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Info, statistiche e referenze

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Il 72% dei genitori gioca ai videogames con i figli

I videogames si giocano in famiglia. Il 72% dei genitori europei dichiara infatti di giocare ai videogiochi insieme ai propri figli, e lo fa in media 10 volte al mese. Forse perché quasi la metà di loro, il 49%, non crede siano al sicuro quando giocano online da soli. Ma non è l’unico motivo. Giocare con i propri figli ai videogames è un passatempo sempre più apprezzato, e di grande popolarità fra i genitori. A confermarlo è un’indagine di Microsoft, secondo la quale la condivisione di momenti videoludici è diventata un’attività molto più popolare rispetto ad altre considerate più tradizionali, come, ad esempio. andare al cinema, fare un giro al centro commerciale o giocare a nascondino. Solo le favole della buonanotte, le passeggiate e la visione di contenuti in tv li battono per frequenza.

Per il 73% degli intervistati il gaming rafforza l’intesa

Ma perché tanti genitori amano giocare ai videogames con i propri figli? Secondo la ricerca di Microsoft, che ha preso in esame un campione di 12 mila famiglie europee, tra cui 2.000 italiane, il 73% degli intervistati afferma che trascorrere del tempo giocando ai videogames rafforza l’intesa tra genitore e figlio, e il 72% crede che il gaming aiuti a cogliere alcuni aspetti della personalità dei propri bambini. E il 61% dei genitori concorda sul fatto che giocare con i propri bambini li aiuta a sentirsi più aggiornati sugli ultimi trend, riporta Ansa.

Meglio conoscere a quali giochi accedono online i bambini

L’indagine ha inoltre rivelato che i genitori si sentono più sicuri quando conoscono a quali giochi i loro figli accedono online, con l’81% che afferma di sapere esattamente a quali contenuti giocano. Tuttavia, nonostante la fiducia generale nei confronti del mondo videoludico, i genitori tendono a preoccuparsi delle persone con le quali i loro figli interagiscono online. Sebbene il 66% dei genitori italiani dichiari di sapere quali sono gli interlocutori dei propri figli, quasi la metà di loro, il 49%, non crede che i bambini siano al sicuro quando giocano online.

Creare un Family Group e avvalersi dei Family Setting

“Siamo davvero soddisfatti che i genitori in Europa conoscano così tanti aspetti dell’attività videoludica dei propri figli – commenta Cédric Mimouni, responsabile Xbox per l’Area Mediterranea e Iberica -. La mission di Microsoft è far sì che ciascuno realizzi il proprio potenziale e questo significa anche aiutare le famiglie a divertirsi giocando insieme.  Inoltre – prosegue Mimouni – vorremmo che i genitori si sentissero tranquilli anche quando ripongono il controller, sapendo che i loro figli accedono a contenuti appropriati anche quando giocano da soli. Per questa ragione – aggiunge ancora Mimouni – consigliamo caldamente di creare un Family Group e avvalersi dei Family Setting”.

LinkedIn espande il business di piccole imprese e liberi professionisti

LinkedIn digitalizza il concetto di passaparola e lancia Open for Business, per dare la possibilità a liberi professionisti e piccoli imprenditori di aggiungere i propri servizi al profilo LinkedIn. La nuova funzione è stata realizzata a partire da una ricerca del portale, da cui è emerso quanto il passaparola sia rilevante nell’acquisizione di nuovi clienti da parte delle piccole imprese. Per questo motivo, con Open for Business ora risulta molto più semplice eseguire ricerche, comunicare e fornire referenze per gli utenti. Dopo un lancio iniziale negli Usa nel corso dell’estate, la funzione è disponibile in 28 lingue, tra cui l’italiano.

Una nuova funzionalità di condivisione

La nuova opzione include una nuova funzionalità di condivisione, che fornisce agli iscritti un’immagine personalizzata da condividere con i propri contatti.

Grazie alla nuova funzione sarà possibile infatti elencare i servizi che vengono forniti direttamente sul proprio profilo LinkedIn, comunicare alla propria rete LinkedIn che si è Open for Business tramite una nuova funzione di condivisione sul social network, ed essere individuati nel motore di ricerca di LinkedIn tramite un filtro per i fornitori di servizi. Inoltre, sarà possibile ricevere da chiunque un messaggio privato in maniera gratuita.

Gli iscritti vengono incoraggiati a inviare un messaggio direttamente al fornitore di servizi

Open for Business permette agli iscritti alla ricerca di servizi specifici di cercare e filtrare i risultati su LinkedIn per determinare quali fornitori di servizi sono disponibili, e più adatti a soddisfare le proprie esigenze professionali.

Inoltre, consente di esplorare l’elenco completo dei servizi offerti e inviare un messaggio direttamente al fornitore di servizi, oltre a chiedere alla propria rete suggerimenti sui fornitori di servizi. Ad esempio, se il fornitore di servizi ha indicato che offre servizi di marketing e un iscritto cerca “marketing”, quest’ultimo sarà in grado di visualizzare il fornitore di servizi nei risultati di ricerca con informazioni sui servizi offerti. Gli iscritti vengono quindi incoraggiati a inviare un messaggio direttamente al fornitore di servizi per ottenere ulteriori informazioni.

Come accedere al servizio?

Per i titolari di piccole imprese o i liberi professionisti interessati ad attivare Open for Business, è sufficiente visitare la pagina del profilo dall’app mobile o da un computer desktop, dove verrà visualizzata una casella sotto la foto e il titolo del profilo che offre la possibilità di presentare i servizi offerti.  

Quindi, fare clic su Inizia e compilare il modulo per fornire i dettagli sui servizi forniti. È importante specificare le informazioni in maniera dettagliata, in modo che gli iscritti che visualizzano la sezione possano comprendere chiaramente i servizi offerti. Facendo clic su Continua le informazioni verranno automaticamente aggiunte al profilo, e verrà offerta la possibilità di condividerle con la propria rete attraverso un’immagine personalizzata.

Più boschi in Italia, e la legna da ardere è più ecocompatibile

Dal 2005 al 2015 i boschi in Italia sono aumentati del 5%, coprendo una superficie che si estende per 10,9 milioni di ettari, il 36,4% dell’intera superficie nazionale. Questo, soprattutto per l’abbandono delle campagne, ma anche perché nostro paese si abbattono pochi alberi, dal 18% al 37% rispetto alla ricrescita del bosco. Nel settore del riscaldamento, la legna copre il 21% dei consumi, e le nuove stufe a pellet o a legna emettono fino all’80% in meno di polveri sottili rispetto agli apparecchi più vecchi. Si tratta dei dati forniti da L’Italia che rinnova, la campagna promossa dall’associazione delle aziende del settore, l’Aiel, e da ong ambientaliste come Legambiente e Kyoto Club per divulgare l’utilizzo di fonti energetiche provenienti dal legno.

Si taglia meno di quanto ricresce

La gestione dei boschi in Italia è regolata per essere sostenibile. In pratica, quello che si taglia è sempre meno di quello che ricresce. Il legno, quindi, costituisce un’ottima fonte per il riscaldamento. Tanto che le biomasse legnose (legna da ardere, pellet, cioè segatura compressa, cippato, cioè scagliette di legno) costituiscono la prima fonte di energia rinnovabile in Italia, pari al 34%, seguita dall’idroelettrico (18%), le pompe di calore (12%), il fotovoltaico (9,5%) e l’eolico (6,7%). Nel settore del riscaldamento, quindi, la legna copre il 21% dei consumi, contro il 51% del metano, il 20% dell’energia elettrica, il 4% del gasolio e il 4% del gpl.

Emissioni di CO2 pari a un decimo di quelle dal metano

Secondo Agriforenergy, riporta Ansa, le emissioni di CO2 da questa fonte sono un decimo di quelle dal metano. Ma la critica principale che fanno gli ambientalisti alle stufe a legna è che producono molte polveri sottili, le Pm10 e PM2.5, estremamente dannose per la salute. “Questo è vero per stufe e camini vecchi, che purtroppo in Italia sono 4 milioni – spiega il coordinatore di Aiel, Marino Berton -. Gli apparecchi a legna e pellet di nuova generazione emettono fino all’80% in meno di polveri sottili rispetto ai vecchi impianti. E l’Italia è all’avanguardia nel mondo: il 70% delle stufe a pellet in Europa sono prodotte da aziende italiane. I nostri prodotti hanno conquistato i mercati tedesco e nordeuropeo”.
Il legno è una fonte di energia rinnovabile, perché la CO2 che produce è compensata da quella che era stata assorbita dall’albero.

Le biomasse legnose costano la metà del metano e un terzo del gasolio

In Italia ci sono oltre 10 milioni di stufe e caldaie a legna, 3 milioni delle quali a pellet. I costi? Le biomasse legnose costano 45 euro a megawattora, la metà del metano (85 euro) e un terzo del gasolio (143 euro). “Il pellet che si compra in Italia – spiega Berton – è coperto dalla certificazione internazionale EnPlus, che garantisce che sia fatto esclusivamente di segatura di legno vergine, senza vernici e altre sostanze. E stiamo approntando una certificazione simile anche per la legna da ardere, inserendo anche la tracciabilità della provenienza, per valorizzare le produzioni dei territori”.

In Italia le vittime di stalkerware aumentano del 93%

I programmi noti come stalkerware offrono la possibilità di introdursi nella vita privata di una persona. A differenza delle applicazioni legittime di parental control, questi programmi vengono eseguiti in background senza che la vittima lo sappia o possa dare il consenso. Utilizzando questi programmi è quindi possibile accedere ai messaggi, alle fotografie, ai social media, alla geolocalizzazione e alle registrazioni audio o video della vittima, in alcuni casi in tempo reale. Nei primi otto mesi del 2019 il numero di utenti che, almeno una volta, è stato vittima di stalkerware ha superato il numero di 37 mila, di cui 1.031 solo in Italia. Secondo il report The State of Stalkerware in 2019 di Kaspersky rRispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è stato registrato un aumento del 35% a livello globale e del 93% in Italia.

Italia al 6° posto tra i Paesi più colpiti 

Nei primi otto mesi del 2019 i dispositivi di 37.532 utenti unici sono stati oggetto di almeno un tentativo di intrusione con stalkerware. In Italia il numero degli utenti unici oggetto della stessa minaccia ammonta a 1.031, aggiudicandosi il 6° posto tra i Paesi più colpiti dopo Russia, India, Brasile, Stati Uniti e Germania. Anche se questi numeri risultano inferiori a quelli rilevati per altri tipi di malware (questi dati equivalgono solo al 9% degli utenti attaccati da minacce finanziarie rilevate nel primo semestre del 2019), a differenza della maggior parte delle minacce rivolte agli utenti, lo stalkerware è tipicamente utilizzato per colpire in modo specifico le vittime. E gli stalkerware spesso necessitano di essere installati manualmente sul telefono della vittima, riporta Adnkronos.

Nel 2019, 380 nuove ulteriori varianti

Inoltre, sul mercato sono stati rilevati ulteriori varianti di stalkerware. Se nei primi otto mesi del 2018 le tecnologie di rilevamento di Kaspersky hanno individuato 290 varianti potenzialmente pericolose nel 2019 questo numero è cresciuto di quasi un terzo, fino a raggiungere le 380 unità. Inoltre, è stato registrato un notevole incremento nel numero di eventi in cui i prodotti Kaspersky hanno rilevato questo tipo di software sui dispositivi degli utenti. Numero che nel 2019 è aumentato del 373%, raggiungendo quota 518.223.

Un ottimo strumento per molestare, monitorare e perseguitare

“Progettato per funzionare in modalità invisibile, senza alcuna notifica permanente sul dispositivo dell’utente, questo software offre ai malintenzionati e agli stalker un ottimo strumento per molestare, monitorare e perseguitare. Questo tipo di abuso può essere spaventoso e traumatizzante e comporta notevoli rischi per la sicurezza – dichiara Erica Olsen, Director of the Safety Net Project del National Network to End Domestic Violence -. È quindi fondamentale affrontare questo tema e accrescere la consapevolezza rispetto all’esistenza di queste app e al loro utilizzo come strumento di stalking”, .

A luglio 2019 vendite al dettaglio a -0,5% rispetto a giugno

Lo comunica l’Istat: a luglio 2019 la stima per le vendite al dettaglio è di una diminuzione congiunturale dello 0,5% in valore e dello 0,7% in volume. In flessione sia le vendite dei beni alimentari (-0,1% in valore e -0,5% in volume) sia quelle dei beni non alimentari (-0,7% in valore e in volume).

Nel trimestre maggio-luglio 2019, rispetto al trimestre precedente, le vendite al dettaglio aumentano invece dello 0,5% sia in valore sia in volume. E risultano in aumento sia le vendite dei beni alimentari (+0,7% in valore e +0,5% in volume) sia quelle dei prodotti non alimentari (+0,3% in valore e +0,4% in volume).

Su base annua le vendite sono aumentate per tutti i beni

Su base annua, continua l’Istat, le vendite al dettaglio registrano un aumento del 2,6% in valore e del 2,8% in volume. Sono in crescita sia le vendite dei beni alimentari (+3,2% in valore e +2,4% in volume), sia quelle dei beni non alimentari (+2,1% in valore e +3,1% in volume).

Per quanto riguarda le vendite dei beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali positive per tutti i gruppi di prodotti. Gli aumenti maggiori però riguardano le Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+6,4%), e le Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (+6,1%).

La contenuta flessione congiunturale di luglio segue l’incremento registrato a giugno

Rispetto a luglio 2018 il valore delle vendite al dettaglio sono aumentate del 3,3% per la grande distribuzione, e dello 0,9% per le imprese operanti su piccole superfici. In forte crescita poi il commercio elettronico (+23,2%).

“La contenuta flessione congiunturale di luglio – commenta l’Istat – segue il più ampio incremento registrato a giugno 2019. A luglio 2019, la crescita tendenziale del valore delle vendite al dettaglio è in accelerazione rispetto a quella registrata nel mese precedente e risulta diffusa a tutte le classi dimensionali d’impresa”.

Crescita più intensa per le imprese di maggiore dimensione

La crescita è più intensa per le imprese di maggiore dimensione (con almeno 50 addetti), che mostrano un incremento del 4,3%, mentre un aumento più contenuto caratterizza sia le imprese fino a 5 addetti (+0,9%), sia quelle da 6 a 49 addetti (+1%). Se si considera la dinamica tendenziale del valore delle vendite da inizio anno, riporta Askanews, la crescita interessa però solo le grandi imprese (+2,2%), che includono anche le principali piattaforme digitali. Mentre per le altre imprese si registrano flessioni di diversa intensità: -1,2% per le imprese fino a 5 addetti, e -0,1% per quelle da 6 a 49 addetti.

Il paesaggio italiano verrà salvato da Big Data e nuove tecnologie

A difesa dei nostri paesaggi da cemento e cambiamenti climatici vengono in aiuto i Big Data e le nuove tecnologie. Droni, satelliti e tecniche di analisi del Dna ambientale aiuteranno a ridisegnare il paesaggio italiano perchè consentono di monitorare il territorio in modo capillare, coinvolgendo in prima persona anche i cittadini attraverso la cosiddetta “citizen science”. Questa la soluzione che emerge dal congresso mondiale sulla sfide dell’antropocene, l’attuale era geologica segnata dall’azione dell’uomo, promosso dall’Associazione internazionale per l’ecologia del paesaggio, e organizzato dalla Società italiana di ecologia del paesaggio (Siep-Iale) all’Università di Milano-Bicocca.

La minaccia del riscaldamento globale

“L’Italia ha una ricchezza straordinaria di paesaggi, modellati da millenni di relazione tra uomo e ambiente: pensiamo per esempio al Chianti, al Salento o alle colline degli Appennini”, afferma Emilio Padoa-Schioppa, docente di Ecologia all’Università di Milano-Bicocca e vicepresidente della Siep-Iale.

Oggi sono in atto molte trasformazioni che minacciano questi splendidi mosaici di ecosistemi, primo fra tutti “il riscaldamento globale – continua l’esperto – che investirà prima il Sud per poi avanzare verso Nord, determinando la migrazione di specie e l’isolamento degli habitat sommitali di montagna, soprattutto sugli Appennini”.

“Raccogliere grandi quantità di dati con una precisione senza precedenti”

Un altro trend preoccupante riguarda “le pianure, dove stiamo perdendo suolo agricolo a favore di suolo urbanizzato con un ritmo insostenibile, e le zone montane e collinari, dove lo spopolamento sta portando alla ricrescita delle foreste che, per quanto positiva, può comportare la scomparsa di specie importanti”, aggiunge Emilio Padoa-Schioppa.

Davanti a questi problemi urgenti oggi vengono date “tante risposte, locali e non sempre coordinate”, sottolinea il docente. Quello che servirebbe, però, è un “investimento a livello nazionale sul monitoraggio di habitat, paesaggi e biodiversità, in collaborazione con le società scientifiche che se ne occupano”. Monitorare, secondo Padoa-Schioppa, vuol dire “raccogliere grandi quantità di dati con una precisione senza precedenti, così come ci consentono oggi le nuove tecnologie”.

Droni, satelliti e la citizen science insieme per la tutela degli ecosistemi

In particolare, l’esperto fa riferimento alle tecniche di sequenziamento del Dna ambientale, che partendo da un piccolo campione di suolo o acqua permettono di ricostruire il Dna delle specie viventi presenti in quell’habitat specifico, riporta Ansa. “Pensiamo anche ai droni – sottolinea l’esperto – che con videocamere e sensori possono raccogliere informazioni in luoghi altrimenti inaccessibili. O ancora ai satelliti, che dallo spazio possono dirci cosa accade al suolo con un flusso continuamente aggiornato di dati”.

Anche i cittadini appassionati di scienza potrebbero partecipare attivamente, sia alla raccolta dei dati sia alla loro elaborazione. La citizen science, aiuterebbe infatti a diffondere una nuova consapevolezza nella società.

Cucina open o separata? Dipende dallo stile di vita

Belle, bellissime, da copertina. No, non si tratta di top model, ma di cucine. Già, perché negli ultimi anni – con una decisa accelerazione nell’ultimo decennio – la cucina da ambiente di servizio è diventato a tutti gli effetti uno spazio da mostrare, in cui addirittura ricevere gli amici per cena. Insomma, il set perfetto dove vivere la vita all’interno della propria casa. Naturalmente, questa piccola “rivoluzione” ha portato con sé anche tutta una serie di questioni pratiche da risolvere. Innanzitutto, una cucina esteticamente piacevole è anche un cucina ordinata: per cui nei loft così come negli open space la cucina dovrà essere attrezzata con mobili e armadietti capaci di contenere tutto quello che non si deve vedere (o non si vuole mostrare). Ancora, essendo un ambiente polifunzionale, i piani di lavoro dovranno essere facilissimi da pulire (e da mantenere tali), esattamente come i rivestimenti dei mobili. E poi, aspetto più importante, se la si vuole “sfoggiare” la cucina dovrà essere il pezzo forte della casa: quindi, sì a qualche soluzione ardita di design, purché consigliata da arredatori esperti come gli addetti di Pedrazzini Arreda, rivenditore ufficiale Veneta Cucine Milano.

Per molti, ma non per tutti

La scelta di optare per una cucina a vista, per quanto di moda, richiede un pizzico di consapevolezza. Anche se le moderne cucine di oggi sono in grado di rispondere ai possibili problemi che emergevano nel passato (in primis lo spazio per tenere tutto in ordine), ci sono però degli aspetti da considerare. Innanzitutto, oltre al rischio che piatti e stoviglie rimangano a vista mentre si cucina, c’è la questione degli odori delle preparazioni e dei cibi. Mentre in una cucina tradizionale il problema è presto risolto aprendo la finestra e chiudendo la porta, in una cucina a vista non è possibile. Però la soluzione è a portata di mano: basta optare per una cappa efficace e di nuova generazione, capace di cancellare in pochi istanti i profumi del menù sui fornelli. Adesso le cappe sono dei veri e propri pezzi d’arredo, dal design studiatissimo e dalle prestazioni eccezionali. Silenziose, anche a scomparsa o a isola, riescono a mantenere l’aria pulita pure in ambienti molto  grandi.

Il bello di non alzare muri

D’altro canto a questi piccoli disagi – peraltro facilmente risolvibili – corrispondono molti più vantaggi. Una cucina aperta sulla zona living, infatti, regalerà alla casa un’inaspettata sensazione di spazio. L’assenza di muri e la creazione di un ambiente unico, ben identificato in zone, contribuiscono a dilatare i metri quadrati e a consentire maggiore libertà nelle scelte di arredo. Inoltre, spazi aperti fanno sì che si possa giocare al meglio con l’illuminazione, evitando angoli bui e poco sfruttabili. Ancora, la cucina a vista permette di partecipare ai momenti conviviali con la famiglia e gli ospiti anche se si sta preparando il pranzo, senza che nessuno venga escluso. Infine, è una soluzione comodissima ed estremamente funzionale quando si hanno bambini piccoli in casa e non ci si può permettere di non tenerli d’occhio, nemmeno quando si prepara la loro pappa.

Il galateo del caffè, a casa e al bar

Vieni a prendere un caffè da me? Sembrerebbe l’invito più facile del mondo, un momento conviviale esente da regole e dettami del bon ton. Sbagliato, anzi sbagliatissimo. Perché il caffè è un vero e proprio rito e come tale prevede un cerimoniale, codificato dal galateo. Insomma, vietato fare figuracce soprattutto se si invitano persone importanti: bisogna davvero conoscere l’ABC del comportamento da tenere quando ci si concede la classica tazzina di nero elisir. E se le buone maniere valgono soprattutto se il caffè viene servito ai propri ospiti, a casa, è necessario ricordarsi che ci sono formule sempre valida anche se il caffè è consumato al bar.

Un rituale guidato dalla padrona (o dal padrone) di casa

Innanzitutto, il caffè non si serve a tavola, anche se gli ospiti si sono fermati a pranzo o a cena (a meno che non sia una tavolata davvero informale e conviviale). L’espresso va portato in salotto, dove gli invitati si saranno già accomodati su divano e poltrone. E’ chi accoglie gli ospiti che dovrà preparare il caffè, con la moka o con le macchine caffè a cialde. Fondamentale è il servizio: le tazzine di caffè, con il loro, immancabile piattino e relativo cucchiaino, andranno poste su un vassoio sul quale andranno poggiati anche la zuccheriera – che avrà il suo cucchiaino – e la lattiera. Se gli invitati sono numerosi, e quindi le tazzine da servire sono tante – e la regola è ancor più valida se il caffè viene preparato con le capsule, sempre più amate dagli italiani – per evitare che si raffreddino si possono tenere in forno a bassa temperatura. A questo punto, sarà il padrone di casa a domandare a ogni ospite se e quanto zucchero desidera, lo stesso farà con il latte. Poi, dove aver zuccherato, porgerà la tazzina di caffè pronta da bere all’invitato.

E come si devono comportare gli ospiti?

Fin qui abbiamo visto i doveri del padrone di casa. Ma gli invitati come si devono comportare? Innanzitutto, ci vuole garbo e grazia. Bisogna ricordare che il piattino va tenuto con la mano sinistra e il cucchiaino con la destra. Dopo aver mescolato il caffè con il cucchiaino, dal basso verso l’alto, e averlo riposto sul suo piattino, il galateo vuole che sia la tazzina ad andare alla bocca e non viceversa. Vietato, vietatissimo fare rumore, sbattere il cucchiaino o – orrore! – succhiarlo dopo aver mescolato l’espresso. Dopo aver bevuto, piattino, tazzina e cucchiaino andranno appoggiati sul tavolino o sul vassoio.

Il caffè al bar

Anche se si consuma un veloce espresso al bancone del bar esistono delle regole di bon ton. In prima battuta, quando si entra in un locale si saluta il barista: è una forma di educazione che dovrebbe essere dovuta, e sicuramente chi è dietro al banco vi servirà meglio e con più cura. Allo stesso modo, l’ordinazione va fatta con garbo e soprattuto con chiarezza, specie se avete gusti particolari e volete un caffè o un cappuccino speciali. I diktat in merito a tazzina, cucchiaino e piattino – rumori fastidiosi compresi – sono gli stessi del caffè consumato a casa. Infine, dopo che si è gustato l’espresso, prima di uscire dal bar – ovviamente dopo aver pagato – si ringrazia e si saluta.

Visto Usa, ora richiede l’account social

Chi richiede il visto per gli Stati Uniti ora dovrà fornire anche i dettagli relativi al proprio profilo sui social media. Le nuove regole previste dal Dipartimento di Stato e quello di Sicurezza interna statunitense stabiliscono infatti che insieme ai consueti documenti dovranno essere forniti anche i nomi che compaiono sui social media per un periodo retroattivo di cinque anni.

La proposta risale a due anni fa, ma se in passato questi dati erano richiesti solo a coloro per i quali erano necessarie verifiche aggiuntive, come i provenienti da parti del mondo controllate da gruppi terroristici, ora riguarda tutti.

L’intera esistenza online sotto la lente delle autorità statunitensi

Chiunque faccia richiesta di un visto Usa immigrante o non immigrante è quindi tenuto a elencare i propri username, cioè i propri identificativi degli account aperti e gestiti nel quinquennio passato. Le piattaforme interessate? Facebook, Twitter, Flickr, Instagram, LinkedIn, YouTube, Reddit, Pinterest, MySpace e altre. Anche quelle “estinte”, come Vine e Google+.

Insieme a queste informazioni si aggiungono i numeri di telefono ed eventuali indirizzi email precedentemente utilizzati, anche se questi, secondo un test del sito Medianama, non sembrano ancora richiesti.

L’intera esistenza online entra quindi definitivamente a far parte del curriculum messo sotto la lente dalle autorità statunitensi. Che in base alle informazioni deciderà se accordare o meno il permesso di entrare e rimanere per un certo periodo in uno dei cinquanta stati.

Esclusa l’autorizzazione Esta per trasferte di breve durata

La nuova policy del dipartimento di Stato è figlia diretta dell’ordine esecutivo Protecting the Nation from Foreign Terrorist Entry into the United States, approvato nel marzo 2017 da Donald Trump. Ma se nello scorso biennio riguardava solo i soggetti transitati in territori ad alto rischio terroristico (secondo Associated Press circa 65mila all’anno), la richiesta diviene ora obbligatoria per chiunque, esclusi i visti diplomatici e certi tipi di autorizzazioni ufficiali. Anche le autorizzazioni Esta per entrare negli Stati Uniti, destinate ai cittadini dei Paesi aderenti al Visa Waiver Program, fra cui l’Italia, rimangono escluse dall’obbligo. Ma valgono pur sempre per viaggi di turismo e affari per un massimo di 90 giorni per soggiorno, riporta la Repubblica, e180 nell’anno solare, oltre al transito. L’indicazione dei propri social resta, in quel caso, facoltativa.

La misura potrebbe riguardare circa 15 milioni di persone

A una prima stima la misura potrebbe riguardare circa 15 milioni di persone, compresi i visti per affari e per motivi di studio. Una pervasività ben più rigida dell’epoca di Barack Obama, quando l’indicazione dei social era facoltativa, e che ha ovviamente sollevato le proteste di numerose organizzazioni per i diritti civili. Rimangono fra l’altro numerosi dubbi sul provvedimento. Come fare con gli account privati? E con le piattaforme non elencate o ancora con quelle non più attive come quella di Big G? Non solo: che tipo di trattamento riceveranno gli account satirici, quelli dei giornalisti, degli attivisti, o di chi si occupa per principio di analizzare le azioni del governo statunitense?

 

A maggio 430 mila contratti di lavoro in attivazione, 14 mila in più rispetto ad aprile

I segnali di ripresa mostrati nel primo trimestre del 2019 dal sistema produttivo italiano si riflettono anche sulle scelte delle imprese di accrescere nel breve e nel medio periodo i contratti attivabili nel mese di maggio. In questo mese si registrano infatti 14 mila contratti in più rispetto ad aprile, e a trainare la crescita sono soprattutto i comparti manifatturieri e le costruzioni. In tutto però sono circa 430 mila le entrate programmate dalle imprese a maggio, e osservando il trimestre maggio-luglio 2019 sono oltre 1,35 milioni quelle previste.

Torna in positivo anche l’andamento tendenziale della domanda di lavoro

Si tratta di dati segnalati dal Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. Secondo il Bollettino torna in positivo anche l’andamento tendenziale della domanda di lavoro, con 4000 posizioni ricercate in più rispetto a maggio 2018. In particolare, il Sistema informativo Excelsior  evidenzia nell’industria una crescita complessiva di contratti pari a circa 11 mila attivazioni in più rispetto ai dodici mesi precedenti, pari a +9,5% in termini percentuali, con incrementi positivi in tutti i comparti.

Più attivi i settori più vocati all’export: meccatronica, metallurgia e Sistema Moda

Si confermano nell’ambito dei contratti attivati particolarmente dinamici i settori più vocati all’export, come la meccatronica e la metallurgia, che registrano rispettivamente un +10,6% e un +12,4% di entrate previste in chiave tendenziale, insieme al Sistema Moda, che mostra un incremento di oltre 1.300 posizioni rispetto a maggio del 2018.

In crescita però anche le costruzioni, che evidenziano una previsione di entrate di oltre il 10% superiore rispetto all’analogo periodo del 2018.

In termini di valori assoluti le performance migliori le registra il settore turistico

Il terziario, riferisce Adnkronos, registra invece una flessione del 2% circa rispetto a maggio dell’anno scorso, con un calo di oltre 6.600 contratti programmati. Pur in un quadro generale negativo, spiccano tuttavia i servizi dei media e comunicazione, che mostrano il tasso di incremento tendenziale più accentuato (+11,5%). In termini di valori assoluti le performance migliori si registrano però nel settore turistico, con un incremento di oltre 2.200 contratti rispetto al maggio 2018. Sempre nel mese di maggio si registra poi una sostanziale stabilità del tasso di imprese che assumono, pari al 17% del totale. E un’incidenza delle figure di difficile reperimento sul totale delle entrate previste simile a quella registrata negli ultimi tre mesi, ovvero, pari al 28%.

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