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Categoria: Servizi alla persona

Mutui, mai così convenienti

Il settore immobiliare è stato uno dei più colpiti dalla pandemia, ma con il ritorno graduale alla normalità il mercato è stato travolto da una ventata di ottimismo grazie al calo consistente dei tassi applicati ai mutui che hanno raggiunto i minimi storici. A dirlo è un recentissimo studio di Facile.it e Mutui.it che ha addirittura esplorato l’andamento dei tassi anche negli altri Paesi europei e in alcuni Stati del mondo, scoprendo che da noi i tassi ora sono bassi, anzi bassissimi. Per chi ha in programma di acquistare casa, il momento è perfetto per chiedere un mutuo a condizione estremamente vantaggiose.

In Italia i mutui più convenienti d’Europa

L’analisi, effettuata sui valori registrati ad agosto, ha considerato un immobile dal valore di 180.000 euro, una richiesta di finanziamento di 120.000 euro ed un piano di restituzione pari a 20 anni. In Italia, nel periodo di riferimento, questo tipo di finanziamento era indicizzato con taeg tra 0,88% e 0,98% se fisso e fra 0,67% e 0,77% se variabile. Senza dubbio il migliore fra le 14 nazioni dell’indagine.
Guardando unicamente al tasso fisso e al taeg, in Europa si avvicina ai valori italiani solo la Germania, dove il mutuo viene indicizzato a partire dall’1,18%. Fanno peggio, invece, alcuni Stati europei che, tradizionalmente, avevano tassi di interesse più simili a quelli del nostro Paese: è il caso della Spagna, dove il finanziamento è indicizzato dall’1,64%, e del Portogallo (a partire dall’1,91%).
Sempre restando entro i confini del Vecchio Continente, dall’analisi è emerso come le indicizzazioni del tasso fisso, considerando ancora una volta il taeg, partano dal 2,30% in Norvegia e dal 2,40% nel Regno Unito. Sebbene per queste due nazioni sia stato possibile rilevare solo il tan e non il taeg, è evidente come anche in Albania e in Grecia i mutuatari si trovino a pagare tassi notevolmente maggiori e pari, rispettivamente, al 3,00% e al 3,20%. Anche rispetto al tasso variabile (considerando il taeg), in Europa, tra i Paesi analizzati, nessuno fa meglio dell’Italia e le offerte rilevate partono dall’1,53% della Spagna fino all’1,95% del Portogallo.

I più cari in Russia e Brasile

E nel resto del mondo? L’analisi – che ha tenuto in considerazione il tan e non il taeg – rivela che per i tassi fissi, gli indici partono dall’1,44% in Canada, dall’1,89% in Australia, dal 2,13% in Giappone e dal 2,25% negli Stati Uniti. Guardando ai tassi variabili, invece, il Canada è l’unico Stato che, con un tan dello 0,98%, si avvicina a quello del nostro Paese; continuando l’analisi extra-europea i valori rilevati partono dall’1,41% in Giappone, dall’1,83% negli Stati Uniti, fino all’1,85% dell’Australia. Situazione molto diversa invece in Russia o in Brasile; nonostante il calo registrato nel corso dell’ultimo anno, i tassi fissi rilevati, se paragonati a quelli italiani, risultano davvero proibitivi; si parte rispettivamente dal 4,95% e dal 6,70%. 

Lavoro, come è cambiato l’approccio dopo il Covid-19?

Che la pandemia di Covid-19 sia destinata a lasciare tracce profonde nelle nostre abitudini, dopo averle rivoluzionate nel giro di poche settimane, è sotto gli occhi di tutti. Tra queste, rientra anche l’approccio al lavoro, cambiato moltissimo dopo l’introduzione massiccia dello smart working. Ma, al di là delle sensazioni personali, qual è la situazione attuale dei lavoratori e quali le prospettive future? Queste tematiche sono state indagate dal nuovo sondaggio Ipsos, condotto in collaborazione con il World Economic Forum in 29 Paesi del mondo.

Si lavora di più da remoto

Rispetto al periodo pre Covid-19, ci sono stati dei cambiamenti nel mondo del lavoro condivisi globalmente. Il sondaggio evidenzia che in media, a livello internazionale, il 23% degli intervistati dichiara di lavorare da casa in misura maggiore rispetto a prima della pandemia. Percentuale leggermente più bassa in Italia, in cui il 18% dei lavoratori dichiara di lavorare più da casa, il 73% non ha notato nessun cambiamento e il 9% continua a lavorare meno da casa rispetto al periodo precedente alla pandemia. Prima che la pandemia scoppiasse, il 53% degli intervistati a livello internazionale ha dichiarato di aver sempre lavorato in ufficio lontano da casa; percentuale che si attualmente si è ridotta al 39%. In Italia, prima dello scoppio del Covid-19, il 56% dei lavoratori ha dichiarato di aver sempre lavorato in ufficio lontano da casa, il 15% ha sempre operato lontano da casa ma non in ufficio, il 14% ha sempre svolto le proprie mansioni da casa; infine, il restante 14% ha sempre lavorato da casa e qualche volta lontano dalla propria abitazione. E ora come stanno lavorando gli italiani? Il 48% è ritornato in ufficio, il 16% lavora lontano da casa ma non in ufficio, il 21% svolge i suoi compiti da casa, mentre il 15% lavora qualche volta a casa e qualche volta lontano da casa.

Quando si tornerà a lavorare in sede? 

Tra coloro che riferiscono di usufruire dello smart-working almeno qualche volta, il 76% a livello internazionale afferma di farlo a causa del Covid-19. Anche in Italia, il 26% dei lavoratori ha espresso di aver sempre lavorato da casa come ora, mentre, il 74% ha incominciato a svolgere le diverse mansioni da casa come conseguenza del Covid-19. Ma quali sono le percentuali di chi si aspetta di ritornare a svolgere la propria occupazione in sede? Il 31% dei lavoratori italiani ha dichiarato che reputa che tornerà alla normalità – e all’ufficio – in meno di 6 mesi, il 21% dai 6 mesi a 1 anno, il 9% tra oltre un anno, il 21% non pensa ritornerà alle solite modalità di lavoro e il 18% non ha un’opinione in merito.

Video on Demand, sempre più amati dagli italiani

Non sorprende che negli ultimi due ani, anche a causa della pandemia che ci ha costretto per lungo tempo a casa, siano aumentate tutte le possibilità di intrattenimento legate all’online. In particolare, hanno registrato un vero e proprio balzo in avanti i video on demand (Vod), la cui fruizione è aumentata significativamente anche nei primi mesi del 2021. Lo rivela una rilevazione costante di GFK Sinottica, che da marzo 2020 ha analizzato l’andamento di questa tipologia di servizio.  La permanenza forzata in casa durante il lockdown ha infatti favorito la conoscenza e l’utilizzo delle piattaforme Over-The-Top (OTT) e dei loro contenuti on demand. Nel giro di poche settimane, si è passati da una Reach media giornaliera del 16% sul totale della popolazione con più di 14 anni ad una del 26% ad aprile 2020. La percentuale di fruitori di contenuti Video on Demand nel giorno medio è scesa durante l’estate 2020 – anche per motivi legati alla stagionalità – per poi registrare un nuovo picco nell’ultimo trimestre del 2020. A gennaio 2021 la percentuale di italiani esposti al Vod corrispondeva nuovamente a circa un quarto della popolazione con più di 14 anni e si è mantenuta su questi livelli fino a marzo 2021. Si può dire quindi che si tratta di una tendenza destinata a durare nel tempo, al di là del contesto inedito del primo lockdown.

Cresce anche il tempo dedicato ai video

E’ interessante anche scoprire come sono cambiate le abitudini, o meglio i tempi, di fruizione da parte degli italiani. Nella giornata media si è passati dai circa 100 minuti al giorno dedicati nella fase pre-pandemica alle 2 ore circa registrate nel primo trimestre 2021.

Aumenta l’esposizione cross-mediale: Vod più Tv

“Nel corso del 2020, le limitazioni alla mobilità legate al lockdown hanno favorito la crescita del tempo di esposizione a tutti i Media accessibili da casa. Oltre al VOD, anche il Digital in generale e la TV lineare hanno registrato una forte crescita del tempo dedicato nella giornata media. Considerando tutti i mezzi a disposizione degli italiani all’interno delle mura domestiche, il tempo di esposizione è cresciuto di 50 minuti rispetto a quanto osservato nel 2019” riporta l’analisi. Emerge quindi un incremento della Total Audience, ovvero coloro che utilizzano entrambi i mezzi nel corso della giornata. Niente concorrenza quindi, piuttosto una complementarietà fra i due media, scelti l’uno o l’altro a seconda delle esigenze e dei momenti della giornata.

Bonus TV 2021: come richiedere lo sconto sui nuovi apparecchi televisivi

A partire da settembre 2021 molti televisori non saranno più in grado di ricevere il nuovo segnale televisivo. Cambia infatti lo standard delle trasmissioni tv e solo gli apparecchi compatibili continueranno a funzionare. Entro il 30 giugno 2022 l’Italia passerà infatti alla nuova tecnologia ricettiva DVB-T2/HEVC. Per “favorire il rinnovo o la sostituzione del parco degli apparecchi non idonei alla ricezione dei programmi con le nuove tecnologie”, il Ministero dello Sviluppo economico ha stanziato complessivamente 150 milioni per il bonus tv, che sarà disponibile fino al 31 dicembre 2022, o fino all’esaurimento delle risorse stanziate. Ma cos’è il bonus tv 2021? Chi può richiederlo? E a quanto ammonta il contributo? E ancora, tutti i tipi di televisori rientrano nella lista del bonus?

Un’agevolazione fino a 50 euro per l’acquisto di televisori e decoder

Il bonus tv 2021 è un’agevolazione fino a 50 euro per l’acquisto di televisori e decoder idonei alla ricezione di programmi televisivi con i nuovi standard trasmissivi, nonché per l’acquisto di decoder per la ricezione satellitare. Si può usufruire di un solo bonus fino a 50 euro per nucleo familiare e per l’acquisto di un solo apparecchio. Nella sua formulazione iniziale, il bonus tv è disponibile per le famiglie con ISEE fino a 20mila euro. Per quanto riguarda invece le modalità di accesso all’incentivo, verrà erogato sotto forma di sconto praticato dal venditore sul prezzo del prodotto acquistato.

Per ottenere lo sconto è necessario presentare al venditore la richiesta

Non tutti i però negozi aderiscono all’iniziativa: l’adesione dei rivenditori è infatti volontaria. Per usufruire del bonus, quindi, bisogna recarsi presso un punto vendita e verificare che abbia aderito all’iniziativa. Per ottenere lo sconto, i cittadini dovranno presentare al venditore un modulo di richiesta per acquistare una tv o un decoder beneficiando del bonus. A tal fine dovranno dichiarare di essere residenti in Italia e di appartenere a un nucleo familiare di fascia ISEE che non superi i 20.000 euro, e che altri componenti dello stesso nucleo non abbiano già fruito del bonus. Per verificare che una tv o un decoder rientrino tra i prodotti per i quali è possibile usufruire del bonus è a disposizione dei cittadini il sito del Ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato la lista dei “prodotti idonei”.

Cos’è il passaggio al DVB-T2 e al protocollo HEVC?

Dal punto di vista tecnico i cambiamenti vanno dal passaggio dalla codifica MPEG2 all’MPEG4, dal cambio di frequenze di molti canali fino al passaggio finale al DVB-T2 e al protocollo HEVC.

Le tappe di questi passaggi prevedono che dal 1° settembre 2021 venga abbandonata la codifica MPEG2 per la MPEG4, mentre da settembre 2021 a giugno 2022 avverrà la risintonizzazione secondo il calendario dato.

A giugno 2022 avverrà poi il passaggio al DVB-T2, e contestualmente al HEVC, riferisce Altroconsumo.

La pandemia pesa sull’industria italiana della cosmetica. Ma non per tutti i prodotti

Uno dei settori più penalizzati dall’emergenza sanitaria è quello della cosmetica. L’effetto della pandemia sull’industria della cosmetica nel 2020 ha fatto registrare complessivamente un crollo di fatturato ed esportazioni. Nonostante il crollo sia avvenuto in modo meno critico di quanto inizialmente ipotizzato, il fatturato globale del settore ha toccato 10 miliardi e mezzo, quasi il 13% in meno rispetto al 2019. Per quanto riguarda i valori del mercato interno, sono scesi di circa il 10% rispetto all’anno precedente, mentre le esportazioni hanno segnato un -16,7%. Si tratta di alcuni risultai emersi dall’indagine dal titolo I numeri della cosmetica, elaborata da Cosmetica Italia, l’associazione nazionale delle imprese cosmetiche.

Il settore non è paralizzato ed è boom per l’e-commerce

Nonostante i dati negativi, il settore però non è paralizzato. Se da una parte sono calati i segmenti profumeria alcolica e make-up, sono invece aumentati i consumi di prodotti per l’igiene personale. E come per altri settori, anche per la cosmetica è stato un vero proprio boom per l’e-commerce. Se il settore ha retto meglio di altri in parte si deve infatti alle vendite online. Mentre tutti i canali distributivi tradizionali hanno subito contrazioni l’e-commerce ha registrato un +42% rispetto al 2019.

In controtendenza i prodotti per igiene e cura dei capelli

Quanto ai consumi nel dettaglio, in controtendenza con l’andamento negativo ci sono le famiglie di prodotto che stanno caratterizzando l’attraversamento della crisi Covid-19, ovvero, quelli legati all’igiene del corpo, che hanno aumentato le vendite del +6,3%), oltre a quelli per la cura dei capelli (+3,9%) e i prodotti per l’igiene orale (+1,4%). Gli andamenti più significativi in termini di crescita emergono tra i saponi liquidi (+35%), i coloranti e le spume coloranti per i capelli (+30,4%), e i prodotti depilatori (+5,3%). I cali maggiori invece, riporta Ansa, si sono registrati nella profumeria alcolica (-21,5%) e nelle diverse tipologie di make-up.

La mascherina fa crollare fard e rossetti

L’obbligo di indossare la mascherina ha poi buttato giù i consumi di correttori per le guance, i fard e le terre, che hanno registrato un calo del -28,7%, mentre i fondotinta e le creme colorate sono scese del -29%), e i rossetti e i lucidalabbra, sono calati del -35,8%.

“Sul 2021 c’è ancora incertezza dovuta alla pandemia – evidenzia Gian Andrea Positano, responsabile Centro Studi di Cosmetica Italia -. In uno scenario ottimistico, si ipotizza una crescita di quasi nove punti percentuali, mentre lo scenario più pessimistico evidenzia una crescita di poco superiore ai cinque punti percentuali”.   

Crescono a 46,5 milioni i consumatori multicanale, +6% rispetto al 2019

Gli italiani usano Internet sempre di più per comprare e trovare informazioni su prodotti e servizi: nell’ultimo anno 30 milioni di utenti hanno effettuato almeno un acquisto online. Cresce quindi la diffusione di percorsi di acquisto ibridi basati sull’alternanza di strumenti online e offline, e più di un italiano su quattro (28%) è un consumatore multicanale evoluto, che passa con disinvoltura dai canali offline a quelli online, e usa Internet in tutte le fasi del processo d’acquisto. Di fatto, secondo la ricerca dell’Osservatorio Multicanalità, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Nielsen, nel 2020 sono 46,5 milioni i consumatori multicanale italiani, 2,6 milioni in più rispetto all’anno precedente.

Dai Digital Rooted ai Digital Unplugged 

I più “evoluti” fra i consumatori multicanale sono i Digital Rooted (l’11% del totale), più sensibili ai consigli degli influencer e sopra la media per dotazione tecnologica e familiarità con lo shopping online. A questi seguono i Digital Engaged (17%), che utilizzano la rete, ma mantengono un legame con il punto vendita, e i Digital Bouncers (22%) per i quali il digitale è importante nelle fasi pre e post acquisto, ma preferiscono comprare ancora in negozio. Gli utenti meno digitali, ma più numerosi, sono i Digital Rookies (38%), che usano il digitale con un po’ di diffidenza. Oltre un consumatore su dieci però è un Digital Unplugged (12%), legato ancora esclusivamente allo shopping nel punto vendita.

Il settore con gli utenti più digitali è quello dei viaggi

Il comportamento multicanale dei consumatori cambia anche a seconda della categoria merceologica. Il settore con gli utenti più digitali è quello dei viaggi, nel quale il 75% si informa prevalentemente online prima di acquistare, e il 65% compra solo online o alternando la modalità offline a quella in rete. Ai viaggi seguono l’elettronica e l’informatica (rispettivamente 69% e 58%) e le assicurazioni (44% e 35%). Nei settori largo consumo, farmaci/integratori, beauty e abbigliamento, invece, il ruolo del punto vendita resta centrale sia nella fase di ricerca delle informazioni sia di acquisto.

Offrire un’esperienza omnicanale integrata   “Stiamo assistendo a un progressivo esaurirsi della dicotomia tra l’acquisto fisico e quello digitale. Le barriere all’omnicanalità si stavano assottigliando da tempo, e l’emergenza Covid ha accelerato questo processo di ibridazione – commenta Stefano Cini, Consumer Intelligence Leader di Nielsen Connect -. È interessante notare come ciascun individuo sia caratterizzato da un approccio multicanale eterogeneo a seconda della categoria merceologica. La diffusione di pratiche digitali end-to-end nei settori viaggi o elettrodomestici, ad esempio, potrebbe di fatto generare un effetto contaminante (spill-over) sulle aspettative e le abitudini di acquisto delle stessa persona in altre categorie a minor intensità digitale”. In questo contesto la principale sfida per le imprese è perciò quella di veicolare strategie e iniziative per semplificare il processo d’acquisto e offrire un’esperienza omnicanale integrata

Italia unita nell’emergenza tra preoccupazione e senso civico

Gli italiani sono costretti a casa, affaccendati tra lezioni scolastiche a distanza, fitness online, pulizie di primavera e manicaretti, ma si ritrovano uniti sul web, in chat e nei flashmob al balcone, quando non sono impegnati a consultare siti d’informazione e portali del Governo. Una ricerca condotta da Nielsen Global Connect sull’impatto dell’emergenza Covid-19 fa il punto sul sentiment degli italiani, e scopre che sì, siamo preoccupati, ma anche disposti a fare sacrifici. Con l’88% degli italiani che ipotizza un orizzonte temporale superiore ai 2 mesi per il rientro alla “normalità” su scala globale.

Il 58% ritiene corretti i provvedimenti governativi

Secondo la survey le misure restrittive del Dpcm dell’8 marzo trovano un atteggiamento di adesione ai provvedimenti adottati, e se il 58% della popolazione ritiene i provvedimenti governativi corretti solo il 5% li ritiene esagerati. Il 73% giudica inoltre blandi quelli finora intrapresi dagli altri Paesi, riporta Ansa. La quasi totalità degli italiani (98%) si informa almeno una volta al giorno sulla situazione sanitaria, un dato in linea con quanto rilevato nelle ultime tre settimane, mentre cresce chi si informa attivamente più di una volta al giorno (+18% rispetto alla settimana precedente). Al contempo, se appena due settimane fa solo il 17% si dichiarava preoccupato e una settimana fa lo era il 25%, adesso lo è il 58%.

Il Sud e la Campania le aree con il maggior numero di preoccupati

Le apprensioni crescono soprattutto al Nord Ovest (57%, +37%) ora in linea con la media nazionale, mentre il Sud (64%), e in particolare, la Campania (66%), si confermano le aree con maggior numero di italiani preoccupati.

Per quanto riguarda le fonti informative, i notiziari/programmi TV restano il principale veicolo di informazione sul Coronavirus (80%) e cresce la consultazione dei siti istituzionali (48%, +13% rispetto a due settimane fa), segno che gli italiani stanno dando fiducia alle Istituzioni.

“Dalle nostre rilevazioni emerge un popolo con senso civico e capacità di sacrificio, sia in termini di vita sociale sia in termini di adozione di precauzioni ulteriori quando si deve uscire per cause di forza maggiore”, dichiara Stefano Cini, Marketing Analytics Director di Nielsen Global Connect in Italia.

Le contromisure più adottate per evitare il contagio

La quarantena ufficiale determina in maniera significativa l’adozione di tutte le principali contromisure per evitare il contagio. Al primo posto delle misure resta sempre lavarsi le mani frequentemente (90%), ma gran parte degli italiani dimostra anche di aver recepito le misure di limitazione della socialità e chi deve spostarsi evita l’uso di mezzi pubblici (+31%). Continua a crescere anche l’adozione di misure di “protezione” di sé e degli altri, come l’utilizzo di disinfettanti (65%) e coprirsi la bocca con fazzoletti dopo tosse/starnuti (65%). Seppure in crescita, l’utilizzo di mascherine è ancora limitato a meno di 1 italiano su 4 (24%, +19%).

In Italia le vittime di stalkerware aumentano del 93%

I programmi noti come stalkerware offrono la possibilità di introdursi nella vita privata di una persona. A differenza delle applicazioni legittime di parental control, questi programmi vengono eseguiti in background senza che la vittima lo sappia o possa dare il consenso. Utilizzando questi programmi è quindi possibile accedere ai messaggi, alle fotografie, ai social media, alla geolocalizzazione e alle registrazioni audio o video della vittima, in alcuni casi in tempo reale. Nei primi otto mesi del 2019 il numero di utenti che, almeno una volta, è stato vittima di stalkerware ha superato il numero di 37 mila, di cui 1.031 solo in Italia. Secondo il report The State of Stalkerware in 2019 di Kaspersky rRispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è stato registrato un aumento del 35% a livello globale e del 93% in Italia.

Italia al 6° posto tra i Paesi più colpiti 

Nei primi otto mesi del 2019 i dispositivi di 37.532 utenti unici sono stati oggetto di almeno un tentativo di intrusione con stalkerware. In Italia il numero degli utenti unici oggetto della stessa minaccia ammonta a 1.031, aggiudicandosi il 6° posto tra i Paesi più colpiti dopo Russia, India, Brasile, Stati Uniti e Germania. Anche se questi numeri risultano inferiori a quelli rilevati per altri tipi di malware (questi dati equivalgono solo al 9% degli utenti attaccati da minacce finanziarie rilevate nel primo semestre del 2019), a differenza della maggior parte delle minacce rivolte agli utenti, lo stalkerware è tipicamente utilizzato per colpire in modo specifico le vittime. E gli stalkerware spesso necessitano di essere installati manualmente sul telefono della vittima, riporta Adnkronos.

Nel 2019, 380 nuove ulteriori varianti

Inoltre, sul mercato sono stati rilevati ulteriori varianti di stalkerware. Se nei primi otto mesi del 2018 le tecnologie di rilevamento di Kaspersky hanno individuato 290 varianti potenzialmente pericolose nel 2019 questo numero è cresciuto di quasi un terzo, fino a raggiungere le 380 unità. Inoltre, è stato registrato un notevole incremento nel numero di eventi in cui i prodotti Kaspersky hanno rilevato questo tipo di software sui dispositivi degli utenti. Numero che nel 2019 è aumentato del 373%, raggiungendo quota 518.223.

Un ottimo strumento per molestare, monitorare e perseguitare

“Progettato per funzionare in modalità invisibile, senza alcuna notifica permanente sul dispositivo dell’utente, questo software offre ai malintenzionati e agli stalker un ottimo strumento per molestare, monitorare e perseguitare. Questo tipo di abuso può essere spaventoso e traumatizzante e comporta notevoli rischi per la sicurezza – dichiara Erica Olsen, Director of the Safety Net Project del National Network to End Domestic Violence -. È quindi fondamentale affrontare questo tema e accrescere la consapevolezza rispetto all’esistenza di queste app e al loro utilizzo come strumento di stalking”, .

Privilege Apartments | Comfort e soluzioni

Spostarsi per motivi di lavoro, non significa necessariamente dover rinunciare alla comodità del poter lavorare efficacemente anche quando si è fuori sede. Privilege Apartments è infatti un hotel a Monza che ha messo in primo piano anche le necessità di chi viaggia per motivi di lavoro e ha bisogno di potersi dedicare tranquillamente al proprio lavoro senza per questo dover subire degli svantaggi. All’interno delle camere infatti, è presente una apposita scrivania che consente di lavorare con il proprio portatile con la stessa comodità che si ha all’interno del proprio ufficio, ed usufruire del Wi-fi gratuito presente in ogni camera.

Il concetto di hotel in cui poter soggiornare e basta è dunque oggi superato, e questa importante struttura ricettiva di Vimercate, in provincia di Monza, ha deciso di offrire il massimo della praticità e del comfort anche a tutti coloro che viaggiano per motivi di lavoro ed hanno bisogno di una struttura in grado di offrire anche gli strumenti e le soluzioni adatte per poter lavorare tranquillamente. A queste, si affiancano tutte quelle soluzioni che rendono più piacevole la propria permanenza in struttura quale ad esempio la tv satellitare a schermo piatto, l’impianto di condizionamento dell’aria, l’angolo cottura con utensili da cucina, il balcone ed il patio presenti in ogni camera, tra l’altro.

Le tipologie di camera a disposizione sono due, la Classic e la Executive, che presentano le stesse comodità con la differenza che la seconda è più grande e può ospitare un maggior numero di persone. A prescindere dalla camera che si andrà a scegliere, il livello di comfort e benessere sarà elevato per tutti gli ospiti, i quali hanno a disposizione anche un parco da 10 mila metri quadrati che avvolge l’intera struttura e consente di rilassarsi immersi nel verde. Per prenotazioni o per richiedere una quotazione personalizzata è possibile utilizzare l’apposito form presente sul sito.