del Consiglio d’Europa specializzato nell’elaborazione di politiche anti-droga che rispettino i diritti umani. “Che si tratti di trascorrere ore a giocare, a scommettere, a utilizzare applicazioni o navigare, tutti i dati raccolti dalla comunità medica confermano che l’assuefazione a internet si è trasformata in un vero problema ed è una patologia” afferma Thomas Kattau, vice segretario esecutivo del gruppo Pompidou.

Tecniche subdole?

“Ma quello che sta anche emergendo è che dato che sono stati messi in moto tutta una serie di tecniche per tenere la gente online il più a lungo possibile, c’è chi per continuare a giocare, chattare, navigare per ore e ore assume anfetamine” evidenzia Kattau. “Si sta quindi creando un ponte tra due tipi di assuefazione che si rafforzano a vicenda, quella all’uso eccessivo delle tecnologie di comunicazione e all’uso di cocaina e altre droghe che hanno effetti simili” aggiunge.

Una malattia costosa da curare?

“Gli Stati sono in generale coscienti dell’esistenza del problema dell’assuefazione a internet, ma alcuni sono restii a riconoscere che sia una malattia a causa degli elevati costi che questo produrrebbe” osserva ancora il funzionario del Consiglio d’Europa. Ma questo non ha impedito ai Paesi che sono membri del gruppo Pompidou, tra cui l’Italia, di mettere la questione sul tavolo. Nei prossimi anni, riporta l’Ansa, l’organo del Consiglio d’Europa si concentrerà sui rimedi per arginare il problema. Tra le attività previste c’è la collaborazione con Google e altre società per esaminare come si possano impostare algoritmi che limitino il tempo passato online in particolare per quelle attività che sono spesso legate all’assunzione di droghe.

Privilege Apartments | Comfort e soluzioni

Spostarsi per motivi di lavoro, non significa necessariamente dover rinunciare alla comodità del poter lavorare efficacemente anche quando si è fuori sede. Privilege Apartments è infatti un hotel a Monza che ha messo in primo piano anche le necessità di chi viaggia per motivi di lavoro e ha bisogno di potersi dedicare tranquillamente al proprio lavoro senza per questo dover subire degli svantaggi. All’interno delle camere infatti, è presente una apposita scrivania che consente di lavorare con il proprio portatile con la stessa comodità che si ha all’interno del proprio ufficio, ed usufruire del Wi-fi gratuito presente in ogni camera.

Il concetto di hotel in cui poter soggiornare e basta è dunque oggi superato, e questa importante struttura ricettiva di Vimercate, in provincia di Monza, ha deciso di offrire il massimo della praticità e del comfort anche a tutti coloro che viaggiano per motivi di lavoro ed hanno bisogno di una struttura in grado di offrire anche gli strumenti e le soluzioni adatte per poter lavorare tranquillamente. A queste, si affiancano tutte quelle soluzioni che rendono più piacevole la propria permanenza in struttura quale ad esempio la tv satellitare a schermo piatto, l’impianto di condizionamento dell’aria, l’angolo cottura con utensili da cucina, il balcone ed il patio presenti in ogni camera, tra l’altro.

Le tipologie di camera a disposizione sono due, la Classic e la Executive, che presentano le stesse comodità con la differenza che la seconda è più grande e può ospitare un maggior numero di persone. A prescindere dalla camera che si andrà a scegliere, il livello di comfort e benessere sarà elevato per tutti gli ospiti, i quali hanno a disposizione anche un parco da 10 mila metri quadrati che avvolge l’intera struttura e consente di rilassarsi immersi nel verde. Per prenotazioni o per richiedere una quotazione personalizzata è possibile utilizzare l’apposito form presente sul sito.

Carburanti, arrivano le nuove sigle

Carburanti, si cambia. Addio alle vecchie abitudini: quando faremo rifornimento dal benzinaio dovremo fare amicizia con nuovi segnali, che saranno gli stessi in ben 28 paesi del Vecchio Continente. Per identificare gasolio, verde, gpl e metano in tutta Europa verranno infatti utilizzate nuove etichette e sigle contrassegnate da una forma geometrica contenente lettere e numeri conformi allo standard definito nella norma EN 16942. La direttiva è già valida e applicata, anche in Italia.

Cosa prevede la direttiva Europea in merito

L’Unione Europea ha incaricato il Comitato Europeo di Normazione (CEN) di sviluppare etichettature da ora in vigore in tutti i 28 Stati membri dell’Unione, nei Paesi dello Spazio Economico Europeo (Islanda, Lichtenstein, Norvegia), e ancora in Serbia, Macedonia, Svizzera e Turchia. Anche sui nuovi veicoli prodotti in UE e destinati al mercato britannico continueranno ad essere presenti le etichette, indipendentemente dalle decisioni di questo Paese sull’applicazione delle regole UE dopo la Brexit.

Come sono le nuove etichette

La benzina viene indicata con una sagoma circolare, per il gasolio l’etichetta è quadrata mentre per i carburanti gassosi è a forma di rombo. All’interno di tali forme compariranno lettere e numeri: la ‘B’ per il gasolio (più un eventuale numero che indica la percentuale di biocarburante) oppure ‘XTL’ per il gasolio sintetico; ‘H2’ per l’idrogeno; ‘CNG’ per il gas naturale compresso; ‘LPG’ per il Gpl; ‘LNG’ per il gas naturale liquefatto. Per quanto riguarda la benzina, è utilizzata la sigla ‘E’ affiancata da un numero che indicherà la percentuale di etanolo contenuta. Una serie di etichette simili è prevista anche per i veicoli elettrici o ibridi plug-in e relative stazioni di ricarica.

Dove trovare le sigle

La direttiva Ue richiede che le etichette vengano applicate su tutte le stazioni di rifornimento dell’UE (sia sul distributore di carburante sia sulla pistola della pompa per l’erogazione). Non solo: le sigle dovranno essere ben visibili anche sui veicoli immessi sul mercato per la prima volta o immatricolati da oggi. Le tipologie di veicoli interessati dalla norma sono praticamente tutti: ciclomotori, motocicli, tricicli e quadricicli; autovetture; veicoli commerciali leggeri e pesanti; autobus. Sui veicoli le etichette si troveranno in prossimità del tappo o dello sportello del serbatoio e sul manuale d’uso e manutenzione fornito insieme alla vettura. Sui modelli più recenti si possono trovare nel manuale elettronico incluso nel sistema di infotainment del veicolo. Insomma, ci toccherà studiare per imparare a familiarizzare con i nuovi codici esposti dal benzinaio

Smartwatch, è boom di vendite

Gli smartwatch, i cosiddetti “orologi intelligenti”, conquistano il cuore e il polso dei consumatori di tutto il mondo. Anche se nell’ultimo periodo ha tenuto banco il lancio dei nuovi iPhone, il mercato degli smartwatch sta registrando performance di tutto rispetto. Lo rivelano i dati raccolti dai ricercatori di i Strategy Analytics, che hanno analizzato i trend delle vendite. Per avere un’idea del peso di questa tipologia di prodotti hi-tech, orami compagni di una grandissima fetta di popolazione, l’ultima rilevazione annuncia che nel terzo trimestre le consegne globali hanno messo a segno un +67% su base annua, raggiungendo i 10 milioni di unità a fronte dei 6 milioni di dispositivi registrati nel pari periodo del 2017.

Apple sempre salda al primo posto del podio

In questo contesto, Apple si conferma leader del mercato, nonostante qualche contraccolpo a causa di competitor sempre più agguerriti. Tra luglio e settembre, riporta una nota dell’Ansa, la compagnia di Cupertino ha consegnato 4,5 milioni di Apple Watch, il 25% in più rispetto ai 3,6 milioni dell’anno precedente. La quota di mercato del colosso di Cupertino si è però ridotta dal 60 al 45%. “Apple sta affrontando una concorrenza crescente da parte di una Samsung e una Fitbit rivitalizzate”, spiegano gli analisti, secondo cui il nuovo Apple Watch Series 4 è stato “un’aggiunta assolutamente necessaria all’arsenale di Apple”.

Sempre più competitor all’attacco del mercato globale

Ovviamente, le altre casa produttrici non stanno certo a guardare e corrono l’attacco con smartwatch sempre più performanti. D’altronde, se le vendite sono passate da 6 a 10 milioni di esemplari una ragione c’è, ed è proprio la concorrenza ogni giorno più ampia. Fitbit, grazie allo smartwatch Versa, si piazza al secondo posto del mercato con 1,5 milioni di unità consegnate (era a zero un anno fa). Dopo aver velocemente conquistato il target nordamericano, la compagnia di San Francisco punta nel 2019 a fare breccia anche in Europa, Asia e America Latina. Samsung si piazza al terzo gradino del podio con 1,1 milioni di smartwatch rispetto alle 600mila unità del terzo trimestre 2017. Per la coreana “la nuova gamma Galaxy Watch sta vendendo abbastanza bene, grazie ai miglioramenti introdotti e al marketing aggressivo”, osservano gli esperti. Fuori dal podio c’è Garmin con 800mila unità vendute contro le 600mila di un anno fa. Adesso, anche Huawei è scesa in campo, presentando il proprio smartwach. La guerra a colpi di orologi intelligenti è decisamente aperta.

Parliamo di Amazon: è davvero il miglior shop online?

Inauguriamo il nostro nuovo blog parlando di un argomento che spesso viene discusso tra gli amanti (o dovremmo forse dire “appassionati compulsivi”?) dello shop online: perchè tutti comprano su Amazon? I motivi sono molteplici, ma tutti riconducibili ad un’unico aspetto: affidabilità. Quando andiamo ad eseguire quell’ultimo, fatidico “click” che ci porterà a spendere qualche quattrino, siamo sicuri di ciò che stiamo facendo, non abbiamo perplessità su cosa succederà “dopo”, non abbiamo timori: è un pò come entrare in un negozio ed uscire con il nostro bel prodotto in mano. Forse potrà rivelarsi un acquisto inutile o sbagliato, ma questo è un altro paio di maniche…

Fondamentalmente, Amazon non è nè più bello di altri siti, nè particolarmente più facile da utilizzare: è solo più completo. Recensioni, FAQ, descrizioni dei prodottim acquisti “one click”, gestione indirizzi di spedizione/fatturazione, wishlist multiple ecc… Tutto è accessibile con un solo click, quindi la profondità di navigazione è volutamente limitata. I filtri sono poveri, ma i prodotti correlati ed i suggerimenti proposti come abbinamento all’acquisto sono molto ben fatti e rappresentano sicuramente un ottimo incentivo. E’ chiaro che però, come spesso capita, i veri elementi vincenti sono prezzo e servizio post vendita.

Prezzo: spesso, ma non sempre, il più basso che puoi trovare in rete. La possibilità di acquistare da più venditori consente il confronto sulla stessa piattaforma, amplificando il senso di risparmio

Spedizione: fiore all’occhiello di Amazon, velocissima, precisa e raramente a pagamento (vedi Amazon Prime)

Assistenza: top. Servizio clienti telefonico senza 199 o altri costi, reso gratuito con ritiro a domicilio spesso gratuito, cambi merce immediati… E’ chiaro che una volta che hai saggiato il servizio offerto dal sito difficilmente cambi

Cosa vogliamo dire? Semplicemente che Amazon non ha un sito tecnicamente straordinario, ma è come entrare in un negozio con un commesso serio e competente, pieno di altre persone, con una varietà di prodotti invidiabile e prezzi competitivi… Quindi a tutti coloro che pensano che vendere online sia facile diciamo: strutturati per offrire una buona esperienza di acquisto, crea un servizio clienti con i fiocchi, accordati meglio che puoi con gli spedizionieri e con i fornitori, rinunciando a parte del margine e ad offrire migliaia di prodotti se poi non riesci ad essere competitivo. In poche parole: investi prima sulla tua value proposition, e solo dopo concentrati sulle attività di web marketing e sulla comunicazione.

Che altrimenti sarà totalmente inutile, e continuerai a chiederti perchè la gente continua a comprare su Amazon.

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